Skip to main content

Full text of "Meditazioni per ciascun giorno del mese sulla passione di Gesù Cristo, estratte dalle opere di ..."

See other formats


Google 



This is a digitai copy of a book that was prcscrvod for gcncrations on library shclvcs bcforc it was carcfully scannod by Google as pari of a project 

to make the world's books discoverablc online. 

It has survived long enough for the copyright to expire and the book to enter the public domain. A public domain book is one that was never subjcct 

to copyright or whose legai copyright terni has expired. Whether a book is in the public domain may vary country to country. Public domain books 

are our gateways to the past, representing a wealth of history, culture and knowledge that's often difficult to discover. 

Marks, notations and other maiginalia present in the originai volume will appear in this file - a reminder of this book's long journcy from the 

publisher to a library and finally to you. 

Usage guidelines 

Google is proud to partner with librarìes to digitize public domain materials and make them widely accessible. Public domain books belong to the 
public and we are merely their custodians. Nevertheless, this work is expensive, so in order to keep providing this resource, we have taken steps to 
prcvcnt abuse by commercial parties, including placing lechnical restrictions on automated querying. 
We also ask that you: 

+ Make non-C ommercial use ofthefiles We designed Google Book Search for use by individuals, and we request that you use these files for 
personal, non-commerci al purposes. 

+ Refrain fivm automated querying Do noi send aulomated queries of any sort to Google's system: If you are conducting research on machine 
translation, optical character recognition or other areas where access to a laige amount of text is helpful, please contact us. We encouragc the 
use of public domain materials for these purposes and may be able to help. 

+ Maintain attributionTht GoogX'S "watermark" you see on each file is essential for informingpcoplcabout this project and helping them lind 
additional materials through Google Book Search. Please do not remove it. 

+ Keep it legai Whatever your use, remember that you are lesponsible for ensuring that what you are doing is legai. Do not assume that just 
because we believe a book is in the public domain for users in the United States, that the work is also in the public domain for users in other 
countiies. Whether a book is stili in copyright varies from country to country, and we cani offer guidance on whether any specific use of 
any specific book is allowed. Please do not assume that a book's appearance in Google Book Search means it can be used in any manner 
anywhere in the world. Copyright infringement liabili^ can be quite severe. 

About Google Book Search 

Google's mission is to organize the world's information and to make it universally accessible and useful. Google Book Search helps rcaders 
discover the world's books while helping authors and publishers reach new audiences. You can search through the full icxi of this book on the web 

at |http: //books. google .com/l 



'>. f,^ e^ d 



■^. 



-t, -oc 



iiiiniiiiii 

600090769- 



/^ 



^ir ■.^i^iJ^sa^^^:ji^A4Èi0t*, 



I 







I 



PER CIASCUN GIORNO DEL MESE 
iSCIiliA PASSIONE 

DI 

%M9 QUIETO 

KSTHATTB DALLE OPEBE DI ALCUNI PP. 
DELLA COMPAGNIA DI GESÙ* 




jr 



TORINO 

PER GIACINTO MARIETTI 

TIPOGRATO - tlBSAIO 
1843. 



r*. 



■ -• ■^.. ^ •!.>. 







DI VOTO LETTORE 



Eccoti un libro nel quale imparerai ad 
amare Gesù Cristo. Vedrai in esso quanto 
un Dio ha patito per te^ e che i tuoi pec- 
cali furono la cagione de'suoi tormenti e 
della sua morte. Osserva che il buon Gesù 
ti lasciò tanti esempi di virtù da imitare. 
Oh te felice se imparerai 'a mettere in 
praticai suoi insegnamenti I questo è ru- 
nico mezzo di corrispondere all'amor suo. 
Chi vuole (dice s. Bonaventura) crescere 
sempre di virtù in virtù^ di grazia in gra- 
zia, mediti tutti i giorni la passione del 
nostro Signore. Come che però la medi- 
tazione affinchè sia di frutto deve essere 
accompagnata dall'orazione, conviene rite- 
nere che ahro è il meditare, ed altro Fo- 
rare. Nella meditazione si esetcvtA. V vql- 



1 



^ 



4 

tellelto : neirorazione la volontà, Nella me- 
ditazione Tanìma si raccoglie in se stessa: 
neirorazione s'innalza a Dio. Nella medi- 
tazione s'applica la mente a'pensieri: nei- 
rorazione s'eccita il cuore agli affetti. £ 
necessaria la meditazione per disporsi alKo- 
raziono, mercechè egli è col mezzo delle 
meditazioni^ che gli affetti si svegliano^ e 
s'incaloriscono : ed è parimenti necessaria 
rorazione per dare alla meditazione Tef- 
ficacia^ ed il frutto: conciossiachè questue 
il fine della meditazione^ che la volontà 
ne' suoi affetti sì muova e la verità non 
solamente si conosca^ ma anche inoltre 
si an^i. 

Ma che s'intende nel proprio senso per 
questo fare orazione? Non altro se non che, 
siccomp il meditare è un seriamente pen- 
sare alle cose d'Iddio; cosi l'orare è un di- 
votamenle rivolgersi a Dio col pio ed umile 
atffetto: lodare, ammirare ed adorare Id- 
dio; temere ed amare Iddio; ringraziare 
e pi'egare Iddio : confidare e sperare in 
Dio; umiliarsi, e rassegnarsi a Dio; con- 
solarsi con Dio ; dolersi dell' offesa d' Id- 
dio ^ e compatire rU9mo Dio nelle sue 
ignominie, e ne'suoi dolori, ed aspirare ad 
imitarlo; tutto questo è fare orazione; per- 
chè è un riscaldarsi coll'affetto della vo- 
lontà verso Dio. Non meno la meditazione 



5 
che l'orazione, dev^essere diretta al rego- 
lamento della nostra vita, che consiste nella 
fuga del male, e nell'amore del bene; ge- 
neralmente possiamo dir deirafletto, che 
sia un qualunque movimento della volontà 
che ama, e desidera, e cerca^ e propone o 
ad acquistare una qualche virtù o ad emen- 
darsi preservarsi da qualche vizio. 

Due apvisi sono necessati a chi desi- 
dera fare un buon uso delle meditazioni 
ed affètti intorno a questa Passione. 

Il primo è di considerarla, non come 
una cosa antica e lontana^ seguita già^ 
tanti anni sono, in Gerusalemme, ma co* 
me una cosa^ che presentemente succeda, 
e Co* proprj nostri occhi attualmente du 
noi si vede; in quella guisa, che ordina- 
riamente si fa a figurarsi presente una 
persona, la quale è assente. Una madre, 
cui sia morto il suo figlio, quante volte, 
anche dopo più anni, se ne forma una 
rappresentanza sì viva, che pare a lei di 
vederlo nel tale o tal incontrò, come se 
ivi realmente ei vi fosse? Ora questo che 
suole fare la natura, e non di rado lo 
fa la malizia, che difficoltà avrà a farlo 
ancor la pietà in rispetto al nostro Signor 
Gesù Cristo? 

Il secóndo avviso è di considerare qué- 
sta Passione, non così in aria, e con ceri^ 



speculcUm di poca o niuna utilità', ma 
alla pratica: di sorte che siano le nostre 
meditazioni tutte a Dio indirizzate, colle 
quali si risolva, e si proponga di porre 
in opera la meditata virtù. Non basta sem- 
plicemente meditare ciò, che Gesù Cristo 
ha patito; ihii affinchè la meditazione s^ im- 
prima e muova s* ha da riflettere^ essere 
stati tutti % di, lui patimenti sofferti in 
particolare per noi: perchè benché egli ab- 
bia patito generalmente per tutti, ha però 
ancfie talmente patito tutto per ciascheduno 
di noi, come se ognuno di noi fosse stato 
il solo peccatore del mondo» Onde ognuno 
è obbligato dir coli' apostolo: il Figlio d'Id- 
dio ha amato me; ed ha dato la sua vita 
per me; e non meno ha patito singolar- 
mente per me, che universalmente per tutti 
i figli di Adamo : anche per questo, che, 
se ha patito per i peccatori, io sono di essi 
il primo, come che sono il più malizioso 
e più ingrato. 

Un punto è questo da intendersi bene 
come sia proprio di ciascheduno il bene- 
ficio della Redenzione comune a tutti, poi- 
ché da questa meditazione, Vanima più 
si sente obbligata ad essere al suo Reden- 
tore fedele e grata* Ad intelligenza noi ne 
abbiamo una sensibile immagine, ed una 
figura mollo espressiva nel Sole; il quale 



7 
non pia, risplende per tuUi^ che per un 
solOf e non meno per un solo di quello 
che risplenda per tutti. Il Sole illumina 
tutto il mondo; ma la sua luce^ che da 
per tutto è diffusa, non per questo ri- 
mane diminuita sopra di me: ed io ne 
godo la pienezza , come se in tutto il 
mondo noti vi fosse verun altro che io solo. 
Cosi di Gesù Cristo vero Soh di giusti- 
zia^ dobbiamo dir ciascheduno: Non vi è 
stato nella sua umanità pena opiaga^che 
egli non abbia sofferta propriamente per 
me; non goccia di sangue che non abbia 
versata per me; ed io sono a lui debitore 
di tutta la sua Passione, come s'ei non 
l'avesse tollerata per altri, che unicamente 
per me; a meritare a me la remissione 
dermici peccati^ a me la redenzione dal' 
V inferno, a me la riconciliazione con Dio, 
a me la beatitudine eterna. 

Questo è vero d* Iddio che con tutta la 
sua intera e perfetta presenza veglia sopra 
di me e mi conserva e mi assiste, come 
se non vi fosse altra creatura né in cielo, 
ne in terra^ ed egli non fosse intento che 
ad aver cura solamente di me: ed è altresì 
vero di Gesti Cristo^ aver egli in tutti i 
suoi dolori interni ed esterni talmente pen- 
sato a me ed amato me, come se non avesse 
avuto da redimere altri, che me; ed avere 



i 



8 

applicati tutti i suoi meriti a me^ in quella 
guisa che nel Santissimo Sacramento, che 
è un memoriale della sua Passione^ egli 
comunica tutto se stesso a tutti e tutto sh 
stesso a me. 

Dal fissarsi nella Passione con queste 
forti meditazioni chi può dire i dolci e 
santi e fruttuosi affetti che indi si sveglie- 
ranno? Di queste meditazioni si prove- 
dono i semi nel presente litro; chi semi- 
nerà ive proverà T abbondante ricòlta; di 
cui e di tutto siano lode e gloria aW In- 
carnata Sapienza. 



MEDITAZIONI 

PER CIASCUN GIORNO DEL MESE 
SOPRA LA PASSIONE 

DI GESÙ' CRISTO 



MEDITAZIONE I. 

ORAZIONE OI GESÙ NELLORTO 

Partito Gesù dal Cenacolo cogli apostoli, 
se he va di là dal torrente Cedron, ove e- 
ravi nn Orto, nel quale entrò egli e i di- 
scepoli. Giunco nel Inogo chiamato Getse- 
mani, disse Gesù ai discepoli: fermatevi qui 
sino a tanto, che io faccia orazione al Pa- 
dre; e avendo condotto seco Pietro, Giacomo 
e Giovanni, cominciò ad esser assalito da 
profonda malinconia ed affanno. Perciò disse 
loro : la mia anima è angustiata d'agonie 
mortali: io non posso più. lo mi muoro. Voi 
intanto dimorate qui, e vegliate. Allora si 
separò ancora da questi per lo spazio d'un 
tiro di pietra: e postosi in ginocchioni, si 
prostrò colla faccia a terra, pregando, e di- 
cendo : Padre mio, s* è possibile^ fates che 



IO MEDITAZIONE 

io non beva questo Calice. Tattavolta non 
si faccia la mia volontà, ma la vostra. Indi 
andò da* saoi discepoli, e trovandoli addor- 
mentati, disse a Pietro : è possibile, cbe voi 
non abbiate pototo per un'ora vegliar meco? 
Vegliate , ed orate , affinchè non entriate 
in tentazione. Lo spirito è pronto , ma la 
carne è debole. Cosi detto, tornò Gesù per 
la seconda volta ad orare, dicendo: Padre 
mio, se qoesto Calice non può passare, senza 
ch'io lo beva, sia fatta la volontà vostra. Ri- 
tornò dopo verso i discepoli , e trovandoli 
addormentati, e che avevano gli occhi ca- 
richi di sonno, lasciolli, rimettendosi per 
la terza volta ad orare, e ripetendo le me- 
desime parole. Allora gli apparve un An- 
gelo dal cielo, che vedutolo in agonia, lo 
confortò, e fortificò. Ma prolungando Uesù 
la sua orazione, gli venne un sudore come 
di goccio di sangue, che scorrevano sino a 
terra. 

Punto primo 

Immaginati , anima mia , di ritrovarti 

presente a Gesù nell'Orto di Getsemani, e 

osserva cogli occhi della mente , quanto 

accade colà. Mira , come languisce il Re- 

dentore, oppresso da penosi ^l^aivu^ non a- 

rondo por la monte se nou imui^y^vviv \\\\ 



sime, e terribili oggetti di somma afflizione 
e tormento. Agitato da questi, ha già data 
un'intiera libertà alle passioni più tormen- 
tose, timori, tedj, malinconie e dolori, dì 
lacerargli il cuore, e perchò possano farlo 
meglio, tien lontani dalla parte inferiore del- 
l'anima que' pensieri ed oggetti, che avreb- 
bono potuto consolarlo, e sollevarlo. 

Osserva Ge6Ù pallido, e tremante da 
capo a piedi , cogli occhi pieni di amaris- 
sime lagrime, e collo spirito affannato ed 
abbattuto da orrori, da malinconie, da an- 
goscio, quante mai non sono capite in ve- 
run altro cuore umano. Niuno gli dice una 
parola di conforto: niuno v'è che lo con- 
soli. 

Compatisci il Figlio di Dio, vedendolo op- 
presso da tanti mali, e bagnato nel suo inno- 
centissimo sangue: Digli: o mio Gesù, o mio 
Fratello, il più amabile di tutti gli uomini, 
io ho dolore di vedervi patire, lo sono sen- 
sibilmente commosso dalle vostre afflizioni. 
Vi rendo grazie di queste prime pene, che 
patite per amor mio. 

Ringrazia Gesù, d'essersi afflitto per me- 
ritare a te dal cielo consolazione ne* tuoi 
travagli. RingraxX^Vo ftT «h^\ .\ììw^s\^ '^ ^^ 
lice aaiaro deVUv *^^ ^^wr»fc ^ ^^^ '^ 



12 HBDITAZIONB 

nere l'addolcimento delle tue pene. Che 
bontà! che amore di Gesù vei*so di noi! 
Prendere per sé ana penosissima tristezza, 
a fine di meritare a noi dal Padre una sa- 
lutevole allegrezza ne' nostri affanni! Pren* 
dere per sé la nostra timidezza, per donare 
a noi nelle nostre debolezze il suo corag- 
gio ! Che bontà! che amore verso di noi .' 
O mio Signore, fate che io non mi scordi 
giammai de' vostri benefizj. Muora io pri- 
ma, che mi dimentichi di lodarvi, di bene-. 
. dirvi, di ringraziarvi. Vi lodo, vi benedico, 
vi ringrazio dell'amore, con cui patite per 
me. y amo sopra ogni bene, e voglio per 
sempre amarvi. 

Rifletti intanto, come Gesù nell' eccesso 
de' suoi dolori non si spaventa, non si a- 
dira, non si dispera, come in simili casi 
&cciamo noi. Ma pronto e sollecito ricorre al- 
l'orazione, a Dio vero Consolatore per in- 
segnare a noi quello, che dobbiamo fare 
nelle nostre tentazioni, e ne' nostri travagli. 
Rifletti alle maniere , con cui ora si pro- 
stra colla faccia in terra avanti la maestà 
del divin Padre: lo prega con estrema u- 
miltà e riverenza, e puro era suo Figlio, e 
Figlio amaatìssimo. Di più \o \>\^s^ con la.- 
^rime , e persevera auche utì\' otw^Qtw^ \^ 



PRIMA 1 3 

spazio di più ore: e si couleuta di non es- 
ser esaudito, quando tale sia la Yolontà del 
Padre. Fai ta altreltanto , quando li tro- 
vi tentato, o quando hai de* travagli? Pro- 
poni di farlo per l' avvenire, poiché se ore- 
rai, ti consolerà Iddio. 

O divino Salvatore, per questa afflizione 
mortale dell'anima vostra santa, io vi scon- 
giuro di consolare la mia quando sia op- 
pressa da' mali e travagli. Io vi scongiuro 
per il timore, e dolore, da' quali siete sfato 
assalito neirOrto di tietsenìani. Io vi scon- 
giuro d'incoraggire il mìo cuore timido, e 
fiacco nelle tentazioni ed assalti del demo- 
nio, e della mia carne. Io vi scongiuro per 
le vostre debolezze, e languori , di rivestire 
me col vostro coràggio nelle difficoltà, di 
osservare interamente le vostre sante leggi. 
Deh per il merito del Sangue prezioso ver- 
sato da tutte le vene divine, infondete nel 
mio cuore spirito d'orare, massime nelle mie 
afflizioni e tentazioni, acciò possa ricevere 
il sovrano conforto, che si dona a chi prega. 
Propongo di raccomandarmi a voi; perchè 
spero di essere esaudito da voi, e di rice- 
ver nei miei bisogni forza e vigore di spi- 
rito. Propongo dv tat\<i c«^ w^x^^Kia^N ^^'^ 



<y5i\Ssft ^^s^- 



t4 MEDlTAZIONfi 

ve alla vostra grande maestà , e alle mie 
molte necessità. Vi amo, e desidero di sem- 
pre amarvi. Riniux^a il proposito di spesso 
raccomandarti a Dio. 

Punto secondo. 
Considera, chi è qoello che patisce: che 
cosa patisce : perchè patisce : di qual ma- 
niera patisce. Quello che patisce, è un Dio, 
allegrezza degli Angeli, e gaudio eterno di 
tatto il paradiso. Egli patisce un'agonia mor* 
tale per pia ore ; e combattendo in essa , 
supera tutte le ripugnanze della natura, a 
fine di dar esempio a noi, come devono su* 
perarsi da noi le tentazioni, le passioni, i 
mali incontri, le ingiurie, le offese, quando 
ciò sia necessario per obbedire a Dio. Che 
confusione per me, o anima miai Gesù su- 
pera tutte le difficoltà, tristezze, terrori, or- 
rori della natura, tutto che provi in se me- 
desimo le debolezze di noi nomini, ed io, 
benché fortificato dalla grazia divina , mi 
lascio vincere dalle prime difficoltà. Gesù, 
pieno di timidità, di melanconie e di tedj, 
generosamente combatte ; ed io animato dal- 
l'assistenza celeste mi perdo, e mi do per 
vinto al demonio, e ai falsi amici, che mi 
contrastano l'ubbidire aDio.Ptopouv di com- 
^attero forlemenia , nou so\o couVvq ^\ ^^' 



PRIMA 1 5 

monio che ti tenta, ma contro la toa carne 
che ti sollecita al male, ma centra le dice- 
rie degli uomini, che ti ritirano dal bene, 
facendo valorosa resistenza a tutto. Il vin- 
cere non ti costerà già sangue, come costò 
al buon Gesù per ben tuo. 

O Salvatore deiranima mìa, come vi riu- 
scì tormentoso questo primo combattimen- 
to! Quante pene vi costò il vincere quelle 
ripugnanze, le quali vi contendevano l'ub- 
bidire al celeste Padre! Io vi rimiro tutto 
coperto di sangue sparso in questo conflit- 
to. Maestro divino, che belli esempi ci date dì 
combattere contro noi stessi, e vincere! Ma 
noi non abbiamo cuore da imitarli. Deh ba- 
gnatemi col vostro sangue prezioso ; accen- 
detemi il cuore con un santo coraggio; rin- 
vigorite lo spirito mio codardo. Propongo . 
di combattere col vostro santo ajuto le mie 
passioni, . specialmente N. N. (nomina qui 
quella passione^ che p'iit ti fa peccare). Vo- 
glio resistere alle tentazioni quanto mai pos- 
so. Voglio trionfare del mio corpo, sogget- 
tarlo airanima, e alla vostra legge. Beverò 
quel Calice dì mali, che mi verranno dal 
vostro celeste Padre. Cosi facendo mostrerò 
a yoì , che vi a«kO coW^ o^^^ ^ ^w&j^ xssv 
riacresce di non ayet\\ s<iw\!^^ ^xw^^ ^"^ 



ì6 MEDITAZIONE 

il passato, mio Dio, meritevole d'ogni a- 
more, e degno d* esser preferito a tutti i 
beni , a quali tutti voi siete infinitamente 
superiore, comeCreatore d'ogni cosa, il quale 
io lodo , venero e adoro col piii profondo 
del cuore. 

Punto terzo» 

; Considera le ' cause di queste afflizioni , 
e tormenti interni di Gesù. Le cause fu- 
rono una chiara cognizione di tutti i nostri 
peccati, una profonda meditazione delle lo- 
ro enormità, e un alto orrore alla loro or- 
renda mostruosità. Ninno conobbe meglio 
di Gesù, quanto crudele sia queir ingiuria 
e disprezzo, che fa ogni peccatore al suo 
celeste Padre; perciò a misura della cogni- 
zione chiarissima e profondissima dell'of- 
fesa, che fa a Dio il peccato, concepì Gesù 
un dolore intensissimo di queste ingiurìe 
ed affronti. Gesù si dolse tanto del peccato, 
quanto amava raniabiiissimo Padre suo; e 
perchè lo amava al sommo, perciò ne senti 
un dolore sì grande, misto d'avversione ed 
orrore, che sarebbe subito morto, se con 
un miracolo non sì fosse conservato in vita, 
/?er sentire più lungamente quelle pesanti 
pene. Talli gU altri tormedVv eVAì^t^i \\ %w<i 
^^rjn/ae; ma il dolore cagionalo èii txa^vù 



PRIHA 1 7 

|[>eccatì fa senza termiae ; perchè fa propor- 
zionato all'odio, che Gesù portava al pec- 
cato, e fa proporzionato all'amor stìo verso 
il gran Padre, tanto oltraggiato dal peccato. 
Tatto andava al sommo; onde anche som- 
mo fa il suo lango dolore de 'nostri falli. 
Conobbe ad dno ad ano tatti i peccati de- 
j|(li nomini , e di tatti senti un acerbo do- 
lore, come mali di Dio Padre, estremamente "" 
da lui amato. Le colpe degli nomini, come 
altrettante serpi, vennero a squarciargli lì 
cuore colle toro crudeltà. Anche i mie! pec- 
cati vi verniero. Quel peccdtò, che prelesi 
mi dovesse riuscir dolce, quello riempi fo 
spirito del Redentore d'un amarissimo tos- 
sico : quello gli squarciò il cuore con un a- 
catìssimo dolore. Se io non avessi peccato, 
il bnon Gesù avrebbe patito meno. La sua 
tristézza, e le sue angoscio, il sudor di san- 
gue, furono accrésciute dalla malizia dei 
miei falli. L'orreiida enormità de' mìei pec- 
cati gli fu cagione di spargere il sangue iti 
maggior copia. Ecciterò iti me dolore delFe 
mie corpe. Proporrò di noe commetterlo 
più, e di detestarle spesso per concepire in 
tal modo un santo abborrimento al peccat(i. 

O Gesù mio SalvaVov^^^ ^V\^ ^wsx^ ^j>sw^-^ 
sciato, e sudato sangue, vo \\v\%\^^s^ *^ "^^^ 



1 8 MEDITAZIONE 

stro sacrato cuore d'essersi afflitto per me. 
Ohimè, le mie colpe vi hanno causato si 
grave dolore! vi hanno fatto tremare, sos- 
pirare e piangere, anzi per sino sodar vivo 
e copioso sangue per eccesso di'dolore! Alla 
meditazione della loro deformissima enor^ 
mità e gravezza vi siete tutto inorridito, 
tutto riempito di angoscio, anzi caduto con 
la faccia in terra, come morto! Ohimè, io 
vi ho tormentato pia crudelmente, che i giu- 
dei. Essi hanno fatto patire il vostro corpo ; 
ed io ho fatto patire la vostra anima. Essi 
hanno lacerato la vostra carne innocente, 
ed io ho squarciato il vostro cuore co* spasi- 
mi, che gli hanno causato i miei abbomi- 
nevoli peccati, lo ho tormentato quel cuore 
si dolce, si amabile, si amoroso, che non 
mi ha mai fatto alcun dispiacere: quel cuore, 
che mi ha sempre amato, quel cuore, che 
brucia ancora del mio amore : benché io non 
abbia avuto per lui altro, che dispregio. Giac- 
ché per consolarvi non ho altro mezzo, che 
il dolermi delle mie colpe , vi protesto, o 
mio Gesù, o mio sommo bene, che mi dis- 
piace d'avervi offeso, e detesto tutti imiei 
peccati, che vi hanno tormentato. Sono ri- 
soluto di detestarli spesso nell'avvenire, per 
accrescere in me l'orrore ad ogni colpa, e 



i 



fBIItA 19 

per iscanoellarli quel pia, che posso. Pro- 
pongo di mai più offendervi eon quelle col- 
pe, che vi son costato tanto dolóre, e tanto 
sangue. 

Rinnova il proposito di fare spessa atti 
di dolore delle tue colpe* 

MEDITAZIONE IL 

OBAZIONE DI GBSà NELL^OBTO 

Punto primo. 
Considera un secondo motivo delle pene 
di Gesù nell'Orto, e fu la dannazione di 
tanti uomini, da lui ben vista e riconosciuta 
come evidente, e certa a seguire non ostan- 
te la sua passione e morte, da lui pjresa, 
come 'mezzo potentissimo, e sufficientissimo 
ad impedirla. L'amabile Gesù avrebbe vo- 
luto salvar tutti, giacché amandoci tutti con 
amore sviscerato, non potea darsi pace, se 
a tutti non portava il massimo lor bene, 
cioè la loro salvezza etema. 1 suoi supplizi 
gli sarebbero parsi dolci, se avesse potuto 
mitigarli colla speranza di dare la gloria e- 
tema a noi tutti, così diletti e cosi preziosi 
al suo amore. Le spine, i chiodi, la croce 
gli sarebbero stati cari, e di contento, se si 
fosse persuaso di chiudere, col mezzo d'essi, 



20 MBDITAZIONB 

le porte deirinferno, e impedìrae l'ingresso 
ad ogni aomo. Egli ben conosceva, che la 
gocciola più piccola del suo sangue era sof- 
ficiente, per riscattar mille mondi. Con tutto 
ciò egli vedeva, che il suo sangue, intera- 
mente versato, non avrebbe ottenuto di sai- 
Vare un solo mondo : mercecchè non avreb- 
be commo&^ò a penitenza tanti cuori; e a 
tanti altri non avrebbe fatto concepire sti- 
ma, e desiderio , e amore del paradiso : e 
tutto ciò per loro colpa, che con terribile 
ingratitudine, ostinata cecità^ ddrezza e ri- 
bellione avrebbero rifintati que' mezzi di sal- 
varsi, che icon tanto sùò costo avea otte- 
imti a lóro dalla divina liberalità. Questa 
fu la parte più penosa della sua passio^ 
ne. Questo il pensiero più tormentoso della 
atta agonia. Tanta moltitudine d'uomini da 
Gesù si teneramente amati , che per loro 
cfon^crèrebbe un milione di vite, sé tante 
ne avesse, la fine di assicurar loro il con- 
seguimento della gloria etema; e pure 
''tanta moltitudine di uomini volersi dan- 
nare ! E ptire nulla curarsi delle anime 
loro , che valevano un prezzo infinito , e 
la vita d*un Dio! Questo si, che lo fa své- 
oire di tristezzSiy e d' affanno ^ lo getta a 
forra, e Io risolvo luUo iu s^n^xx^» Qj\tì»>\ 



SECONDA ai 

▼ì forono d uomini^ che dovefano dannarsi, 
tutu li conobbe distintamente, e per tutti 
in particolare si afflìssero le viscere della 
saa tenerissima carità. Me infelice! E vorrò 
io essere ano di quegli, che poco pensano ' 
aH' anima , e alla salate eterna , cotanto 
cara al Redentore? e con ciò vorrò metter- 
mi a pericolo di rendere inutili per me tante 
pene del mio Signore? 

No, mio Gesù, non sarà così: mentre vedo, 
quanto amate la m.ia anima. Conosco qpanto 
vi affliggerebbe la mia daanazione. Voglio 
salvarmi: voglio metter tutto in pratica, per 
assicurarmi la gloria celeste. Amoroso Gesù, 
a quante angoscio vi ha ridotto la danna- 
zione dei vostri Cristiani! Quanto più acerbo 
vi fu questo pensiero di ogn' altro vostro 
travaglio! Signore, abbiate compassione di 
me, e non permettete mai, mai, che io pec- 
chi gravemente; acciò non mi ponga a ri- 
schio d'esser separato per sempre da voi, 
che amo, e voglio amare per sempre nel 
cielo come spero per i meriti vostri. Ben 
mi dolgo di non essermi approfittato di , 
tanti vostri ammaestramenti. So di aver 
perduto prodigamente le grazie copiose da 
voi guadagnatemi cou \^ \q«Xv^ ì^^ss^ì^. >S«^ 
non sarà cosi per \o «M\Q>\ì\t^» ^aN.^xèv^'^^ 



23 MBDITAZIONE 

coDoseere , quanto gran bene sìa il sai- 
vankìi. Fatemelo conoscere, acciò sempre 
più mi affezioni alla mia eterna salute. Pro- 
pongo di far tatto per consegoire il paradi- 
so: {e specialmente qui proponi qualche cosa 
particolare^ che in altri tempi ti abbia mes- 
so a pericolo di dannarli). 

Punto secondo. 

Considera il motivo generale , che con- 
dusse il Redentore a patire cosi aspri tor- 
menti nell'Orto, e fu per contentare la gran 
brama, che avea di patire per noi. La rab- 
bia de' suoi nemici, la crudeltà de' suoi car- 
nefici non potevano bastantemente appagar- 
la con i mali, che gli preparavano. Tanto 
ella era grande. Perciò l'amor suo fece pa- 
tire al suo spirito un'interna passione, che 
tanto superasse l'esterna, quanto l'amor suo 
sorpassava la crudeltà dei suoi nemici. Os- 
serva per tanto i molti artifizi che ado- 
pera , per tormentar sé medesimo. Mette 
in guerra dentro il suo cuore le passioni 
più afflittive dello spirito, permettendo a 
loro tutta la possanza di martirizzarlo in- 
tornamente con atrocissima forza. Concede 
iaaa la vivacilk possibile a\U «\ia imma^i- 
oativa, per rappresentarle, c^\i9SiVo^^\^^«!^ 



SECONDA 9 5 

prendere di più penoso, e doloroso. Si serve 
di tatto il lame del sao intelletto, per met- 
tersi aranti gli occhi chiaramente espressi 
tutti gli oggetti da lai più abboniti, e a lai 
più molesti. Fa miracoli centinai, per po- 
ter aggravare piò, e immensamente più le 
sae pene per amor nostro, e per nostro e- 
sempio al patire. Ma ta, o anima mia, co- 
me ti trovi pronta a tollerare per amor sao 
i mali, che ti occorrono? È indispensabile 
la legge stabilitif dal celeste Padre, che o- 
gni nomo sia soggetto ammali dì piò generi; 
e pure to vorresti, che Iddio &cesse mi- 
racoli per esentartene. E quando non li fa, 
te ne qaereli aspramente ; anzi per liberar- 
tene, non temi d'offendere Iddio. Oh come 
ta lo ami poco! Mentre il contrassegno più 
giasto d'amare si è il desiderio di patire per 
la persona amata. Chiedi a Dio, che ti co- 
manichi qadste brame: chiedi a lai, che 
moderi le toe impazienze, e ti faccia sop- 
portare i mali di qaesta terra senza adirar- 
tene, e senza dare in maledizioni, accet- 
tando da Dio qaanto gli piacerà mandarti. 
O benignissimo Gesò, come vi miro ap- 
passionato, addolorato ed angosciato! Vi rin- 
grazio d'esservi afflVUo^Ckt ^\fts^\'«»s^^^'^«t 
animarmi a palir qa^' m^\> ^'^ ^^ ^>s««e^ 



24 MEDITAZIONE 

darmi. vero Consolatore del mio cuore, 
che avete fatto per una miserabile ed in- 
degna creatara? Non vi bastavano le tante 
pene, ebe macchinavano contro di voi i vo- 
stri nemici? Non vi bastavano i patimenti 
di trentatrè anni di vita , e qaelii, che vi 
rimanevano nella lunga e tormentosa Pas- 
sione, fino a morire su un tronco di croce? 
O grandezza dell'amor vostro! O eccesso 
della vostra bontà, che volle preveaire i suoi 
nemici collo spremer^ anticipatamente a for- 
^ d'un apior tormentoso il più fino sangue 
delle vene, fino ad inzupparne! coq esso la 
Qostra ingrata terr^? O Signo^^, col mag- 
gior affetto ch'io posso, vi offerisco tutte 1^ 
vostre jpalincpnie, tedj, tristezze, agonie, 
cpn altri atti eccellenti, che praticaste nel- 
l'Orto. Ve le offro i|i soddisfazione di tutti 
i peccati da me coqiinessi , impazienze , 
• lamenti , e male tolleranze dei miei mali, 
come ancQ vi prego per esse ad infondere 
nel mio cuore un qualche amore al patire 
per amor vostro. Instillatemi un vero spi- 
rito di fortezza ne' mìei travagli, acciò per 
essi non vi offenda mai. Non mi negate quel- 
lo che già meritaste. Lo spero dalla vostra 
misericordia, e mi consegno tutto nelle vo- 
stre mani, acciò di me si faccia quello, che 



SECONDA 0.3 

a voi più pjac«. Datemi coraggio d'imitar 
voi, che poneste tutta la vostra felicità in 
patire a gloria del celeste Padre, ed a bene 
cornane di nói tatti. Con ciò potrò mostrar- 
vi sempre maggiore quell'amore, che ora 
pure a voi protesto, amandovi, o mio grande 
Iddio, sopra ogiii bene, sopra me slesso. 

Proponi in particolare la tolleranza di 
qualche male a te molesto ^ e ciò per a- 
more a Gesù, 

Punto terzo. 

Le pene di Gesù non dovevano tormen- 
tarlo nella saa passione, se non Tana dopa 
l'ai tra. Trovò per tanto il Redentore an santo 
artifizio per sentirle tutte nello. stesso tempo, 
e patirle prima nel cuore, tutte unite. Ciò 
fece collo schierarsi avanti gli occhi della 
mente in una sola vista tutti i supplizj suoi 
imminenti con tutte le più crudeli circo- 
stanze , che li avrebbono accompagnati. Il 
suo cuore afflitto provò nel tempo stesso 
tutta la confusione di esser tradito, venduto, 
abbandonato e negato da' suoi discepoli. Gli 
schiaffi, gl'insulti, gli 'strapazzi, le bestem- 
mie. Tesser posposto a Barabba, la nudità 
vergognosa della flagellazione e del Cal- 
vario si presentarono alla sua mente tutti 
uniti colle loro più spaventose ignominie. 






i 



I 



16 MEDITAZIONE 

1 flagelli, le spine, i chiodi, la croce, schie- 
ratisi nel sao pensiero, esercitarono contro 
di lui, tolti insieme, la loro crudeltà, ca- 
gionando con una anticipata e terribile ef- 
ficacia alla di lui apprensione, ed al di lui 
cuore tutti assieme quegli aspri dolori, che 
preparayansi Tun dopo l'altro al suo corpo. 
Ebbe nel tempo stesso presenti alla fanta- 
sia, e delineate al vivo le immagini sensi- 
bilissime di tutti i suoi tormenti ed obbro- 
brj. Vide il numero di tutte le sferzate, che 
dovevano flagellarlo: di tutte le spine, che 
dovevano trafiggerlo: di tutte le martellate, 
che dovevano inchiodarlo: di tutti gli ob- 
brobri e ^rapazzi, che dovevano lacerargli 
l'onore. I>a tutti questi ^mali con una pro- 
fonda meditazione Gesù raccolse insieme 
tutto il più penoso, spargendolo sopra il suo 
spirito con una piena d'incredibile amarez- 
za. Si sa quello, che possono nell'animo n- 
mano, per martirizzarlo, i mali grandissimi, 
prossimi, inevitabili, se vi si immerge den- 
tro il pensiero dell'uomo con una vivissima 
e lunga considerazione. Il dolore di questa 
vista fu ben eccessivo; poiché lo fece tre- 
mare, lo fé' cadere a terra, lo condusse ad 
una agonia di morte, e gli spremette dalla 
testa, dal volto, dalle spalle, dal petto, da 



SECONDA 27 

tolto il corpo ìd abbondanza il sangue. O 
come fu ingegnoso Tamore di Gesù, per ag- 
gravarsi an' immensità di pene! O come fu 
in Ini più forte il suo amore, di quello che 
poi furono i suoi carnefici. Al certo non po- 
tea ritrovarsi invenzione più ammirabile , 
per testimoniare a noi nomini, quanto Gesù 
ami ognuno di noi, e quanto desideri il no- 
stro amore. Questi sforzi straordinarj ed i- 
nauditi d'insoliti e volontarj patimenti, sono 
tatti fatti per assicurarci co' fatti^ ch'egli ci 
ama, come ancor per incoraggi rei a patire 
i nostri mali per amor suo. E se questi non 
son capaci d'accendere in noi il suo celeste 
amore, qual sarà mai, che possa farlo? Pro- 
porrò di amare più che posso un Dio, tanto 
amante di me. Proporrò di ubbidire alle 
8oe leggi , anche col patire qualche cosa 
difficile, per non dipartirmi da'stioi coman- 
damenti Non sarò io di ({uelli, che sempre 
cercano nuove maniere per darsi spassi, e 
per aver diletti; mentre vedo il mio Signore 
cercar sempre nuove invenzioni per patire 
e addolorarsi. Mi asterrò qualche volta dai 
piaceri leciti, per farmi più simile al mio 
Dio. 

O sangue preziosissimo del mìo Gesù , 
sparso in testimonjanza dell'amor suo verso 



a8 MEDITAZIONE 

di me. Io vi adoro, e vi bacio 8a quella 
terra, su cui cadeste. Deh foste voi caduto 
nella sordida terra del mio cuore, e potrei 
pur credere, che l'avreste lavata dalle vi- 
ziose ìncliDazioni a' piaceri terreni, agli o- 
nori transitori* Deh amante, e amore senza 
.termine, purgate il mio cuore da' suoi pec- 
cati, purgatelo dalle ree affezioni alle cose 
di quaggiù. Vorrei pur amarvi, e mostrarvi 
il mio amore con la tolleranza delle disgra- 
zie, de' disgusti, e altri mali, che mi attor- 
niano. Ma son tutto debolezza e fiacchezza, 
né ho spirito e forze se non per i beni ter- 
reni: mi raccomando a voi, vi prego^ vi sup- 
plico del vostro amore, che mi faccia un 
nuovo cuore, con cui vorrei patire più di 
quello, che ora faccio, o mio Dio, o mio 
Signore, che pur amo sopra ogni 'cosa.. Fate 
che all'amor vostro io corrispondta con a- 
more. Fate, ch'io non mi stanchi in ser- 
virvi; giacché voi foste sempre più avido di 
far del bene a me. Spero da voi quanto vi 
chiedo. Lo spero dall'amor vostro. Estin- 
guete in me quella sete pericolosa, che mi 
fa cosi voglioso de' diletti di questa terra. 
Accendete in me un santo ardore de' go- 
dimenti immortali nel vostre paradiso: sic- 
ché per amor .di questi, e per assicurarme- 



SECONDA 09 

ne il loro possesso in cielo , io volentieri 
moderi le voglie de' piaceri terreni, e vo- 
lentieri me ne privi di qoando in qoando 
ad onore e gloria vostra. Propongo di pri- 
varmi ( qui nomina qualche diletto ) e ciò 
jper amor vostro. 

MEDITAZIONE III. 

ORAZIONE DI GESd' NBLL'ORTO 
Punto primo, 

' Gesù nella soa agonia, orando, viene con • 
solato dall'Angelo, speditogli dal sao etemo 
Padre, a fine che gli rechi conforto. Im- 
para ancor to il bene , che ne' mali par- 
torisce l'orazione. L'orazione è la medicina 
spiritoale delle nostre malattie: consola gli 
aflQitti, fortifica i timidi, illamina gli igno- 
ranti; l'orazione è la vita, il hatrimento, 
il tesoro, la salvezza di tutti i cristiani; e 
benché in essa Iddio non ci consoli sem- 
pre con maniera sensibile, come ora con- 
sola il soo Figlinolo per mezzo dell'Angelo, 
contattociò lo fa invisibilmente con interni 
conforti, e con dolci non meno che vigo- 
rosi sentimenti, i quali comunica \d\\e ani- 
me. E d' onde mai viene , che tu fai si 
poca stima dell'orare? Che tu ori si poco? 



3o MEDITAZIONE 

che tu trascuri cosi facilmenle il progare 
saa divina Maestà, anche nel tempo, in cui 
sei più tentato e pia tribolato ? Quando 
poi fai a Dio le tue preghiere , perchè 
le fai con si poca riverenza interna ed e> 
sterna? Con sì poca umiltà, e con tanto te- 
dio e noja ? Tu non conosci il valore e 
il potere deirorazione! E pure ella è un 
mezzo de'più sicuri per fare scorrere sopra 
di te in abbondanza i benefizi divini. Ella 
è uno de'mezzi migliori per salvarti. Pro- 
poni d'orare spesso con riverenza , e con 
raccoglimento in luogo più remoto da'di- 
sturbi e distrazioni. Neil' orare abbi con- 
fidenza in Dio , & spera molto nella sua 
bontà , che altro non aspetta, se non le 
tue suppliche per consolarti e beneficarti. 
Sei figlio , onde se chiederai , tu troverai 
un Padre amorosissimo ed amantissimo, che 
ti esaudirà quando chiederai cosa utile a te. 
Domanda soprattutto grazie spirituali, e. g. 
che ti salvi, che ti liberi dal peccato, dai 
pericoli di offenderlo, che ti doni il suo a- 
more, che ti si faccia conoscere, acciò pos- 
sr amarlo. Ora spesso : perchè le tentazio- 
ni sono quotidiane , onde bisogna coUo- 
razìone, premanìrsi contro di ^sse ^^rima 
che vengano, giusta il ieVVo M^^^^u 



TERZA 5 1 

toro : orate, acciò non entriate in ten- 
tazione. 

O Padre eterno, io vi presento l'orazione 
del vostro Unigenito Figlio , la riverenza, 
nroiltà ed attenzione, con cai vi sapplicò 
nell'Orto, io ve la presento in soddisfazione 
delle mie negligenze, irriverenze e mali com- 
messi nell'orare, e sapplicarvi: congiango le 
mie preghiere bolle sue , per le qaali vi 
prego ad accrescere in me la premara di 
orare e la volontà di pregarvi, a fine che 
io non trascari un mezzo cosi importante 
per la sicarezza della mia etema salale. 
Fossi io stato perle passato più diligente, 
e più frequente a chiedervi grazie. L'avessi 
io fatto con maggior rispetto e. umiliazione, 
poiché senza dubbio sarei stato più assi- 
stito dalle vostre misericordie, né vi avrei 
tanto offéso, mentre molti miei peccati sono 
provenuti da mancanza d'orazione. Propongo 
d'emendarmi per l'avvenire. Voglio racco- 
mandarmi di frequente a voi, e mi pro- 
metto di farlo, se da voi sarò assistito, co- 
me spero e confido. Soprattutto voglio chie- 
dere spesso il santo Paradiso, che sfpero di 
conseguire dalla vostra misericordia: voglio 
chiedervi spesso il ^oaVio «!EEkQ>\^^ ^^^^^ ^>^ 
pratichi con facìUià ^ &^c^^^'«^^>^ ^^"^ ^"^ 



5 a MEDITAZIONE 

amore, giacché vi stimo qual Dio, e qual 
Dio vi amo sopra ogni cosa. 
Rinnova il proposito di chiedere a Dio 
' grazie, e chiederle con confidenza, e con 
perseveranza, perchè così piacerai a Dio, 

Punto secondo. 

M'immaginerò di vedere sparso sulla terra 
il sangoe prezioso, che esce dalle vene del 
Figlio di Dio agonizzante. Qaesto sangue 
implora pietà e misericordia per noi uo- 
mini, pei quali si va versando. La soavità 
di questo liquore di paradiso ascende al 
cielo, e placa lo sdegno di Dio irato verso 
noi tutti. L'istesso divin Figliuolo lo va of- 
ferendo al suo eterno Padre in sacrificio di 
ossequio alla di lui somma grandezza, e in 
sacrifizio d'espiazione, che lavi e purghi dai 
peccati le nostre anime. Accetta il Padre 
pietoso l'offerta : onde le voci supplichevoli 
di quel sangue gradisce sommamente più 
che non gradi il sangue di tutti gli ani- 
mali svenati negli olocausti dell'antica legge. 
Promette con divina misericordia di esau- 
dire chi lo invocherà nelle sue preghiere. 
La «sua Santità santificherà quelle anime, 
sopra delle quali scorrerà per mezzo dei 
Siigrameuti. Lo stesso divin Padrc^ gradivi 
/<? offerte di chi io presenterà aWa %x\aL ^^^ 



TBBZA 35 

menza, o col celebrare o coirassisteredivota- 
menle alla santa Messa.Questo sangue è il bai- 
samo salutare alle piaghe spiritoali delle nò- 
stre anime. Proponiamo dunque d'applicarlo 
a noi per mezzo di, frequenti confessioni* Il 
che se faremo, non proveremo più*tanta 
fiacchezza al bene, né tanta propensione al 
male. Questo sangue è lavanda delle no- 
stre lordure; proponiamo dunque di appli- 
carlo spesso a noi per mezzo delle Indul- 
genze da noi non trascurate: e la nostr'a- 
nima divonterà-^ sempre più monda, e più 
grata agli occhi di Dio. Questo sangue è 
la medicina dolcissima delle nostre infer- 
mità; proponiamo dunque di riceverlo di 
frequente nella santa Eucaristia, acciò ci 
purghi dalle nostre ree inclinazioni, e dalle 
perverse assuefazioni al male, acciò raffreni 
la nostra sensualità ed imrpedisca le tenta- 
zioni. Osserva , ^e Gesù brama , che par- 
tecipiamo in abbondanza del suo sangue. 
L'istesso Signore previene il tempo della 
sua passione, e ha fretta di versarlo in gran 
copia, quando non è ancora obbligato a 
spanderlo. Il suo amore è cosi frettoloso di 
versarlo, che non vuole attendere le batti- 
ture, le spine e i chiodi. Sia ftvm^ V^ ts^»fiÀ»w 
fuori aiuorosamente , t s^taAV.\^'VkS^K^'»^> 



34 VISmTAZtONB 

che con quella dell'amor doo. Proponete 
danqae d'accostarvi spesso ai santi Sacra- 
menti della Confessione e Comanione, nei 
quali si partecipano copiosi i fratti del san- 
gue di Gesù, giacché appunto questo fu il 
suo fine neiristituirli, cioè il purificare l'ab- 
bellire e l'arricchire le anime nostre col 
mezzo d'essi, nei quali depositò i tesori del 
sangue suo divino, sempre preparato al no^- 
stro miglior bene. 

O Redentor del mondo, tutto sollecito à 
versare sopra di noi il sangue vostro di- 
vino, bacio riverentemente la terra che lo rac- 
colse. Vi ringrazio di averci dato con esso ogni 
bene. Egli è il balsamo delle mìe piaghe: 
egli può purgarmi dalle mie immondezze: 
egli è la medicina a' miei mali, lo ne ho 
bisogno, per trovar rimedio a tante mise- 
rie spirituali che mi consumano. Giacché 
voi siete tanto liberale in versarlo per far- 
cene dono; io mi prenderò l'ardire di ba- 
>gnarmi spesso l'anima con si celeste lavanda, 
accostandomi di frequente a'santi sacranaenti 
della Confessione e Comunione^ ne'quali voi 
avete riposto l'efficacia del suo potere. Mi 
dispiace d'aver trascurato ciò per lo pas- 
sato; polche se l'avessi fatto, non mi ritro- 
rere/ cosi mìsero e così pieuo Sv t^^ \^v 



TEBZA 35 

sioiii. O autor d'ogui beDe, io vi amo so- 
pra ogni bene. O ineffabile amore del sommo 
Dio^ voi feriste il mio tìesù con tante piaghe, 
quante sono le parti per le quali egli suda 
sangue. O sangue divino bramoso di spar- 
gersi per mio vero bene, impetratemi, che 
io impieghi la mia vita nel saziarmi di fre- 
quente col vostro divino liquore prepara- 
tomi ne' santi sacramenti. Togliete da me 
quella pigrizia che me gli ha fatti trascu- 
rare per lo passato, acciocché possa conten- 
tare le vostre brame di spanderlo spesso 
sopra di noi mortali. Grazie intanto vi rendo 
per questo amore tanto liberale, per que- 
sta liberalità tanto amorosa. Vi lodo, vi be- 
nedico e vi amo con tutto il cuore. Amen. 
Rinnova il proposito di spesso confes- 
sarti e comunicartij per lavarti spesso nel 
sangue di Gesi^, 

Punto terzo. 

Gesù, fortificato nel spo crudo combat- 
tere dall'orazione, se ne va con gran co- 
raggio incontro a'suoi nemici. Levatevi ,disse 
prima a'discepoli, andiamo, ecco il tradi- 
tore. Non è più tempo da dormire. Dimmi- 
anima mia, chi ha instillato a Gesù questo 
coràggio? È stata Vorazvo\v^^d<Ei'^^è^\\a.\&^^ 
tigalo, nel cuore le \ioV^uNÀ ^^ìywv^"®^* 



56 MEDITAIIONB 

linconie, tedj, orrori, e gli ha riempito lo 
spirito di celeste fortezza, e resolo supe- 
riore ad ogni difficoltà nell'abbidire al Pa- 
dre. Imita il tao maestro. Segai il tao 
Capitano. Quando ti converrà combattere 
qualche tentazione, o vincerti in qualche 
cosa ripugnante alla tua natura, raccoman- 
dati prima a Dio, e poi di' al tuo cuore: 
codardo, levati su, andiamo a combattere i 
nostri nemici. Rinnnziamo a quell'amicizia 
pericolosa, perdoniamo quella offesa, non 
badiamo a quel rispetto umano, a quel che 
diranno. Gesù ha resistito sino al sangue 
nel superare le sue difficoltà: Gesù combattè 
con gagliardia i^ forte, che per la violenza 
del contrasto grondò sangue per ogni parte. 
Convien seguire il suo esempio, e fóro tal- 
volta qualche grande sforzo per amor suo. 
Gesii t'aiuterà: Gesù t'illuminerà: Gesù ti 
fortificherà e ti renderà vittorioso de'tuoi 
nemici. Poi nell'altra vita ti coronerà con 
ana eternità di contenti. Non essere facile 
a lasciare per ogni leggier motivo la ora- 
zione, accomoda le altre operazioni in tal 
modo, sicché non abbi mai a lasciarla. 
Pensaci bene. 
Amàbilissimo mio Redeulove^ d«h! ab- 
/f/à/o compassione di me àeiboV\s%usv^ ^\^^- 



TEBZA 57 

tura. Qaante volte mi son lasciato vincere 
dalle tentazioni, e ciò in gran parte per a- 
ver trascarato il pregar voi, il raccoman- 
darmi a voi. Voi che siete il gaodio del 
paradiso, vi siete assoggettato a ricever con- 
forto da una vostra creatora; e io mi ver- 
gognerò di chiederlo a voi, Dio sommo, 
che col prezzo delle vostre afflizioni me 
l'avete comprato dal celeste Padre, e siete 
pronto a darmelo, purché io ve Taddimandi? 
So pure che il vero rimedio per non esser 
vinto nelle tentazioni, e non perire ne 'pe- 
ricoli, si è quello di pregare, e con perse- 
veranza pregare: e pare mi scordo spesso 
di farlo. O Dio mio, o Dìo mio, non per- 
mettete ch'io lasci l'orazione. Non allonta- 
nate da me la stima e l'amore dell'orazione, 
acciò la vostra misericordia non abbia mai 
ad abbandonarmi per mancanza di essere 
pregato da me.Ne'miei travaglimi ricorderò 
della vostra eccellente orazione, e dirò 
al vostro gran Padre: Padre^ tutte le cose 
vt sono possibili, liberatemi da questo tra- 
vaglio che soffro. Levatemi questa tentazio- 
ne che mi opprime. Provvedete a questo bi- 
sogno che mi angustia. Ve ne prego per i 
meriti dell* Unigenito vostro Fic^lvw^V^ «»^^r 
natante nell'Orto. Cosi ^iq%^\A^^ %^«^^ ^ 

Meditazioni 



58 MEDITAZIONE 

celeste vigore, e con esso vincere i miei 
nemici. Fuggirò i pericoli, tuttoché dilet- 
tevoli di peccare {qui nomina qualche cosa 
che ti metta in pericolo d^offender Iddio), 
Voglio separarmi per sempre non solo dalle 
offese vostre, ma ancora da quelle cose cbe 
mi possono gravemente tentare* Non mi 
abbandonate intanto ne' propositi fatti. Ma 
a suo tempo somministratemi consolazione 
e coraggio per poterli effettuare. Vi amo 
con sommo amore. Rinnova il proposito 
di spesso raccomandarti a Dio. 

MEDITAZIONE IV. 

gesù' PBESO Da'GICJDEI è menato ad ANNA 

Gesù avendo fatta orazione, andò a ri- 
trovare i suoi discepoli, e disse loro: leva- 
tevi, andiamo, che si ' approssima il tradi- 
tore. Mentre ancora parlava, vide venire 
una truppa di gente, e quello, che si no- 
minava Giuda, uno de 'dodici camminava a- 
vanti ad essi. Il traditore avea dato loro il 
segno, dicendo: quello che io baderò sarà 
Gesù: trattenetelo, e menatelo con cautela. 
Non fu si presto arrivato Giuda, che disse 
il primo al Redentore: io vi saluto Maestro. 
Ja cosi dire lo baciò. Gesù %\i d\&%e\ ^\&\<i^ 



QUARTA 39 

mio, a che sei venuto? Ma come, Giuda, 
vuoi tradire il Figliuolo dell'Uomo eoa un 
bacìo ? 

Gesù, sapendo tutto quello che gli do- 
veva accadere, si avanzò e disse ai giudei: 
chi cercato voi? Essi gli risposero: Gesù 
Nazareno: Replicò Gesù: io sono. Appena 
ebbe dette queste parole, io sono^ che cad- 
dero a terra tutti quei soldati e gente di 
loro seguito. Dimandò Gesù un'altra volta, 
chi cercate voi? Essi gli risposero: Gesù 
Nazareno. Gesù soggiunse: io vi ho detto, 
che son io quel desso. Se cercate me la- 
sciate andar gli altri. Allora Simon Piretro 
avendo una spada la tirò fuori e diede un 
colpo ad un servo del Pontefice, colpen- 
dogli l'orecchia destra. Il servo si chiamava 
Malco. Gesù disse a Pietro: rimettete la 
vostra spada nel fodero. Come? non beverò 
il calice che mio Padre mi ha dato? Poi 
avendo toccata l'orecchia di quell'uomo lo 
guari.' Gesù disse ai principi de 'sacerdoti, 
a 'magistrati del tempio, agli anziani, che e- 
rano venuti a prenderlo: voi siete venuti 
con spade e bastoni, come se io fossi un 
ladro; benché io sia stato tutti i giorni con 
voi nel tempio. Ma questa è la \^Vt^^x^^ 
e adesso possono i ptmc\\\. èi^^ \k^^\^ 



4o MEDITAZIONE 

Dello ciò, i soldali lo presero e lo legarono. 
Allora tulli i suoi discepoli, abbaudouatolo, 
se ne fuggirono. 

Punto primo. 

Gesii va incontro a'suoi nemici, dandosi 
volontariamente nelle loro mani. Avrebbe 
potuto fuggire nell'oscurità della notte, o 
quando con poche parole li gettò a terra. 
Di più avrebbe potato chiamare in sua di- 
fesa squadre numerose di angeli; ma egli 
non li volle, perchè volea morire. Egli si 
lasciò prendere e legare, perchè era la Vit- 
tima del^mondo che doveva essere sacrifi- 
cata per il bene del genere umano. Colle 
sue catene dovea rompere i legami de'no- 
stri peccati, e colla sua schiavitù doveva 
comperare dalla divina giustizia la nostra 
libertà. Gesù si porta come mansueto agnello 
al luogo dove dovevano trovarlo per pren- 
derlo. Gesù si rende schiavo per noi, e la* 
scia il suo corpo e la sua vita nelle mani 
delle potenze dell'inferno per liberare dalla 
lor tirannia le nostre anime, il mio corpo, 
la mia anima per aver peccato, dovevano 
in pena deiroffesa fatta a Dio, esser abban- 
donati alle furie di Satanasso; ma l'amore 
del Redentore abbandona il suo corpo a 
que'fìerì, acciocché io non t^"i^ u^Vw^ 



OrABTA il 

potere né in questo mondo, né nell'allro. 

Ringrazia Gesù tuo re d' essersi cari- 
cato di ceppi e di catene per le. Prega- 
lo di rompere ì legami dei tuoi peccati 
e dei tuoi mali abiti. Offriti di esser tut- 
to suo, pregandolo a legarti colle funi pre- 
ziose dell'amor suo. 

O buon Pastore, che vi siete lasciato di- 
vorare dai lupi, per salvare la vita delle ani- 
me di noi, vostre miserabili pecorelle; o di- 
vin Agnello, che vi siete lasciato legare ed 
uccidere, senza proferire la minima parola, 
per la salute di noi peccatori, io vi scon- 
giuro per la carità, che vi ha portato a ca- 
ricarvi delle nostre catene e abbandonarvi 
per nostro amore alla morte, io vi scon- 
giuro di perdonarmi tutti i miei peccati, 
di rompere le catene de*miei abiti viziosi, 
di liberarmi dalla servitù delle mie pas- . 
sioni, della mia collera, della mia intempe- 
ranza, della mia ambizione. Vi supplico a 
non soffrire giammai che per il peccato 
mortale io ritorni sotto il dominio del 
demonio, da cui voi m* avete liberato per 
vostra misericordia infinita. O pietà som- 
ma, pelago d'amore, fate, ch'io vi ami 
sempre, e per il merito del ^^V.veft«^\.v4fc^i^ 
dolorosa cattura yoslv^,fa\fcOaft\!K»x>^'^^ 



il MEDITAZIONE 

piò non mi separi dall'amor vostro, il quale 
io stimo sopra ogni altro bene, e con cui 
vi amo sopra ogni bene creato. Legate il 
mio cuore colla vostra preziosa carità, né 
permettete ch'io mai mi disciolga da quella, 
anzi m'unisca sempre più stretto a voi. 

Proponi V osservanza esatta della legge 
di Dio , e di' con san Paolo : io sono le- 
gato con Gesù Cristo. Io non ho più libertà 
di soddisfare a'miei capricci. Ma devo fare 
quello , che vuole la legge del mio Signore. 

Punto secondo. 
Chi cercate voi, disse Gesù ai soldati. 
Risposero questi : Gesù Nazareno. Non man- 
ca gente, che cerchi Gesù: ma la maggior 
parte lo cerca per oltraggiarlo e crociGg- 
gerlo co'peccati come i giudei. Pochi lo cer- 
cano per servirlo, per amarlo e per dargli 
gusto col loro ben fare. Ma tu chi cerchi 
nel tuo vivere , nel tuo operare ? Cer- 
chi tu Gesù 7 Cerchi d' incontrare la sua 
soddisfazione, coll'ubbidienza esatta alla sua 
divina legge, coll'onorarlo per mezzo d'o- . 
razioni ed altre buone opere ; o pure vuoi 
ì tuoi spassi , ì tuoi capricci , i tuoi di- 
letti? Se tu cercassi Iddio, quanto rimar- 
resi/ contento. Il tao coote iòSXxs ^«t Id- 
tf/o, non può essere appagalo e l^\\<ì\Vi\ft, 



QUARTA 45 

se non da Dio medesimo. Tolte le tuo 
inquietudini, tulli i tuoi mali provengono 
da questo , che tu eerchi le tue soddis^ 
fazioni, ma non la gloria di Dio, né il pia- 
cere di Dio ; e pure tu non avrai mai 
quiete, se non operi, come piace a Dio. 

Che se poi cerchi Gesù per imitarlo 
con perfezione, eccotelo tra le mani dei 
soldati che lo battono coi piedi, coi pugni 
e co'bastoni, che lo strascinano con violenza, 
che fan di lui ogni peggiore strapazzo. Ninno 
lo difende. Tutti i suoi discepoli l'hanno 
abbandonato. E pure tutti diceano nel Ce- 
nacolo, che perirebbono piuttosto con lui. 
Tu quante volte hai protestato a Gesù, 
di volerlo seguitare ed imitare nella tolle- 
ranza de' tuoi mali , e pur all' occasione ti 
scordi de' buoni propositi. Proponi di cer- 
car Iddio in tutte le tue opere ; ma spe- 
cialmente di volergli dar gusto nella somi- 
glianza a lui, patendo alle occasioni le co- 
se dispiacevoli ad esempio sao. 

O Gesiì, o sommo ed inGnito bene, co- 
me esser può, ch'io non cerchi voi? ch'io 
non mi curi di voi? E pure è stato cosi. 
Son vissuto per lungo tempo scordato af- 
faito di voi ; e aWota %oVi ^«wèsh'^ ^ ^^^^-^ 
qaande m' accoTgevo> Ai» ^^wì^^sàs^ ^v ^ 



44 MEDITAZIONE 

fendeva. Mi dispiace di questa mia vita si 
mal menata; e vi protesto, che per l'avve- 
nire voglio darvi gasto coli'obbidire a'vo- 
stri santi comandamenti. Voglio onorarvi 
colle mie orazioni freguenti, col cercar voi 
e introdurvi spesso dentro di me colla santa 
comunione. Ma voi permettete, ch'io vi ri- 
trovi, che io ìmpari a conoscervi, che io 
ritrovi gusto e contento nel pensare a voi, 
ed amar voi sopra ogni bene. Spero dal vo- 
stro amore, lume per rinvenirvi, per unir- 
mi a voi in perfetto amore, e per ricever 
da voi la pienezza de*beni che compartite 
a' vostri amatori. Vi antepongo ad ogni bene 
creato, e sopra tutto vi amo di vero cuore^ 
e voglio stringèrim sempre a voi con un 
vero e costante amore. Voglio patire per 
amor vostro, e cosi tollerando rendermi in 
qualche modo simile a voL 

Punto 'terzo 
Considerate la forza di quelle terribili pa- 
role dette da Gesù a' nemici suoi perse- 
cutori : io $ono\ in udire le quali caddero 
tutti a terra. Che posjsanza sarà mai quella 
di Gesi] e delle sue parole, quando verrà 
come sommo Re a giudicare i vivi ed i 
morti? Se tantù può con poche sillabe^ or 
cAe dee esser giudicalo, come s«*.t«»»oVtó^- 



QUARTA 4^ 

ribili a'dannati queste parole: io sono quello, 
o peccatori, che voi avete oltraggiato con 
tanti peccati, che voi avete di nuovo croci'* 
fìsso con tante scelleraggini : e pure io ero 
il vostro Salvatore, che sparsi sopra di voi 
tante grazie, e che vi colmai di tanti bene- 
fìzi, procurati a voi da me con l'intero sa- 
grifizio di me stesso. Con tutto ciò voi, 
sempre insensibili ad ogni dimostrazione del 
mio affetto, voi, ingrati a tante beneficenze, 
vi siete sempre abusati d'ogni grazia da^ 
tavi per salvarvi, e sempre sprezzaste tutto 
le finezze dell'amor mio , per attaccarvi a 
qualche misera creatura, o per compiacere 
le vostre disordinate passioni. Io devo esser 
vostro giudice: io devo sentenziarvi. Io Si^ 
gnore delle vendette, ìq Signore onnipo- 
tente posso e davo condannarvi; ed ora io 
sono quello, che vi condanno a pene atro^ 
oissime, ed interminabili. 

Queste parole saranno come un nembo di 
filmini , che abbatteranno gli empi , e li 
getteranno non già per terra, ma nel più 
profondo degli abissi. 

Al contrario, una tal voce, io «ono, come 
sarà di contento ai buoni ed eletti, quando 
l'adirauno da Gesù, e nc>\\Ws^^ ^;>c^^ X^ 
sono il vostro Padte ^ v\ ^^^Vc^ ^x^\s2^^^; 



46 MEDITAZIONE 

la vostra Redenzione ; io devo esser il vo- 
stro rìposO) la vostra allegrezza. Per me, e 
in me voi parteciperete col godimento della 
mia Divinità ana perpetua ed amenissima 
beatitudine. 

Ma tu, o anima mia, come speri, che 
debba riuscire a te nel giorno finale del 
Giudizio questa nuova comparsa di Gesù, 
quando si farà conoscere, e ti dirà: io sono? 
Onora Iddio, venera Iddio, temi Iddio. Ri- 
cordati spesso di quello che Iddio ha fatto 
per te : fa ora a te medesimo que* giusti 
rimproveri d'ingrato e sconoscente al tuo 
Dio, che se ti dannassi, ti farebbe lo stesso 
Signore; e con ciò obbliga il tuo cuore ad 
amarlo con tutte le sue forze. 

O mio Giudice, o mìo Sovrano onnipo- 
tente, mi umilio colla faccia per terra e 
cado per riverenza prosteso avanti la vostra 
divina Maestà. Confesso le mie passate colpe* 
Riconosco il mio vilissimo niente, per cui 
nulla merito da voi : anzi merito d'esser cac- 
ciato dalla vostra presenza. Contnttociò io 
vi adoro: temo il vostro potere, amo la vo- 
stra ineffabile grandezza. Ma sopra tutto vi 
supplico a difendermi da ogni caduta nel- 
l'offesa vostra, acciò non corra pericolo di 
essere precipitato dalla vostra spaventosa 



QUARTA 4? 

voce neir inferno. Difeso da ogni peccato, 
spero di esser sollevato a godere la vostra 
dolce faccia, e a conoscere con vista chiara 
voi, che siete Dio d'ogni amore, d'ogni a- 
mabilità. Intanto vi prego a farmi ora al 
cuore qoe'rìmproveri che merita la mia in- 
gratitudine, acciò mi divengano profittevoli. 
Fatemeli con una voce viva e penetrante, 
ch'empia il mio cuore d'un dolore e con- 
fusione salutare, sicché temi sin d*ora la 
vostra giusti^a, mi meriti la vostra miseri- 
cordia, e vi ami sempre, come ora amo con 
tutto lo spirifo la vostra preziosa amabilità 
e beneficenza. Voi potete tutto nel mio cuore» 
potete purgarlo con i timori, ammollirlo colle 
dolcezze, guadagnarlo coll'efficacia delle vo- 
stre sante inspirazioni, lo vi offerisco il mio 
cuore, la mia libertà, i miei affetti. Bramo 
che siano tutti vostri, impegnati ad amarvi 
ad ubbidirvi, a darvi gusto. Deh fate, che 
cosi sia, come Io bramo, e ve ne prego. Fa- 
tegli sopra tutto conoscere chi siate voi. Di- 
tegli, io sono. Che se voi lo farete, so, che 
vi amerò, vi goderò, vi glorificherò come 
bramo e desidero. ^ 

Proponi di chiedere spesso a Dioy che 
i* illumini. Puoi dirgli : illuipinatemi , o 
mio Dio, '\ccio conosca chi state voi. 



48 MEDITAZIONE 

MEDITAZIONE V. 

OESÙ CONDOTTO AD ANNA 

1 Giudei condussero Gesù primieramente 
in casa d'Anna, ch'era suocero di Caira, 
gran Sacerdote di quell'anno. FuCaifa quello 
che aveva dato per consiglio a' giudei, co- 
m'era espediente che un uomo morisse per 
il popolo. Il gran sacerdote interrogò Gesù 
sopra la Si.ua dottrina e i suoi discepoli. Ge- 
sù gli rispose, io ho parlato in pubblico a 
tutto il mondo. Io ho sempre insegnato nella 
sinagoga e nel tempio , ove tutti ì giudei 
s'adunavano; né ho detto nulla in secreto; 
perchè interrogate me? Interrogate quelli 
che mi hanno udito. Essi sanno quanto ho 
insegnato. Appena detto ciò, uno de' servi 
ch'era presente, gli diede uno schiaffo, di- 
cendogli: in questo modo voi parlate al gran 
Sacerdote? Gesù rispose , se io ho parlato 
male, fate testimonianza del male: ma se ho 
parlato bene, perchè mi percuotete? 

Punto primo. 

Considerate, come catturato il Figliuolo 
di Dio, viene con molli strapazzi condòtto 
a Gerusalemme, per essere presentato al tri- 
bunale di Anna pontefice. Non ^i è stato 



mai ladro, e pertìdo malfattore così pessi- 
mameale trattato , ed aspramente cruciato 
ed afflitto come Gesù. Chi lo spinge con 
bastoni, chi lo percuote ne*fianchi*coUe a- 
ste, co' pomi delle spade , chi lo urta coi 
calci. Tutti con parole ingiuriose lo vitu- 
perano. O quante bestemmie gli furono vo- 
mitate contro! Quante vituperose e bnit(e 
ignominie fu tiosù costretto ad udire! È 
credibile che gli legassero le mani e il corpo 
in istrette funi, che gli ponessero catene 
al collo, e con quelle lo strascinassero con 
tutta fretta per condurlo più presto nello 
forze de' Magistrati suoi nemici. Pondera in 
questo fatto le stupende virtù del Reden- 
tore; l'umiltà, con cui tollera d'esser pesta- 
to e calpestato. Pondera la prodigiosa pa- 
zienza dello stesso Signore nel soffrire tante 
ingiurie e percosse, senza dar parola di la- 
mento, senza mostrare movimento d' ira o 
di vendetta. Se ne va Gesù tutto vergognoso 
col capo basso, cogli occhi fissi in terra, 
colle mani duramente legate dietro, col cor- 
po livido dalle gran percosse che gli, ven- 
gono date. Tu, che fai, quando ti vedi u- 
mìliato da altri? Ti accendi tutto di sdegno 
e di furore: non sai rattenere una parola, 
sicché malamente non li lamenti, e non prò* 



à 



DO MEDITAZIONE 

curi più d'uno sfogo alla coDcepnta passio- 
ne. Con ana sola parola poteva Gesiì atter- 
rare tatti i saoi nemici; e pare se la passa 
in tin paziente silenzio, e tatto dona al Pa- 
dre celeste per nostro bene e per nostro e- 
sempio. Chiedi a lai spirito per imitarlo, e 
proponi di farlo. 

O pazientissimo Agnello di Dio, circon-. 
dato da tanti rapaci vostri nemici, che con 
somma crudeltà vi trattano e vi strascinano, 
bacio riverente le vostre roani legate. Bacio 
la terra che calcate co* vostri piedi. Ammiro 
le eroiche vostre virtìì d'amiltà e di pazien- 
za. Desidero d'imitarle come virtù di nnDio, 
proposte per mio esempio. Compatisco icradi 
strazj, che vi farono fatti. Mi rincresce delle 
oltraggiose parole che vi farono dette. Io 
offerisco a voi il merito della tolleranza vo- 
stra, acciò m'impetri qaella pazienza, di cui 
abbisogno nelle cose di mio disgusto, e nelle 
ingiurie che mi vengono fatte. Io ho meri- ~ 
tato co'miei peccati quegli strapazzi che ven- 
gono fatti a voi. Questi dovevano scaricarsi 
sopra di me colpevole. Giacché voi ve ne 
siete addossato tanti, assistetemi, acciocché 
io ne tolleri per amor vostro qualcuno, e 
^^n questa tolleranza mostri a noi W tgào 
amore, come desidero e vi prego, \\ wio 



QUINTA 5 1 

con sommo amore, o mio sommo ed unico 
bene, e per amor vostro propongo di tol- 
lerare con pazienza ogni offesa. 

Punto secondo. 
Considera l'oltraggio fatto al Figlio di 
Dio, allorché presentato ad Anna , e ren- 
dendo l'innocente Signore ragione di sé, gli 
fa da un soldato dato nella faccia un pesan- 
tissimo schiaffo. Può farsi ingiuria peggiore 
a persona veruna, quanto che schiaffeggiarla? 
Gesù è re d'infinita dignità; e pure riceve 
uno schiaffo dalle mani di un servo vilis- 
simo: lo riceve in nna grande adunanza alla 
presenza de' principi e capi del popolo; lo 
riceve ingiustamente , perchè da persona , 
che non ha veruna autorità: lo riceve senza 
vera cagione per un preteso fallo contro il 
gran sacerdote, quasi che Gesù fosse un 
uomo insolente e terribile ai suoi superiori, 
mentre era un nomo umilissimo, mansue- 
tissimo, ubbidientissimo. Il suo parlare fu 
prudentissimo, perchè venne dalla Sapienza 
increata, quale egli era. Tu quando ricé- 
vi qualche ingiuria , o qualche termine 
poco civile, lo stimi subito una gran cosa: 
1 esageri molto , e ti par troppo aspro il 
sopportarlo. Non sarà cerio ^m^^^ %^v^^ 
che ricevette il Figlio à\ l>\o. ^'ìà ^m^ ^^^ 



0'2 MEDITAZIONE 



nobile, più santo, più innocente di Gesù? 
Sei tu più eccelso di lui e più venera- 
bile? Sarà possibile che tu mostri risen- 
timento , che tu pensi a vendetta , quan- 
do il tuo Dio tutto tollera, tutto pazienta 
per darti esempio da imitarlo ? Persuadi- ' 
ti, che lo schìaiTo di Gesù fu un castigo 
dovuto a te, e Gesù lo prese per sé. Ri- 
fletti , che le ingiurie fatte a te sono ca- 
stighi, che Iddio ti manda per mezzo dei 
cattivi in pena degli affronti da te fatti alla 
sua divina Maestà co' tuoi peccati. Pro- 

' poni qualche cosa in particolare in questo 
genere. 

Cleme'ntissimo Dio, io confesso, che me- 
rito d'essere maltrattato da tutti gli uomini, 
da tutti gli angeli e da tutti i demonj, per- 
chè ho avuto l'ardire e la temerità d'offen- 
der co' miei peccati voi loro Creatore e Sì* 
gnore. Miro la vostra faccia beata, doppia- 
mente rubiconda, e per il furioso colpo sca- 
ricatovi sopra, e per la grave vergogna di 
pesante ingiuria. Io l'adoro come faccia di- 
vina degna d'ogni onore. Presentatela ora 
voi al vostro Padre celeste, e impetratemi 
per il merito d'essa la santa mansuetudine 
ae/ ^siidiosi inconiri della mia ViVai. Q^x^w- 

do mi verrà gualche cosa mo\e%V?i A mvo 



QUINTA . ' 5?) 

onore, fate, che io mi ricordi, come mi si 
dovrebbe assai di peggio negli abissi: e 
eh 'è gran vostra misericordia, l'avermi cam- 
biatole ignominie eterne dell'inferno in quei 
disgusti , che mi manda la vostra celeste 
roano. Patirò latto, se voi m'infonderete nel- 
la mente un vero lume, per conoscere i gra- 
vissimi demeriti de' miei peccati. Vi chieg- 
go umilmente questo celeste lume. Lo spero 
dall'amor vostro: e spero ancora, che m'i- 
stillerete nel cuore una forte tolleranza dei 
roiei mali. Voi colla vostra grazia chiude** 
temi la bocca, quando vorrò querelarmi de- 
gli altri. Legatemi colla vostra grazia la lin- 
gua, quando vorrò parlare per vendicarmi. 
La mia lingua vi ringrazii, vi benedica, e 
vi lodi, perchè col darmi da patire, mi date 
mi^do di mostrarvi il mio amore. Vorrei a- 
marvi patendo volentieri, come ora pure vi 
amo e vi apprezzo sopra ogni bene; e vo- 
glio stimarvi più delle mie pene , mentre 
voglio tollerarle per amor vostro. 

Rinnova il proposiio di patire per amor 
di Gesiif e nomina che cosa. 

Punto terzo. 

Considera , come il Redentore , licen- 
ziato da Anna e rimasto %q\Xo \fi^ %^^\^\^ 
de' soldati, provò da essi V^VV.<i 'A \v»aswvo\^ 



5i MEDITAZIONE 

delia notte continui ed abborainevoli stra- 
pazzi. Dopo d'avergli bendato gli occhi , e 
fatta concorrere tutta la ciarma de' servitori 
più vili di casa; si diedero qae' malvagi a 
maltrattare Gesii con detti e fatti ingiurio- 
sissimi instigandoli a ciò Satanasso. Alcuni 
a gara lo sputacchiavano, imbrattando e o- 
scorando quel volto divino con schifosissimi 
sputi. Altri a vicenda lo schiaffeggiavano 
con rabbia e sdegno. Chi gli dava de'colpi 
nella testa, chi nella faccia, nel petto e nelle 
spalle con gran derisione e furore. Chi gli 
pelava la barba: chi gli stracciava i cappelli: 
e chi lo vituperava con parole. Non può ab- 
bastanza comprendersi il pessimo trattamen- 
to che fu fatto in quella notte a Gesù, stan- 
co e mezzo consumato, senza lasciargli mai 
prender verun riposo. Quanti sputi 'nella 
faccia, quanti pugni per la vita, quante per- 
cosse in tutto il corpo! Fermati col pen- 
siero in quel funesto spettacolo. Immagina- 
ti di essere spettatore di si dolorosa tra- 
gedia. Mira quel volto, che ora fa V am- 
mirazione degli Angeli, ed è fin dolce in- 
canto agli occhi dei beati, allora fatto gon- 
fio e livido per le percosse, e di più scon- 
iraffatto tatto dalle stomachevoli salive che 
yo ricoprono. Sta ad udire Geaxx , «iVfò V 



QUINTA 55 

dice per mezzo del suo Profeta: io ho pre- 
sentato le guance a quelli che mi percuo- 
tevano; io non ho ascoso la mia faccia a 
qnelli che mi caricavano di ingiurie e mi 
coprivano d'ignominia, lo sono stato saziato 
d'obbrobrj. Ammira il suo silenzio , la sua 
mansuetudine tra sì infami ingiurie. Sup- 
plicalo , che ne faccia parte ancora a te. 
i giudei bendarono la faccia a Gesù , per- 
chè non potevano soffrire lo splendore del 
suo volto e la dolcezza dei suoi sguardi, che 
avrebbero intenerito i cuori. Cosi vorreb- 
boDo i malvagi poter fare Iddio cieco, sic- 
ché non vedesse i loro peccati, per poter 
piìi liberamente abbandonarsi all'iniquità. 
Compatisci il Figlio di Dio, nel vederlo trat- 
tato si indegnamente da quelli che avea col- 
mato di beneGzj. Ringrazialo d' aver vo- 
luto soffrire tante ingiurie , per soddisfare 
a quegli oltraggi , che co* tuoi peccati hai 
tu fatto air eterno suo Padre; come anco 
per darti moltiplicati esempi di patire dagli 
altri uomini quello che ti faranno. Propo- 
ni di seguirlo ed imitarlo nella tolleranza 
di qualche male. 

Io vi adoro, Gesù mio Salvatore, lo mi 
prostra a* vostri piedi, credetk^o dckfò NÒviv^Va 
// Figlio di Dio vivo, cV\e àw^Va h^^>k^ "^^ 



56 MEDITAZIONE 

giudicare i vivi ed i morii. Io vi ringrazio, 
o mio Gesù, d'aver sofferto tanti sprezzi e 
tanti oltraggi per amor mìo. O quanto mi 
dispiace il vedervi maltrattato da si vili crea- 
tore. Voi siete il loro giuoco: essi vi han- 
no bendati gli occhi e insultano la vostra 
miseria. Io m'inorridisco al considerare , 
che quante volte ho peccato, in tutte que- 
ste volte ho tentato contro di voi on gra- 
vissimo insulto; e ianto male ho fatto a voi 
peccando, quanto vi fecero qne' perfidi già- 
dei, allorché vi sputarono in faccia e ve la 
lordarono. O faccia divina, la cui vista deve 
portare in noi una felicissima beatitudine! 
O faccia divina, che g^i angeli contemplano 
con un purissimo piacere, e che desiderano 
di veder sempre! Io vi scongiuro, o Signore, 
per la vostra dolcezza, per la vostra umiltà, 
per la vostra pazienza , virtù tutte, con le 
quali tolleraste tante indegnità e tanti ol- 
traggi, io vi scongiuro, di darmi grazie ab- 
bondanti acciò sopporti, come voi, le ingiu- 
rie e mali trattamenti, che mi saranno fatti; 
acciò li sopporti in silenzio, li sopporti in 
penitenza delle ingiurie fatte a voi da' miei 
peccati. È una cosa insopportabile, vedere 
OD verme della terra, come soo io, gonfiarsi 
iioi^a^/io e pretendere vendeUatiueiiVt^N^S 



QUINTA 57 

mio Dio, tacete tra vergognose umiliazio- 
ni; mentre voi mio Dio, indegnamente schiaf- 
feggiato da' vostri nemici, né meno aprite 
bocca per querelarvi. Perdonatemi le offese 
a voi fatte , che detesto sopra ogni male. 
Perdono anch'io a chiunque mi offenderà: 
anzi voglio fargli del bene per imitar voi, 
che avete fatto tante grazie a me, perfido 
oltraggiatore della vostra gloria. Vi chiedo 
nuova forza per farlo. Spero di conseguirla, 
acciò possa praticare per amor vostro l'atto 
più eccellente di carità che possa farsi verso 
il mio prossimo; cioè far bene a chi mi fa 
male: amare chi mi offende, come propongo 
di fare colla grazia vostra. 

Rinnoi^a piU volte qwsto proposito di far 
bene a cM ti ha fatto male. 

MEDITAZIONE VI. 

GBSÙ VIEN condotto A CAIFASSO E COLÀ 
BBAMINATO E GIUDICATO 

Da Anna passò Gesù legato a Caifasso, 
dove questo sommo Sacerdote con tutto il 
Concilio cercarono false testimonianze per 
farlo condannare. Ma non ne trovarono di 
convincenti, benché si preseutasaeco \sbaU\ 
falsi testìmoDJ. Gesù nout\ft^oTkà»H^Y^^^ 



5S MEDITAZIONE 

11 che vedendo Caifasso , scongiurò il Ro- 
deDtore a dirgli^ se era Cristo Figlio di Dio 
benedetto. Rispose Gesù: tu lo dici, ch'io 
SODO. E io dico in verità, che di qua a poco 
vedrai il Figliuol deirUomo a sedere alla 
destra della virtù di Dio , e venire nelle 
nuvole del cielo. Udita tal risposta, il pon- 
tefice si stracciò le vesti, dicendo: costai ha 
bestemmiato; a che desideriamo testimoni? 
Che ve ne pare? Allora dissero tdtti gli assi- 
stenti: egli è degno di morte. 

Punto primo. 

Considera, o anima mia, come viene con- 
dotto Gesù per le strade di Gerusalemme, 
legato qual ladro, e bene accompagnato da 
numerosa guardia, in mezzo ad una gran 
moltitudine di popolo che lo carica di ma- 
ledizioni e di ingiurie, tuttoché pochi giorni 
prima gli avesse date mille benedizioni ed 
applausi. Se ne va Gesù a piedi nudi, mezzo 
sfinito di forze per i continui travagli e pa- 
timenti da lui sofferti nella scorsa notte. I 
soldati gli raddoppiano la confusione col- 
l'andar gridando e convocando gente a ve- 
dere il prigione da loro fatto. Gesù in mez- 
zo a loro cammina con volto amile e man- 
suelo. Ha il cuore tutto pieno d' affetti 
per la gloria del Padre e per \\\s^ik'È ^^- 



SESTA 5g 

gli uomini. AI Padre offerisce i dispregi e 
gli affronti che gli vengono fatti. A noi uo- 
mini insegna il poco conto, che dee farsi 
delle lodi del mondo e de* suoi applausi , 
mentre cosi presto si cambiano in derisioni 
e contumelie. Povero Gesù abbandonato da 
tutti i discepoli e dalle turbe beneficate. Ora 
non lo. seguono, se non que' perfidi nemici 
che lo vogliono morto, e a tal fine lo met« 
tono in odio e gli si sveglia contro il fu- 
rore di quelli, che prima l'onoravano e l'ap- 
plaudivano. Prega il Signore che ti stac- 
chi il cuore dalla gloria vana di questo mon- 
do, e che ti faccia conoscere gli onori del 
mondo per una vanità soggetta a mancare, 
e a convertirsi in biasimo e disonore di chi 
li cerca. Non affetta di piacere agli uo- 
mini , né fa cosa veruna per ottenere la 
loro stima. Procura di piacere a Dio ed 
arricchire l'anima tua d'opere buone. Que- 
ste ti renderanno apprezzato da Dio e dal 
paradiso , né potrai mai perdere gli onori 
immortali che ti comunicherà Iddio nella 
sua gloria per il tuo ben operare. Pro- 
poni , di non curarti se non del gusto di 
Dio e de' suoi prcmj in cielo^ e questo prC" 
tendi solo del tuo, ben operare^ 
O Signore, come mai fe ^te^LOtsìvsi^V^Xv 



6o MEDITAZIONE 

nima mia dall'ambizioDe e dall' affetto di- 
sordinato alla stima degli aomini e agli o- 
neri mondani! In quanti peccati m* ha fatto 
rovinare quest'amore alle vanità! O Signore, 
viverò io sempre in questa miseria ? Fino 
a quando durerà questa tirannia dèi vano 
OQor terreno sopra il mio cuore? Voi po- 
tete liberarmene, disingannandomi e fa- 
cendo capire alla sciocca mia mente, che 
nulla v'è di più fallace, di più instabile e 
di più solito a cangiarsi, che l'applauso de- 
gli uomini , onde se m' affatico per conse- 
guirlo, vado dietro ad una vanità che pre- 
sto manca, e quasi sempre cangiasi in bia- 
simi e confusioni. Qiacchè voi mi offerite 
nel vostro paradiso onori immortali, onori 
subliihissimi, e per i quali m'avete creato, 
voglio meritarmeli , col non curarmi degli 
altri di questa terra. Spero di conseguirli 
per il merito delle vostre umiliazioni. De- 
sidero e amo. di ottenerli. Detesto tutti i 
peccati della mia superbia e vanagloria. Mio 
Dio, abbiate cura di me e liberatemi dal- 
l'ambizione. Sono creato e mantenuto in vita 
per piacere a voi. Voglio e propongo di non 
fare stima d'altri se non di voi. 

Propongo di non curarmi mai delle di- 
cerie mondane, massime se con queste vo- 



SESTA 6 1 

lessero gli uomini impedirmi il servire a voi 
daddovero, come spero di poter fare. Mio 
Dio, vi amo più che me stesso. 
Rinnova più volte questo proposito. 

Punto secondo. 

Rimira Gesù ad an secondo tribunale 
eh e quello di Caifasso, assistito da nume- 
roso concorso di sacerdoti ed altri capi, tutti 
avversar] rabbiosissimi del Signore. Avanti 
di questo sta Gesù come reo con le mani 
legate; e mostra una grand^ umiltà e mo- 
destia. I suoi nemici cercano de' calunnia- 
tori e de' falsi testimoni per farlo comparir 
reo. Ma tale è l'innocenza, cosi luminosa è 
la santità della sua vita, che tra tanti accu- 
satori, ninno può addur causa bastevolmen- 
te provata per farlo condannare .Gesù medési- 
mo in tutte queste calunnie non proferi mai 
parola; cosi chiara ed aperta compariva la 
sua innocenza. Allora Caifasso lo scongiurò 
perii nome di Dio a dirgli, se era Cristo 
Figliuolo dell'Altìssimo. AI che risponden- 
do in riverenza del santo nome di Dio, che 
egli era tale, e che l'avrebbero veduto ve- 
nire nelle nuvqle in trono di maestà e pos- 
sanza; subito Caifasso, stracciandosi le ve- 
sti, gridò che Gesù aNCNa^ Vi^%Vei\0Mi\'^^> ^^^ 
caaclase con gli illvV \uVVÀ, cJafò ^^\ò^i ^^^ 



Cì2 MEDITAZIONK 

reo di morte. Compatisci il Figlio di Dio. 
Viene costretto a jparlare, quando pure ama 
il tacere, e se parla, si calunniano le sue 
parole e vi si fonda sopra la condanna della 
sua morte. In questa vita, cosi combattuta 
dalie calunnie e maldicenze de' cattivi, han- 
no i baoni necessità di rimirar l'esempio 
del Redentore per consolarsi negli aggravj 
fatti alla loro innocenza. Convien riflettere 
con Gesù al giorno finale, in cui Gesvi me- 
desimo, tanto umiliato e disprezzato da'cat- 
tivì, sarà veduto giudice de' vivi e de' morti, 
ricuperare l'onor suo e renderlo in faccia 
al mondo a tatti gl'innocenti. Che confu- 
sione sarà allora quella de'perversilChe giu- 
bilo, che trionfo de' buoni.' Breve è la pos- 
sanza de' maledici in questo mondo, né in- 
contra gran credito. Contuttociò quando an- 
che l 'ottenesse, deve terminar presto e con- 
vertirsi in loro orrenda vergogna, condan- 
nati nell'inferno a f)erpetui vilipendi e di- 
sonori ; laddove ì buoni calunniati si ve- 
dranno nel di del giudizio e per tutta Te- 
ternità applauditi, onorati ed esaltati per le 
calunnie fortemente e con pazienza tollerate 
ad esempio del loro Padrone e Maestro. Tu 
intanto non perderti d'animo in simili tra- 
ragìi. Rimira il fine e come s Wwxvfò ^ 



SESTA 6?> 

cambiare le cose. Che sarà di Caifasso e dei 
suoi compagni in quella final comparsa? E 
che sarà di lui e di tutti gli scellerati per 
una intera eternità neirinferno. A vista di 
milioni d'uomini e di demon)^ saranno som- 
mamente avviliti e disonorati con essi. Per 
amore de' beni eterni e per l'acquisto degli 
applausi celesti si possono ben tollerare le 
umiliazioni e brevi mortificazioni di questa 
vita temporale. Pensa a quel tempo, pensa a 
quell'eternità che non finirà mai, per pren- 
der animo e conforto negli accidenti passeg- 
gieri di questo tempo che sono a noi molesti 
ed afflittivi del corpo, dell'onore e dello spirito. 
O Figlio di Dio, supremo Giudice deri- 
vi e de* morti, vero Dio, e vero Uomo, io 
m'umilio davanti a quel trono di maestosa 
possanza, in cui ora sedete, in cui vi farete 
vedere nel final giudizio, per esser adorato 
ed esaltato da tutti i vivendi. Godo, che si 
accosti quel tempo di vostra esaltazione, in 
cui voi somalamente glorioso e trionfante 
sarete coufesratò dalle lingue anche dei vo- 
stri nemici, per innocentissimo, santissimo, 
giustissimo, onnipotente monarca. Mi con- 
gratulo con voi dell'onore sommo, a cui pas- 
sante iii cielo dalle igaom'xm^ lo\\.«\siwcw\fòV^- 
lerate sulla terra. Deìal M^, Ovì'v^ ìn^h?^^ 



6i MEDITAZIONE 

i voslrl esempi nelle mortificazioni che do- 
vrò provare dagli uomini. Bramo di sop- 
portarle senza furore, vendetta, o risenti- 
mento. Vi supplico, che mi diate forza a 
farlo. Eleggo d'esser umiliato con voi, men^ 
tre spero ch^ la mia innocenza sarà esal- 
tata da voi. lo sono cieco, io sono ignoran- 
tissimo delle cose eterne, supplico la vostra 
infinita sapienza ad illuminarmi. Deh! fa- 
temi conoscere il sommo onore, che voi te- 
nete apparecchiato nel giorno del giudizio, 
e nei giorni eterni a chi vi serve e a chi 
vi ama, e per amor vostro non curò l'onor 
suo, ma solo attese ad esaltar voi. Voi spie- 
gatelo con qualche raggio di santa illustra- 
zione airanima mia; aqcip aneli a quegli 
onori inesplicabili ed incomprensibili, acciò 
si accenda tutta nella brama di possederli; 
acciò s'invigorisca e si fortifichi colla spe- 
ranza di averli. Io spero d'essere per sem- 
pre felice, onorato e applaudito con voi. Lo 
bramo, e mi contento di tanto. Mio infinito 
Creatore vi voglio bene sopr^ ogni bene. 
Rinnova i propositi fatti di non curar- 
ti degli altrui applausi , diceria e biasimi. 
Proponi di nuovo^ di voler badar a te, al 
fuo paradiso e alVanima (uà, eh'è quanto 
unicamente importa. 



SÈSTA 65 

Punto terzo 
Da quello, che macchinano i giudei per 
opprimere Tìnnocenza di Gesù e per farlo 
comparire sommamente reo in faccia al mon- 
do, considera, anima mia, la gran facilità 
di tanti e tanti uomini, nel levare agli altri 
il loro buon nome , nel denigrare la loro 
buona fama, e fargliela perdere con calnn** 
nie, e con maligne esagerazioni di colpe in 
gran parte false e non vere. Oh quanto con* 
viene andar riguardati nel censurare gli al* 
tri e nel toccare un bene si prezioso, co* 
me è la fama buona del prossimo! Bene 
più stimabile di tutte le ricchezze; bene 
cosi caro a molti, che per conservarlo e 
accrescerlo, non curano t pericoli piìi ma- 
nifesti di perdere la vita. E pure con quanta 
facilità questo buon nome si perde da tanti 
a cagione delle altrui maldicenze? Tal volta 
per semplici sospetti mal fondati si spar* 
gono gravissime calunnie. Tal altra s'ampli* 
fìcano i piccoli falli con tante aggiunte ed 
esagerazioni si enormi, che i piccoli falli si 
fanno ascendere a gravissimi peccati. Quan* 
ti sono facilf a interpretare sinistramente le 
buone azioni del prossimo! Quanti pronti a 
torcerle in mala parte! Ogivxm^ «v \««v«:^"^ 
di essere iacerata daVVaWTxù Wxkavsi^^ ^^^j^- 



6(J MEDITAZIONE 

latito con la sua liugua niuuo sa tialleiiersi 
dal dir male d' altri. Tu vedi , che con- 
tro il Redentore tutto serve per farlo ere* 
dere uomo cattivo. Se rende ragione di se, 
viene calunniato per arrogante e sprezzato 
da' giudici. Se' confessa la verità, viene di- 
chiarato per bestemmiatore, condannato dai 
suoi stessi detti alla morte. Se tace , vien 
minacciato di castigo e di pena. Dio ti guar- 
di dair esser uomo maligno e facile a dir 
male. In quanti peccati cadrai tu mai! Esa- 
minati un poco, come governi la tua lin- 
gua: se sei facile a comunicare ad altri 
i tuoi sospetti centra l'onore del prossimo: 
• se sei facile ad interpretare in male le 
loro azioni : se sei facile a raccontare i 
lt»ro falli e ad esagerarli : se narri facil- 
mente quel male che odi ad altri , non 
riflettendo, se chi te l'ha detto, sia perso- 
na degna di fède, o pure possa essersi in- 
gannata, possa calunniar altri. Come vor- 
rai tu esser trattato nell'onore e nella fa- 
ma, in simil maniera regola la tua lingua 
nel parlare del tuo prossimo , e proponi di 
farlo. 

O Signore, voi comandale ch'io ami il 
mio prossimo , eh* io m' aisl^u^^dL d-dV ^<&v%Vv 
rerua male nella \ila u^VW io\iv\, ^ \\^>Xq- 



SF.STA 67 

iiore. Voi mi consigliate eh io faccia ad al- 
tri quei bene, che vorrei fosse fatto a me. 
Signore, io sono geloso del mio onore: non 
vorrei, che alcun parlasse mai contro il mio 
buon nome. Vorrei, che ognuno rispettasse 
la mìa fama. Con tutto ciò confessa d'aver 
mormorato del mio prossimo, e d'esser fa- 
cile a pregiudicare alla sua stima con quelle 
maldicenze che voi ben sapete. 

O Signore, io vi prometto miglior custo- 
dia della mia lingua e miglior cautela nel 
parlare d'altri. Ma vi prego ancora delle 
vostre grazie, che pongano freno alla mia 
favella. Voi ben sapete, quanto difficil cosa 
sia il raffrenarla dai peccati. Confesso i pas- 
sati falli della mia lingua. Me ne vergogno, 
per aver con tanto numero di colpe dan- 
neggiato il mio prossimo, che per amor vo- 
stro dovevo amare e beneficare. Mi pento 
di aver parlato in offesa vostra e del pros- 
simo, che per amor vostro dovevo amare e 
beneficare. Considero la mìa lingua tutta 
malizia, tutta nequizia. Voi compartitele i 
vostri doni, acciò non precipiti in nuove col- 
pe colle mie parole. Eleggo di morire colla 
vostra grazia piuttosto, che vivere con of- 
fesa vostra. 

Verbo eterno che sveVe \^ n^^^ ^^ ^"^^ 



6^ MEDITAZIONE 

viri Padre, voi sanliiìcate la mia lingua, ac- 
ciò dia a voi lodi, benedizioni e grazie con« 
tinne, come si deve: acciò lodi la virtù del 
mio prossimo, acciò taccia e occulti i suoi 
difetti, facendo questo bene allo stesso mio 
prossimo, perchè è vostro Gglio, perchè è 
immagine vostra e vostra creatura, a cui in 
riguardo di voi, si deve onore e riverenza. 
Quel bene che farò al prossimo, e quel male 
che m'asterrò di fargli, tutto sarà in riguar- 
do vostro. Cosi propongo di fare, e implo*' 
ro perciò il vostro santo aiuto, di cui som* 
mamenle abbisogno, e che da voi spero, 
bontà e misericordia infinita. 

1 

MEDITAZIONE VII. 

GESÙ VIENE ACCUSATO DAVANTI A PILATO 

Fatto giorno s'unirono dì nuovo i prin- 
cipi de' sacerdoti co* capi del popolo, e con* 
dusseroGesù a Ponzio Pilato presidente del- 
la Giudea. Comparso il Redentore avanti 
il giudice romano, chiese questi a'giqdei, 
che accusa recassero contro quel reo cat* 
turato. Risposero essi , se non fosse stato 
malfattore noi non te l'avressimo condotto. 
Ma instando Pilato , acc\^ d\cV!k\9Ta&seTo la 
reità di Gesù^ cominciarono «là ^cev\s;«\^ ^\ 



SETTIBffà 69 

tre misfatli; primo, che spargesse nel po- 
polo Olia falsa dottrioa; secondo, che proi- 
bisse il pagar tributo a Cesare; terzo ch'e- 
gli si chiamasse il Messia, promesso re alla 
nazione giudaica. Udendo Pilato queste ac- 
cuse, se ne entrò nella sala del tribunale, 
per interrogare G«sù de' falli oppostigli. 
Gesù diede risposte a Pilato cosi aggiusta- 
« te , che lo convinse della sua innocenza e 
della malvagità de' suoi accusatori. Usci per 
tanto Pilato dal pretorio a vista del popolo, 
conducendo seco Gesù, e disse: io non trovo 
in questo uomo causa per condannarlp. U- 
dendo ciò i principi dei sacerdoti e i vec- 
chi, temendo che Pilato non lo liberasse, 
lo accusarono di nuovo di molte cose, alle 
quali Gesù non volle dar risposta; perchè 
erano accuse così deboli e cosi mal provate, 
che non la meritavano. Disse allora Pilato, 
non vedi in quante cose ti accusano, e quanti 
testimoni si producono contro di te? È pos- 
sibile , che tu non voglia risponder nulla? 
Con tuttociò seguitò Gesù a tacere in ma- 
niera tale, che il presidente se ne maravi- 
gliava assai. 

Punto primo. 

Considera , o anima itt\«^^ \^ "^^^^^^^ ^^^ 
al Redentore^ per comoVai^x , ^«»^^^ '^'^'^ 



«70 MEDITAZIONE 

il Signore permettesse che fosse maltrattata 
la tua innocenza. Osserva come viene 
calunniala quella del Figlio di Dio. Egli è 
accusato di essere un uomo turbolento e se- 
dizioso. Pure si sa , che non predicava se 
non la pace e l'amore de* suoi nemici. Vie- 
ne accusato di sollevar il popolo e di proi- 
bir i tributi dovuti a Cesare; e pur si sa, 
che inculcava l'ubbidienza a' suoi maggiori, 
e che pagò tributo per sé e per s. Pietro. 
Venne accusato di arrogarsi la qualità di 
re, e pur questa fu fuggita da lui, quando 
le turbe trattarono di riconoscerlo per loro 
sovrano. Gesù rispose e confutò chiaramente 
tutte le accuse dategli: con tutto ciò fu trat- 
tato da colpevole e fu condannato al casti- 
go da quello stesso che lo dichiarava inno- 
cente. Sai tu, anirna mia, perchè le per- 
sone buone esultano e si rallegrano nelle 
calunnie e torti fatti alla loro innocenza ? 
Perchè si vedono fatte simili al loro Dio, 
affrontato nell'onore su i pubblici tribunali. 
Queste calunnie vengono inventate da'giu- 
dei, non solo per procurar la morte a Ge- 
sù, ma per procurargli una morte infamis- 
sima e crudelissima, qual si soleva dare ai 
l'ibelli di stato ^ a' iradìtoù deVla ^aUia^ ai' 
pubblici l^estemmiatori. \o\eN^wo Y^n^v'ù ^ 



SETTIMA 71 

Gesù la vita , 1' onore e ogni bene. Gesù , 
dopo d'aver parlato qualche poco in saa di- 
fesa, si pose a tacere con maraviglioso si- 
lenzio, tutto che venisse stimolato a parlare 
dalla qualità delle accuse falsissime, gravis- 
sime e funestissime alla sua vita e riputa- 
zione. Ma Gesù voleva dare esen^)io di man- 
suetudine e fortezza ne' sommi mali. Voleva 
insegnarci a non temere i disonori e le in- 
famie: a non far conto de' giudizj stravolti 
degli uomini soggetti a mille errori e fal- 
sità, e ciò per amore e per ossequio del no- 
stro gran Dio, che ci renderà in cielo al- 
trettanto più gloriosi e più venerati, quanto 
qui in terra fummo per lui più vilipesi. 

fie vorrai essere uomo da bene, ti con- 
verrà tollerare d'esser biasimato ed anche 
calunniato. Quando pur stimi bene di di- 
fenderti dall'altrui dicerie e maldicenze, devi 
farlo con modestia e pace, astenendoti dai 
violenti sdegni e dalle appassionate escan- 
descenze. Ma sopra tutto non esser di quelli, 
che danno in istravaganze per ogni parola, 
detta talvolta a caso e senza considerazione. 

Proponi di guadagnarti il cielo e la com- 
pagnia degli angeli col tollerare qui in terra. 

O Signore , so che m\ covwVwsifc ^Tèècs^ ^ 
massime dagli aliti uoxiùtÀ^ ^^\ q^^v^^^n 



7'i MEDITAZIONE 

e pure ogni piccola cosa mi turba l'anima 
e mi mette uel cuore mille laquietudini. 
NoQ tardate, Signore, a soccorrermi in tati 
emergenze, perchè il vigore del mio spirito 
è fìacchissìmo e languidissimo. Quante ca- 
lunnie s'adunarono contro di voi per farvi 
apparir reo! £ pure in voi fu una imma- 
colata santità, e nei vostri fatti e detti sem- 
pre risplendetle una purissima innocenza e- 
sente da ogni colpa. Tutto faceste bene, in 
lutto parlaste saviamente: e pure da tatto 
si prende argomento per formarvi la con- 
dannazione alla più infame morte del mon- 
do. O Signore, eome sono mai stolti i giu- 
dizj degli uomini l Operano bene i vostri 
fedeli servi a farne nessun conto. Io vi of- 
ferisco tutti i gaudj, tutte le generose al- 
legrezze, colle quali i santi esultavano nelle 
calunnie, negli strapazzi e nelle confusioni 
tollerate per amor vostro. Mi congratulo con 
voi deironore, che vi rendevano colla imi- 
tazione de' vostri ammirabili esempi, lo pur 
propongo di moderare la collera ne' risen- 
timenti. Propongo di tacere quando sarò 
offeso o di difendermi con pace, e senza of- 
fesa d'altri. Propongo di far dèi bene a chi 
joJ ha dÌ5^aslato, astenendomi dal biasimarlo 
^ da ogni altra cosa che posssi à\s^\^<:^T^v, 



SETTIMA 73 

Ma questi propositi abbisognano assai delle 
vostre grazie. Disingannatemi nella falsa 
stima dellonor mondano. Fatemi conoscere 
il gran bene, che vi è nel patire per amor 
vostro. Ve ne prego per la vostra infinita 
bontà. Ve ne supplico per i meriti delle vo- 
stre pene: di nuovo ve ne prego. 

Rinnova il proposito di frenare la colle^ 
ra in occasione di disgusti. 

Punto secondo. 

tiesù è innocente, e pure viene trattato 
da colpevole. Gesù non peccò mai, e pure 
éì soggettò alla pena, quasi che fosse il più 
reo malfattore. Accadrà talvolta che T uo- 
mo falli, e pure non vuol tollerare la pena 
del suo fallo. Avrà l'uomo fatto cose degne 
di biasima, e né meno vuol essere avver- 
tito. Pretende l'onore che non è dovuto se 
non alla virtù. Se per lavvenire cadi in qual- 
che fallo, e permette Iddio, che tu ne sii 
biasimato, fors 'anche punito, accetta per 
penitenza de' tuoi falli quella confusione o 
travaglio, che per mezzo altrui t'invia lagiu- 
stizia di Dio. Invece di lamentartene, pro- 
cura di emendarti, e toglier da te quel di- 
fetto; giacché Iddio a tal fine ti manda quel- 
la mortificazione, cioè per em^ud.'^tVÀ ^ y^\- 
grsrll. Conviene ancora fat petivVewLss. ^^\sss\ 

^feditazioni ^ 



74 MEDITAZIONE 

fatto. Se Doi aspettiamo a farla Dell'altra vita, 
ci soprastano gran pene della divina giusti- 
lia. Con poco patire in questo mondo pos- 
siamo esser liberati da grosso debito di pene 
neiraltro. Abbiamo fatto soffrire laogamen- 
te Iddio colle offese fattegli ; Iddio vuole 
far soffrire anche a noi le pene di tante of- 
fese. È gran pietà che si contenti de' mali 
di questa vita da noi tollerati con pa^eienza, 
e in tal riguardo ci sminaisca o risparmii 
i mali del purgatorio , atrocissimi e molto 
lunghi. Offerisci dunqae in penitenza de* 
tnoi peccati tatte le miserie della taa vita 
avvenire, cioè mali tratti, disprezzi, malin- 
conie, persecuzioni, protestandoti pronto ad 
abbracciare tutto dalla divina mano in sod- 
disfazione dei gran debiti che fiicesti con 
lui peccando. Se Iddio ti vorrà umiliato , 
ricordati che ti ha rbparmiato gli avvi- 
limenti etemi nell'inferno , dove guai a te 
se ti capitavi , mentre per i tuoi pecca- 
ti vi saresti stato un'intera eternità assai 
più disonorato ed infame. 

Mio Dio, io mi confesso reo di gravi ed 

abbominevoli peccati, per i qoali merito di 

patire un abisso di confusione: merito di 

essere avvilito da tutti come slato nemico 

a voi e odiato dalla vostra reVW^sm^ ^vql- 



SETTIMA 75 

stizia. Quando considero la mia scorretta e 
rilassata vita , m' empio tutto di rossore, 
e mi confesso degno che lutti mi biasi- 
mino e mi abbominino ^roe ripieno d'ogni 
peggior lordura. Con tutto ciò sono povero 
e son superbo. Sono miserabile, né so pa- 
tire le umiliazioni anche leggiere e dovute 
alle mie miserie. Mi risento contro ogni pa- 
rola di avviso amorevole e di correzione 
che mi venga fat'ta. Vorrei pure risolvermi 
a patire qualche cosa in penitenza de*miei 
peccati. Ma con questo cuore cosi impazien- 
te, cosi sdegnoso e risentito non posso far 
cosa buona. Date, se vi piace, a tante mi* 
serie rimedio. Fatemi capire i disonori e- 
terni e le infamie perpetue, nelle quali do- 
veva cadere cogli altri dannati, se la vostra 
misericordia non mi tratteneva. Posso ben 
accettare qualche confusione mortiGcazione 
che mi mandate: propongo d'abbracciarla, 
come cosa molto minore di quanto mi si 
doveva. V'amo con tutto il cuore e pia di 
ogni bene. 

Punto terzo. 

Considera il maraviglioso silenzio pra- 
ticato pia volte dal Redentore tra tante ca- 
loooia impostegli nel tempo di^Wd. ^xv\ ^^^v* 
sione. Vedeva il nlun ulWo cVie ^^\^\Xv^ ^^- 



76 MEDITAZIONE 

vato dal suo parlare; onde slimò meglio di 
tacere ed affezionar noi col suo esempio 
all'amor del raccoglimento e del silenzio. 
Ed io mìsero e sconsigliato, sono tanto lo- 
quace che non Gnisco mai di parlare e di 
perdere ogni divozione in ciarle e parole 
inutili. Dehf se considerassi un poco il conto 
strettissimo che devo rendere 9 Dio d'ogni 
mio detto, non sarei cosi profuso nel par- 
lare. Penserei più a quello, che son per dire, 
a Gne di non commettere tanti peccati, in 
quanti cade chi si dà troppo alla libertà 
del discorrere. Gesù nella sua passione parlò 
poco, ma parlò bene. E con tutto ciò per 
il suo savio e ragionevolissimo parlare fa 
calunniato e fortemente aggravato. Fu que- 
sta pena una pena data a Gesii per il no- 
stro parlar libero e senza riflessione, casti- 
gando Iddio Padre nel suo Figliuolo la li- 
cenza nostra nel favellare, e le grandi e 
continue offese che gli facciamo solla no- 
stra lingua. 

Il tacere è anche più necessario a chi si 
trova tormentato signoreggiato da qualun- 
que passione di collera, di vendetta, d'in- 
vidia, ecc. perchè allora è facile che voglia 
sfogare la saa passione in mormorazioni^ 
/a rimproveri, in accuse d'AVtX, \w \\i\.^x- 



SETTIMA 77 

pretazioni sinistre deTatti e detti di quei, 
contra i quali arde la passione. Uà uomo 
appassionato è come un nomo cieco, fre- 
netico^ mezzo fuor di senno. Conviene per 
tanto che badi a quel che opera, mentre in 
tale stato è soggetto ad ogni fallo, tanto 
più pregiudiziale quanto che la sua passione 
può colorirglielo per necessario e forse an- 
che per virtuoso. In tali emergenti di pas- 
sione accesa o dominante è necessario aste- 
nersi dal fare e dire cosa veruna, o pure 
consigliarsi con Dio prima di parlare e di 
operare, a, fine di non precipitarsi in er- 
rori quasi certi a chi parla, o opera con 
passione. Chiedi a Dio che ti governi la 
lingua. Questa è la prima che tocca Iddio 
quando ti comunichi. Supplicalo che so- 
pra d'essa sparga più copiose le sue gra- 
zie, che le servano di freno per ben rego- 
larla. Ama il tacere e modera quella gran 
voglia che hai di profonderti in discorsi e 
parole per lo più inutili e vane. 

O Signore, io mi trovo in un mar di mi- 
serie; eppure ad altro non penso che ad 
accrescerle col permettere ogni libertà alla 
mia lingua, lo vi prego regolarla voi con 
una particolare assistenza delle vostre %c«r 
zief affeziotkàiemi dì silenzio ^ e àV^^vìn^iha. 



78 MEDITAZIONE 

del parlare. Voi siete la sapienza del Pa- 
dre. Dalla vostra bocca non uscirono se 
non parole di verità, di prudenza e di san- 
tità. La vostra lingua s' impiegò sempre in 
dar lodi al cejeste Padre, e in far del bene 
al prossimo. Io vi prego a santificare la mia 
lingua. Voi ben sapete in quanti gran pec- 
cati sia io caduto col mio discorso, lo li de- 
testo, li odio , perchè hanno dispiaciuto a 
voi. Ma non vorrei aggiungerne di nuovi. Io vi 
offerisco tutti i meriti della vostra sacrata 
lingua, con cui continitamente benedice- 
ste, lodaste e glorificaste il vostro supremo 
Padre. Questi sono donati a me, e posso 
offerirli a voi per riceverne in premio quello 
di cui abbisogno. Desidero che» la mia lin- 
gua vi onori colle preghiere e colle bene- 
dizioni. Bramo che si moderi nella libertà 
di favellare. Pa me nulla posso di buono. 
In voi e nei vostri meriti io posso tutto. 
Imploro la vostra liberalità a beneficarmi 
in riguardo d'essi. Bramo che la mia lin- 
gua s'impieghi in atti di fede, di speranza 
e d'amore. Il suo impiego sia raffermare 
spesso a voi quello che ora vi dico : Signore^ 
spero da voi quel bene che la vostra sa- 
idrata lingua ci ha tante volte promesso, 
^mo queirimmensa 6ontà che Itf ^JOsUa «- 



SETTIMA 'jg 

lante lingua mi comandò d'amare. Spero 
in voiy credo a voi, amo voi. Cosi mi pro- 
testo ora, e cosi seguirò a protestarvi in 
vita e in morte, e con tali atti di fede, di 
speranza e d'amore bramo e vi chieggo di 
morire e terminare la mia vita ad onor 
vostro. 

Proponi di fare spesso quegli atti di 
credo in voi, spero in voi, amo voi, o mio 
Dio. 

MEDITAZIONE Vili. 

PECCATO B PENITENZA DI 8. PIETRO. 

Foggiti gli apostoli, 8. Pietro non lasciò 
di seguitare Cristo, ma da lontano. Con Ini 
andava nn altro discepolo, che per essere 
noto al pontefice, entrò con Gesù nel cor- 
tile, «d entrando ancor Pietro, s'accostò 
vicino al fooco per ristorarsi dal freddo che 
allora taceva. Intanto ginnse nna donna serva 
del pontefice che mirato Pietro e ricono- 
Ecintolo per discepolo di Cristo , disse ai 
circostanti: «ostai è della scuola di Gesù, 
e voltandosi a Pietro gli disse: al certo tn 
sei discepolo di quell'uomo: al certo tu an- 
àari eoa Gesù Nazareno. IWs^cy^^ YxftN:^^ 



So MEDITAZIONE 

Non so quello che tu dica; io non sono 
suo tìiscepolo, né meno lo conosco. Poco 
dopo stando tutti a scaldarsi al fuoco, fuvvi 
chi disse a Pietro: non sei tu uno de'disce- 
poli di quest'uomo? Ma Pietro con giura- 
mento negò, dicendo che non .conosceva tal 
uomo. Di là ad un'ora tornarono per la 
terza volta a fargli più gagliarde instanze, 
per sapere se era discepolo di Cristo, men- 
tre pareva a quelle genti, d avere più con- 
trassegni da crederlo per tale. Ma Pietro 
tornò a negare e rinegare, confermando con 
ispergiuri, bestemmie e maledizioni il detto 
suo. Allora il gallo cantò: e Gesù voltando 
nel tempo stesso lo sguardo verso Pietro, 
lo mirò e lo corresse del suo mal fatto. Sic- 
ché Pietro, tutto confuso e dolente se' ne 
usci fuori e pianse amaramente. 

Punto primo 

Pietro nega Gesù suo maestro, da cui 
era slato tanto favorito, quando lo preferi 
agli altri apostoli e lo fece capo della Chiesa. 
Pietro nega Gesù dopo d'essersi solenne- 
mente protestato di mai abbandonarlo, lo 
nega e come Dio e come uomo dicendo: 
non conosco colui in verun modo. Lo nega, 
tentato dalla voce di una semplice femmina; 
Ile par si ricorda di aver fatto il generoso 



OTTAVA Si 

e prode la sera avanti nel cenacolo, e van- 
tatosi di morire prima mille volte che of- 
fenderlo. Vi è ancora di più. Pietro nega 
Gesù tre volte, lo nega con giaramento, e 
con gravi imprecazioni. Ecco fin dove sì 
avanza la malizia nostra, fino a divenire 
bestemmiatori di Dio nostro Padrone e Sal- 
vatore. Ecco come da piccolo fallo si passa 
ai peccati enormi. Cerchi le cagioni di que- 
sta spaventosa cadata? Sia la. prima, perchè 
Pietro erasi raffreddato nell'amore, ohe pri- 
ma portava al suo Maestro: era divenato 
tiepido, mentre lo seguitava solo da lontano, 
e più per curiosità che per altro. Un'ani- 
ma tiepida non vive lungo tempo senza ca- 
dere in falli gravi,' perchè la tiepidezza è 
an misto d'amore buono, e di qualche rea 
passione. Ora la passione si aumenta a mi- 
sura tale, che estingue l'amor divino. Viene 
ancora in pena della sua tiepidezza privato 
il tepido da Dio di molte grazie, si chd 
quest'anima fiacca e languida, se è tentata 
dal demonio, cede a'suoi assalti e cade. Ri- 
fletti sopra di te , se ti trovi in *tale 
stato di'' languidezza, raffreddata nel bene, 
negligente alle tue opere b\ioi\^ ^ 4\%V^^^ic^ 
da Die* Proponi di emeiiÀ^tNA c^^ ^^^ 
pronto ritorno alle la© pt'wùe ^\\oti««^ 



^^^ 



82 MKDITAZIONK 

all'orazione e frequenza de'sacramenii, alla 
mortificazione della taa collera , ambizione 
e vanità. Altrimenti questo raffreddamento 
nel bene anderà a finire in gravissimi pec- 
cati, e forse anche nella taa dannazione 
etema. 

O Signore, quanto mi confondo e mi ar- 
rossisco alla considerazione di me stesso e 
delle mie freddezze e negligenze nel bene! 
O mio Dio, come è possibile che dopo tante 
graziefattemi da voi, io sia cosi trascurato nel 
vincere le mie passioni, cosi spogliato d'ogni 
virtù e pieno d'ogni vizio? Mio Signore por- 
getemi il vostro aiuto; altrimenti io me ne 
vado in precipizio. Io voglio essere servo 
e schiavo vostro perpetuo. Voglio in ogni 
maniera amar voi, e servirvi con tutto il 
cuore. Meriterei per le mie tiepidezze nel 
bene, d'essere da voi abbandonato e lasciato 
in preda alle tentazioni e ai demonj che 
mi ruinassero; ma spero che la vostra mi- 
sericordia con nuovo fuoco di santo amore 
riscalderà le mie freddezze e con nuovi sti- 
moli di vigorose inspirazioni mi spronerà 
a far del bene. Non abbandonate quest'ani- 
ma, acciò non divenga preda del peccato e 
di Satanasso. Mi vergogno à^V m\o Nvs«t^ 

irascurato e negligenle ti©\ *e>%w\V«t W 



tt 



OTTAVA 85 

bene e nel fuggir il male. Propongo di ser- 
virvi meglio col moltiplicare le mie opere 
buone e farle con attenzione, con diligenza 
e con amore a voi, a cui pretendo di dare 
gusto ed allegrezza in ogni mia buona a* 
zione. Vi amo intanto e vi amo oon tatto 
il cuore. 

Punto secondo. 
San Pietro ha peccato perchè ha confi- 
dato troppo nelle sue forze e ne^suoi pas- 
sati fervori. Non conosceva bene la sua som- 
ma debolezza. Era pieno di superbia e di 
presunzione; si anteponeva agli altri apo- 
stoli, vantandosi^ che quando anche gli al- 
tri avessero abbandonato Gesù, non l'avrebbe 
fatto egli. Diceva nel suo fervore, che niuna 
tentazione avrebbe potato abbatterlo. Era 
cosi gon6o della stima di se medesimo, che 
né pur volle credere al Redentore maestro, 
da cui fu assicurato che ben tre volte ne- 
gato l'avrebbe. Mosso da questa presun- 
zione trascurò il fare orazione, il racco- 
mandarsi al celeste Padre , e F implorare 
sopra di sé i celesti ajati. Impara all'al- 
trui spese. Non v'è cosa più pericolosa, 
quanto ilpresnmere delle noslveloTi^ ^xV^^w- 
tìdare ae'aostrì proposili . No\ siaiftft ^\«tì\ ^x 
malvagità e di malizia. Siamo c^^^cv^\^^- 



84 MEDITAZIONE 

dere ìq ogni più enorme peccato, se la mano 
di Dìo con ispecial assistenza non ci trat- 
tiene. Chi avrebbe creduto che l'apostolo il 
più esaltato, il più fervoroso degli altri dopo 
tre anni di scuola e d' ammaestramenti a- 
vuti dalia divina Sapienza, si precipitasse in 
si orrendo peccato? Se vuoi far cosa buona, 
spesso umiliati avanti Iddio ; protestali 
ai piedi della sua grandezza che hai estremo 
bisogno di lui ; che tutto i^ tuo ben fare 
vien da lui; che tu non sei capace, se non 
di peccare con ogni genere di peggior e- 
normità. Temi sempre di te stesso ,e del- 
la tua fragilità. Raccomandati spesso a 
Dio, e nel recitare il Pater noster, ferma- 
ti sa quelle ultime parole: Signore non ci 
indurre in tentazione, ma liberaci da ogni 
male. 

O Signore, vera luce dell' anima nostra, 
illuminate la mia mente, acciò conosca l'a- 
bisso della mia miseria e malizia. M'umi- 
lio davanti aHa pienezza del vostro essere 
infinito. Riconosco dalla vostra liberalità e 
misericordia ogni bene che faccio. In me 
ogni cosa è malizia: e da me, lasciato colle 
la/e forze, non uscirebbero se non peccati 
e iniqattà. Vi ringrazio, che abYAaVe Vni^^- 
^yfo al demonio tante volle \\ leuVwrmvNV 



OTTAVA 85 

ringrazio, che mi abbiate preservato da 
tante colpe, le qaali avrei commesso, se voi 
non aveste vegliato sopra di me con ana 
special provvidenza. Vi ringrazio che ab- 
biate allontanato da me tanti pericoli di 
peccare e che m'abbiate fortificato colla vo- 
stra grazia in tante occasioni d'offendervi. 
Se io mi salverò, come spero, protesterò a 
voi per tutta Teternità, che la mia salvezza 
è opera dell'amor vostro parzialissimo verso 
di me. Vi confesso, che ho bisogno estre- 
mo di voi, e pure non merito da voi che 
mi aiutiate. Liberatemi, o mio Dio, dal pec- 
cato, dalle comodità di commetterlo. Al- 
lontanate da me ogni allettamento a'piaceri 
vietati e a'beni sordidi e terreni, acciò ami 
voi sempre, come ora vi amo, o Dio ama- 
bilissimo, Dio amantissimo delFanima mia, 
Dio profusissimo nello spargere sopra di 
me le vostre misericordie. 

Rinnova ^l proposito di dire spesso a 
Dio : Signore, non m'indurre in tentazione. 

• Punto terzo. 

San Pietro è caduto in peccato perchè si 
è posto temerariamente neiroccasione di pec- 
care. Entrò nel palazzo del 8omm<^ ^^<^<%\:- 
dote per curiosità d'i \edetft cJwb Oa» i\ ^• 
cera, e udire ciò che \\ %\ It^VX^n^ò.. ^\ ^^**^ 



86 MEDITAZIONE 

ÌD compagnia de'soldati, s'affratellò con loro 
sino a scaldarsi al loro fuoca. Eccolo per- 
tanto posto in pericolo. Allora la voce di 
ona vii serva lo spaventa e lo fa cadere 
nel primo peccato. Poco dopo la voce di 
un altro lo tenta e gli fa rinnegare il sao 
Maestro con giuramento e imprecazioni sa- 
crileghe. Faggi le compagnie di persone 
libere, altrimenti tu diverrai prima libero 
6 poi cattivo come essi : non si paò vivere 
casto colicenziosi, né essere divoto con quelli 
efae non gustano di pietà. Ben presto di- 
verrai simile a loro. Le compagnie spin- 
gono troppo forte al peccato. Il rispetto di 
non contraddir loro, TesempÌD del loro poco 
buon operare e altre più cagioni ci impe- 
gnano nel male, quasi senza accorgercene. 
Fuggi ancora quelle occasioni , che altre 
volte ti hanno fatto cader in peccato. Per 
quanto ti paresse d'esserti rassodato nel 
bene , abbi sempre orrore di rimetterti 
in quei pericoli, nei quali altre volte Fani- 
ma tua si è precipitata nelle colpe. Per- 
suaditi, chB rimettendoti in tali occasioni, 
ti esponi a graà rischio , mentre in esse 
si iarba )a mente, la passione si rinvigo- 
mee, /'oggetto iornsi ad aUeilare <ìo\ì %v 
g^iardia, la comoditk del male \iiV\Va w^ 



OTTAYA . 87 

forzarla libertà si trova gagliardamente com- 
batto ta, e sente risyegliare in so le antiche 
inclinazioni che credeva estinte, e pare solo 
erane qniete. Iddio medesimo in pena della 
temerità, abbandona, nega le sue piò 
vigorose grazie; mentre assolatamente si è 
dichiarato, che chi si metterà nelle antiche 
occasioni si perderà: e vuole che gli sacri- 
fichiamo affatto qoe'beni e quelle amicizie, 
per le qaali lo abbiamo già disgustato. Pro- 
poni pertanto di vivere cauto in questo 
genere. Protestati di abborrire le occa- 
sioni pericolose al pari del peccato, giacché 
le occasioni son troppo vicine al peccato : 
onde chi si inoltra nelle occasioni, sdruc- 
ciola ben presto nel peccato. Temi le 
tue antiche passioni. Temi la tua naturai 
debolezza, la tua incostante mutabilità, il 
cuor tuo fiacco e proclive al male. Non 
l'esponi a'pericoli perchè ti tradirà, e offen- 
derai il tuo buon Dio, come l'offese san Pietro. 
O mio Dio, mio Creatore, io dovrei cer- 
care tutte le occasioni di servirvi per darvi 
gusto : io dovrei procurarmi tutte le oppor- 
tunità di lodarvi, d* onorarvi colle opere 
buone. Sono posto al mondo «N\%QTk^\&»sv- 
ienuto da voi per questo &ti^*i, ^ tuscl v^s^ 
aoì faccio, ma mi espongo A\^ ^^caÀ\««^ 



88 MEDITAEIONE 

di offeDdervi e mi metto io quelle como- 
dità, che tanto mi hanno fatto peccare. Qae- 
sta è la cagione, per cai ritorno alle an- 
tiche colpe. Ma ora prometto di sfuggirle 
tanto, quanto sfuggo il peccato. Sono fra- 
gilissimo; e non posso reggere alle tenta- 
zioni, e pure scioccamente mi pongo in 
esse. Sono debolissimo; le mie passioni sono 
vigorose: e pure non temo d' accostarmi a 
quegli oggetti che le rendono ancor più 
gagliarde, col presentarmi i loro alletta- 
menti. Voglio vegliare sopra di me e andar 
cauto nel trattare e nel conversare. Ma voi 
mettetemi in abbominio il peccato, e col pec- 
cato fatemi aver orrore a tutti i pericoli e a 
tutte le opportunità di commetterlo. Vegliate 
voi con provvidenza paterna sopra di me. Te- 
nete lontani dall'anima mia tuttlquei comodi 
che possono farmi ricadere nel peccato. Li- 
beratemi dai lacci e inciampi del demonio. 
Ve ne prego per Tinfinita vostra misericor- 
dia. Lo spero dalfamor vostro; acciò viva 
sempre nella vostra grazia e nell'amor vo- 
stro, o Dio mio, da me troppo poco amato, 
da cui voglio ogni bene e ogni gloria. 
Minnova i propositi di fuqqire i pericoli 
^ ie comodità di fzccoxt^ e di nou fi^aT\.\ 
'^ai di te. 



89 
MEDITAZIONE IX. 

SEGUITA IL PECCATO E LA PENITENZA 
DI SAN PIETRO 

Punto primo. 

Considera nn'altra cagione del peccato 
di s. Pietro, e fu mancanza dell'orazione, 
tanto raccomandatagli dal Redentore. Gli 
disse il Signore, che vegliasse e pregasse a 
fìne d'impetrar da Dio di non essere ten- 
tato. Fa sgridato dallo stesso Signore, per* 
che in vece di pregare s'era pDsto a dormire. 
Vide il SQo buon Maestro collocarsi in orazione 
e durare in quella per più ore,' onde il suo 
esempio gli doveva essere un forte stimolo, 
per pregare la divina Maestà con fervorose 
suppliche. E pure pressato da tanti eccita- 
menti trascurò d'aiutarsi 'e rinvigorire la 
fiacchezza del suo spirito col potente con- 
forto dell'orazione. Anche a te quante volte 
nel suo evangelio, o colle sue ispirazioni 
ha dichiarato il Signore la necessità dell'o- 
razione. Dovresti pur capere, quanto sia mi- 
sero, fiacco e impotente un uomo, a cui non 
assista Iddio con copia d'ispirazioni e santi 
ajuti; ma questa abbondanza non si dà a 
chi aon ìa chiede e non s\ ^isjSCv^ ^"Vìv^ 



90 MKDITAUONK 

con frequenti preghiere. Qnel Pietro, che 
pareva totto amore del ano Maeatro; che 
l'avea confessato per Figlio di Dio, che Tavea 
▼edoto glorioso nella Trasfigarazione del 
Taborre, ora che tralascia il salutifero con- 
siglio dell'orazione, cade in nn orrendo 
peccato alla prima spinta che gli yien 
data da una donna imbelle; e ta ti sti- 
mi sicaro dal peccare in pericoli pia grayi 
e più orgenti , se intrametterai , o farai 
negligentemente le orazioni ? Dovresti por 
sapere che da te nalla puoi , e per i tapi 
passati falli hai gran demeriti con Dio. 
Perchè donqne non moltiplichi l'orazione 
e il raccomandare a Dio lanima tua , ac- 
ciò ti tenga lontane le tentazioni, acciò ti 
cuopra con una speciale protezione, acciò 
ti piova sopra le sue grazie ? Proponi di 
farlo, e fa una grande stima dell'orazione, 
col crederla un bene di somma importanza, 
da cui dipende assai il tao non peccare 
e il salvarti. 

Supremo Signore, io conosco che senza 
di voi non posso far nulla di bene. Biso- 
gna che siate voi quello, il quale colle vo- 
stre sante ispirazioni lavoriate il bene nel- 
l'anima mia, il vostro ajuto mi renderà tutto 
facile. Mi getto nelle vostre s9inV.m\m«\^T^^- 



NONA 91 

eia, misero, fiacco, impotente ch'io sono. Con- 
fido affatto in voi. Propongo di pregarvi speiso 
e di supplicarvi con frequente orazione, a 
voi spesso raccomandandomi con fervore, 
umiltà e attenzione. Pongo l'anima mia ora 
e per sempre nelle vostre mani. Voi for- 
tificatela coli* appoggio de' vostri doni : voi 
copritela col manto della vostra protezione 
contro i demonj. Voi impedite le tentazio- 
ni, acciò non la mettano in pericolo. Spero 
queste misericordie dalla vostra infinita pietà. 
Non cesserò mai di pregarvi, fin che vivo. 
Vi dico, e vel ripeterò spesso: Signore, non 
c'indurre in tentazione: Signore^ non c'ttt- 
durre in tentazione \ ma liberaci da ogni 
malcy e dal male sopra d!ogni male, eh* è 
il peccato e V occasione di comffietterlo. 
Soy che siete padre amantissimo del mio 
bene; so , che siete sposo amorevolissi* 
mo dell'anima mia , vostra sposa; che siete 
infinita bontà e infinito amore, inclinatis- 
simo e bramosissimo di farle del bene. La 
vostra infinita grandezza deve esser pregata. 
Dobbiamo riconoscere voi per autore d'ogni 
bene. Propongo di pregarvi spesso, di sup- 
plicarvi spesso in mio ajuto col dire: Non 
c'indurre in tentanone^ ma liberaci da oqni 
ma/e. 



9^ MEDITAZIONE 

Punto secondo. 

Gesù mira s. Pietro: gli ricorda eoa ano 
sguardo la profezia fattagli : gli apre gli oc- 
chi per riconoscere il sao fallo: gli tocca 
il cuore, acciò possa piangere e far peni- 
tenza del suo misfatto. Quell'occhiata fu un 
dardo amoroso, che gli feri il cuore , e gli 
cavò dagli occhi fiumi di lagrime. Quell'oc- 
chiata fu un raggio di lume e di grazia, 
che gli fe'conoscere lamor tenero di Gesù 
verso di lui, e la preferenza che ebbe già per 
lui, nel collocarlo sopra gli altri apostoli e 
farlo capo della sua Chiesa. Gli ricordò i 
benefizi fattigli : gli scoperse la gravità dei 
suoi peccati che contenevano un'enorme in- 
gratitudine verso Iddio, amoroso suo bene- 
fattore, e contenevano una perfida infedeltà 
verso l'amato Maestro, di cui si era vergo- 
gnato di dichiararsi discepolo. Oh! se il Si- 
gnore degnasse noi d'una simile occhiata, 
la quale penetrasse il cuore e ci illuminasse 
lo spirito, come penetreremmo noi la de- 
formità delle nostre colpe! Anima mia chiedi 
spesso a Dio che ti faccia conoscere, quanto 
orribil cosa sia un peccato mortale. 11 pec- 
cato è un ^bisso di malvagità, ingiurìa a 
Dio, offesa del Creatore, strapazzo del som- 
mo Bene, affronto al sommo Signore della 



NONA g3 

maestà e grandezza. Chiedi a Dio che te 
ne scopra le sue enormità, e ta stesso me- 
dita spesso la gravità del peccato, e spera, 
che meditando sarai illuminato a conoscere 
il peccato e sarai infiammato a detestarlo. 
O buon Gesù, compartite a me qualche 
sguardo della vostra misericordia. Scoprite- 
mi avanti gli occhi della mente la defor- 
mità di un solo peccato mortale. Parlatemi 
al cuore voci d'abbominio contro la colpa, 
acciò impari la gravezza di quel gran male 
e faccia spesso atti di contrizione. Ho pec- 
cato , perchè non rifletteva bene a quello 
che mi facessi. Voi che trovaste tanti mezzi 
per ricondurmi a voi, donatemi ora la gra- 
zia, che mai non vi perda, né più vi ab- 
bandoni peccando. Questa grazia sia il di- 
pingermi indelebile nella mente la malizia 
della colpa grave, con una cognizione che 
mi metta orrore , e con un pensiero , che 
non mi si parta mai dalla fantasia; ma sem- 
pre mi punga il cuore e mi spaventi lo spi- . 
rito. Propongo di meritarmi questa grazia 
colla frequente meditazione del peccato e 
delle atroci qualità che sono nel peccato. 
Penserò , come il peccato distrugge l' onor 
vostro; come disgusta la vostra bontà; come 
dispregia la vostra autorevole padronanza e 



94 MEDlTAZlOr^E 

come per tanti altri capi s oppone a Toi , 
degno d'ogni ubbidienza e venerazione e 
rispetto. In tanto, o mio Dio, vera luce dei 
cuori, aprite sopra di me i tesori della vo- 
stra sapienza. Illuminatemi a conoscere quel- 
Torribile deformità del peccato mortale, quel- 
l'enorme gravezza dell'ingiuria che fa a voi, 
mio Dio, colui che lo commette. Ora o- 
dio, detesto ed abbomino il peccato, perchò 
è offesa vostra e mal vostro, o mio Dio, som- 
mamente e infinitamente buono, quale amo 
come Dio sopra ogni bene e più di me 
stesso. 

Proponi di leggere spesso qualche libro, 
che ti faccia conoscere la gravezza del pec- 
cato. 

Punto terzo. 

San Pietro peccò in un tratto solo di tem- 
po; ma pianse il fallo tutta la vita sua, fa- 
cendone una perpetua penitenza. Non si scor- 
dò mai d'aver peccato. Continuamente chie- 
deva a Dio pietà e perdono della sua col- 
pa: protestandosi altamente che avrebbe 
voluto piuttosto mille volte esser morto, che 
aver offeso il suo Dio. Ma ohimè, anima 
mia, quante volte hai tu peccato? Quante 
volte hai disgustato il tuo Dio, conoscendo 
bene il mal che facevi? Altrettante volte ti 



NONA gS 

ha iilaminaio Iddio, ti ha scoperto l'enor- 
mità de' taci falli e talvolta ancora con som- 
ma prestezza, compatendo alla taa caduta, 
ti ha provocato a penitenza: ma ta come ti 
scordi presto d'aver peccato ! O quanto di 
raro rinnovi gli atti di dolore e di penti- 
mento! Ti pare di aver fatto una gran cosa, 
se una volta li hai detestati. Impara da 
san Pietro , a non cessar mai da nuovi e 
frequenti atti di dolore. Ricordati spesso che 
sei peccatore, ^e che hai disgustata la som- 
ma amabilità di Dio, tuo Padre, tuo Reden- 
tore , tua beatitudine. San Pietro , quando 
udiva il canto di qualche gallo si sentiva 
subito svegliare nel cuore un vivo dolore; 
e tu quando ti ricorderai di quelle amici- 
zie, di quelle occasioni e altro, che ti han 
fòtto peccare, tu devi concepire un nuovo 
pentimento .del mal fatto. Osserva ancora la 
prontezza e prestezza di s. Pietro nel risor- 
gere a penitenza. Appena udì il canto del 
gallo, e mirò l'occhio benigno del Redento- 
re, che subito si compunse, si penti e de- 
testò la sua colpa. O come sono gli uomini 
lenti, pigri e trascurati a dolersi de' loro 
falli dopo d'averli commessi.' Si corre a sca- 
pricciarsi nella iniquità; e ogni momento 
pare un secolo, sinché venga il comodo di 



96 MEDITAZIONE 

peccare. Ma quando Iddio ci invila a ritor- 
nare in grazia sua e a cancellare la pena 
dovuta a' peccati colle iimosine, co' digiuna, 
colle messe udite, fatte dire, si trovano 
scuse di mille dilazioni. 

Mio Dio, da me tante volte offeso ed ol- 
traggiato con tanti e nuovi peccati, vi rin- 
grazio della vita che mi date. Voglio che 
questa mi serva a rinnovare ai vostri piedi 
nuovi atti di dolore e di pentimento de mali 
fatti. Ho peccato; e quel eh 'è peggio, sono 
perseverato nel male per giorni e per mesi 
interi; tutto che fossi dalle vostre ispirazio- 
ni sollecitato al bene. Mi pento de'miei pec- 
cati, perchè fatti contro il vostro ^ivin vo- 
lere. Mi dispiace l'esser vissuto nel male, 
nemico a voi e privo della Nòstra celeste 
grazia. Signore, voglio far penitenza de'miei 
peccati, e principalmente quella penitenza 
a voi si gradita, che consiste nel pentirsi 
de* mali fatti, nel detestarli spesso, nel chie- 
dervene perdono e misericordia. Vorrei col 
mio dolore potervi onorare tanto, quanto vi 
disprezzai colle colpe. Le odio, mio Dio, 
le detesto, le abbomino, perchè offesa vo- 
stra, ingiuria vostra, disprezzo vostro. Ri- 
cordatemi spesso alla mente i miei falli e 
la lor gravità; acciò spesso possa concepirne 



NONA 97 

un nuovo pentimento, come merita il gran 
male d'esser voi stato offeso. Vi presento 
la penitenza continua di s. Pietro, e i suoi 
atti replicati di dolore , e le lagrime colle 
quali lo accompagnò. Mi congratulo con voi 
dell'onore che vi hanno fatto s. Pietro e 
tutte le anime penitenti colla contrizione 
frequente del loro cuore. Vi prego ad in- 
fondere nell anima mia questo spirito di vera 
e soda penitenza, nata dall'amor di voi. Per- 
chè vi amo sopra ogni bene, mi duole so- 
pra ogni male d'avervi, peccando, offeso. 

Rinnova il proposito di spesso far atti di 
dolore e pentimento de' tuoi peccati. 

MEDITAZIONE X. 

GESÙ VIEN PRESENTATO AVANTI ERODE 

Pilato, sentendo che i Giudei accusavano 
Gesù d'aver messo tumulto ne' popoli della 
Galilea, dimandò se Cristo era Galileo: e 
inteso, che era della giurisdizione d'Erode, 
glielo mandò, poiché si ritrovava in Geru- 
salemme. Questo Erode era figlio dì quel- 
l'altro Erode, che fece uccidere i fanciulli 
innocenti nella Natività del Signore. AncKe 
questo Erode era re malvagio e crudele; a- 
vendo fatto tagliar la testa a s. Gio. Batti- 
vi 



9^ MEDITAZIONE 

sta, il quale lo riprendeva dell'adulterio in- 
cestuoso da lui commesso collo sposare la 
moglie di suo fratello ancor vivo. Costai al 
vedersi presentato Gesù, si rallegrò e De fé' 
gran fesCa, imperocché era Icmgo tempo che 
aveva desiderio di vederlo , avendo sentito 
parlare de' gran miracoli da lui fatti per la 
Giudea e Galilea; perciò sperava, che Gesù 
facesse qualche miracolo in sua presenza. 
Gli fece dunque molte dimando; ma Gesù 
non parlò mai: intanto i principi de' sacer- 
doti e gli scribi lo accusavano con molto ca- 
lore. Contuttox^iò Gesù non propose, mai la 
minima discolpa in sua difesa. Erode lo giu- 
dicò uomo ignorante, stupido e senza cer- 
vello. Per tanto lo fece vestire d'una veste 
bianca, come da pazzo e da re finto; e cosi 
vestito lo rimandò a Pilato. Il Figlio di Dio 
passò a traverso le guardie ed altre solda- 
tesche, che gli fecero mille oltraggi. 

Punto primo. 

Considera come Gesù, giunto alla pre- 
senza d'Erode, viene accarezzato da quel 
re, per obbligarlo a fare qualche miracolo 
in sua presenza: promettendogli la vita, la 
libertà e tutto quello che poteva desiderare, 
^ l'avesse coinpìaciato con un (\ualche pro- 
digio. Rifleiiì, come il FìgUo 4\\>\otLWJ^ 



DECIMA 99 

dà verana risposta ad Erode: né meno lo 
mira in faccia. Oh come è terribile questo 
silenzio del Redentore! Egli è una dimo- 
strazione la più severa della .divina giasti- 
cia, cagionata da molte cause viziose in E- 
rode. Quest'uomo era astuto, furbo, malizio- 
so e superbo. Iddìo non gode di trattenersi, 
se non con anime semplici, umili e man- 
suete. Erode era impudico, adultero, e Id- 
dio non si comunica volentieri a quelle a- 
nime, le quali non coltivano e qon procu- 
rano la piò innocente purità. Ami tu, che 
Iddio ti parli colle sue ispirazioni , e che 
Iddio t' istruisca internamente, indirizzan- 
doti per la strada più sicura del cielo? Vuoi 
che ti fortifichi in essa, col farti conoscere 
le verità eteme con gran chiarezza? Se a- 
mi ciò, abborrisci la superbia, sfuggi ognt 
impurità, procura d',esser umile: fa assai 
conto d'una gran purità in quella maggior 
perfezione che ti permette il tuo stato, e 
chiedila spesso a Dio. 

Volle ancora Gesù punire la curiosità d'E- 
rode, accennandoci che Iddio non si trat- 
tiene molto colle anime curiose, amanti di 
novità e di cicalecci. Perciò proponi alme* 
no qualche volta, di privaitVY d\ \CkQ\Vfik ^^- 
riosità inutili, e sii sicuro, c\ì^ c^^jolV» "S^^ 



1 00 MEDITAZIONE 

starai ritiralo dalle creature, tanto più Iddio 
si comunicherà a te , e tu gusterai piìi 
Dio. 

Mio Dio, ricco d'ogni bene, fecondo d'o- 
gni dolcezza, parlate voi al mio cuore, e so 
che lo riempirete di veri beni e sodi con- 
tenti. Io ho bisogno che mi facciate udire 
la voce delle vostre ispirazioni. È vero, che 
io per me merito che mi neghiate ogni fa- 
vore. Sono superbo, arrogante, curioso, a- 
micQ di vanità e di cose inutili. Voi amate 
di trattenervi cogli umili, co' ritirati, co 'giù* 
sti e mondi di cuore. Ma che sarà di me, 
se colle voci delle vostre ispirazioni non mi 
ammaestrate e non mi stimolate al bene? O 
Signore, che tutto potete, trovate modo di 
liberarmi da tante miserie. Nettate questo 
mio perfido cuore, pieno di malizia, d'am- 
bizione e d'impurità. Riempitelo d'umiltà, 
di mansuetudine e di carità. Questo lo de- 
sidero, per rendermi casto, lo desidero, per 
rendermi capace d'udire i vostri santi am- 
maestramenti, co' qnali istruite e perfezio- 
nate le anime a voi dilette. Ponete in me 
un poco delle vostre eccellentissime virtù. 
Adornatemi a gusto vostro, acciocché il mio 
apìrìto si renda sempre più grato a voi e 
jfià amato da Yoii come desidero e \\vi^ 



DECIMA 1 1 

plico per i meriti delle vostre santissime vir- 
tù. Propongo di privarmi di qualche curio- 
sità ( e qui nominala ) per gustare più di 
voi, e per essere meno distratto da voi e 
meno indegno de' doni vostri. Infinita bon- 
tà, vi voglio bene sopra ogni bene. 

Punto secando^ 

Considera un' altra cagione per cui il Re- 
dentore non volle parlar ad Erode, e fu 
per esserne colui reso indegno collo sprez- 
zare le ammonizioni fattegli più volte da s. 
Gio. Battista , per farlo ravvedere de' suoi 
falli e muoverlo a penitenza- Anzi non solo 
non s'emendò Erode alle correzioni avute; 
ma per poter vivere con più libertà nella 
sua vita disonesta, aveva maltrattato il Bat- 
tista, e con ciò s'era renduto indegno che 
il Figlio di Dio più non gli parlasse. Te- 
mi anche tu , che Iddio non ti punisca 
con un silenzio pericoloso air anima tua ; 
perciò ascolta le divine ispirazioni , colle 
quali ti porta al bene e a migliorare l'ani- 
ma tua. Quando Iddio parla al nostro cuo- 
re, quando ci invita, ci esorta ed alletta 
all'opere di virtù, a reprimere le nostre pas- 
sioni di collera, di vendetta, di vanità, al- 
lora ci fa uno de' più segnalati be\v^€L'L\dft\L^ 
aaa celeste liberalità. T AnoW». \q Sa. W^v^ 



10^ MEDITAZIONE 

per mezzo de' confessori, predicatori o altri 
saoi ministri. Talvolta Iddio lo fa da sé con 
buoni pensieri. Tali ispirazioni sono doni 
preziosi che Iddio da' suoi tesori dispensa 
a noi per le umiliazioni e patimenti di Gesù; 
ma conviene farne stima, accettarle ed ub- 
bidirvi, per paura che Iddio non ritiri le 
sue grazie e non vada scarso con noi, come 
sprezzatori de* suoi doni. Proponi d' udire 
con più prontezza e con più fedeltà le di- 
vine chiamate, che ti persuadono a questa 
o a quelle altre opere buone. 

O mio Dio, quanto si è mai terribile cosa, 
che voi più non parliate nel nostro cuore 
colle sante ispirazioni della vostra {graziai 
Quanto pericolosa cosa si è, Il resistere agli 
avvisi dei vostri predicatori e lo sprezzare 
i vostri inviti al bene! Quante ispirazioni 
non ho io curato.^ Quante grazie ho io ri- 
gettato, per occuparmi in curiosità e cose 
vane? Odo la vostra parola, e non mi curo 
d'obbedirla. Odo buoni ammaestramenti, e 
non li metto in pratica. E pure ho grande 
occasione di temere, che voi più non m'in- 
segniate. Temo, che voi non ritiriate le v(h 
stre grazie. Merito un tal castigo. Mi ver- 
grugno di aver reso inutili peT me lauti doui 
^e//a vostra bontà. Supplico voi 3l i^^tl \dà 



DECIMA I o5 

punire colla sottrazione delle vostre sante 
illustrazioni e gagliardi eccitamenti al bene, 
tanto necessari je tanto importanti. Senza 
yoi non posso aver veron bene; ma preci- 
piterei in mille abbominevoli iniquità. Non 
lo fate dunque, o Signore, non lo fate. Pro- 
pongo d'ubbidire con più fedeltà a' buoni 
pensieri che mi darete. Propongo di lasciare 
molte curiosità e cose che mi distraggono - 
dal vostro servizio e dall'udire le vostre sante 
voci. Vi ringrazio per tanti buoni pensieri 
e santi affetti comunicatimi. Vi atbo, o mio 
Dio, infinitamente buono in voi, e somiAt>^ 
mente liberale a me. /f^^V < 

Nomina le curiosità^delle quali tniotjf>rw4f^%:. 

Punto terzo, ^^è^.: ' 

Considera, come Erode non avendo ot-' 
tenuto da Gesù quello ehe voleva, lo dis- 
prezzò e lo rimandò a Pilato, vestito d'una 
Teste bianca, logora e stracciata, come se 
il Redentore fosse divenuto un pazzo e un 
insensato. Se ne passa dunque Gesù per mez* 
zo delle guardie e delle altre soldatesche, 
dalle quali soffre insulti, dispregi e villanie. 
Rifletti , anima mia, al detto dello Spi- 
rito Santo, che è impossibile piacere a Dio 
ed ai malvagi del mondo. Lti %^\i\^\!a^^\\$\^ 
passerà sempre per Ì8loUexx«i«H«»?^\^'^^^'^' 



I 



104 MEDITAZIONE 

di (li questa terra. Ma ancora la sapienza 
del mondo sarà da Dio, dagli angeli e dai 
santi schernita quale stoltezza. Hai tu mai 
trattata da pazza la condotta degli uomini 
dabbene? Hai tu mai scherniti quelli che 
seguivano gl'insegnamenti dell'Evangelio? 
Pentiti e chiedine a Dìo perdono , acciò 
lo stesso Iddio non abbia nell'altro mondo 
a schernirti e dichiararti per pazzo alla pre- 
senza di tutti i cori degli angeli e beati. 

Rifletti ancora , se mai hai trascurato 
il bene per timore d'esser biasimato da'mon- 
danì. Iddio permette, che i suoi servi, nel 
ben vivere, siano molestati ed anche vitu- 
perati dagli uomini ambiziosi e carnali , i 
quali colle beffe e derisioni si sforzano di 
spingerli al male e di ritirarli dal bene. Tu 
con costanza e fortezza , fa vedere al su- 
premo Signor del cielo e della terra , che 
gli vuoi dar g[usto, servendolo, obbeden- 
dolo, moltiplicando le opere buone senza ri- 
guardo alle dicerie e calunnie del mondo. 
Piuttosto che peccare contro la tua co- 
scienza, contentati di essere stimato per 
uomo debole senza cuore. 

Grandi onori, applausi sommi e lodi im- 
mortali ci aspettano in paradiso da Dio e 
da tutte le gerarchie beate per un'intera e- 



DECIMA 1 oS 

temila. Abbi fissi nel pensiero que'gran 
beni, e non ti curare de'giadizj degli uo- 
mìni; poiché Gesù Cristo, sapienza increata, 
è stato trattato per pazzo da' sentimenti del 
mondo e da' suoi grandi. 

Mio Signore, dove troverò io una santa 
e generosa fortezza, con cui per amdr vo- 
stro io non curi gli umani rispetti e le scioc- 
che dicerie del mondo, che vostro capital 
nemico procura d'impedire a voi ogni glo- 
ria e a me l'onore di servirvi con santa li- 
bertà di spirito? Ve la chiedo con la più 
profonda umiltà del cuore, e per ottenerla 
vi presento il merito de' vostri avvilimenti 
nella corte di Erode. So, che il vero onore 
si è quello d'essere stimato da voi, ed es- 
ser applaudito ne'cieli in eterno. So , che i 
giudizi degli uomini mondani son pieni di 
sciocchezza, e che non meritan d'esser te- 
nuti in conto da' vostri servi. ContuttociA 
hanno potuto molto nel passato, per impe- 
dirmi molte opere buone.^ Vi supplico, che 
non sia più cosi. Stampatemi nella mente 
e fatemi capire le^ maravigliose glorie, con 
cui coronate nel vostro paradiso que' cri- 
stiani, i quali furono scherniti tanto qui in 
terra. O che grandezze! O che onori! Che 
lodi ricevono essi da voi e da' beati ! Mi 



I o6 MEDITAZIONE 

rallegro del bene che loro fate. Essi sono 
in cielo. Sono in compagnia vostra. Sono 
nella reggia del vero onore che mai manca, 
che non può esser tolto a loro né da mal- 
dicenze, né da invidie. Saranno venerati per 
lino da' demoni . Saranno stimati da' malvagi 
che qvì In terra si burlavano di loro.O Si- 
gnore, come mai ricompensate bene un poco 
d'onor vano, non curato, o disprezzato per 
amor vostro! Dicano gli uomini, quanto loro 
piace. Non solo non voglio offendervi per 
verun loro detto, ma voglio palesemente ser- 
virvi e dichiararmi apertamente vostro servo, 
Stimo il gusto e il buon piacere d'un Dio. 
quale siete voi; lo stimo sopra tutte le sod- 
disfazioni del mondo. £ chi é, Signore, che 
possa, debba paragonarsi a voi ? £ qual 
onore posso io ricevere in questa terra, che 
eternamente maggiore non abbiate voi a do- 
narmi in cielo? Sagrifico alla vostra supre- 
ma padronanza un bene di pochi giorni, e 
ne riceverò un altro d'immortal gloria. Lo 
spero da voi, che amo sopra ogni bene e 
sopra ogni onore di questa terra. 

Ratifica il proposito di non offender mai 
Iddio per verun rispetto um<mo^ anzi di non 
volerti {vergognare tesser vero cristiano e 
di comparir tale. 



107 

MEDITAZIONE XI. 

GESÙ È PARAGONATO A BARABBA 

Pilato avendo fatto venire i principi della 
sinagoga, magistrati e il popolo, disse loro: 
voi m'avete presentato questo uomo, come 
reo di muovere la gente a sedizione, lo però 
avendolo interrogato in vostra presenza, non 
i'ho ritrovato colpevole d'alcun delitto. L'ho 
mandato ad Erode, né pur egli l'ha dichia- 
rato reo; il che mostra non esser egli degno 
di morte. Voleva egli liberarlo , dopo a- 
vergli dato qualche castigo. Eravi costuoie 
a que' tempi di liberare nel giorno di Pa* 
squa in grazia del popolo qualche prigione, 
che venisse chiesto in grazia dalla plebe. 
Ve n'era allora uno nominato Barabba, stato 
catturato per aver ucciso un uomo in un 
tumufto. Essendo dunque radunato il po^ 
polo. davanti il pretorio, pregò Pilato, che 
facesse loro la solita grazia. Pilato che di- 
segnava salvar Gesù, ben da lui conosciuto 
per incolpabile, prese questo espediente di 
propor loro Gesù assieme con Barabba. Si 
persuase che avrebbono rifiutato Barabba, 
come un ladro, un sedizioso e un omicida. 
Ma i principi de' sacerdoti, nemici giurati 



108 MEDITAZIONE 

del Redentore andarono a persuadere alla 
plebe, che chiedesse in grazia Barabba. Per- 
ciò proponendo Pilato al popolo, qaal dei 
dae volesse libero; fagli risposto, Barabba. 
Replicò allora Pilato, che volete dunque che 
io faccia del re de' giudei? Essi gridarono 
ad alta voce, crocifiggetelo. Soggiunse Pi- 
lato, ch'io crocifigga il vostro re! Che male 
ha fatto? Ed essi gridarono: crocifiggetelo. 
Pilato volendo soddisfar al popolo , liberò 
loro Barabba. 

Punto primo. 

Immaginati d'udire quella proposta , che 
Pilato fa al popolo, dicendogli: qual de'due 
volete voi, Gesù o Barabba ? Persuaditi , 
che Iddio Padre faccia a te la medesima 
domanda col dirti: qual de' due vuoi tu 
neir anima tua ; qual de' due vuoi tu 
servire e ubbidire? Gesù mio Figlio o il de- 
monio? Qual de* due vuoi tu che sia il ter- 
mine della tua vita, il paradiso o l'inferno? 

Immaginati d'udire i gridi spaventosi 
de' giudei, che domandano la libertà di Ba- 
rabba, e che Gesù sia crocifisso, e lo vo- . 
gliono crocifisso, benché Pilato attesti che 
non ritrova colpa in lui. 

A// adire queste voci, o amma mva^ non 
t adirare contro i giadei*. EsaV sotvo T£i^\xt^ 



UNDECIMA 1 09 

rei di te. Sono stati sedotti da' sacerdoti, né 
hanno fatto oltraggio a Gesii se non una 
volta sola. Ma ta, che confessi Gesù per tao 
re, per tao amoroso Padre, e l'adori per 
tao Salvatore, quante volte 1' hai volato cro- 
cifiggere co' tuoi peccati? Quante volte, ac- 
consentendo alle tentazioni, hai gridato den- 
tro il tuo cuore: io non voglio più Dio nel- 
l'anima; voglio il demonio con qael sordido 
piacere, con quella vile ignoranza, con quel 
vile interesse, con quello sfogo di collera 
e vendetta. Detesta spesso le tue colpe an- 
che per questo, cioè per avere stimato più 
una momentanea soddisfazione, che l'offesa 
di Dio e il suo disgusto. A fine poi di for- 
tificarti contro i peccati futuri, rappresen- 
tati qualche volta al pensiero Gesù e Sa- 
tanasso , e figurati d' udire il tuo An- 
gelo Custode che ti dica , qual dei due 
vuoi tu ? Avverti , che se pecchi , tu di- 
ci nel peccare che si crocifigga Gesù , e 
si dia a te per tuo padrone il demonio , 
il quale per la colpa diviene il padrone 
d'ogni peccatore. Tu devi vivere soggetto 
alFuno de' due padroni. Se tu, peccando, 
tenti di scuotere il dolce giogo del tuo 
amoroso Creatore, la sua giustizia il «oi- 
topone subito all' orrida Wtwi\ì\^ \^ v^s* 
Meditazioni 1 



no MEDITAZIO.NE 

e tuo capital nemico , il demonio. Pro- 
poni di fuggire sopra ogni male il pec- 
cato. 

O dolce Gesù, ognuno vi rifinta. Non Vi 
è persona che vi chiami. Tutto il mondo 
vi disprezza. Voi si, che accettate tutti i 
peccatori , ancorché fuggiaschi da voi per 
tanti peccati commessi. Voi avete abbrac- 
ciato me, anche dopo avervi voltate le spalle 
ed avervi ingiuriato con tante iniquità. Io 
vi ringrazio di questo cordiale amore. Gesù 
il piò grande della terra e il più umiliato 
di tutti gli uomini! Quando io vi miro pa- 
ragonato e posto al disotto di Barabba, io 
non trovo più luogo ove collocare me ini- 
qnissimo peccatore, se non sotto i demonj 
men rei di me nell'inferno. Mi dispiace di 
aver tante volte peccando, posposto voi, mio 
Creatore, mio sommo Bene&ttore, mio unico 
e vero bene ad una sordida soddisfazione, 
ad un vile interesse, ad una sciocca vanità. 
Mi pento d'averlo fatto, e da ora in avanti 
mi protesto al vostro Padre celeste e a tutti 
gli spiriti beati, ch'io antepongo l'amabilis- 
simo e amantissimo Creator mio ad ogni 
bene della terra. Io stimo voi sopra ogni 
cosa; io amo voi sopra ogni bene. Voi sa- 
rete da qui avanti l'unico re del mio cuore* 



UNDECIMA I I I 

Per niuna cosa del mondo mi renderò più 
schiavo del peccato e di Satanasso, eh e quel 
ladro che ci rapisce il paradiso e ci toglie 
la vostra grazia, la vostra figliaolanza, ij 
vostro, amore. Preferisco la speranza di go- 
der voi nel paradiso > al possesso di tutti i 
beni e di tutti i piaceri /ìeì mondo. Fate- 
mi capire che bene sia il goder di voi per 
tutta un'eternità, acciò serva per sempre a 
y«i, e mi procuri col servirvi, la gloria in 
cielo. 

Punto secondo. 

Considera l'ingiustizia di Pilato , che co- 
noscendo l'innocenza di Gesù, anzi sapendo 
che era oonlo pieno di virtù, con tutto ciò 
lo paragona ad un ladro, ad un sedizioso. 
Anche Iddio per Isaia si lamenta di noi uo- 
mini, mentre dice: a chi, o mie creature, 
mi avete voi paragonato? A chi mi avete 
voi reso uguale, quando voi peccaste? Io vi 
comandava, che non accettaste quel piacere 
vietato, che voi non aderiste a quell'amico, 
che voi non vi prendeste quella vendetta. 
Coututtocìò perchè quel piacere vi alletta- 
va, perchè quell'amico vi persuadeva, per- 
chè quella vendetta vi pareva dolce, voi a* 
vete sprezzato i miei comandi: voi mi avete 
oltraggiato peccando; che paragone è mai 



I I 2 MEDITAZIONE 

questo di Dio con una vii creatura, del re 
della gloria con uno schiavo della terra, dei 
piaceri eterni del paradiso colle sordide sod- 
disfazioni della carne? E pure peccando ta 
hai non solo paragonato , ma posposto Id- 
dio air amico , alla vendetta , a' tuoi pia- 
ceri; sapendo che Dio te li proibiva, pure 
hai detto , che il dar gusto a te , che lo 
sfogar la tua collera, che il contentar un 
uomo, era assai meglio che dar gusto a Dio, 
che soggettarsi a' suoi comandi, che rispet- 
tare la sua autorità. Di più ogni volta che 
tu pecchi , preferisci il demonio a Gesù 
Cristo , scacciando Iddio dall' anima tua 
per introdurvi Satanasso , e dicendo nel 
tuo cuore che il demonio è miglior padro- 
ne di Gesù e che più guadagni al servizio 
del demonio che a quello del celeste Figlio. 
Confessa la tua ingiustizia: vergognati del- 
la tua temerità , e fa quei propositi che 
merita un si enorme fallo. 

O Signore , chi è mai simile a voi-f.chi 
può mettersi al vostro confronto? Io vi a- 
doro per mio gran monarca, per mio vero 
e sommo bene. O quanto mi dispiace d'a- 
ver disprezzato voi e anteposto a voi il de- 
monìo e le mìe voglie peccaminose. Io vi 
chiedo perdono d avffr tante vo\te,^ecc^\i^^^ 



UNDECIMA Il3 

mostrato d'amar più un fumo d'onore, un 
vii interesse, un meschino diletto , che il 
paradiso, l'eternità e il godimento di voi, mio 
Salvatore. Non vorrei aver mai peccato per 
il torto fatto a voi, infinita bontà, che amo 
sopra ogni cosa. Io ho commesso due gran 
falli. Io ho lasciato il mio Dio, sorgente d'o- 
gni bene, per saziarmi colle sordidezze di 
beni terreni e animaleschi. Il mio Dio m'ha 
nudrito qual caro figlio, e mi ha colmato 
di beni e d'onori, lo però gli ho voltate le 
spalle. Mi vergogno dire: ho paragonato voi 
mio Dio e vi ho posposto a cose vilissime 
ecc. Quanto a me ho fatto, peccando, mo- 
rire l'Autore della vita, perchè regni Sata- 
nasso nel mio cuore e nella mia anima. Mi 
pento delle mie colpe: ve ne chieggo umil- 
mente perdono. Preferisco voi e l'ubbidienza 
della vostra santa legge ad ogni bene. Non 
voglio più peccare per verun bene del mon- 
do. Amen. 

Ripeti piti volte qucst* ultimo proposito: 
e ripetilo ancora fra il giorno. 

Punto terzo. 

Considera in t^rzo luogo il motivo , per 
cai il Redentore volle tollerare questa con- 
fusione, d'esser posposto ad un Ud^<^ ^ '^- 
§assiao e sedizioso ,• e tu ip^t cQvas^^^ ^^ 



I I 4 MEDITAZIONE 

quando mai li vedessi posposto a persone, 
le quali ti fossero inferiori in merito , in 
qualità e in talenti ; come anche a soffrire 
con pazienza, quando tu vedessi farsi grazie e 
conferirsi posti a persone che non li me- 
ritano, essendo tu intanto non curato o dis- 
prezzato. Procura dì patir tutto con ras- 
segnazione dalle mani di Dio, come fa Gesù, 
astenendoti , se puoi tanto , da ogni que- 
rela. Gesù , che prevedeva doyer accader 
simili ingiustizie, ha voluto provarle prima 
in sé, per addolcirne a te la tolleranza col 
suo esempio e per meritarti ajuti adattati. 
a questo fine. Il torto fatto a te, oh quan- 
to sarà minore del torto fatto a Gesù! 11^ 
Dio d* ogni grandezza e sovranità, sommo 
Benefattore, sommo Datore d'ogni bene vieo 
rifiutato in paragone d'un uomo della più 
vii plebe! Il Dio della santità viene non cu- 
rato in paragone d'un ribaldo assassino.Chie- 
di a Gesù fortezza , per approfittarti del 
suo esempio, se sarai sprezzato, abbassato, 
rigettato sotto ì tuoi inferiori. Cosi ti fa- 
rai più simile a Gesù io terra , e diver- 
rai più onorato con lui in cielo. Il mondo 
fa a te un'ingiustìzia; ma assai più acerba 
ìa fece già al tuo celeste Maestro : onde 
'óostrati buon soldato d\ \u\ , co\ m^VV&x^ 



INDECIMA 1 1 5 

in pratica i suoi insegnamenti. Fa qualche 
proposito di tollerare allegramente per Dio 
la poca stima che di te si faccia. 

Umiliato davanti la vostra divina maestà, 
o Gesù mio Dio e mio Signore, bacìo la 
terra colla riverenza la più sommessa di 
cui sia capace una creatura, e confesso, che 
nulla vi è né in cielo, né in terra, che sia 
da paragonarsi a voi, Dio grande. Dio som^ 
mo. Io sono assalito da dolore e da sdegno 
contro i giudei, allorché li sento domandar 
Barabba e preferire a voi un ladro, uno 
scellerato. È pur vero, che T Unigenito di Dio 
è trattato come il peggiore degli uomini ? 
È pur vero che il piii gran personaggio del- 
l'universo la perde a competenza d'un uomo 
vile? O Gesù, mìo Salvatore, qual confusione 
è per voi, in vedervi giudicato dal vostro 
popolo men degno di vita, che un ladro. 
Ora si, potete dire che non siete uomo, mt 
verme della terra e obbrobrio degli uomini. 
Siete il rifiuto della plebe, posto al disotto 
di un assassino, spregiato più che un Ba- 
rabba. 

Io vi supplico, mio Salvatore por il me- 
rito di tante umiliazioni, che leviate da me 
lo spirito di superbia e d'invidia che mi i^oar 
siede. Donatemi una yet^i c^xvVk ^^Q»a.iv^ 



1 l6 MEDITAZIONE 

cera umiltà; sicché mi rallegri dell'innalza- 
mento d altri e mettala mia gloria nel farmi 
simile a voi, coiraccettare d'esser abbassato 
per amor vostro. Stampatemi ben a dentro 
nella mente la protesta fatta da voi, che chi 
s'esalta sarà umiliato, e chi s'umilia sarà e- 
saltato. Con ciò insegnate a me superbo e 
arrogante, che non presuma ascendere so- 
pra degli altri in questa terra, ma solo mi 
curi delle esaltazioni eterne della vostra glo- 
ria, che spero e amo sopra ogni bene di 
questa terra. 

Proponi la pratica di qualche atto eJ'u- 
miltà. 

MEDITAZIONE XII. 

FLAGELLAZIONE DI GESÙ CRISTO 

Pilato , vedendo che nulla guadagnava 
nello spirito de giudei, infuriati contro Ge- 
sù, dopo aver tentato inutilmente di salvare 
questo innocente Signore, proponendolo con 
Barabba, finalmente mosso da barbara com- 
passione, determinò di porre lo stesso Gesù 
in istato tale, che facesse pietà ai suoi ne- 
mici. Ordinò dunque che fosse flagellato 
crudelmente; tuttoché lo conoscesse per in- 
aoceaie e che si fosse dichiaralo co ^vql^^v 



DUODECIMA 1 1 7 

che tale sentenza era la più ingiusta ()el 
mondo. La flagellazione era supplizio cru- 
dele e infame. Non sappiamo dal Vangelo il 
numero dei colpi che ricevette nostro Si- 
gnore. Pure non può dubitarsi, che non fos- 
se malamente trattato; essendo in mano di 
carnefici che erano dominati dal demonio, 
e che avevano ordine da Pilato di metter- 
lo in tale stato che facesse compassione a* 
giudei suoi nemici implacabili. 

Punto primo. 

Per meglio intenerirti il cuore verso 
il tuo Dio flagellato , immaginati d' esser 
colà nell'atrio di Pilato , dove segui V or-^ 
renda carnifìcina. Mira, come Tagnello in- 
nocente di Dio viene abbandonato alla rab- 
bia dei suoi nemici per esser lacerato e 
scarnato. Mira , come i carnefici avendo 
preparato molti istrumenti atti a tal sup- 
plizio, spogliano Gesù delle sue vestimen- 
ta, l'attaccano ad una colonna e scaricano 
una gran quantità di colpi sopra la delica- 
tissima sua virginal carne. Lo trattano qual 
vilissimo schiavo, anzi peggio dogni inde- 
gno e perfidissimo malfattore. Mira il san- 
gue che cola da tutte le parti. Mira le 
grandi piaghe che si tauuQ w^ «o»» ^«^\^*« 
mira i solchi spaveulosv c\\^ %\ ^i^Saw^^^^ 



4 



I 1 8 MEDITAZIONE 

sopra le sue spalle. Quel santissimo corpo 
è ormai ferito in ogni parte: dalla pianta 
de' piedi sino al più alto degli omeri tatto 
è stracciato, tatto lacerato. S'aggiunge piaga 
a piaga. S' imprime dolore sopra dolore. I 
flagelli si vanno internando nelle viscere 
e strappano portando fuori seco pezzi di car> 
ne che cadono da tutte le parti. Il sangue 
sgorga in abbondanza per più canali e a gran 
rivi. Quel corpo immacolato non è più che 
una sola piaga spaventosa. Ciò non ostante 
continuano i carnefici a batterlo con furore 
spietato, animandosi l'un Taltro con barba- 
rie sanguinaria contro l'innocente Signore. 
Chp se alla fine lo lasciano, ciò segue, per- 
chè temono che Gesù muoja sotto la lem* 
pesta de' colpi. Slegato per tanto Gesù, ca- 
de in terra e tutto si bagna nel sangue suo 
divino. Considera intanto, o anima, e vedi 
se vi è dolore simile al suo. Rimase atto- 
nito il cielo a qaesto spettacolo del sao re 
e del sno sovrano, cosi barbaramente trat- 
tato dagli uomini in nn pubblico atrio in 
faccia d*una moltitudine di persone che lo 
credono reo, castigato per incredibili e stra- 
vaganti misfatti. 
Compatisci il Figlio dì D\o > e ò\^\ c^tv 
Bernardo: caro Figliò* àeV m\o\>\o,^t\ 



DUODECIMA 119 

delitto cosi grave avete voi commesso, che 
meritiate una tanto vergognosa confusione 
e una pena tanto amara! 

Sentirai Gesù che ti risponderà: io l'ho 
fatto per farti capire Fenormità di qaei pec- 
cati impuri, co' quali hai macchiato il tuo 
corpo. A fine d'impetrarti il perdono d'essi, 
ho voluto soffrire nella mia innocente carne 
una pena si acerba e si ignominiosa. Im- 
para, quanto mi siano costate le tue impir- 
rità. Procura di abbominarle e detestarle 
spesso con nuovi atti di dolore. Fuggi ogni 
pericolo, che può fartene commettere delle 
nuove. Proponi di custodire i tuoi senti- 
menti, occhi, orecchie e lingua, come anche 
i tuoi affetti, acciò non t'impegnino in di- 
letti peccaminosi. 

O agnello di Dio, vittima sacrata della 
aatura umana, monarca del cielo e della 
terra, io vi adoro nello stato compassione- 
vole in coi vi vedo, privo della vostra dol- 
cissima bellezza e tutto sfigurato nel vostro 
immacolato corpo. Io bacio le vostre- sa- 
crate piaghe, e confesso che voi le avete 
patite per me. Voi sottometteste le vostre 
dilicatissime membra al crudele scempio della 
Bageììazioney straccialo, lot\!ìfiwV^V^^\ì>'%^'^* 
nmeote deformato in ogm ip«t\A. ^ ^^^ 



lao MEDITAZIONE 

neslà mie così airocemeute castigate in voi, 
o mio Dìo! Io lo detesto, io le abbomìoo 
sopra ogni male perchè offesa vostra. Non 
voglio più lordarmi cod si deformi mali. Io 
vi offerisco tutto il mio corpo, i miei oc- 
chi ed i sensi tutti. Deh! vi piaccia lavarli 
con quel sangue amoroso che versaste so- 
pra la terra. Per i meriti vostri protegge- 
temi da tutti i pericoli d'offendervi. Vi pro- 
metto di custodirli con più attenzione, che 
non ho fatto per il passato, acciò non ca- 
dano in tentazioni viziose. Vi amo, o mìo 
Dio, più di me stesso. 

Punto secoi^do. 

Immaginati di veder presente alla flagel- 
lazione del divin Figlio il suo celeste Pa- 
dre , il quale a te rivolto , ti dica : Per i 
tuoi peccati io ho battuto in tal modo il 
mio Figlio, abbandonandolo alla crudeltà di 
si spietati carnefici. Che amore è mai stato 
il suo verso di te! Abbandonare per te il 
suo amantissimo Figlio a tanti straz) e a 
crudelissime carnificine. 

Anche Gesù stesso a te parla , e dice : 

per me io son pronto d'essere più, e più 

flagellato, affinchè il mio eterno Padre per- 

doai a te le tue colpe. I>\ uvoVVai W^^^ 

ronfia offersi il mie cor^ a! ^af^«\Vi> ^^tk- 



DUODECIMA IQI 

clrè aprissero quelle piaghe dalle quali do- 
veva scatarire qd balsamo di salute alle 
piaghe verminose dell' anima tua. Il mio 
corpo doveva esser immortale, né soggetto 
a pena; ma io pigliai corpo atto a patire 
per amor tuo. 

Ammira la gran bontà di Gesù. Qual 
padrone avrebbe mai voluto essere flagel- 
lato per io schiavo e per uno schiavo suo 
capitale nemico , come sei stato tu , affine 
di riconciliarli con si penoso mezzo al suo 
buon Padre? Chiedi perdono a Gesù delle 
tue colpe. Ofle risei ti a patire le pene do- 
vute a' tuoi falli. Se tu fossi stato presente 
a questo spettacolo , non ti saresti oflerto 
ad essere castigato tu , per risparmiare i 
flagelli al Redentore? Almeno ti saresti of- 
ferto ad aver parte nelle sue pene per ismi- 
nuirle a lui. Non avresti tu detto: io sono 
stato quello che ho peccato; io debbo esser 
castigato. Qual delitto ha commesso il buon 
Gesù , che debba esser trattato con tanta 
barbarie? £gli è il più immacolato, il. più 
innocente di tutti gli uomini. Fa dunque 
patire qualche cosa al tuo corpo , o pri- 
vandolo talvolta di cose a lui dilettevoli, o 
facendogli provar cose moVesXfò. \^v:»\^^ 
// detto di san Bernardo*. c^w^Wv n ^^ "^^"^ 



1^*2 MEDITAZIONE 

sono flagellati con gli uomini sopra la terra, 
lo saranno co' demonj nell'inferno. Offeri- 
sciti di più a Dio per ricevere tutti i mali 
e castighi che gli piacerà mandarti. Osser> 
va, che in Gesù la pietà è flagellata per 
lempietà, molti flagelli e castighi erano do- 
vuti a te peccatore; perciò molti hanno do- 
vuto' lacerare il corpo dell'amabile Reden- 
tore. La gravezza de' nostri peccati è senza 
misura: cosr le piaghe del Figlio di Dio han- 
no dovuto essere anch'esse senza misura. 
O Padre eterno, perchè non avete compas- 
sione del vostro Figlio? Perchè l'avete ab- 
bandonato al furor de' suoi nemici? Voi non 
voleste che Abramo vi sacrificasse il suo fi- 
glio Isacco, ma in vece sua sostituiste al sa- 
crificio un agnello. 

Come dunque per salvare un maledetto 
peccatore, voi sacrificate il vostro Unigenito 
Figliuolo? O Signore, o Dio mio, quanto 
è l'amore che mi portate, quanto è il de- 
siderio che avete di salvarmi! Vi ringrazio 
di si immensa carità, e vi dico, se i miei 
peccati sono stati la cagione de' flagelli del 
vostro Figlio, più giusto è , che io ne sia 

' castigato; io son pronto a patire quei mali 
che vorrete maDdarmi: sark me^Wo ^^t tafe 

tesser punito e flagellalo àaWe-v^Vwi cwc\- 



DUODECIMA I 23 

tatevoli mani qui in terra, che da' ministri 
della vostra terribile giustizia negli abissi. 
lo ho meritato ogni male, e qualunque pena 
io soffra al presente, o io sia per tollerare, 
ella è come un nulla al paragone di quello 
che ho meritato. Propongo' ancora di privare 
il mio corpo di più diletti leciti, per cosi ' 
punire in me gli oltraggi vostri. Dovrei con- 
cepire un gran desiderio di castigare la mia 
carne rea con penitenze ed austerità ; ma 
questo è dono vostro, come tale ve lo chieg- 
go , acciò possa pure assomigliarmi a voi 
percosso e piagato, anzi amarvi con più fer- 
vore, come ora vi amo sopra ogni bene, Dio 
infinitamente buono e degno di ogni amore. 

Rinnova il proposito di privare il tuo 
corpo di qualche diletto^ e specifica quale. 

Punto terzo. 

Considera ancor meglio le cagioni , per 
le quali il Figlio di Dio ha voluto un ca- 
stigo cosi crudele e vergognoso. Lo ha vo- 
luto primieramente per testimoniarti il suo 
amore, col pagare al divin Padre le pene 
dovute a' tuoi abbomìnevoli peccati, che 
più sono nauseati da Dio, come anco per 
meritarti grazie e assistenze spirituali, per 
vìvere affatto puro , mnocfeiiV^ ^ ^xv^jS^^^- 
Oaesta è l'occapazioiìe à\ ^^wi tw^ V«fi^V 



1^4 MEDITAZIONE 

che Io flagellano, olTrire il tormento di quei 
colpi con grand amore per te al Padre. Ne 
mai dice basta, ne dice parola di lamento, 
ma latto è intento a presentare per te a 
Dio le sue pene e ad aggiungerle nuovo 
merito colle sue preghiere per te. 

Patisce in secondo luogo tante percosse, 
per mostrarci la necessità che abbiamo di 
far patire il nostro corpo se vogliamo averlo 
ubbidiente a Dio. Noi non potremo mai es- 
ser membri di Gesù Cristo, se non afflig- 
giamo il nostro corpo, col privarlo di molti 
piaceri e col farlo tollerar que' mali che Id- 
dio gli manda. Noi non ci salveremo, se 
non siamo castigati come Gesù. Iddio dà da 
patire a quelli che ama, e non risparmia la 
verga de' suoi castighi a quelli che riceve 
nel numero de' suoi figliuoli. Proponi dun- 
que di privarti de' diletti anche permessiti 
e di sopportare con generosità i mali che 
ti vengono o da Dio, o dagli altri uomini, 
lo vi ringrazio, o dolcissimo Gesù, con 
tutta Tanima mia de' colpi e de' flagelli sca- 
ricati sopra di voi, e da voi con pieno a- 
more ricevati per mio bene. Io vi ringra- 
zio di tutte le goccio di sangue versato per 
amor mio, O carne verginale, «i cVì» %Va\ft 
»v hanno coodolto i miei peccaV\\ OV 0\v 



DOLDECIMA l'2J 

avesse lume dal cielo, per mirare nelle vo- 
stre piaghe i miei falli, come unica cagione 
di tanti vostri mali. Io li detesto di vero 
cuore, come qaelli che hanno ridotto ad un 
essere cosi compassionevole il vostro inno- 
ce*hte corpo. O amabilissimo Signore, a qnal 
eccesso d'amore vi siete voi lasciato tra- 
sportare soggettandovi per me a si orrido ca- 
stigo! Voi avete detto per i vostri profeti, 
che i flagelli caderanno sopra le spalle dei 
peccatori; ma che la vostra misericordia co- 
ronerà qaelli che sperano in .Dio. Voi certo 
non avete commesso colpa, mentre siete il 
Santo de' santi. Voi avete tutta la confidenza 
nel celeste Padre: come dunque i flagelli 
deirimmortal giustizia cadono sopra di voi? 
£ voi non provate alcun benigno effetto della 
divina misericordia? Ah! ben l'intendo. Voi 
avete voluto soddisfare per i nostri delitti. 
Le impurità degli uomini sono si grandi e 
sì abbominevoli, che è convenuto a un Dio 
spargere fiumi di sangue per cancellarle. In- 
felice me, che ho rinnovate le vostre pia- 
ghe qualunque volta ho macchiato la mia 
onestà! lo, o Signore, voglio punire lamia 
carne, o con qualche digiuno, o con altra 
penitenza ecc. Per i meriti del sangue sQar- 
30, per quelle piaghe spaiNewVo^^ \a^^ o^"^ 



126 MEDITAZIONE 

è coperto il vostro corpo, per quella nadità 
vergognosa che fu uno de 'più grandi vostri 
supplizi, pel dolore e la confusione vostra 
estrema, vi prego, vi supplico a perdonarmi 
le mie colpe, a purificarmi il ebore da tutte 
le lordure, e non permettere ch'io prenda 
alcun piacere malvagio che vi ha costato 
tanto sangue, tante piaghe, tante ignominie. 
Prometto col vostro santo ajuto d'astener- 
mi anche tal volta da qualche soddisfazione 
lecita, per consecrarla ad onore di voi ad- 
dolorato e pazientissimo mio Dio, che amo 
più di me stesso e più di qualunque mia 
soddisfazione. 

Proponi in particolare qualche diletto , 
da cui voglia astenerti per amor di Gè sa 
flagellato, come anco la tolleranza di qual- 
che male particolare, 

MEDITAZIONE XIII. 

CORONAZIONE DI SPINE 

I soldati menarono' Gesù nel pretòrio; e 
avendo adunata attorno di lui tutta la loro 
squadra , ^li levarono i suoi abiti e lo ri- 
vestirono d'una veste rossa. Poi avendo la- 
varata una corona di spine, gliela posero 
sopra la testa e gli diedero iiA\e tsvbsà xsjsai 



DECIMATERZA 13'y 

canna rotta. Cosi vestitolo da re di burla, 
se gl'inginocchiavano davanti, burlandosi di 
luì, e dicendogli: Dio ti salvi re de* giudei. 
Gli' sputavano ancor in faccia , e presa la 
canna gli davano de' colpi sopra la testa. 

Punto primo. 

Considera , come ternainata la crudele 
flagellazione, non gode Gesù verun riposo, 
perchè appena rivestitosi delle sue vesti ^ 
ne viene spogliato di nuovo da' soldati, che 
per burlarsi di lui, quasi di re finto, g^i mi- 
sero uno straccio di veste rossa in dosso, una 
canna in mano per iscettro, e una corona 
di spine in capo, e ciò alla presenza di tutti 
i soldati di guardia. Questa azione fu do- 
lorosissima e ignominiosa al Redentore: im- 
perocché oltre agli schiaffi che gli davano, 
. oltre agli sputi co' quali lo lordavano, di più 
scaricavano gran colpi di canna sopra la sua 
testa , co' quali spingevano le punte delle 
spine a traverso della carne e de'nervi sino 
al cervello, e spremevano il sangue da tutte 
le parti del capo, scoprendone la fronte , o- 
scurandone gli occhi e deformandogli affatto 
la faccia sua amabilissima. Che orrido in- 
treccio è mai quello! Un» corona di spine 
acute e durissime, tutte dis^ostA ^ C<(y(\Sk^^ 
cappello, che si dilatano ^et VxxVXft '^ ^»^^ 



l'iS HEDITAZIONB 

e penetrano addentro per ogni lato. Se gli 
aomiai studiano sempre nuove iavenzioni 
di spassi e passatempi anche peccaminosi, 
coDYeniva bene che s'inventassero nuovi mo- 
di di pene, affinchè l'amore di Gesù potesse 
punirli in sé medesimo, e spargere per essi 
in nuova maniera il suo sangue che li la- 
vasse ed estinguesse nell' uomo la smode- 
rata sete de' piaceri e diletti mondani. Pro- 
poni d'andar con riguardo nel desiderar i 
diletti terreni. Proponi di non abbandonarti 
ad essi con soverchia passione, anzi di pri- 
vartene pia volte o in tutto o in parte per 
dare gusto a Dio, che ama di vedere i suoi 
cristiani staccati dalle allegrezze di questa 
terra per esser più uniti e più somiglianti 
a lui re de* dolori. 

O dolcissimo Gesù, il più umile di tutti 
gli uomini e il più grande di tutti, i re: voi 
siete stato coronato d'obbrobrj, e di dolori 
da quegli uomini, che voi coronaste di glo- 
ria e di onore. In questo portamento tutto 
che spregiato e disfigurato io vi riconosco 
per mio re. Io n rendo i più profondi o- 
maggi che una creatura possa rendere al 
suo Dio. Vi ringrazio di queste invenzioni 
de/Ja carità vostra, per istaccarmi da* con- 
ienlJ di questa terra e alUccatuù A^tót^. 



DECIMATERZA It?f) 

Deh! mio Dio, estinguete in nae quel peri- 
coloso ardore che mi rende sitibondo di 
spassi terreni. Moderate in me le gran vo- 
glie di darmi bel tempo. Ajatatemi a co- 
noscere il pericolo che vi è in essi d'offen- 
dere voi, e disgustarvi col peccato. Cono- 
sca io una volta che ogni bene terreno è 
bene apparente,- e che non pnò soddisfare 
la mia anima spirituale e celeste. Fatemi 
capire, che io non avrò se non afflizioni di 
spirito, se m'abbandono alle mie passioni; 
mentre qneste non si acquieteranno, ma 
vieppiù accenderanno una peggior sete che 
mi tormenti. Propongo di moderare in me 
l'amore disordinato al piacere e di privar- 
mi di diletti anche leciti, per dar gusto a 
voi, e per assicurarvi che vi amo, e più mi 
curo di piacere a voi, che di dar contento 
a me, giacché voi per esser degno d'ogni 
bene, meritate che tutti vi obbediscano e 
vi contentino. 

Punto secondo. 
Immaginati d' udire qoello che dissero 
i soldati al Redentore per burla. Noi ti sa- 
lutiamo, Gesù , per re dei giudei. Gesù 
non è re terreno, ma celeste. Con tutto ciò- 
prima di passare a cingere \\ x^ìSìò ^v^^^- 
ma nel paradiso, ci fa fapeto , ^^i^ *^ '^^ 



l5o MEDITAZIONE 

vogliamo portare nel cielo una corona di glo- 
ria come lui , è necessario che cingiamo 
corona di spine in terra con lui. Non vuol 
Iddio, che il cristiano vanti corona di rose 
in questo mondo, e abbia corona di gloria 
nell'altro. Non si dà beatitudine in questa 
vita, e poi il paradiso nell'altra. Dovresti 
vergognarti di vivere in delizie e pec- 
cati, mentre vedi il tuo Re , il tuo Crea- 
tore, il tuo Dio attorniato da dolori ed i- 
gnominie. Non sei tu membro di quella 
Chiesa di cui Gesù è capo? Come dunque 
pretendi di spendere il tempo in delizie e 
godimenti sotto un capo circondato di pene 
e di tormenti? Adora Gesù con profondo 
ossequio , come tuo vero re. Pregalo ad 
istillarti nel cuore amore al patire i mali 
che ti molestano. Pregalo a levarti dallo 
spirito quel pernicioso affetto che fin ora 
ti ha reso amante del diletto. Porta una 
gran riverenza alle spine che toccarono il 
capo del Redentore. Adorale e venerale. 
Quando Iddio ti manda qualche male, im- 
maginati che si cavi una spina della sua co- 
rona e te la presenti. Se tu l'accetti, potrai 
sperar da Dio il diadema della felicità nella 
gloria, 
O mio Gesù , voi siete vetametiV^ *A \^ 



DECIMATERZA 1 5 I 

del cielo e della terra, il re degli angeli e 
degli aominì, il re de' giudei e de' gentili: 
prosteso a terra, io vi adoro col più pro- 
fondo rispetto : bacio le spine sacrate che 
vi coronarono d'obbrobrj e di dolori. Mi 
vergogno di me medesimo, che col vostro 
esempio sugli .occhi non cerco se non co- 
modità e piaceri, lo vorrei esser membro 
del vostro corpo, e pure abborrisco que'mali 
qnelle pene che martirizzano voi, mio ca- 
po, lo sono quello, che ho meritato per i 
miei peccali ogni male. Io sono quello, che 
devo patire per castigo de' miei gravi falli. 
Perciò supplico voi, mio celeste capo, a spar- 
gere sopra di me influenze di grazie, che 
mi stacchino il cuore dalle vanità e da' di- 
letti terreni e mi affezionino al patire. Qual 
insolenza sarebbe la mia , eh' io vii verme 
della terra mi coronassi di rose, vedendo 
voi, mio re e mio Dio coronato di spinel 
Accetto tutti i mali e travagli, co' quali pia- 
cerà a voi d'affliggermi. Eleggo d'esser co- 
ronato di quelle pene che mi manderete, 
tollerandole per amor vostro e col vostro 
ajuto in pazienza e rassegnazione al vostro 
volere; mentre spero colla tolleranza d'esse, 
di guadagnare a me la qototì^ ^^V ^\^\&x^ 
della vostra gloria. 



i- 



l37 MEDITAZIONE 

Rinnova il proposito di tollerare i tuoi 
mali con più pazienza, ed in castigo de* tuoi 
peccati. 

Punto terzo. 

Considera la cagione per la quale Cristo 
ha volato essere coronato di spine. Questa 
fu per cancellare con nuovo sangue le no- 
stre colpe, e portarne in se medesimo una 
nuova pena. Egli è venuto al mondo per 
lavare tutti i peccati degli uomini. La sor- 
gente dell'iniquità si è il capo, ove si for- 
mano i pensieri d' ambizione , d'impurità , 
d'ingiustizie e di vendette. Conveniva dun- 
que, che quel capo sagrosanto ne pagasse 
le pene con tormenti d'ignominia e di do- 
lore. Nello scempio della flagellazione era 
rimasto intatto il capo. Dovette egli scon- 
tare la pena dovuta a' nostri pensieri mal- 
vagi, perciò fu coronato di spine. Cosi tor- 
mentata ancor la testa non v' è parte alcuna 
del divin corpo, che non sia martirizzata 
ed afflìtta; cosi la vittima del mondo de- 
stinata ad immolarsi in olocausto al Padre, 
vien consumata interamente dal fuoco del 
dolore. Anima mia, mira i tuoi peccami- 
nosi pensieri. Questi furono una corona pia 
puDgente al capo del Redentore ^ che non 
furono le amatissime sue spme. ktà^tiVÀ ^vwi- 



DECIMA TERZA l55 

que, aslieuti dal peccare, poiché quante im- 
maginazioni malvage e rei pensieri tu fo- 
menti nella tua fantasia, altrettante spine ta 
aggiungi alla corona del tuo Iddio, le quali 
vanno sino a trapassargli l'anima. Chiedigli 
perdono di tutti i tuoi pensieri d' ambi- 
zione , di vendetta e d' impurità. Proponi 
di custodire con vigilanza la tua mente, per 
tenerla netta e per cacciare da essa le fan- 
tasie viziose. 

O mio buon Gesù, io servo vostro infe- 
lice, io ho commesso ì peccati, e voi so- 
vrano mio Signore ne portate con gran pena 
il castigo. Miro quel doloroso ritratto che 
hanno formato in voi i miei peccati. Veggo 
il vostro sacrato capo veneralo e adorato dai 
primi personaggi del cielo, ora trapassato 
da più giri di durissime spine. Veggo co- 
piose stille di sangue gocciolare per il viso 
ed imbrattare la bellezza del vostro di via 
volto. Voi eravate il più bello, il più ama- 
bile di tutti gli uomini. Ove sono quelle va- 
ghezze che guadagnavano tutti i cuori? Ov'è 
quella faccia che risplendette come il sole 
sul Taborre? Oimè, quanto gran male sono 
i miei viziosi pensieri mentre sono stati la 
vera cagione di quesi'otvido ^^^^wcs^kv^a 
eoa fanti vostri dolori, aLa\xvoTv\/\%xv^^v«>fc 



l54 MEDITAZIONE 

e pene! Ah Redeutor mio amorosissimo, 
quanto mi dispiace d'avervi offeso! Vorrei 
per amor vostro non aver mai peccato. Si- 
gnor mio dolcissimo, accettate questa mia 
buona volontà e abbiate misericordia di me, 
sopra tutto aiutandomi a custodire la mente 
dalle immaginazioni impure, da' pensieri 
d'odio e di vendetta. Voi vedete, quanto sia 
difficile il farlo; voi potete tutto: per i me- 
riti del vostro patire spero che lo farete. Ve 
l'addimando in riguardo d'essi, che niuna 
cosa più bramo, quanto il vivere sempre in 
grazia vostra, e servendovi da figlio amar- 
vi, lodarvi, esaltarvi e -glorificarvi, come ora 
vi amo, lodo e glorifico. 

Voi pure adoro, o spine sacrosante, che 
toccaste il capo al mio Dio; voi adoro, che 
vi bagnaste col suo immacolato sangue. Voi 
influite nel mio spirito sentimenti di dolore 
a que' peccali che più afflissero l'anima del 
Redentore. Mi dolgo di averli commessi: 
propongo di sempre vivere bene col divin 
ajuto. 

Rinnova il proposito di custodire la tua 
mente da* pensieri peccaminosi , e per po^ 
ter lo fare più facilmente proponi di custo- 
dire i tuoi sensi f occhi^ orecchie, e lingua^ 



i55 

MblDlTAZlONE XIV. 
dell'ecce homo 

Pilato vedendo il Redentore in quello stato 
cosi compassionevole, a cui l'avevano ridot- 
to i carnefici e soldati, ne concepì orrore, 
e credendo che la sua veduta intenerirebbe 
il cuore dei giudei, lo prese, e lo menò so- 
pra la loggia che era avanti il suo palazzo 
per farlo vedere al popolo, sperando, che 
la moltitudine, in vederlo cosi maltrattato 
e sfigurato, si sarebbe mossa a compassione 
di lui. Usci dunque Gesù in questo stato alla 
presenza della moltitudine, e quando fu alla 
pubblica vista, Pilato mostrando a' giudei il 
corpo di Gesù coperto di piaghe e lacera- 
to sino all'ossa , disse loro : ecco 1' uomo 
che voi m'avete accusato, e ch'io ho trattato 
in tal modo a fine di contentarvi; per altro 
non ritrovo in lui colpa meritevole di morte. 

Punto primo. 

Mira, o anima mia, lo sposo tuo celeste 
col diadema di dolore e d'ignominia, che i 
tuoi peccati più che i giudei gli hanno cpl* 
locato sul capo. Che gran rossore fu quello 
di Gesù, nel vedersi davanti a tanta gente 
in una comparsa di sommo suo dispregio, 



fc 



l56 MEDITAZIONE 

ricoperto tutto di piaghe e di sangue. Tu, 
che DOD puoi tollerare una parola, o un atto 
del tuo prossimo che ti mortifichi, impara 
dal tuo Signore ammaestramenti di pazienza 
libile occasioni di qualche tua umiliazione^ 
Grande è la nostra superbia nel risentirsi 
d'ogni azione altrui, se viene appresa da noi 
di nostro poco decoro; onde per moderare 
questa nostra risentita superbia è convenuto 
aggiungere obbrobrj ad obbrobri nella per- 
sona del Redentore, acciò dall'esempio di 
tante tolleranze imparassimo a soffrire qual- 
che detto o fatto d'altri che ci causasse ver- 
gogna afflizione, acciò imparassimo a non 
prenderne vendetta, a dissimularlo, a ta- 
cere. Gran lezione a nostro profitto, che il 
Figlio dell'Altissimo , vero Dio e vero Mo- 
narca d'ogni cosa creata, si presenti ad es~ 
ser veduto da un popolo numerosissimo in 
quella cosi deforme figura; acciò tutti osser- 
vino le sue ignominie, e da questa veduta 
s'accresca in lui al sommo la sua ignomi- 
nia. Gran cosa, che Ip stesso immacolato Si- 
gnore si veda cosi «everamente castigato e 
sfigurato, che più non paja uomo. Gran cosa 
che l'ìstesso Signore d'ogni maestà e grandez- 
za si veda avvìliio in cosi abbietta forma^ sì^ 
ebepuo esser tenuto il vituperio àc^Vxiomwìv 



DECIMAQLAHTA l37 

O mìo divÌD Maestro, che amiliazioni sono 
mai queste , che vi colmano di confasione 
e rossore! Gran superbia è qaella di noi 
nomini, e specialmente la mia, che per es- 
sere moderata e corretta, vi ha costretto a 
sempre maggiori e più insigni obbrobrj! Deh 
assistetemi acciò m'approfitti de* vostri di- 
vini esempi. Propongo di moderare la mia 
ambizione {e qui nomina in che) e di per- 
donare le ingiurie che mi saranno fatte, e 
di astenermi da' risentimenti e vendette, ac- 
cettando le umiliazioni, e ciò per incontrare 
il vostro gusto, e seguire gli esempi che voi 
a me, vostro servo, vostro cristiano, vostro 
figlio, vi degnaste lasciarmi, acciò regolassi 
la mia vita con essi. Ma io non ho forza 
per metter in pratica questi proponimenti. 
Vi chiedo dunque per il merito delle vo- 
stre confusioni a somministrarmi tutte le 
virtù proprie per eseguirli, cioè umiltà per 
conoscere, ch'io a cagione del mio niente 
e de* miei peccati trascorsi merito ogni stra- 
pazzo da voi e dagli uomini; di più vi chieg- 
go generosità, per superare quell'arduo che 
vi' ritroverà la mia superbia. Lo spero dal- 
l'amor vostro e dal desiderio che avete del 
alo bene. Stimo più il voglio ^^o^X^^^^'''^ 
Bùo oaoref e per inconiteLTe 'A '^^sNx^'^oj^^^ 



l38 MEDITAZIONE 

piacere, son pronto a sagrificare ogni mio 
ambizioso capriccio. Così l'avessi fatto per 
lo passato, come son risoluto a farlo per l'av- 
venire. 

Punto secondo. 

Immaginati d*odire dall'eterno Padre quel- 
le parole che già disse Pilato alla torba: 
Ecco V Uomo. E vuol dire: qoest'è il Figlio 
mio Unigenito. Lo sollevai come uomo ad 
un essere il più alto di tutti,. acciocché il 
mondo avesse un gran re cui seguitare , 
un gran maestro da cui imparare , un 
grande esemplare cui imitare in sé mede- 
simo. Osserva le virtù eh' egli pratica in 
quest'occasione, una gran mansuetudine tra 
tanti dispregi, un gran silenzio tra tante con- 
fusioni, una grande rassegnazione al volere 
di Dio tra tanti insulti. Questo è quel Gesù 
che dovrà sedere vicino a me in gloria più 
eminente di tutti, perchè ora è più avvilito 
di tutti. Questi riceverà nel cielo le più pro- 
fonde adorazioni, perchè in terra si sotto- 
mise alle più profonde umiliazioni. Questi 
godrà le prime e più strepitose lodi dai 
beati, perchè tollerò con pazienza le più fa* 
wose ingiurie da' nemici. Anima mia, mi- 
ra/ó e procara d'imitarlo, ^ou s^m svcoàV^ 
* /at negli onori del paraà\ao>s^iiOwV\l^- 



DRCIMAQUARTA J ^9 

rai compagno a luì Della mansuetudino, nel 
silenzio, nel perdono de' mali che ti ven- 
gono fatti. 

O Padre eterno, se volete ch*ìo miri con 
profitto queir Uomo-Dio , vero specchio di 
tolleranza e d'ogni altra virtij, io vi sup- 
plico ad illuminare la mia mente co' più vivi 
splendori della vostra grazia , acciò mi le- 
vino l'orrore e rai persuadano che il mio 
vero bene non consìste ne' risentimenti e 
nelle vendette contro il mio prossimo, ma 
nel procurarmi le- grandezze eterne del pa- 
radiso col mezzo della breve sofferenza dei 
mali temporali, e sopra tutto nella tolle- 
ranza di ciò che pili dispiace alla mia su- 
perbia e vanagloria: intanto mirate ancor voi 
il vostro Figliuolo, e per riguardo suo da- 
temi forza da imitarlo. Egli non curò il suo 
onore per onorar voi e per ammaestrar 
me; fate per i meriti suoi, che né meno 
noi curiamo quel sciocco onore che a voi 
non piace, e sarebbe d'offesa al prossimo. 
Propongo d'imitare il mansueto Gesù nei 
miei travagli e confusioni: sperò di ripor- 
tarne un gran premio tra' vostri servi in cie- 
lo. So che il patire nostro vi dà gusto e 
vi onora. A tal fine acceWo ^ \à\ ws5*c^^ 
di patire i mali che iiiipwi%e>\wv\v^ v«v^«^^* 



) io MEDITAZIONE 

teria dì ouore. Son sicuro, che le umilia- 
zìoqì di quaggiù mi si cambieranno in tanti 
applausi in cielo, e che i brevi mali di que- 
sta vita ben sopportati, riporteranno dalla 
vostra giustizia onori e godimenti. V'amo 
intanto più dogni bene, e specialinente a- 
mo il vostro onore più del mio; giacché a 
voi, Gesù e monarca, si deve ogni ossequio, 
e a me gran peccatore si dovrebbe ogni av- 
vilimento e confusione in questa e nell'al- 
tra vita. 

jRinno^a il proposito di patire le cose mo- 
leste per amor di Dio. 

Punto terzo. 

Ritorna, b anima mia, a dare una terza 
occhiata al tuo Signore. Mira quel Dio, mes- 
sia del vero popolo, principe degli angeli 
e degli uomini. Miralo cosi sfigurato che 
più non ha sembianza d'uomo. La faccia è 
tutta livida dagli schiaffi, il volto imbratta- 
to dagli sputi: il capo non può più reggersi 
per lo spasimo di tante acutissime, spine che 
lo coronano come diadema di tormento e di 
dispregio. 11 corpo tutto, ricoperto da veste 
di burla e di derisione, prova nelle tante 
sue piaghe un universal dolore. Quegli che 
prima rimiravasi come il più bello di tutti 
gii nomini^ ora è divenuto il più deforme 



DECIMAQLARTA l4l 

di tutti, obbrobrio della più vile canaglia 
ed abbominazione di tatto il sdo popolo. E- 
gli ha preso cosi dolorosa figara, per moo- 
vere a compassione di noi il soo eterno Pa- 
dre, e con ciò piegarlo alle sae suppliche 
che porgeva contìnoamente per il nostro 
perdono, e per liberarci dalle pene eterne 
a noi dovute. L'amore delle anime nostre, 
e la premura di far loro ogni maggior bene 
vuole , che tutto patisca e che soggetti sé 
stesso ad ogni possibile male. Ma io , che 
faccio per l'anima mia, che premura ho io 
di raccomandarla spesso a Dio ed arricchirla 
di opere buone? €ome la custodisco da'pe- 
ricoli d'offender Iddio e di dannarsi? Do- 
vrei fare tutto il maggior bene che posso, 
per liberarmi dagli eterni mali e per assi- 
curarmi il paradiso che cosi caro comprò 
per me il mio Redentore. Posso ben dire, 
che se Gesiì non m'avesse ajutato co' suoi 
tormenti, io mi sarei dannato per sempre. 
L'inferno sarebbe stata la casa della mia e- 
ternità. €olà avrei dovuto vivere in eterne 
ignominie, svergognatissimo, infame, tormen- 
tatissimo neiranima e nel corpo. 

Ringrazierò il Redentore di quanto fa e 
patisce per utile mio. Mi esibirò a fare dalla 
parte mia e patire qualche cosa, a fine d'ojU 



l4^ MEDITAZIONE 

tenere dall'elerno Padre che mi preservi per 
i meriti suoi dalla dannazione. Padre divi- 
no, volete un uomo che appacifichi la vo- 
stra collera, si opponga al vostro furore giu- 
stamente acceso contro i miei peccati? Ele- 
nco, che ve ne presento uno, la cui vista vi 
intenerirà il cuore e vi persuaderà a per- 
donarmi rinferno ben da me meritato. Ri- 
guardate la faccia^del vostro Cristo, per cui 
avete creato gli uomini, per cui voi amale 
gli uomini. La riconoscete voi per faccia dei 
vostro Figlio? Ecco il re dei martiri coro- 
nato di dolori e di confusione. Ecco il gran 
Sacerdote che vi offre il suo sangue per la 
salute di me suo fratello. Questo sangue can- 
celli i miei peccati, mitighi la vostra col- 
lera e mi ottenga un vero dolore delle mie 
colpe. Per i meriti suoi liberatemi per sem- 
pre dall'inferno, ben dovuto alle mie ini- 
quità, e trattenetemi^ sicché con nuove col- 
pe non mi precipiti entro quelle voragini 
di fuoco. Detesto per amor vostro tuUi i 
miei falli passati , lì abbomino , li odio : 
né mai più voglio commetterli. Vi sacrifico 
quella rea passione {e qui nominala) con cui 
più vi ho offeso. In questa voglio moderar- 
jn/, non solo proibendo a me \\ vi^lato^ ma 
aacora molte cose lecite (« q«> spetvjìcaUV 



DECIMAQUARTA I 4^ 

a fìne di tenermi più lontano dall'opportu- 
nità di peccare. Con ciò pretendo di sod- 
disfare in qualche modo alle grandi ingiu- 
rie che vi ho fatto , oifendeDdovi , e delle 
quali nuovamente mi dolgo per puro amore 
di voi a me diletto e caro sopra ogni bene. 

■ 

MEDITAZIONE XV. 

ULTIMA COMPARSA DI «ESÙ CRISTO 
AI. TRIBUNALE DI PILATO. 

I principi de'sac0rdoti e le loro genti, 
avendo veduto Gesìi con Pilato affacciati 
solla loggia del pretorio, si misero a gri- 
dare: crocifiggetelo, crocifìggetelo. Allora 
Pilato disse : prendetelo voi medesimi e 
crocifiggetelo; imperocché quanto a me, non 
trovo in lui verun peccato. 

Cercò intanto Pilato nuovi mezzi per li- 
berare Gesù. Ma i giudei gli dissero: se 
voi liberate quesf uomo , non siete amico 
vero di Cesare, imperocché qualunque si 
fa re, si dichiara nemico di Cesare. 

Un'altra volta, prima di condannare Gesù, 
lo mostrò loro Pilato, dicendo: ecco il vo- 
stro re; ma essi si misero a gridare, le- 
vatelo, levatelo dal mondo, crocv&^^^V^. 
Pilato repUcòf che io cvoc\fii%%^ *^ ^^'^^ 



l44 MEDITAZIONE 

re? I principi de' sacerdoti risposero * noi 
non abbiano altro re, che Cesare. 

Punto primo. 

Considerate, come i giudei, sedotti e com- 
mossi da' sacerdoti e dai pontefici gridano 
ad alta voce : crocifiggi, crocifiggi Gesù . Una 
vista cosi compassionevole d'uomo illustre, 
sommamente maltrattato e ridotto da molte 
atrocissime piaghe a stato deplorabilissimo, 
come era Gesù, avrebbe dovuto commuo- 
vere le loro viscere a pietà e misericordia. 
Ma domina in loro una passione diabolica, 
un odio implacabile, uno sdegno furiosis- 
simo che non lascia in loro né meno sen- 
timenti d'uomo, e li rende più spietati delle 
fiere. Anima mia, rifletti che voglia dire 
permettere che ona passione s'impadroni- 
sca a poco a poco del nostro cuore. Non 
vi è eccesso in cui non prorompa, non vede, 
non pondera; ma solo bada a soddisfarsi, 
sfmrapreeipitare Tuomo in un mare di mise- 
rie. Prega spesso Iddio che moderi i tuoi 
sdegni e che tenga da te lontano ogni ìm- 
peto di vendetta. Se mai s'accende in te 
fiioco di collera, sforzati di reprimerlo. Chiedi 
a Dio, che lo estingna col dono della man- 
metadìae o con altro ajuto della sua grazia. 
Che se la non sei pfedominaXo à».^\ ^ 



DECIMAQUINTA 1^5 

e dalle collere , rifletti qual è la passione 
che più ti travaglia e più ti tenta al male* 
Veglia sopra di essa. Chiedi di frequente a 
Dio l'opposta virtù, né cessa dal pregare fin 
che non la consegaisci. Esercitati in atti 
contrari a qaella passione; altrimenti sappi, 
che una passione un poco gagliarda ti con- 
durrà alla perdizione. Ogni passione porta 
seco del diletto, con coi inganna e incanta 
il nostro cuore. Difficile si è il liberarsene, 
ma se pregherai vedrai la divina bontà far 
maraviglie nel tuo sphrito. Non cessar dun- 
que di svpplìcark) ben a lungo. 

Siate infinite volte benedetto, o mio Dio, 
Signore d'infinita possanza e misericordia, 
lo vi presento l'infelice anima mia tiran- 
neggiata da qaella passione che voi ben sa- 
pete ( e qui nominerai la passione, da cui 
sei pia travagliato ). Mirate i tanti peccati, 
se'qoali fin ora mi ha fatto cadere, e coi 
quali ho accresciuto la sua tirannia contro 
Ài me. Mirate, come tiene sempre alterato, 
inquietato, distratto il mio spirito. L'onni- 
potente vostra mano può liberarmene, col 
concedermi il dono dell'opposta virtù. Io 
Te ne supplico, e ve ne supplicherò fln che 
Barò vìvo* Deh.' per le Nwet^ ^^-^ ^^'^r*. 

Ikfuflilazioni ^ 



l46 MEDITAZIOI^E 

amabile pietà applicate opportuuo rimedio 
a tanto mìo male. Voi, medico celeste, sa* 
pete guarirmi dalla pericolosa malattia che 
può condurmi alla morte d'eterna danna- 
zione. Temo con ragione di dannarmi, per- 
chè so, dove strascina una passione non do- 
mata. Miro a che eccessi di barbarie si a* 
vanza l'odio de' giudei, ostinato contro dt 
Yoi sino a perdere ogni senso d'umanità, 
sino a perseguitare a mòrte voi, pura, e ama-»' 
bile innocenza. O Dio, la passione prede* 
minante in me può spìngermi a grandi ec* 
cessi! Voi, che siete tutto splendido e ii* 
Iterale, tutto amoroso dell'anima mia ab- 
biate compassione della mia perdita: ripongo 
l'anima mia poverella nelle vostre santia- 
8ime braccia: fatele per carità quel bene 
di cui ha bisogno. Puri6catela col vostra 
immacolato sangue: fortificatela colla vostra 
infinita potenza: santificatela colla vostra 
««finita bontà : adornatela colle vostre vere 
virtù, e specialmente con quella che puè 
domarmi la nemica passione , acciò possa 
ona volta assicurare a me il paradiso e 
piacere all'altissima maestà vostra, alla qua- 
le mi dono in anima e in corpo per servo 
fi schiavo non solo ue\\a mV^i n'\V^^ \&9^ ^er 
ialia l'eteraiik. 



DECIMAQUIIfTA 1^7 

Rinnova il proposito di pregare Iddio 
della grazia di ducere quella passione che 
più ti predomina. 

Punto secondo. 

Pilato che conosceya l'innocenza di Gesò, 
non voleva odire le inique istanze de'gin- 
dei: Replicano per tanto questi, e dicono: 
^oi abbiamo ana legge, secondo la quale 
deve morire, perchè s'è fatto Figlio di Dio. 
Le hsggi del mondo condannano il Figlio 
di Dio a morire. Tatti gli nomini mondani 
dediti a compiacere la loro carne e a gh- 
gare le loro passioni, gridano con la bocca 
de'gindei, che s'occida e che si crocifigga 
Gesù. E ta non temi di regolarti con leg- 
gi cosi inique, come sono le leggi del mon- 
do? Se ta segniti le massime dei mon- 
dani, abbandonerai presto il tuo Dio e eoa 
nuovi peccati ti procurerai dal canto' tifo 
una nuova morte. Gesù co' suoi miracoli 
avea chiaramente provato per vero ch'egli 
era Figlio di Dio, e che la sua dottrina do- 
veva essere accettala come dottrina celeste; 
e pure quei malvagi ebrei condannavano 
per bestemmia il dirsi che Cristo era Figlio 
di Dio. Tu pure adori Gesù come 1 Unige- 
nito dell'eterno Padre. T\i tv<i«tkfò%^\ \ ^'^^^ 
/ii50||^iiaiiientl come owitoW ^*\tiW^^««s?«^'" 



l48 MEDITAZIONE 

za; e pure non ti curi d'abbracciarli e dì 
seguirli, e fors'anche li condanni e li spre- 
gi. Prega il divio Maestro, che ti faccia 
conoscere T empietà delle leggi del mon- 
do, tutte intente a contentare la sua carne, 
la sua ambizione, la sua collera con palese 
dispregio di Dio e de'suoi comandamenti. 
Pregalo ancora, che ti faccia stimare i santi 
documenti del suo evangelio, che contengo- 
no parole di vita e di salute eterna, nelFab- 
bidienza a Dio e a' tuoi maggiori , nella 
mansuetudine e carità verso il prossimo 
anche più infimo , nel perdono generoso 
delle offese e disgusti a te falli. 

O divino Maestro, disceso dal cielo in 
terra, e fatto visibile per ammaestrar la no- 
stra ignoranza e per insegnare la strada 
del cielo, io vi benedico, lodo ed amo di 
lutto cuore^ e vi ringrazio per l'ineslimabil 
benefizio che portaste al mondo colla ve* 
hnta vostra. Oh chi imparasse bene i vostri 
celesti insegnamenti! oh chi regolasse la 
vita sua e il suo operare colla regola di 
quelli.' Signore, io son vostro cristiano, am- 
messo per il battesimo alla vostra scuola, 
eppure altro non istimo che le leggi • del 
mondo; altro non amo "che le vanità e pia- 
4ìerì. Amo i beni caduchi di quaggiù: que- 



DBCIMAQUINTA l49 

sii desidero, qucsli procuro, per questi mi 
affatico: ma qaello che voi insegnaste,- ra* 
more a Dio, la carità al prossimo, l'abbi- 
dieoza a'maggiorr, tatto si trascara da me^ 
non si stima, né meno vi si pensa. O Si- 
gnore, noi non eravamo degni d avervi per 
maestro. Noi facciamo ogni torlo agli am- 
maestramenti della vostra infinita sapienza» 
seguendo le opposte massime del mondo a 
non tenendo veron conto del dettoci da ?oi. 
Signore, datemi ora lome per conoscere la 
sciocchezza e I9 falsità de'saoi dogmi. Da- 
temi lame per amare ^ seguire i vostri 
santi insegnamenti. Datemi forza per pra- 
ticarli amando voi e il vostro supremo Pa- 
dre, facendo del bene al mio prossimo, col 
consolarlo nelle sue afflizioni, col dargli 
buoni consigli nelle sue angustie, col soc- 
correrlo ne'suoi bisogni per mezzo di ele« 
mosine ecc., e ciò per amor a voi, per a- 
more a' vostri santi insegnamenti che mi 
persuadono a ciò, per amore al mio pa- 
radiso che si guadagna con queste buone 
opere. Quello propongo -di fare col vostra 
santo ajuto. 

Proponi qualche atto di carità veno ti 
prossimo. 



1 5o MEDITAZIONE 

Punto terzo. 

Considera quelle parole che disse Pi- 
lato a'giudei,i quali volevano la crocifissione 
di Cristo. Disse loro: ecco il vostro re. Que- 
sto ripete a voi l'eterno Padre col dirvi: 
ecco il Re de're, mandato dai cielo a go- 
vernare con sante leggi la terra. Io l'ho 
costituito sovrano degli uomini, acciò tutti 
accettino quei precetti e consigli che lo- 
ro suggeriva. Egli è sapientissimo, amabi- 
lissimo, amorevolissimo. Egli il primo pre- 
cederà a tutti nell'impresa di conquistare il 
cielo, che deve essere un regno, ma regno 
eterno. Ninno pensF ad andarvi per altra 
strada, se non per quella che tien egli: 
cioè di ubbidienza perfetta all'autorità di- 
vina, soggezion facile accomandi de'maggiori 
ancor iniqui , come è un Pilato, a cui si 
soggetta Gesù mio Figlio sino ad accettare 
la morte di croce. Questo re è senza pec- 
cati, mansueto, umile e paziente « cosi amo- 
roso dei suoi cristiani, che per loro salute 
ed esempio gode d'essere si maltrattato e 
tormentato. Riconoscetelo per vostro re. Ri- 
petetegli spesso quello che gli dite nel Pa" 
ter noiter: venga il regno tuo. Venga Gesù 
a regnare nel vostro cuore , e a prendersi 
possesso de' vostri affeUi e p^usv^ùv ad«e- 



DECIMAQUINTA l5l 

niat regnum tuum: in modo che gustiate 
sopra ogn'altra cosa di pensare a lai, di far 
aiti d'amor verso di lui, di regolare lotti v 
vostri desideri e voleri secondo il voler sao. 
Per voi. si è venuto dalla sua gloria questo 
re , per voi si è vestito con questa veste 
di piaghe e di confusione; imparate qaal 
sia la livrea de'suoi seguaci: patite per amor 
suo umiliazioni e mali. Così hanno fatto 
ianumerabili anime che Thanno seguito in 
questo mondo, e ora trionfano con lui nella 
beata gloria. Volete divenir loro compagni 
in gloria» pregatelo che vi dia grazia d'es- 
sere de'suoi, d'imitarlo e di seguirlo bene 
da vicino. Se ubbidirete a lui e a'vostri mag- 
giori in questo mondo, regnerete nell'altro. 
Se patirete ì mali di quaggiù, godereter 
pienissimi contenti nella gloria. Se vi umi- 
Ùerete, diverrete grande, potente e stimalo 
nella patria de 'beati. Siete cristiano, dovete 
esser simile a Cristo vostro re. 

Mio Gesù, al cui nome si piegano rive- 
renti il cielo, la terra e gli abissi; io mi 
umilio sino al più profondo, per adorarvi 
mio re e mio sovrano. Voi veniste a go- 
vernar gli uomini colla voce, ma molto più 
GOgli ammirabili esempi del nvh^\ ^wì»», 
^Jsne a voi lode e g\ona ^«t ^^tw^'^» ^^ 



l52 MEDITAZIONE 

servire voi, noi possiamo prometterci ait 
regno eterno. Gol tener dietro all'operato^ 
da voi, noi siamo sicuri di corona immor- 
tale con voi. Che felicità è la nostra? Aver 
un Dio per re! Aver per sovrano l'Unige- 
nito dell'eterno Padre! Venga il regno tuo. 
Venite a regnare nell'anima mia, a darm» 
le vostre ^eggi, leggi d'amore e di carità. 
Fin'ora ha regnato nel mio cuore l'inte- 
resse, il piacere , la vanagloria. Io mi son 
soggettato a que'beni più vili di me, col- 
l'amarli disordinatamente e peccaminosa- 
mente* Questi hanno dominato a'miei pen- 
sieri, a'miei desideri, alle mie compiacenze. 
Ora vorrei escluderli da me, poiché il mio 
cuore, fatto per voi, deve aver voi per sw> 
padrone e per sho re. Voi avete maniere 
di guadagnarvi ogni cuore. Rendetevi so- 
vrano «lei mio. Venga il regno tuo. Io am<> 
voi; ma con voi vorrei amare quello che 
piace a voi, cioè W patire, l'umiKarmi, il 
far del bene a tutti, lo stimare « T ante- 
porre il servigio del vostro divin Padre so- 
pra ogn*aUra cosa: portate voi nel mio spi- 
rito si necessarie virtù; spingetemi a se- 
guirle ; rendetele dolci ed amabili alla mia 
ro/ontà: voi potete tutto; io vi offerisco il 
mo cuore^ che vorrei fosse VxxVVo. \QaX\»>^ 



DfiCIMAQtlNTA 1 55 

tutto pieiio dellamor vostro e tutto solle- 
cito di seguitare i vostri santi esempi, che 
riverisco e venero come cose divine, e vo- 
glio nel miglior modo seguitare ed imitare. 
Proponi qualche particolar cosa che lu vo" 
glia abbracciare per imitar Gesù. 

MEDITAZIONE XVI. 

CONDANNA DI GESÙ 

Pilato vedendo che colle sue industrie 
per liberar Gesù, nulla guadagnava nel po- 
polo attizzato da'nemici del Redentore; ansi 
vedendo che il tumulto cresceva di male 
' in peggio, e che i principi de'sacerdoti gri- 
davano , leva Gesù di là, levalo e crociGg- 
gilo: perciò Pilato si fece portar dell'acqua, 
e lavandosi le mani in presenza di tutto il 
popolo, disse loro: io mi dichiaro innocente 
del sangue di questo giusto; toccherà a voi 
il renderne conto. Tutto il popolo rispose: 
il suo sangue cada sopra di noi. 

Punto primo. 

Non si contentano i principi dei sacer* 
doti di gridare che Gesù sia crocifisso; ma 
di più aggiungono ancora istanze fraudi ^ 
Pilato, che lo levi loro &9l^v ^^.^x^ ^'^^^* 
mano per tanto: leya\o, VwAo^ loVX«n ^•^^*' 



1 54 MEDITAZIONE 

quasi dicessero, la nostra vista non può più 
tollerarlo: levacelo d'avanti e finiscila una 
volta, ci è troppo grave il mirarlo. Questa 
è l'industria degli empj; non voler cono- 
scere Iddio: e questo è quello, in cui più 
s'ajuta il demonio y procurare che gli uo« 
mini vivano in una cieca ignoranza della 
grandezza ed eccellenti prerogative dell'al- 
tissimo nostro Signore. Se gli uomini pra- 
ticassero la lettura de' libri spirituali che 
scoprono che cosa sia Dio, se attendessero 
alle prediche d'uomini zelanti che manife- 
stano i gran pregi e le infinite eccellenze 
del Creatore e i suoi gran benefizj fatti a 
a noi, come anche l'amor suo: certamente 
si asterrebbero con facilità dall' offenderlo, 
e s'affezionerebbero con amore a servirlo. 
La vista di Gesù, tutto che contraffatto ri* 
cordava loro i gran miracoli fatti in bene 
di quel popolo, e rimproverava l'atroce in- 
giustizia e orrida ingratitudine che facevano 
a Gesù, volendolo morto. Per tanto non vo- 
levano vedere quello che li tormentava. Tu 
al contrario proponi di leggere libri che 
trattino di Dio, delle sue infinite preroga- 
tire, de'suoì inestimabili beneficj, dell'amor 
suo ìacomprensibiie verso d\ Ve, di^^Xe wx<& 
P^ae e morie per tua salycx'», ^^'^t«wì\ 



DECiMASESTA 1 55 

elerai preparati a te con divina magnifì- 
«enxa. Se cercherai di Dio in queste sacre le* 
aioni, Iddio si manifesterà a te; e col vivo 
Imne dell'amorosa amabilità sua, ti metterà 
ili orrore la colpa e ti farà provare molto 
gusto nel £aire opere buone con applicazione 
e con perfezione. 

Confesso, o mìo Dio, che voi siete un 
Signore d' infinite perfezioni , eccellenze e 
prerogative. Voi siete si bello, che colla vo- 
stra sola vista. fate sommamente beati tutti 
i vosirì angeli ed altri spiriti celesti. Mi 
congratttlo con voi, che siete la fonte d'ogni 
amabilissima bellezza, degno d'esser mirato 
da tutti ì cuori degli uomini. Perchè non 
vi conosco io bene, per potervi amar sem- 
pre meglio? Concedetemi qualche lume, 
che mi scuopra il gran merito che avete 
di esser amato da tutti, ed essere caro a 
tutti; sicché voi solo io ami, di voi solo 
gusti, in voi solo riposino i miei affetti, 
voi solo cerchi, e voi solo desideri di co- 
noscere e sapere. So che voi siete l' au- 
tore di tanti beni che godo, e di tanti al- 
tri che spero per tutta l'eternità in cielo. 
E pure son io vissoio tanto temi^ «cocd^.^^ 
di voi, senza quasi yetuna c.'a^jxviA^^^ ^ 
voi, tatto imaierso in cwùosvV^, ^^ s'ss^N- 



t56 MEDlTAKIONe 

e cose inutili. Ma non sarà cosi per l'av 
nire. Voglio imparare a conoscervi, o n 
Dio, pienezza d'ogni essere, idea d'oj 
bontà, pelago d'ogni perfezione, somn 
mente amabile e meritevole' d'ogni amo 
mio sommo benefattore, che mi amate e 
gran finezze e preziosi estremi. Voglio ( 
noscervi^ applicando la mia mente a qae 
lezioni che mi possono illuminare, e se 
prirmi l'esser vostro sopragrande, infini 
eterno , immenso e perciò morite voi issii 
d'ogni amore per le misericordie, liberal 
e doni segnalatissimi vostri dispensali a n 
a'quali voglia pensar di frequente, per i 
cender in me un affetto stabile e costai 
di voi, mio Dio, si poco curato da me p 
lavanti e tanto oltraggiato colle mie col| 

Punto seconda. 
Pilato teme di condannare Gesù, n 
solo perchè lo conosce innocente; ma pc 
che vede risplendere in lui un raggio 
virtù sovrumana ohe lo spaventa. Con tul 
ciò, quando ode il popolo minacciargli 
sdegno di Cesare, Pilato tradisce la sua e 
scienza; condanna il santo e giusto 6e 
alfa morte, e lo mette in mano a'suoi n 
mici per esser sagrificato alle loro vendetl 
O rispeitì umani, o scellerato antor»^ d 



DECIHÀSEST4 1 57 

mondo! Per questi maledetti rispetti tu me^ 
desimo co'peccati hai fatto morire Dell'ani- 
ma tua il Figlio di Dio. Tu gli hai fatto 
quel gran male .d'offenderlo, per non di- 
spiacere ad*'on amico, per non disgustare 
una persona di tuo genio. Quanti peccati 
hai tu commessi per un vano e transitoria 
onore, per non privare il tuo genio de 'suoi 
capricci, mostrando, che non avessi altro 
signore di te medesimo, che il tuo stra- 
vagante umore, che Tambizione, che qual- 
che falso amico? £ pur sapevi che Iddio 
è tuo vero padre : che Iddio ti conserva 
in ogni momento la vita con migliaia di be- 
nefizj; che Iddio solo ha diritto e autorità 
di regolare i tuoi voleri. Proponi, di non 
badare alle minacce e dicerie degli altri 
nomini, quando si tratta di peccare. Proponi 
di volere dar prima gustò al tuo Creatore, 
pronto a perdere ogni altra amicizia, quando 
ti mettesse a rischio di perdere quella del 
tuo gran Padrone. Come è possibile, che to 
faccia più conto d'un uomo e dell'amor suo, 
che di Dio, tuo Creatore, tuo Salvatore, tuo 
Glorificatore, e della sua amicizia e della 
sua fìgliuolanza e delle sue tenerezze per te? 
Oh quanto mi rallegro con ?oi, o- mio 
Dio, che siate specchio d'innocenza, luce di 



idB nbdit azione 

ogni virtù, spleudor di santità, sole puris- 
simo da ogni macchia. Mi rallegro con voi, 
che questa vostra immacolata virtù compa- 
risca luminosa anche ira le tenebre di tante 
vostre ignominie e confusioni. Godo con 
voi, che risplenda anche agli occhi del giu- 
dice Pilato: ma con che utile, e con quale 
avvantaggio, se ciò non ostante voi siete con- 
dannato? Maledetti rispetti umani, che vi fe- 
cero condannare a mprte dlall'iniquo giudice! 
Ma maledetti ancora questi umani rispetti, 
perchè hanno indotto ancor me qualche volta 
ad offendervi e perdere la vostra amicizia. 
Ho più temuto il dispiacere agli uomini, che 
l'oltraggiare, peccando, la cara maestà vo. 
stra. Ho amato piuttosto di conservarmi l'a- 
micizia degli uomini che quella di voi, mi- 
sericordia soavissima, dolcissima amabilità. 
Oh! quanto mi dispiace d'aver peccando, 
perduto l'amore vostro, disgustata la vo- 
stra incomprensibile maestà. Me ne pento 
di tutto cuore. Non vorrei mai averlo fatto. 
Cosa è tutto il creato in paragone vostro, 
Creatore deiruniverso? Tutto è niente al 



oonfronto di voi, da cui dipende il tutto, 

da cai io e tutte le cose riceviamo l'essere. 

Vi amo, vi adoro , mi umìVio «l No\ ^ \kv 

a/chiaro di servirvi , come a Ttùo vkvo\q%^ 



DB€IMASESTA 1 5g 

Padre, come a provvidissimo mio Creatore, 
che potete comandarmi con pienissima au- 
torità e padronanza. Vi ringrazio degli ine- 
stimabili favori fattimi, per i quali io mi 
protesto oggi, che a tutto il creato prefe- 
risco voi; e la vostra amicizia la preferi- 
sco a tutto il mondo e a me stesso. 

jRtnnova il proposito di mai peccare per 
Umore o rupe t io umano. 

Punto terzo. 

Considera o anima mia,come Pilato assiso 
sul suo t^bunale, e fattosi condur avanti 
Gesù Cristo, pronunciò contro di lui sen- 
tenza di morte. A quest'ingiustissimo e ini* 
quissimo decreto vi si sottomette il Reden- 
tore per gloria del gran Padre e per amor 
nostro ; perciò abbassa riverente il capo suo 
divino, non forma alcuna opposizione, non 
si duole dell'aggravio fattogli, non dice pa- 
rola del giudice che l'abbandona alla pas- 
sione arrabbiata de'suoi nemici,ma vi con- 
sente di buon cuore, tutto che la sentenza 
fessela più iniqua del mondo e conosciuta per 
tale da Pilato. Con ciò l'umilissimo Signore 
dà a noi un esempio di mirabile ubbidienza 
a* Dio e agli nomi ni,^ sottomettendosi dvb^<s^%. 
voglia e con gran pTonVen.^ ^«%few«i\wA 
di quella cradeliaMma e 'pet^dA'«^v««^'^ '*^^' 



l6o MEDITAZIONK 

tcnza. Voi coaie ubbidite nelle cose diffìcili 
a vostri maggiori? Non saranno mai cose tan- 
to ardue, come fu la sentenza di morte acer- 
bissima e ignominiosa, fulminata contro di 
Gesù degnissimo di vita e dell'ossequio di 
tutte le creature. La morte eterna di danna- 
zione, a cui tu,o anima mia, dovevi esser con- 
dannata per il peccato, Iddio te la permuta 
in quella ubbidienza, alquanto molesta alle 
tue passioni. Che non accetterebbe di ar- 
duo e di penoso di questo mondo qualun- 
que dannato, se il supremo Signore volesse 
commutare i suoi tormenti in qualche più 
arduo genere, di vita temporale? Anche tu, 
bai meritato, peccando, l'eterna dannazione. 
Per i meriti dell'ubbidiente Gesù, Iddio 
offeso te la perdona, e in vece sua sosti- 
tuisce la soggezione un poco molesta di 
quel tuo maggiore che ti comanda. Pren- 
dila, come gran misericordia del tuo Dio, 
e pregalo ad addolcirtela colle sue grazie. 
O mio ubbidiente Signore, e amoroso Re- 
dentore, come mi riesce mai grave e fati- 
coso il soggettarmi a chi mi comanda! Voi; 
che foste si magnanimo in abbracciare la 
morte ingiuntavi, confortatemi nelle diflScili 
mbbi4ienze che mi saranno imposte. Addol- 
eitemi colie vostre coq8o\wou\ <\acl giogo 



DECIMASESTA l6f 

che m'imporrà laltruì comaudo. Deh! per 
per le viscere della vostra pietà, non mi 
abbandonate in cosa di tanta necessità. Ri- 
scaldate il mio cuore con quella ardentis- 
sima carità, che rende tatto agevole a farsi: 
fortificate il mio spirito co'doni della VO' 
stra possanza, che fanno leggieri, anche le 
piò ardue leggi. Arricchite V anima mia collo 
soavi dolcezze della vostra ineffabile bonià^ 
acciò possa una volta divenire vero ubbi- 
diente^ e dar gusto all'altissima vostra mae- 
stà, alla quale mi do in anima e corpo per 
servo e schiavo, non solo per tutto il corso 
della vita presente, ma per gli anni intieri 
deirelernìtà. Spero da voi questi ajuti per 
t meriti della vostra ammirabile ubbidienza, 
che a voi presento, acciò per essi mi do- 
niate quello che sospiro, e cosi sia. 

Esaminati se manchi in qualche parte 
neW ubbidire a chi Iddio ti fece superiore 
in terra. Proponi la pratica di questa vir- 
tò, a cui devi la tua RedenxionCy e con la 
quale potrai conseguire la tua gloria. 



i6a 

MEDITAZIONE XVII. 

GBSÙ PORTA LA CROCE AL CALVARIO 

1 giudei levarono a Gesù la veste rossa 
e gli rimisero i suoi abiti. Nel condur Gesù 
alla morte presero un uomo Cireneo, chia- 
mato Simone, e Io costrinsero a portar la 
croce con Gesù. Il Redentore era seguitalo 
da una gran moUiludine di popolo e di 
donne , che piangevano e si battevano il 
petto per il dolore. Gesù si voltò ad esse, 
e disse loro. Figliuole di Gerusalemme non 
piangete sopra di me, ma piangete sopra 
voi stesse, e sopra i vostri figliuoli ; impe- 
rocché verrà tempo, in cui si dirà: Beate 
le sterili e i seni che non hanno generato, 
e le mammelle che lion hanno allattato. 
Allora comincieranno a dire alle montagne: 
cadete sopra dì noi; e alle colline: ricopri- 
teci. Imperocché se tali cose fanno nel le- 
gno verde, del secco che sai^.^ 

Punto primo 

Sentenziato Gesù a morte, viene condotto 
a basso da'soldali, e gli viene presentato 
r istromento della sua ubbidienza e della 
sua morte, cioè una grande e pesante croce. 
Gesù, tuttoché affannato , e più morto che 



DECIMA SETTIMA l63 

vivo per i passati tormenti, pare abbrac- 
cia la croce, la bacia, se la carica sopra 
le deboli ed iosangoioate spalle. Impara, o 
aDÌma mia, come debba accettarsi quello 
che manda, e comanda Iddio. È croce, die 
pesa; ma è croce, che viene da Dio. 

Accorre a questa nuova ana folla incre- 
dìbile di gente, e mira il Redentore cam- 
minare per. le strade di Gerusalemme tra 
due ladroni colla sua croce in ispalla. Non 
si vergogna il Redentore d'esser veduto da 
tutti con una corona di spine in capo per 
ignominia, portare il peso di quell'ubbidienza 
che gli ha imposta il suo eterno Padre; e 
pure tu ti vergogni di comparir osser- 
vante delia legge dataci da Dio, e temi 
che altri ti burli , perchè seguiti il Re- 
dentore nella strada da lui calcata di opere 
buone, di virtù, di sommissione perfetta ai 
comandi e a'consigli del tuo Signore. Pro- 
poni di vincere i rispetti umani , e con 
questa vittoria accresci il valore alle tue 
sante operazioni. Conr ciò tu raddoppi il 
contento a Dio, che ^r amor suo ti ve- 
de superare una cosa molto ardua , quale 
sono i rispetti umani. 

Porta Gesù il peso della croce con tanta 
pazienza e umiltà, con tanta dolcezza e mo- 



l64 MEDITAZIONE 

destia, che cava le lagrime dagli occhi di 
molti che lo mirano in si deplorabile stato. 
Qaal è quel precetto della legge di Dio, e 
quale è qael consiglio che ti riesce più diffi- 
cile ad abbracciare ? Pensaci. L' adempi- 
mento di quello sia la croce, che Iddio ti 
addossa; non sarà mai tanto penosa a te, 
come fu la sua croce a Cristo. Proponi 
di volerlo oss/ervare con prontezza ed esat«. 
tezza. Questue una croce, che ti viene da 
Dio medesimo, come giustissima e ragione- 
volissima; quando la croce di Gesù fu ini- 
quissima e ingiustissima. Chiedigli ajuto 
di poterlo osservare, e perseveranza nel 
farlo sino alla morte. Co^Fassistenza divina, 
e coll'uso frequente ti riuscirà leggiero un 
tal peso. Lo porterai con allegrezza e con- 
tento, seguendo Cristo sino alla morte. Al- 
cune cose pajono gravi alla nostra debo- 
lezza, perchè manca di forze spirituali. Pro- 
poni di procurartele col chiederle spesso 
e colla frequenza dei sacramenti, da'quali 
scorrono in gran copia ajuti a chi li riceve, 
e per osservare la legge di Dio e per la 
pratica della virtù. 

O Signore, io sottometto l'anima mia alla 
croce della vosiva divina legge. Io l'abbrac- 
cio come legge datami da \oV, m^i %^w\- 



DECIMASETTIMA l65 

mente abbraccio lubbidienza a quel pre- 
cetto, contro di coi più peccai nella mia 
vita passata. Questo voglio eoo pia atten- 
zione e con più premora osservare. Vi rin- 
grazio, dolcissimo Redentore di quell'amore, 
eon coi accettate per me il terribile carìco 
della vostra croce. Con che vi pagherò io 
qoest'amore? lo vi consacro la mia libertà, 
pronta a soggettarsi alle vostre leggi. A jo- 
tatemì colla vostra grazia, acciò le difficoltà 
non mi spaventino dall' esega ir qoanto devo 
e quanto proposi, e^non manchi io agli ob- 
blighi che mi ha imposti la vostra sovrana 
autorità. Voglio sego irvi in ogni loogo, ove 
voi mi condurrete. Giacche avete portato 
la vostra croce così tormentosa e cosi pe- 
sante, voglio anch'io prendere la mia solle 
mie spalle e portarla dietro a voi, Onchè 
giunga con voi alle porte beate del para- 
diso. La croce è il trofeo della mia salate, 
ella è lo stendardo della mia Religione, ella 
è il contrassegno della mia predestinazione. 
So che senza croce non sarò ammesso in 
gloria; mentre dal carico di questa, devo 
esser contrassegnato per vostro figlio e per 
vostra creatura da voi redenta: voglio por- 
tarla; voglio accompagnoiTNv tw^ ^^'*»^ ^"^^^^ 
Sila morte, vìncendo lulV\ \ t\%\^V<\ ^sosa«s>. 



1 66 MEDITAZIONE 

che si attraversassero per impedirmelo. Io 
mi getto nelle vostre misericordiose brac- 
cia, per esser da voi ajatato. Vi supplico 
dei vostri potentissimi conforti. Li spero 
dall'amor vostro e dalle vostre promesse. 
Vi stimo e vi amo, Dio di maestà e graor 
dezza sopra ogni bene. 

Punto secondo. 

Cade Gesù sotto il carico di croce si 
pesante. Appena poteva reggersi in piedi, 
immaginati se poteva sostenere ^ le lan- 
guide e fracassate spalle una gran trave. I 
carnefici lo battono, e pestano con mani e 
piedi per farlo alzare. Ricade piò Tolte il 
Redentore, e i carnefici replicano le per^ 
cosse con pugni e calci. Vi aggiungono an- 
cora colpi di • bastoni e d'aste, strascinali- 
dok) di più con una fune attaccata al collo, 
e ciò con barbaro furore senza alcuna mi- 
sericordia. Manca a Gesù la forza, per es- 
ser sommamente indebolito da'mali passati 
e dal nuovo sangue che gli sgorga dalle 
piaghe premute con quella gran trave sulle 
spalle. Contuttociò bisogna che vada e porti. 
Il suo amore per noi, il suo desiderio di 
MxtoTÌre e pagare le nostre colpe infonde 
vigore e /eoa al suo corpo otmdx «s>^^%\ia« 
Non vede l'ora di giungere a\C»«\N«rio,^« 



DECIMA SETTIMA 167 

offerirsi in sagrifizio all'onor del Padre, al 
riscatto de'suoi fratelli. Povero Gesù, cosi 
affaticato e stanco, che ogni passo gli co* 
sta uno spasimo di morte! li peso della croce 
sempre più s'incarna nelle spalle, e vi rode 
tutta la carne; e quasi giunge a toccar l'osso^ 
O che dolore.' O che martiriol 

Quello però, che più pesa al Redentore^ 
si è il carico de'nostri peccati, collocati so- 
pra di lui dal suo eterno Padre. Questo 
peso l'affanna più che non fa il suo pesante 
legno. Riguarda, anima mia, con attenzione 
la grandezza del tuo peccato, e il grave e 
terribile peso del debito che si contrae colla 
giustizia di Dio da chi pecca. Vi vuole am 
uomo Dio per portarlo, e questo vi cade 
sotto per l'orrore e abbominio che ba sì de- 
forme carico. Compatisci il tuo Gesù, ab- 
bomina i tuoi peccati che hanno caricate le 
spalle del Salvatore e gli hanno fatto pa- 
tir tanto. Se tu non avessi peccato, Gesù 
che si caricò con tutti i peccati degli uo- 
mini, avrebbe avuto un minor carico sopra 
di sé. Tu glie Fhai accresciuto colle tue 
colpe. 

O amabilissimo Gesù, vita e beatitudine 
^e^Ji uomini, voi «eie ipiT^ W 's^^^ ^ ^^**^ 
«lAi/e Figlio di Dio. \o\ %v^Ve '^ C*wàNss^ 



1 68 MEDITAZIONB 

del cielo e della terra. Voi siete il paradiso 
degli spirili beati, lo splendore della gloria 
patema, l'immagine della soa maestà e gran- 
dezza, onnipotente, infinito; come donque 
languite sotto il peso di si acerbi tormenti, 
crudeli pene e obbrobrj spaventosissimi? Voi 
vi siete sottomesso ad essi per me e per i 
miei peccati. O Dio, cbe terribii male con- 
vien dire che sia il peccato, mentre collo- 
cato sulle spalle d'un Dio, lo fa languire, 
e per l'orrore lo getta a terra. So, che più 
dolore vi dava il peso de' 'miei peccati, che 
non il carico della vostra croce. Questa vi 
aggravò nel solo viaggio del Calvario, ma i 
miei peecati vi oppressero giorno e notte, 
tutto il tempo della vostra vita, addoloran- 
dovi colla loro memoria, e colla rimembran» 
zt dell'ingiuria che facevano a voi e al vo* 
stro amabil Padre, lo delesto, io abbomino 
ì peccati,H;ome offésa vostra ; mi pento d'a- 
verli commessi. Oh potessi io impedire che 
non fossero fatti; come lo farei con tutte le 
forze del mio «pirite! Vi ringrazio di es- 
servi caricato col peso delle mie colpe , a 
fine che io fossi sollevato dal castigo do- 
ralo ÌOTO, Oh quanto mi duole di vedervi 
^presso da' dolori e dai lormeuV^ i&o^VtEL^V 
^i^itato dsL Qn popolo coiauVo b^^oM&caX» ^ 



DECIMASETTIMA 169 

voi! Io pure ho fatlo peggio, accrescendo 
con li miei mìsfaUi il peso della vostra cro^ 
ce. Odio il male fatto da me ; e in peni- 
tenza della saa reità accetto latti i mali che 
vi piacerà inviarmi, proponendo di tollerarli 
per amor vostro, e come pena dovala alle 
mie reitài 

Bacio ancora qael sangue divino, sangue 
d'infinito valore, che viene spremuto dal peso 
della gran croce , e si va mescolando col 
fango della strada, lo lo bacio, calpestato 
per terra da yilissimi uomini, e mi dispiace 
del disonore che riceve. Sangue divino spar- 
getevi sopra di me. Infervoratemi nell'amore 
di quel Dio , da cui foste sparso. Vi amo> 
o mio amante Signore. Vi amo, o mio a- 
mabilissimo amore, e vi amo sopra tutto. 

Rinnova il proposito di tollerare le cose 
moleste in penitenza de* tuoi peccati. 

Punto terzo. 

Considera come Gesù sotto la croce parla 
a* suoi cristiani e a te, che sei uno di essi, 
cosi dicendo: se alcuno vuol venire dietro 
me per la strada del paradiso, bisogna che 
moderi i suoi capricci, le sue vanità, le vo- 
glie disordinate di piaceri, di ricchezze, di 
onori, e porli la sua ctot^ ^\ \x^O«:»ss^ 
e teatazioaiy sopporlaudo \^ y^vb^^ ^ t'^^^* 



1 70 MEDITAZIONE 

batteDdo contro le seconde, e in tal modo 
mi seguiti. Senza croce, cioè senza patire, nin- 
no può viver bene in questo mondo, ne a- 
prirsi la porta del paradiso. Gesù non ebbe 
mai peccato, e pnre non penetrò ne' cieli 
senza prima caricarsi di croce. Tu che hai 
peccato, crederai d'andarvi senza la croce 
d'una buona penitenza? Tu la devi portare 
e come peccatore e come seguace del Figlio 
di Dio. Poteva il Redentore con miracolo 
acquistar nuove forze per portar solo la cro- 
ce, tanto da lui desiderata, tanto amata, e 
portarla sino al Calvario. Fece già degli al- 
tri miracoli per più patire, onde poteva ag- 
giungere ancor questo. Ma non volle. Vuole 
compagni, che portino seco la croce, vuole, 
che la sua croce passi ancora sulle spalle 
d'altri. In somma, giacché dobbiamo esser 
combattuti da mali e disgrazie, bisogna che 
ci risolviamo ad abbracciarli con pazienza 
e soggettarvisi con generosità: protestando 
a Dio nel patirli: mio Dio patisco ciò ^ per- 
chè così piace a voi, e per piacere a voi. 
Questa è la croce^ con cui mi caricate^ la 
prendo da v^t, e voglio portarla per amor 
vostro. 

Anima mia, se tu fossi sUVan^VVaLQ^odl 
Simone Greneo^ ed avesti conoftwAft t\ %^^^ 



DECIMA SETTIMA I^i 

personaggio ch'era Gesù, come lo conosci 
adesso , l'avresti di buon caore ajutato a 
portare la saa croce? Per iscarìcare il Figlio 
di Dio agonizzante, avresti posto sopra le 
tue spalle quel trofeo d'amore e dì gloria? 
Or bene persuaditi, che sarà lo stesso, se 
tu porterai con pazienza i tuoi mali e com' 
batterai generosamente contro le tue tenta- 
zioni. Sta a noi l'avere un onor simile a 
quello di Simone. Tutti i nostri mali sono 
parte della croce di Gepù. £ssi hanno pri- 
ma afflitta la sua anima e il suo corpo. Ir- 
gli ha tollerato tutti que' mali, che provia- 
mo noi; egli ha sentito tutti quei dolori che 
ti molestano. Egli ha fatto entrar nel suo 
cuore tutte quelle ripugnanze, tutte quelle 
asprezze che ti tormentano. Rinnova i pro- 
positi di patir per amor suo, e per amor 
suo vincere le tentazioni. 

O Gesù, mio Signore, come sono pochi 
quelli, che vedendovi portare sopra le vo- 
stre spalle qnell'istrumento del vostro sup- 
plizio, addossatovi per amore degli uomini 
e per loro esempio, pure vogliano concor- 
rere a dare a voi il minimo sollievo col se- 
guitarvi e portare per amor vostro il peso 
dei loro mali? Ajutatemi Signore a ^otlaic^ 
la mia. Io ho l' onore di e^^«^ \^%\\^ ^^n:- 



17^ MEDITAZIONE 

stiano e vostro discepolo. Dovrei seguirvi: 
voi bramate, che col patire le nostre mise- 
rie, noi vi ajatiamo a portare la vostra croce. 
Ma voi sapete che non vi è veruno più de- 
bole e più languido di me. Cado sempre 
sotto il peso de' miei mali, lamentandome- 
ne, abborrendoli con isdegno e con impa- 
zienza. Voi per tanto colle vostre grazie for- 
tificate la mia debolezza. Animate il mio 
coraggio. Datemi a conoscere, quanto m'im- 
porti il seguitarvi; giacché la strada tenuta 
da voi è quell'unica che conduce al cielo, 
e nel camminar la quale voi agonizzaste tan- 
to. Oh ch'io avessi potuto sollevarvi dal gran 
tormento col caricarne le proprie spalle! 
Giacché di tanto non fui degno, almeno ren- 
detemi possente a portare con pazienza quei 
mali, affronti, travagli, disprezzi che devono 
comporre la mia croce. Bramo di patirli per 
amore di voi, e come pene dovute a' miei 
peccati e come testimonianze dell'affetto mio 
verso di voi. Amo il voler vostro, e mi con- 
fermo al volere d'un Dìo sommamente gran- 
de. 

Replica i propositi di patire i tuoi mali 
per amor di Dio, 




173 
MEDITAZIONE XVllI. 

GESÙ VIEN CONFITTO IN CROCE 

Arrivarono i soldati con Gesù in un luo- 
go chiamato Golgota, cioè a dire luogo del 
Calvario, e colà giunti diedero da bere al 
Redentore vino mischiato con fiele. Gesii 
avendolo gustato, non ne volle bere. Dopo 
averlo crocifisso, i soldati divisero tra loro le 
di lui vestimenta, giuocandole a sorte, af- 
finchè s'adempisse il detto del Profeta: Essi 
ÌMnno diviso le mie vestimenta, e hanno get- 
tata la sorte sulla mia veste. Era l'ora terza 
del giorno, quando lo crocifissero, gli po- 
sero sul capo la causa della sua condanna- 
zione, scritta in ebreo, greco e latino, con 
queste parole: Gesù Nazareno, re dei giu^ 
dei. Crocifissero altresì con esso lui due la- 
droni, uno da un canto, e Taltro dall'altro, 
e Gesù nel mezzo. 

Punto primo. 

Arrivato il Figlio di Dìo con molta pena 
sul Calvario, si fermò per qualche tempo a 
contemplare la croce che preparavasi per la 
sua morte. Intanto i carnefici lo spogliarono 
de' suoi abiti, anzi glieli strapparono d'ad- 
dosso con violenza) per essersi attaccali alle 



r7{ MEDITAZIOrm 

piaghe del lacero corpo; e con ciò gì' ina- 
sprirono le antiche ferite e gli rinnovarono 
un aspro e insoffribii dolore. Comandano 
poi, che sì distenda sulla croce, e Gesùab- 
bidiente a' loro ingiusti comandi, si corica 
8Q quel durissimo letto di morte. 

Osserva come Gesù si distende in tutta 
la lunghezza della croce, come presenta le 
roani e i piedi per esser inchiodato, come 
leva gli occhi al cielo e si consacra in sa- 
criGzia all'eterno Padre per la salute di tutto 
il mondo, e mia ancora, pregando la sua 
giustizia che finisca dì scaricare sopra di lui 
i castighi de'^ nostri peccati e lì perdoni a 
noi col rimetterci in sua grazia. 

S'accostano in questo mentre i manigoldi 
co* chiodi , alzano i martelli, e trapassando 
con grossi chiodi le mani e piedi, squar- 
ciano carne, nervi, vene, arterie e quanto 
a loro s'oppone , cagionando un intensissi- 
mo dolore al delicato e sensitivissimo corpo 
del Redentore. Questa è la grande ubbi- 
dienza, a cui si sottopose Gesù coH'ammet- 
fere nel suo corpo la penosa crocifissione. 
Tu come ami di soggettarti, e ubbidire in 
cose difficili a Dio e agli uomini, che ti co- 
mandano coll'autorilk TìceNuVoi da^ Dio? Sei 
creatura: perchè rifiuU à'umWvwW ^<^\^%\ 



DECIMOTTAYA l 'jy 

del tuo Creatore? Sei servo: dunque devi 
sottoporli a' comandi del celeste Padrone e 
di quelli che a nome suo ti governano. Im- 
para, anima mia, ad ubbidire in tutto con 
prontezza, senza scusa, senza opporre diffi* 
colta, ancorché vi repugni la tua sensualità* 
Quello che tiene inchiodalo Gesù sulla cro- 
ce, è il suo amore al celeste Padre e a noi 
nomini. Se tu amassi Iddio, ti lascieresti dai 
tuoi maggiori applicare a qualche più dura 
ubbidienza, mentre rifletteresti, che coll'ob- 
bidire arrechi a Dio un gran contento, e gli 
fai quel bene che può ricevere da te, cioè 
il bene dell'ubbidirlo e riconoscerlo per tua 
sovrano padrone col soggettarti alle sue leg- 
gi. IVè solo devi farlo, soggettandoti a Dio 
nelle cose grandi, ma anche nelle piccole, 
sfuggendo ogni peccato ancorché leggiero, 
per non dargli verun disgusto. 

lo vi adoro, o Salvator del mondo, su que- 
sto trono di dolori e d'ignominie. Io mi met- 
to tra le vostre braccia, perché le vedo stese 
per abbracciarmi, lo mi getto a'vostri piedi» 
e stringo quella croce che é per voi altare 
d'ubbidienza a' comandi sovrani del divin' 
Padre. Come è possibile, o infinita Maestà, 
che vi siate abbassalo l^nl^ ^Vglq^^^^x^- 
Ma delUk croce, c<m&Uo VT^\>k^\'^^^^^'^ 



I ^6 MEDITAZIONE 

siete Dìo, voi siete Creatore e autore d^ogni 
bene; e pare siete so questa croce. Vi siete 
per insegnarini e stamparmi nel cuore l'im- 
portantissima virtù dell'ubbidienza. O sapien- 
tissimo Maestro, esemplare perfettissimo d'u- 
na virtù , che ricomprò il mondo perduto 
dalla disubbidienza d'Adamo. Felice me, se 
da voi imparo ad ubbidire e a soggettarmi 
ai comandi autorevoli del vostro eterno Pa- 
dre, e di chi in luogo suo può darmi legge* 
Fortunata ubbidienza, che scancellò i de- 
litti degli uomini e riaperse loro il paradiso. 
Imprimetene , o mio Dio, un'alta stima e 
un tenero amore nel mio spirito. Ami» io 
sopra ogni cosa l' ubbidire a voi , e l'aver 
per regola d'ogni mio operare la volontà di- 
vina. O Signore, io vi amo sopra ogni cosa. 
Vi voglio bene, ma che bene? quel bene 
che a voi risulta dall'esser ubbidito, come 
supremo Signore e Padrone, e come Autore 
dell'esser nostro. Vi voglio quell'onore che 
a voi rènde chi vi ubbidisce. Questo è quel 
bene che vi voglio, e voglio darvi. Vi pre- 
sento in tanto gli atti di perfettissima ub- 
bidienza, co' quali accompagnaste l'esterna 
vostra crociGssione. Per il merito d'essi vi 
prego a rendermi servo e schvaNouWvdvecite 
^^ latto alle vostre leggi jfaV©tDàY>^xv<iv^ve^ 



DECIMOTTAVA I77 

questa gran verità, che lutto il bene degli 
uomini e mio consiste nel contentar voi, e 
Dell'eseguire i vostri divini voleri; onde io 
persuaso di sì necessaria verità, incateni la 
mia volontà agli ordini di voi mio Signore, 
eome propongo di fare per darvi ogni gu- 
sto, che ben meritate. Amen. 

Rinnova spesso questo proposito di voler 
contentar Iddio , e fare la sua santa volon- 
tày espressa nei precetti della divina legge 
e in altri giusti comandi. 

Punto secondo. 

I manigoldi avendo assicurato Gesù sulla 
croce, lo sollevano in alto, e lasciandolo ca- 
dere con impeto nella fossa preparata, gli 
scuotono con acerbi dolori tutte le membra 
piagate, e gli sconnettono le giunture del- 
l'afflitto e consumato corpo. 11 buon Gesù, 
tutto sangue, tutto piaghe, tutto dolori, sta 
collocato in alto con estrema sua vergogna, 
ignudo,, e fatto bersaglio d'obbrobrj e d'in- 
famie. Non ha in che appoggiarsi, se non 
sulle squarciature delle mani e dei piedi, 
che per il peso si dilatano con estremo suo 
spasimo. Da queste scorrono quattro fiumi 
di sangue, che fecondano il giardino di s* 
Chiesa e lavano tutte le soiLdid^in.*^ ^^^^^l^- 
minose del mondo. À.m\u9^ m^^ ^^ì\» 



17^ MEDITAZIONE 

quel sangue , che applicato a te ne' divini 
Sacramenti, ti ha tante volte mondata dalle 
tue colpe. 

Ringrazia il tuo Dio, che labbia versata 
con tant'amore e con tanta liberalità, si che 
tu ne abbia goduto e ne possa godere a tuo 
piacimento. Adora il tuo Salvatore crocifis- 
so. Bacia quelle piagher che sono state a- 
perte da' tuoi peccati . Bacia qael sangue che 
è versato per amor tao. Rifletti, che peri 
peccati delle tue empie mani sono stale le 
sante mani del dolce Gesù traforate da'chio- 
di. Per i peccati de' tuoi piedi, è stato cru- 
delmente inchiodato co' piedi sulla croce il 
tuo Salvatore. Tu hai fatto i falli, e il dolce 
Gesii ne fa un'aspra penitenza. Proponi dlm- 
piegare le membra del tuo corpo in onor 
suo, cioè le mani in elemosine e altre opere 
di carità, e i tuoi piedi nel visitar le phiese^ 
gl'infermi, ecc. 

Intanto col corpo e collo spirito avanti 
lui prosteso digli con santa Chiesa: noi vi 
adoriamo , o Gesù Signor nostro , e vi be- 
nediciamo; perchè voi avete riscattato tutto 
il mondo e me ancora colla vostra santa cro- 
ce. Abbraccio quel beato legno, a cui siete 
appesoy e /'abbraccio come stella del cielo, 
trono di grazia, caparra di saVaVe ^V.e'ctA.^^ 



DECIMOTTAVA I 'j^ 

bero di vita, cattedra di divina sapienza, in 
C.UÌ ci insegnate tutte le virtù. Vi chiedo 
spirito e fortezza per praticarle. Fcigliuna 
confessione di tutti i peccati della tua vita^ 
o almeno de* principali. Supplicalo, che co- 
me gran Sacerdote stenda una delle mani sue 
amorose, e ti dia l'assoluzione de' tuoi falli* 
Immaginati^ che così faccia, e ricevila con 
un profondo rispetto. Rinnova i tuoi propO' 
siti d'impiegare le tue membra in servigio 
di Dio e in opere di suo gusto ^ 

Santissimo mio crociGsso, io vi adoro e 
bacio le mani vostre sacratele i piedi confit- 
ti sa questo ignominiosissimo e dolorosissimo 
tronco di croce. Mi dolgo dette vostre^grandi 
pene, le quali confesso 4'aver cagionato io 
co' miei peccati. Confesso d'avervi offeso in 
pensieri, in parole ed opere con mia enor- 
me colpa. Detesto i peccati e li abbomino 
€ome oiSesa vostra e cagione iniqua de'vo- 
«tri tormenti Spero di cancellarli col vostro 
sangue Y che apparecchiaste per sempre a 
rimedio dei nostri mali. Versatelo sopra la 
mia anima, affinchè ne rimanga santificata 
e monda; e per il merito suo divenga ric^ 
oa di virtili e doni celesti, i quali desi- 
dero e bramo^ e ve ne «xi^\\\(j^. ^k^gaì^^^- 
mi. con quelle mani tratoT^V^ '^^ 'wv^ v^»^ 



] 8o irEt)lTÀZI05E 

bene. Inebbrìatemi con quel sangue cosi ac- 
ceso d'ardente carità verso di me. Dolce Ge- 
sù, tutto buono, tutto cuore , tutto carità , 
questo vi chiedo colle più vìve brame dei 
miei affetti. Empite tutto il mio spirito del 
vostro divino e fortissimo amore. InGammate 
tutta Tanima mia cogli ardori di santa ca- 
rità, si che sempre arda di voi, né mai s'e- 
stìngua in me la fiamma celeste. Caro Ge- 
sù, occupate tutte le potenze di quest'ani- 
ma con la soavità e coll'efficacia del vostro 
amore, si che niun altra cosa mi muova, se 
non amore di voi e desiderio di darvi gu- 
sto. O.bene sommamente amabile! O abisso 
d'infinita dolcezza! O pelago immenso di ca- 
rità, io vi adorò su questa croce! Voi solo 
voglio compiacere nel vìver mio, nel mio 
operare. Amen. 

Proponi in questui giorno, di offerire ptà 
volte a Dio le opere tue, e protestati ptu 
volte di farle per dargli gloria. Procura an- 
cora di farle bene acciò riescano degne di 
Dio, 

Punto terzo. 
Considera chi sia quello che sta inchio- 
dato in croce, e le circostanze, colle quali 
Vi sta. Questo Crocifisso è (\uel Dio eterno^ 
éto mensa, iofiDito, a cui setNotio ^\ Xxwi^ \ 



DECIMOTTAVA l8l 

cieli più elevali, e a cui servono di sgabello 
le teste più riverenti de' cherubini e de' se- 
rafini. Questo crocifisso è rUDÌgenito Figlino- 
lo di Dio. Immagine e splendore della pa- 
tema gloria, disceso dal trono sao di mae- 
stà e grandezza per sedere so questo trono 
di dolori e d'ignominie. Questo crocifisso è 
il Messia promesso dal principio del mon-^ 
do, desiderato e domandato da tutte le na- 
zioni. Egli è il più savio, il più santo, il 
più amorevole, il più caritatevole di tutti gli 
uomini. Questo crocifisso patisce sommi tor- 
menti in ogni parte del suo corpo; nel capo- 
dalie spine, nelle mani e piedi dalle squar- 
ciature de' chiodi , in tutto il corpo dalle 
piaghe. Tutti i sentimenti tanto corporali, 
quanto spirituali sono sommamente addolo- 
rati; gli occhi dalla presenza de' suoi nemici, 
le orecchie dalle loro bestemmie, l'odorato 
dal fetore del Calvario, il gusto dall'ama- 
rezza del fiele, la memoria dalla cognizione 
de' nostri peccati , la volontà da' timori e or- 
rori, il cuore da malinconie, da tedj e da 
afflizioni di morte. Patisce, come se fosse puro 
uomo, senza esser assistito dalla divinità, la 
quale non gli somministra, se non forza e 
vigore di più patire. Tra tanti dalwtvvc^Kx- 
ni ed esterni non p^ib tvemxùetk^ ^v^^'^'*^'^'^^'^ -» 

Medicazioni ^^ 



I Si MEDITAZIONE 

e nemmeno può muoversi , affìsso im- 
mobile ad un ternario di chiodi. Di più 
patisce tutto ciò di bel mezzo giorno nel 
tempo di Pasqua, in cui era concorsa a 
Gerusalemme gran moltitudine dì gente. 
Patisce sopra un monte, luogo destinato al 
supplizio de' peggiori malfattori. Patisce tra 
due ladri, capo di essi, esposto alle burle 
de'suoi nemici. Ma patisce tutto ciò il Re- 
dentore con una mansuetudine, pazienza, 
modestia e carità indicibile. Questa consi- 
derazione dovrebbe svegliare in te un gran- 
de amore della sua bontà e carità, che l'ha, 
condotto su quel patibolo tra tante pene 
per amor tuo e per rimedio de' tooi mali» 
Ringrazia Gesù dell' affetto portatoti sulla 
croce, rendigli mille grazie, perchè ti ha 
scampato dall'interno esollevatoalcielo.Ra- 
cìagli di nuovo e piedi e mani. Lavati nel 
suo prezioso sangue, come se tu fossi sul 
Calvario. 'Offerisciti a far cose di suo pia- 
cere anche col tuo patire, e. g. d'affliggere 

* il tuo corpo con qualche digiuno, col pri- 
varlo de' diletti desiderati, o in altra ma- 
niera, la quale ti potrà suggerire l'amore 
verso d'un Signore che tanto ti ama, e che 
desidera d'essere da te imitato nelle am- 

mirabili virtòy delle q^aaW V\ àa \%^\!tt^\^. 



DECIMOTTAVA 1 85 

Prostralo col corpo e colto spirito ai piedi 
della vostra croce, io vi adoro, o Salvatore 
dì tatti gli aomini, e benché non abbiate 
ormai presenza d'uomo, mentre siete scon- 
traffatto e totalmente disfigarato, pure io 
credo che siate il Figlio di Dio vivo, il re 
degli angeli e degli aomini, il giadicd dei 
vivi e de' morti, la vittima del mondo, il 
gran sacerdote della nuova legge, il vinci* 
tor del demonio, dell'inferno e della morte, 
il Redentore delloniverso, il gran maestro 
e dottore incomparabile, che avete vestita 
questa carne per insegnar agli uomini la 
strada del paradiso. O Signore, io vi vedo 
in uno stato tutto differente da quello, in 
cui compariste sul monte Tabor. Colà era- 
vate vestito tutto di splendori, ed ora siete 
rimasto nudo su questo tronco di croce. Colà 
eravate tra due gran profeti Mosè ed Elia» 
ed ora siete tra due ladri. Colà il vostro 
Padre celeste vi dichiarava per suo Figlio, 
ed ora lo stesso Padre pare scordato affatto 
di voi, e che vi abbia abbandonato. O Sai* 
valore del mondo, ho dolore di vedervi in 
questo stato. Oh che eccesso di carità.' Io 
conosco. Signore, la grandezza della mia in- 
fermità, che ha avuto bisogno di tal v\»»a- 
dio. Comprendo ciò cV\c s\?l ^^^t^V^ ^«ìwlV!;^»' 



1 84 MEDITAZIONE 

perchè non ha potuto esser cancellato che 
col sangue d'un Dio. O dolcissimo Gesù, io 
vi ringrazio di qaeH* amore incomparabile 
che voi mi avete portato, fino a voler mo- 
rire per me sopra una croce. Bacio con a- 
more , rispetto e gratitudine i vostri sa- 
crati piedi. Vi supplico per il sangue pre- 
zioso versato sino all'ultima goccia di perdo- 
narmi i miei peccati, di farmi misericordia 
e di non mi abbandonare nell'ultima mia 
infermità, ma di visitarmi, di consolarmi e 
di condurmi al vostro paradiso, lo mi offe- 
risco a servirvi quale schiavo tutto il tempo 
della mia vita. Non voglio far cosa che a 
voi gravemente dispiaccia: a tal fine imploro 
gli ajuti della vostra potentissima grazia, che 
mi facilitino e addolciscano il vostro servi- 
gio, e il dar gusto a voi che stimo ed amo 
sopra ogni gusto di questo mondo. Vorrei 
imitare le vostre gran virtù, delle quali mi 
date prodigiosi esempi nell'atroce patire che 
fate in tutto voi stesso. Vorrei imitarle per 
onore di voi che me le avete insegnate. Aiu- 
tatemi che ve ne supplico con tutto il cuore. 



85 



MEDITAZIONE XIX. 

GESÙ PERDONA A* SUOI NEMia 

Nel mentre che Gesù pendeva in croce 
alia vista del popolo spettatore, alcuni che 
passavano di là gli dicevano contro bestem- 
mie. E burlandosi di lui, vi aggiungevano: 
se tu sei il Figlio di Dio, discendi dalla 
croce, acciocché noi abbiamo motivo dì cre- 
derlo. Quest' uomo ha salvato altri, e non 
salva se medesimo! I soldati altresì lo in- 
sultavano, e beffandosi di lui dicevano: se 
tu sei^l re de' giudei, salva te medesimo. 
In questo mentre Gesù rivolto al suo eterno 
Padre disse: Padre mio, perdona loro, im- 
perocché non sanno quello che si facciano. 

Punto primo, 

I nemici di Gesù insultano alle sue mi- 
serie, si burlano dì lui, lo caricano di ma- 
ledizioni e di bestemmie, lo provocano colle 
derisioni a scendere di croce. Questi insulti 
sono un atroce tormento al cuore dell'in- 
nocente Signore, il quale potrebbe con o- 
gni facilità vendicarsi di loro. Che gran pe- 
na! Vedere tutti in festa i suoi nemici, fi- 
schiargli d'attorno , trionC^Lt^ ^<&>\fò «^^ ^- 
Bgrazie e rimproverargli Vai sw^ ^«^Jù^^iTaa. ^ss^ 



1 86 MEDITAZIONE 

parole e gesti ingiuriosissimi, quando può 
fnlmiDarlì e far loro conoscere che patisce 
perchè vuol patire, mentre per altro egli è 
Dio d'ogni possanza, di formidabii terrore. 
G>ntuttocìò il mansaeto Gesù tollera quei 
loro insalti con maravigliosa pazienza, gran 
costanza e fortezza d'animo. Non dà indizio 
alcuno di turbazione e di sdegno, non sì 
querela, né dimostra risentimento, anzi né 
meno risponde loro con una parola, dandoci 
cosi un eroico esempio di soffrire le nostre in- 
giurie e mali tratti che ci provocano a ven- 
detta, estinguendo in noi gli sforzi dello 
sdegno , prendendo ad imitar la dolce sua 
mansuetudine. Sa Gesù il mal animo, con 
cui i giudei lo svergognano , mettendo in 
ridicolo la sua possanza, la sua confidenza 
in Dio, la sua dignità dì Figliuolo dell'Al- 
tissimo; e benché questi motti piccantissimi 
lo tocchino nel più delicato dell'onore, con 
tuttociò li dissimula come se non lì udisse, 
o pure come se non li capisse. Il demonio 
suggerì tutte le arti pìiì maligne a que' per- 
fidi bestemmiatori che tentarono la pazienza 
del Redentore colla più violenta istigazione 
ehe immaginar si possa; ma Gesù sostenne 
tutto eoa ammirabile perfezione di tolle- 
raaza. 



DECIMANONA 187 

Anima mia, fa buon costume ili tacere, 
quando ti sì presenta da patire. Non esser 
facile a querelarti di altri, né a risentirti 
<le' mali che ti son fatti. Procura di dimen- 
ticartene, e con ciò accrescerai il merito 
della tua pazienza, e ne conseguirai gran 
premio in cielo, massime se sei burlato per 
esser uomo dabbene, divoto e attento a far 
la volontà di Dio e ad onorarlo. Così ti ren- 
derai molto caro a Dio, che ama ne' suoi 
figli la mansuetudine e carità verso de' ne- 
mici. Ti assomiglierai al tao gran maestro 
Gesù, che nella sua passione ci diede tanti 
pregiati esempi di perdonare e di tollerare 
senza querele e senza risentimenti. Esamina 
te stesso in questa virtù, e proponi per l'av- 
venire quello che ti insegna il tuo Dio. 

O Gesù, il più mansueto, il più dolce di 
tutti gli uomini, quando sarà mai ch'io imiti 
la vostra amorevolezza e carità co' nemici? 
La legge vostra mi obbliga, il vostro amore 
mi stimola, il vostro esempio con dolce vio- 
lenza m'impegna. Ma io mi lascio vincere 
dalla collera e mi lascio trasportare dai ri- 
sentimenti. Ora per amor vostro mi dichiaro 
che amo chi mi offese, e propongo di far- 
gli del bene, ove io ne ^bb\^ V ^^^^'^Vsì^sì 
iacontro. Sopra tatto pto^pow^'^^ ^^%\^'^^'«^'^ 



1 88 MEDITAZIONE 

. da qualunque cosa che potesse cagionargli 
disgusto, sia in parole, sia in fatti. Io ho 
offeso voi tante volte, ed ho perduto, pec- 
cando, il rispetto dovuto all'esser vostro so- 
vrano, e pure mi avete restituito nella vo* 
fitra grazia, e ridonato ogni dono da me 
perduto. Ed io mi protesto d'imitare il vo- 
stro soblimissimo esempio di elevatissima 
carità del prossimo, perdonando a chi mi 
disgusta, facendogli del bene e giovandogli 
per amor vostro. 

Punto secondo. 

Gesi)i nel pieno de' suoi strapazzi e de- 
risioni prega e supplica per i suoi più cm- 
deli nemici. Nel tempo stesso in cui questi 
si prendono giuoco di lui e fortemente l'in- 
sultano. Gesù appresso l'eterno Padre scusa 
il loro peccato, e fa per loro appressa la di- 
vina clemenza l'uffizio amorevole d'avvocato. 
Il Redentore si dimentica de'suoi propr) mali 
per porgere rimedio a' mali di quelli che lo 
fan morire. La loro dannazione è a lui pia 
dolorosa di quello che il siano i suoi gran 
tormenti . In fatti per sé ha sempre taciuto 
con grandissimo silenzio, e la prima volta 
che apre la bocca in croce impiega la pri- 
ma parola ad implorare U i^^Td^ao a <\nelli 
che con manifesta passione \ Vie^^wv calS».'^- 



DECIMANONA I Sq 

niato, e per colmo d' ingiustizia 1' hanno 
crocifisso; ed ora pure con disprezzi e con- 
tumelie finiscono dì levargli ogni onore. Gran- 
virtù degna d'un Dio che ce la propone da 
imitare. Non solo perdonare i torti ali* of- 
fensore, ma di più fargli ogni bene, e quel 
massimo de' beni , eh' è pregare per loro , 
compatirli, iscusarli, e per fine desiderarli 
a parte della sua beatitudine in cielo. E tu, 
anima mia, come sei facile a perdonare 
a chi ti ha offeso? Appena ricevi un pic- 
colo disgusto, tu ti riempì subito di collera 
e di rabbia, tu determini dì vendicartene, 
almeno col non parlargli, perseveri nello 
sdegno, e trovi molti pretesti per colorir e 
ricoprir la tua vendetta. Chiedi a Dio grazia 
di vincerti, e coirajuto divino procura di 
renderti eccellente in una virtù tanto pro- 
pria d'un buon cristiano. Prega per i tuoi 
nemici. Non parlare de 'loro falli se non per 
iscusarli. Interpreta in bene le intenzioni 
loro se non puoi iscusare le operazioni. Se 
arrivi poi a rendere bene per male e a far 
servigi a chi t'oltraggiò, rallegrati molto di 
sì bell'opera. Spera molto dalla divina cle- 
menza. Proponi intanto qualche baoa ^Ua 
di virtù in questo gene\c. 
O amorevolissimo Gesù, \Q ^^o^^ "^"^ ^^ 



igo MEDITAZIONE 

stra tenera bontà, io venero la vostra dolce 
carità che non si lascia raffreddare dall'a- 
cque immense di tanti insulti e strapazzi 
che vi spargono contro i vostri nemici. Voi 
siete Dio di amore, le cui fiamme tanto più 
crescono, quanto più Taltrui insolenza me- 
rita che si sminuiscano. Donatemi, Signore, 
una tal carità con cui ami di cuore i miei 
nemici. Perdono di nuovo a chiunque già 
m' offese, e prego voi, Padre della miseri- 
cordia, a condonar loro tutti i falli. Piovete 
sopra di loro le vostre grazie, e istillate nel 
mìo cuore una forte carità, per cui faccia 
benefizi e grazie a chi mi fece del male* 
Desidero che voi mi perdoniate le mie gra- 
vissime colpe, e compartiate i vostri piiì 
preziosi doni a me vostro offensore; perciò 
desidero di far altrettanto anch'io a chi mi 
disgustò. Se lo farò, mi crescerà la speranza 
d' essere ricompensato da voi col bramato 
perdono e con i sospirati beni. Perciò vi 
chiedo grazia di poterlo fare. Amo il mio 
prossimo per voi. Amo per voi chiunque 
mi die motivo d'essergli nemico. Son pronto 
a fargli del bene occorrendo, sicuro che voi 
l'accetterete come bene fatto a voi che amo' 
di vero cuore. 



DECIMANONA igt 

Punto terzo. 

Considera quanto sia nobile virtù l'amore 
del prossimo, e quanto siano eccellenti gli 
atti e là pratica di questa maravigliosa vir- 
tù. Virtù sommamente raccomandataci dal 
Figlio di Dio, e da lui esercitata sino all'ulti- 
mo in sommo grado. Per amore di noi suoi 
fratelli, l'amoroso Gesù si sottomise a tutti 
gli obbrobrj e a tutte le agonie della sua 
passione. Brama il Redentore che ognuno 
di noi ami il suo prossimo, com' egli amò 
ciascuno di noi. Brama' che ognuno faccia 
bene al prossimo, com'egli io fece a noi per 
i quali diede la vita. Brama che ognuno tol- 
leri gli altrui falli, perdoni le altrui offese 
e si accomodi alle altrai debolezze, com'e- 
gli perdonò, tollerò, s'accomodò alle nostre. 
Tu ami pur poco il tuo'prossimo! Sei facile 
a risentirti e ad offendere se sei molestato. ^ 
Sei difficile ad accomodarti alFaltrui natu- 
rale. Sei senza compassione verso delle al- 
trui miserie. Sei aspro, poco trattabile. Pia- 
tichi maniere dure e disgustose nel coman- 
dare e conversare, dando ad altri frequente 
occasione di adirarsi o d'infastidirsi di te. 
Non vuoi scomodarti per far 8ervizio^e «a 
Io fai, accompagni il semiX^ e.wv ^'^^Ov^ <^ 
^lU di poco garbo. Bea s\ N^^'Jt Oa»^^^''^ 



IQ^ MEDITAZIONE 

ami il tuo prossimo; poiché se l'amassi mol- 
to, taceresti o scaseresti i saoi errori: ti 
adatteresti all' altrui umore: saresti dolce ^ 
trattabile, amabile nelle parole e nei fatti 
per non recar disgusto veruno. Faresti ser* 
vigio con prontezza e con bel modo; e non 
potendo farlo, ti scuseresti con buone ma- 
niere. Rifletti, che gli atti della carità fra- 
terna sono di sommo gusto a Dio, che sì 
fortemente se ne compiace e li rimunera 
con ampiezza. Chiedi a Dio di poter vivere 
in pace con tutti. Pregalo ad accrescere ii» 
te questa gran virtù dell'amore del pressi* 
mo, e proponi di emendarti ove manchi, 
formando particolari propositi in questo ge- 
nere. Proponi ancora di far del bene al tuo 
prossimo, ancorché egli debba riuscirti in- 
grato e renderti male per bene; poiché cosi 

* darai più gusto a Dio e più premio ne ri- 
porterai. 

O clementissimo Gesù, dolcissimo, man- 
suetissimo, amorosissimo verso gli uomini. 
Voi mi comandate che ami il mio prossi- 
mo, e che faccia a lai quel più di bene che 
posso in parole, in opere, in servigi, lo pro- 
pongo di volerlo fare per amore di voi, e 

per JmJiare quella vostra beae^eetoj^^ ^^^o^ 
^tf/ a talli recaste del beue. ^«i w> '^- 



DECIMÀNONA ig5 

pienza eterna, illuminate il mio intelletto 
colla vostra sovrana loca, acciò conosca il 
gran gusto che do a voi, e il gran benQ 
che fo a me, qualunque volta per amor vo- 
stro e del prossimo mio io m'accomodo a . 
lui, tollero i suoi difetti, l'ajoto, ^o serva, 
anche senza speranza di verona sua grati- 
tudine, anche colla previsione delle sue male 
corrispondenze: nel beneficare il mio pros- 
simo pretendo d'onorare voi, di dar gusta 
a voi e di servire a voi. Da voi ne attendo e 
ne spero la gratitudine ed il premio. So che 
mi rimunererete abbondantemente nel cie- 
lo. Mio sommo Benefattore, io mi protesto 
obbligato a voi per i vostri innumerabili 
benefizj. Non posso rendere a voi se non 
poco bene, lo farò bene al mio prossimo, 
come a creatura vostra, come ad immagine 
vostra, come a figliò vostro, servendo nel 
mio prossimo a voi, suo Creatore, suo Re- 
dentore, suo Glorificatore. So che vi siete 
dichiarato nel vostro Evangelio d'accettare 
come bene fatto a voi ogni cortesia ed ogni 
benefìcio fatto in grazia vostra al prossimo. 
Mi dichiaro dunque di volere per voi pra- 
ticare gli atti di carità fraterna verso %l\ 
altri uomini, ajatandoU, gmaxk^cXv^ ^«^\«^- 
doJi, servendoli {e qui propom qua\cVv^ oX- 






194 HEDITIZIO.NE 

to particolare } per rendere a voi il ci 
tento che riceTele in vedere i vostri ( 
stiaoi imitatori dell'ammirabile vostra car 
Voi osate meco la gran misericordia di ci 
cedermi si pregiata virtù, giacché elli 
dono vostro, ed io da voi la spero. 

MEDITAZIONE XX. 

DELLA BETB DI GESÙ IN CBOCE 

Sapendo Gesù che tntlcle cosa eraoo e 
somale, acciò s'adempisse la profezìa, gri 
ho sete. Inteso ciò, corse subito oa soldi 
e pigliando uoa spugna l'immerse in on v 
pieno d'aceto, poi coUocalala sopra una e. 
na, l'accostò alla bocca di Gesù perchè 
vesse. 

Punto primo. 

Considera come Gesù ha sele e sete 
dentissima, cagionatagli dai gran tormt 
patiti, dai molti viaggi fatti, dal gran s 
goe versalo, che lo hanno arso lutto e 
seccato. In questa sete da lui lungame 
patita, non sì trova chi gli presenti se 1 
acelo. Il Signore ha voloto patire qo 
tormenti , affine di pooìre in se le no! 
golosità e obbriacltezie. VotVi \« ^tvb 
peccati che ooi coinTa«^V\amo VaViAXa 



VItìESIMA 195 

soverchio mangiare, talora nel diletto smo- 
derato che ci procuriamo nel cibo e nella 
bevanda. Tollera per tanto Gesù una sete 
la pìii grande e la più crudele che sia mai 
stata» la quale egli dissimula sin a tanto che 
sia vicino allo spirare; e allora in vece di 
ristoro che lo consoli ammette una bevanda 
d'aceto che gli disgusta tutto il palato e gli 
conturba tutto lo stomaco. In tal modo ri- 
mane tormentato affatto ~di fuori e di den- 
tro^ sino alle viscere più intime state finora 
intatte. O gran miseria, non trovare né meno 
tra tanti spasimi nel fine della sua vita una 
goccia d'acqua che lo refrigeri! Quel Dio, 
che ha formato i fiumi e riempito d'acqua 
i mari, non può averne poche stille per sé 
in si estrema necessità! Dovevano i cieli di- 
stillarsi in rugiada a fine di raddolcire colle 
sue gocce le sitibonde labbra del loro Crea- 
tore. Confonditi delle tue golosità, delle smo- . 
derate voglie di diletti e gusti nel cibo e 
bevanda. Proponi qualche astinenza o mo- 
derazione in questo genere. 

O divin Padre, *voi avete creato le acque 

e tutti i liquori; voi comandate alle nuvole^ 

• e queste spandono la pioggia a refrigerio • 

altrui. Voi con un miracoVo òi^?\^ ^ \i^\^ "^ 

popolo ebreo, facendolo setwe ^^ ^«^ "^"^^ 



1 96 MEDITAZIONE 

sceilo d'acqua limpidissima cavata dal vivo 
sasso, e ora non mandate poche gocce d'a* 
equa per ristorare la sete acerbissima del 
vostro divin Figlio/' Mirate come lo affligge 
e gli rode le tormentate viscere. O mera- 
viglia! O stupore! Voi che inebbriate la terra 
colla rugiada, voi che irrigate colle acque 
1«tto l'universo, ora non avete per l'ubbi- 
diente vostro Figlinolo se non aceto? Doveva 
il vostro divin Figlio co' patimenti della sua 
sete restituirvi quell'onore che io vi ho tolto 
coi miei piaceri di gola e d'ingordigia nel 
mangiare e nel bere. Doveva penare per le 
ubbriachezze e golosità degli u^^mini.Io dun- 
que vi offro in soddisfazione di questi miei 
peccati il dolore della sua sete, e per essa 
vi prego a moderare in me l'avidità del ci- 
bo, sicché me ne serva per il bisogno del 
corpo e non fomenti i disordini della mia 
concupiscenza coli' abbandonarmi alle deli- 
zie della gola. Voi viveste parco, sobrio, 
temperante, contento di poco cibo, e pro- 
lungaste per molti giorni i digiuni: io v'of- 
ferisco tutti i digiuni della mia vita; e per 
renderli più grati a voi li unisco colle vo- 
sire astinenze. Supplico voi per il merito 
di esse a frenare in me YaV\^\Vk ^^^%<i- 
/«, sicché il soverchio affeWo ^' ^\vs.<ì<ìVv ^v 



VIGESIMA 1 97 

questa terra non mi impedisca l'ubbidire, 
servire e compiacere a voi. Propongo di tol- 
lerare qualche incomodo massime ne* giorni 
di digiuno. Vi chiedo forza da poterlo fare 
in onor di voi che amo e stimo sopra ogni 
cosa. 

Punto secondo. 
Oltre a questa sete corporale Gesù prova 
un' altra sete spirituale , che non può coni 
facilmente saziarsi. Gesù ha sete della no- 
stra eterna salute. Gesù desidera ardente- 
mente che il suo sangue .giovi agli uomini 
col preservarli dall' inferno. Gesù ha sete 
dell' onore e gloria del suo divin Padre , 

•bramando con gran fervore che tntti Tono- 
rino, lo temano, lo amino, gli diano gloria 
e contento colle loro opere buone e col mi- 
gliorare le anime loro. Questa sete gli con- 
suma il cuore e gli distrugge con santo ar- 
dore la vita. Anima mia, osserva un poco 
quali siano i desiderj dell'anima tua. 1 de-, 
siderj dello spirito sono come la sete del 
corpo. Di che cosa ha sete l'anima tua? 
Forse di cose mondane, d'onori, di piace- 
ri, di comodi passeggieri della terra .^ Ma 
quel che importa, come hai tu voglia di 
salvarti? Come hai premura d'a%%^s.\i\^x^x^ 

paradiso^ Questo è un beue ^Vòxu^^^Vsskbss*:- 



igB MEDITAZIONE 

tale, indeficiente. Dovresti desiderarlo assai. 
Gesù ebbe sete in particolare della tua sal- 
vezza, del tuo avanzamento nella pietà e 
nell'affetto a Dio. Se tu vuoi refrigerare la 
sua sete, offerisci tutto te medesimo in suo 
servigio e del suo gran Padre; donagli il 
tuo pensiero per occuparti spesso nelle con- 
siderazioni della sua bontà. Donagli il tuo 
affetto nel protestargli spesso che l'ami so- 
pra ogni cosa e lo preponi ad ogni altro 
bene. Dichiarati spesso, che a qualunque 
costo vuoi salvarti, e chiedi a Dio un'ar- 
dente brama d'andare in cielo. 

Gesù, mio Signore e mio amorevole Re- 
dentore, che posso far io per sollievo di 
quella ardente sete che vi brucia. So quello 
che voi volete. Voi pretendete da me che 
io abbandoni i miei peccati,, ch'io mi tenga 
lontano da quelle occasiopi e amicizie che 
mi ponno far peccare e dar dispiacere a 
voi. Voi vorreste che io pensassi spesso a 
salvarmi. So che questo può contentare la 
vostra sete, perchè voi siete bramoso di tali 
cose. So che questo può dar refrigerio alle 
vostre pene. Non posso, ne devo rifiutarvi 
una tal consolazione ne' vostri patimenti. 
Voglio farlo f voglio aslexketmv da peccati ^ 
raglio esercìtarini neWe opw^ Vxiorafc. N «v 



VIGESIMA 1 99 

siete il mio Dio, il Dio del mio cuore. Voi 
amo, voi desidero di godere in cielo e colà 
ringraziarvi dì avermi redento. Bramo i beni 
eterni, bramo dì salvarmi, desidero d'en- 
trare nel vostro paradiso per benedirvi del 
grande amore che portaste alla mia eterna 
salate, e della gran premara che aveste di 
vedermi vostro. Che grand'amore fo mai il 
vostro! Amar me, che doveva vìvere in tanti 
peccati! Che aveva ad essere per tanto tem- 
po vostro nemico! Amarmi tanto, che ar* 
deste di sete accesissima della mia salvezza! 
Siatene sempre lodato e benedetto in cielo 
ed in terra per infiniti secoli de' secoli. Con- 
cedete a me un pari ardore di salvarmi. Ve 
ne prego per tutti i vostri travagli, per l'ar* 
dentissimo vostro amore. Non mi negate ana 
grazia di tanta importanza; la spero dalla 
vostra bontà. 

Rinnova il proposito di chiedere spesso a 
Dio la grazia che ti salvi e ti conduca alla 
tua gloria. Puoi dire a Dio in questo modo: 
mio Dio, mio sommo bene, bramo il cielo, 
desidero la mia beatitudine e vi prego a 
darmela. 

Punto terzo. 

Considera una terza sete del R^d^tA»<t^> 
ebe fa ano sviscerato de%\deT\o ^\\\^ ^ Y^ 



200 MEDITAZIONE 

patire per amor del suo caro Padre. Non 
y'ha dubbio, che sarebbe durato per più 
lungo tempo nel suo atroce patire, se la yo- 
lontà del gran Padre non avesse altrimenti 
disposto. Quel seguitar ad amare Iddìo tra 
ì tormenti, tra le infamie, tra gli abbando- 
namenti cosi estremi d'ogni bene, egli è un 
amore ben ardente e vigoroso, mentre non 
puote raffreddarsi dai travagli e pene, né 
può diminuirsi da ciò che vi è di più ter- 
ribile in questo mondo. Quel cercare poi 
di servire tra le pene Iddio per dar gusto 
allo stesso amato Signore, mostra che l'uo- 
mo stima più Iddio amato che se medesi- 
mo, né tiene conto di sé, quando si trat- 
ta di compiacere e cagionare contento a 
Dio. Gesù amava T etemo Padre somma- 
mente più di quello che amasse il suo corpo 
e la sua anima. Amava il Padre come bene 
infinito, autore e fonte d'ogni bene infini- 
tamente superiore alla sua quantunque ec- 
celsa umanità. Perchè restasse glorificato il 
Padre, godeva che il suo corpo fosse con- 
sumato lentamente dal dolore e il suo spi- 
rito seguisse a bere il calice amaro di nuove 
pene. Godeva che si prolungasse il sacrifi- 
zio deìlonoT suo tra gli obbrobr\^ e seguisse 
a consamani la sua vita Uà s^asnm « ibas- 



TIGEGIMA 201 

tìrj) aeciò riuscisse più lunga una così aspra 
ubbidienza a' divini voleri, e rimanesse più 
altamente glorificato il suo amato Padre. 
Vuoi to una gran prova del quanto ami Id- 
dio? Esaminati con che allegrezza sopporti 
ì mali de' quali è piena la tua vita , i do- 
lori, infermità, affanni. Esaminati se in mez- 
zo a' travagli ami Iddio e baci la sua di- 
vina mano che flagella con que' mali per 
distaccarti dalle cose di questa (erra e pu- 
rificarti più col fuoco della tribolazione. 

Etemo Padre, io miserabile creatura of- 
fro alla vostra grandezza questi* fervidi de- 
sideri che aveva il vostro celeste Figlio di 
onorarvi più e sempre più. Vorrei anch'io 
rendervi onore e gloria. Vorrei darvi gran 
gusto col ben operare e coli' ardentemente 
amarvi. Ma io sono un verme vilissimo della 
terra, tutto immerso negli affetti fangosi di 
roba, di vanità, e mi vo continuamente stra- 
scinando tra queste sordidezze. Voi, o Si- 
gnore, ricco nelle misericordie, potete vin- 
cere la mia malizia e rivolgere a voi il mio 
cuore, si che vi ami tanto quanto vi fui già 
infedele per lo passato. Compartitemi parte 
di quella sete che fu già jbì ardente nello 
spirito di Gesù, sete dell'onor dvHvtk^^N ^^Vkv 
di patire voiontàrìamenle ipex «mo^ 's«%nx^> 



20!2 MEDITAZIONE 

sete d'opere sante che possano darvi gusto 
e contento. Miro il faoco immenso di ca- 
rità amorosa nel vostro Figlio, che per più 
e più tormenti non dice mai basta; ma colle 
angustie ed afflizioni sempre più s'accende, 
e brama nuove pene per darvi più gasio. 
Accendete nel mio cuore un tale amore, 
affinchè sempre più brami d'onorare voi, di 
contentar voi, d'amar voi, a cui voglio bene' 
sopra ogni bene. Voi, mio Dio, meritate di 
esser onorato, lodato, applaudito da tutte le 
creature, perchè siete un Dio infinitamente 
grande, sommamente eccellente e perfetto, 
che senza termine eccedete tutte le cose in 
perfezione, nobiltà, maestà e bontà. Mi ral- 
legro dell'onore resovi dal vostro amatissimo 
Figlio, onore degno di voi, sommo Dio, per- 
chè recato a voi da un uomo Dio. Vi chiedo 
di nuovo per il merito suo un gran desi-^ 
derio di servire a voi, mio Creatore, di con- 
tentare voi, mia etema beatitudine. 

Rinnova il proposito di fare molte opere 
òtion^, per dare molto gusto a Dio, 



203 

MEDITAZIONE XXI. 
dell'abbandono di gesù in croce 

Punto primo. 
Sull'ora nona del giorno. Gesù languente 
in croce gridò con voce alta: Eli^ Eli^ lafn- 
masabachtaniy che spiegato in nostra lìngua 
vuol dire: Dio mio^ Dio mto, perchè m avete 
abbandonato? Pronunciò queste parole con 
un grande grido, per signiGcare il sommo 
travaglio che internamente pativa da questo 
abbandonamento. Pena in ver^ terribile sa 
fa gemere un Dio, e se l'obbliga a quere- 
larsene pubblicamente in faccia de' suoi ne- 
mici che ne trionfano. Quest'abbandonameuta 
fu il più penoso tormento che martirizzò l'a- 
nima del Redentore; poiché solo in questo 
Gesù fé' udire una riverente querela al buon 
Padre. Tolti gli altri mali furono da lui tol- 
lerati in silenzio: ma questo di vedersi quasi 
dimenticato dal suo Dio, tanto da lui amato, 
era un dolore che gli divideva in mille pezzi 
con ispasimi inauditi l'amante cuore. Qual 
pena non proverà il dannato nell' inferno, 
quando tra le atrocità de'suoì insoffribili tor- 
menti si vedrà di più odiato da Dio ed«bV^%?cw-> 
donato a 'soli rigori 4i sevenssuft^ ^x^sKylv^ 



704 MEDITAZIONE 

Sarà un male intollerabile allo stesso dannato 
quel vedersi perfino abbandonato ed odiato 
dallo stesso Dio che già gli fu Padre, e ora 
gli è divenuto giudice inesorabile. Questo 
pensiero ricolmerà i dannati di smanie, di 
furori e disperazioni. Prega il Signore che 
non ti abbandoni mai in questo mondo colle 
sue grazie, acciò tu non cada in quell'eterno 
orribile abbandono. Confessa d'averlo me- 
ritato colle tue colpe passate. Supplicalo a 
continuarti la protezione di padre, tenendo 
da te lontano le comodità di offenderlo. Esa- 
minati, se ti trovi attaccato a qualche ami- 
cizia o a qualche bene cbQ ti possa causare 
l'offesa di Dio e la tua dannazione. Rifletti, 
che ti conviene abbbandonare tal impe- 
gno, o tu sarai abbandonato da Dio, il qoale 
volta le spalle a quelli che s'attaccano alle 
creature. Se fosti in questo stato, raccoman- 
dati di frequente a Dio, che spezzi questi 
tuoi legami, e fa qualche proposito su ciò. 
O mio Salvatore, che faceste voi mai, si 
che doveste essere abbandonato dal vostro 
celeste Padre? Io sono quello che ho pec^ 
calo: perciò io merito d'esser abbandonato 
dalle divine misericordie. Il vostro abban- 
doDo mi spaventa insieme e mi consola. Io 
imango attonito e ireiuv^V^ c^tì%\^^t^\ì^^ 



VIGESIMAPRIMÀ QoS 

ciò che ho meritato. Mi consolo, riflettendo 
a ciò che posso sperare, poiché avete tol- 
lerato sì aspri tormenti, affinchè io non sia 
dato in preda alle disperazioni ed alla morte 
eterna. Ah Signore, non mi lasciate, né mi 
voltate le spalle né in vita, né in morte/ 
Desidero di vivere sempre con voi, e colla vo- 
stra santa grazia spero che mi darete il vostro 
paradiso. Vi chiedo che me rassicuriate colle 
vostre intercessioni, offerendo per me al ce- 
leste Padre le pene da voi provate in quel 
doloroso abbandono. Per esse vi supplico a 
non dipartirvi mai da me. Fortificate il mio 
spirito in tempo della mia debolezza: ac- 
cendete in me una gran brama del para- 
diso, una gran voglia di quegli ineffabili go- 
dimenti che mi avete apparecchiati. O buon 
Gesù, speranza mia, o rifugio mio, desi- 
derò d'immergermi per tutta l'eternità nei 
beati piaceri della vostra gloria. Fate, che 
sempre più li desideri, li ami e li sospi- 
ri. Per la sicurezza di quelli rinunzio ad 
ogni affetto e ad ogni amicizia che mi possa 
far offendere voi. No, non la voglio. 

O Padre divino, che amore è mai stato 
il vostro verso degli uomini! Come, per vi- 
lissimi peccatori, per servi iug;ctó's^\'«H^Vfò 
abbaadooalo il vostro cakVxssvtsvQ ^^ \^^>^- 



!206 MEDITAZIONE 

dicnlissimo Figliuolo! Voi lo avete per- 
cosso colia verga più spaventosa del vostro 
furore, anzi l'avete dato alla morte. O a* 
iDore immenso.' O carità incomprensibile! 
Che gran male bisogna dire che sia Tesser 
dannato! Chi potrà sopportare nell'inferno 
una separazione eterna e una privazione a- 
niversale delle vostre grazie, del vostro a- 
more, della vostra presenza, dello vostre con- 
solazioni, della vostra protezione, della vostrai 
felicità, di tutto il bene che può amarsi. O 
mio Dio, non mi abbandonate, tuttoché si 
di frequente io abbia abbandonato voi. Pri- 
vatemi d' ogni altro bene, ma non già della 
vostra grazia. Se mi volete affliggere in vita, 
almeno non mi abbandonate in morte; poi- 
ché morendo bramo d' unirmi per sempre 
a voi nella vostra beatitudine. Amen. 

Punto secondo. 

Gesù, benché si veda abbandonato dal 
Padre, contuttociò abbandona tutto sé nelle 
bracda dello stesso suo amato Padre. Cosi 
ci ha insegnato a vivere, cosi ora c'insegna 
a morire. Visse sempre coH'anima in Dio, 
tutto rassegnato ai divini voleri, con un per- 
fetto abbandonamento in quelle mani amo- 
revolL Adesso sen muore, rimettendo il suo 
spìrito Si quel Dio cbe \o cteb^ ^t^^^wsal^- 



VIGBSIMAPRIMA 2O7 

dandolo alla provvidenza pietosa deiramato 
Genitore. Imitiamo Gasò vivo e moribondo. 
Viviamo in tal modo, che con piena Gdocia 
possiamo dire morendo: nelle mani tue, o 
Signore, raccomando lo spirito mio. Intanto 
raccomandiamoci ora spesso a Dio; rimet- 
tiamo spesso l'anima nostra, il nostro corpo» * 
ogni nostro bene tra le sue braccia. Egli è 
nostro Padre; egli è il miglior di tutti i 
padri: non potrà abbandonarci. Egli ci tiene 
scritti nel suo amoro&o cuore; non potrà 
scordarsi di noi. Le sue mani ci hanno la- 
vorata la creta del nostro corpo. Da lui usci 
quello spiracelo di vita che è a noi la no- 
str'anima. Nulla potrà negarci quel Dioche 
ci ha donato il suo Figlio e lo ha lasciato 
per amor nostro nelle mani della morte. 

Mio celeste Signore , io vi raccomando 
l'anima mia, io la rimetto nelle vostre mani. 
Questa mia anima sorti da voi come da suo 
principio e cagione. Ecco che se ne ritor- 
na a voi come a suo ultimo Bne. La mia 
anima è pur cosa vostra. Ella è il prez- 
zo del vostro sangue. Ella è il santuario 
della vostra grazia, lo la rimetto nelle vo- 
stre mani ferite per amor mio. Io la rac- 
comando al vostro cuore aperto ^v «^^x^ 
d'asilo a tattì i peccatori. KYil\ ^x^w^t^^^^"^ 



208 MEDITAZIONE 

detene cura, e oon l'abbandonate. Oimè! se 
non istà nelle vostre mani, se la rapirà il 
demonio. Non lasciate perdere an' anima 
che vi ha costato tanto. Spero dall' amor 
vostro una speciale protezione che la di- 
fenda da' peccati e le conceda la perseve- 
ranza finale nella vostra grazia. Vi consacro 
la mia libertà tutta, il mio intelletto, la mia 
volontà. Quanto posseggo tutto è dono vo- 
stro, lo ve lo restituisco, acciò disponiate 
d esso come vero padrone che siete, e v'in- 
fondiate santi pensieri, sante ispii;azioni, ed 
un santo e fervoroso amore che mi manten- 
ga tutto vostro, come desidero e amo d'es- 
sere. Prepongo di raccomandarmi spesso a 
voi, giacché in voi confido affatto, lo mi 
metto nelle vostre mani come in quelle di 
un ottimo Padre qual siete. Governate il 
mio spirito e le potenze dell'anima mia, ac- 
ciò tutte v'obbediscano, v'adorino, v'amino, 
come io con tutte a voi m'umilio, v'adoro 
e antepongo voi ad ogni bene di questa 
terra. 

Punto terzo. 

Considera un effetto penoso di quest'ab- 
bandono di Gesù; e fu Tessergli negata, tra 
iaati spasìmìy ogni consolazione che gli ad- 
dolcisse l'aspro dd* suoi Ao\ot\. K\ \Bax>À\\ 



TI6E61MAPRIMA ^ÌOQ 

costumò Iddio di compartFre soavi allegge- 
rimenti ne' loro mali col riempire le loro 
anime di dolcissime consolazioni celesti; sic- 
ché esoltavano ne* tormenti, e pieni di giu- 
"bilo andavano ad incontrare le più orride 
morti. Ma Gesù fu abbandonato all'asprezza 
di tutti i martiri senza veruna delizia spi- 
rituale , e' dovette bere tutta l'amarezza 
del calice di sua passione senza che vi si 
mischiasse né pure una goccia di dolce re- 
frigerio. Anzi alle pene esterne di tutta la 
persona, capo, corpo, mani e piedi s'uni- 
rono gl'interni tormenti di tristezza, d'ago- 
nìa, di desolazione terribilissima, che nel 
tempo della sua passione mai non si smi- 
nuirono e sul Calvario crebbero al sommo. 
Con ciò riuscì Gesù il martire d^' martiri, 
il re degli afflitti, sopravanzando colla quan- 
tità e col rigore delle infinite sue pene tutti 
i mali patiti dagli uomini sopra la terra. 
Talvolta pare a te che Dio ti abbandoni^ 
perché non senti consolazione celeste nei 
tuoi mali e nelle tue preghiere; allora Id- 
dio ti comunica qualche poco di questa sua 
pena che fu la maggiore per lui, a fine di 
renderti più simile al suo patire. Non ti 
perdere d animo: prosegvxv Si s^Wv^^ ^\\5^^ 
senza frovarvì gusto, e i^evs\\^òÀ>À Ocv^ ^^"^ 



2 I O MBBlTAnONE 

contenti più iddio, mentre lo servi seoxa la 
paga di quel diletto che altre volte bai prò* 
▼ato. Mira sulla croce il tuo Gesù appas- 
sionato e colmo di penosissime maliaconie. 
Colla sna vista confortati a quelle opere di 
pietà che ti sono comandate o consigliate 
dallo stesso Dio, giacché il far bene non 
consiste nel provare gusti, ma nel &re quello 
che ordina o gradisce Iddio. 

Che cosa è mai questa, o mio Gesù? Voi 
che siete il gaudio di tutti gli angeli, la 
beatitudine soavissima di tutti quelli che vi 
rimirano: voi che siete il Datore d'ogni dir 
letto e la fonte d^ogni piacere ora languite 
in un abisso di tristezze e d'affanni? Né v»ò 
chi vi consoli o vi rallegri? Sono pur pochi, 
o Signore, gli amanti del patire come pa- 
tiste voi. Appena si sminuisce la consola- 
zione, e subito il vostro servo si raffredda 
nel ben operare. Voi tra gli abbandona- 
mene del cielo e della terra perseveraste 
sino all'ultimo sospiro a fare quello che pia- 
ceva al celeste Padre. A voi bastava il dar 
gusto, alla sovrana volontà del divino Ge- 
nitore, benché a voi non fosse compartita 
▼erun diletto nel farlo. Ami ancor io quello» 
ebe amasie voi , cio^ i\ %etN\\\\ 3.i\<^hQ ia 
istalo di desolaziono e dV aVA^wi^^wi^^^^^ 



TIGESIMAPRIMA '2 I f 

Illuminatemi, accendetemi, acciò vi corra 
dietro per qualunque strada mi vogliate con- 
durre, acciò m'abbracci colla vostra croce, 
e vi serva ancor nel tempo in cui sento 
noja e tedio per le opere di pietà; mentre 
a me deve bastare che vi sia la vostra vo- 
lontà, il vostro gusto, il vostro buon piacere 
in quell'opera buona ch'io faccio. Amo di 
contentar voi, amo di compiacere a voi, a 
Dio mio, vita e gloria mia. So che vi reco 
maggior contento, quando vi servo senza 
consolazione, perchè vi servo con amore più 
disinteressato: datemi dunque grazia che cosi 
possa fare. Ho questa confidenza nella vo- 
stra somma bontà che non me la negherete r 
Ve ne supplico pei meriti delle vostre ai- 
flizioni in croce; di. nuovo ve ne supplico 
col più profonda rispetto del cuore, e cosi 
sia. Amen. 

Rinnova il proposito di perseverare nelle 
tue orazioni ed opere buone anche senxa 
consolazioni celesti, > 




12 12 

MEDITAZIONE XXII. 

SULLA PAROLA DETTA DA GESÒ: 

Consummatum est. 
Punto primo. 

Gesù, avendo preso un poco di aceto, 
disse: consummatum est^ e vaol dire: tatto 
è perfezionato, tutto è compito. Questa mia 
vita eletta per olocausto alla gloria del di- 
vin Padre ed al bene di tutti gli uomini, 
sì è ormai consumata nel doppio fuoco del 
mio amore e delle mie pene. 1 voleri del 
mio Dio sono eseguiti, le profezie verifi- 
cate, il riscatto degli uomini è pagato, i 
loro peccati sono perdonati, il paradiso è 
aperto, i sacramenti sono già ordinati al be- 
nefizio comune del mondo. Queste fontane 
di grazie scorreranno sino alla fine del mon- 
do in prò di quelli cbe vi si accosteranno. 1 
demonj sono già stati superati; è riparata 
la salute comune del genere umano. Nulla 
mi rimane più né a dare, né a fare, né a 
patire. 

Nel mentre che cosi diceva col cuore, scor- 
reva colla mente tutta la serie delia vita sua, 
cominciando dal primo \slaiiV.e^^)\^%\3^^^wsL- 
cezione fino all'ultima su^JlOT^l.'^Vu^n^VvxVCv 



YIOESiMASECONDA 1 1 5 

gli atti buoni da lui fatti, tutte le fatiche e 
travagli patiti , tutte le angustie e miserie 
tollerate, e le andava offerendo all'eterno 
Padre per la salvezza degli uomini e per 
l'onore di si gran Signore. Compiacendosi 
d'averle ben fatte, offerivasi ancora a più^ 
se cosi piacesse agli eterni voleri. Congra- 
tulati con Gesù , che tatto sìa felicemente 
terminato per lui: che egli abbia compita 
la grande ubbidienza impostagli dal cielo. 
Pregalo ad offerire ora in cielo per te quei 
suoi gran meriti. RiQetti alla poca tua fer- 
mezza e stabilità nel bene ; come presto ti 
stanchi nelle opere di pietà; come ti raf^ 
freddi di sovente nel servizio del Signore: 
avverti, che la sola perseveranza viene co- 
ronata da Dio. Chiedigli dunque fermezza 
negli esercizi spirituali e negli atti di pietà. . 

Mi congratulo con voi, o eccellentissimo 
Redentore degli uomini, che abbiate forte- 
mente e generosamente compita l'opera del- 
l'umana salvezza. Vi presento gli ossequ] e 
le riverenze di tutti gli uomini a voi do- 
vute, come a nostro Salvatore. Che costanza 
fu mai la vostra in impresa cosi malagevole! 
che intrepidezza celeste nel condurla a Gne 
tra tanti martirj! O Signore, communlc^- 
Èiemi an poco del vostro spmVo.Vi^Q^^^^ 



2 1 4 HEDITAZIONE 

vigliacco, un codardo che mi perdo ad ogni 
ombra di diflScoltà, e per un nolla mi in- 
languidisco e lascio il ben operare. Ho bi- 
sogno estremo di voi, che mi fermiate nel 
bene e m'infervoriate contro le mie ordi- 
narie freddezze. Voi foste tutto ardore, fin- 
ché vedeste compito tutto. Deh! infondete* 
mi un poco di quel santo fervore che fa 
in voi si vigoroso, si costante. Vi ringrazio 
d^lia generosa vostra perseveranza nel con- 
durre a fine la grand' opera delta mia re- 
denzione, lo vi protesto che voglio sempre 
ubbidirvi, che non voglio mai offenderri. 
Questa protesta replicherò oggi più volto, o 
voglio replicarla negli altri giorni di vita 
mia. Voglio perseverare nelle opere di di- 
vozione e pietàt consumando in esse quella 
vita che voi mi prolungate per questo fino, 
acciò vi onori colla mìa stabilità nel bene» 
Datemi maggior afietto al bene. Gomanica- 
temi miglior stima de* beni eterni, coi quali 
voi premiate chi muore perseverante nel be- 
ne. Lo spero per i meriti della vostra co- 
stanza nel bene ch*io vi presento, e per cai 
imploro questi doni. Amen. 

Punto secondo. 

Ognuno dì noi glunlo al fine dei giorni 
saoi, dirà tra sé meàesimo, ^Vi ^\ì\t^tv- 



VIGESIMASECONDA 1 1 5 

petendo: tutto è finito, tutto è finito: lo diran- 
no i peccatori ostinati vicini a morte, e vorrai! 
dire: i miei piaceri sono passati. 1 mìei spassi 
sono terminati. 1 miei giorni allegri sono 
mancati. Vanno svanendo le mie speranze, 
le mie glorie, le mie ambizioni. Il tempo 
è scorso per me. Ho finito di vivere, la mia 
malizia è giunta al sao termine. Debbo an- 
dare a casa mia. Debbo entrare nella gran- 
de eternità. Da qui avanti comincierò a sof- 
frir mali che non avranno fine. Comincierà 
per me una miseria, di cui non vedrassi mai 
e poi mai il suo termine. 

Anche le genti dabbene diranno alla mor- 
te: tutto è finito , e vorranno dire: tutti i 
nostri giorni sono passati;'] nostri patimenti 
non ritorneranno più. Non avremo più da 
combattere contro il demonio, contro le lu- 
singhe del mio corpo, contro gli allettamenti 
del mondo. Le turbazioni si sono poste in 
calma. 1 dolori svaniranno in breve. Le no- 
stre miserie vedono il ior fine. Non vi sa- 
ranno più né croci da portare, né mali da 
tollerare, né peccati da sfuggire. Noi ci a- 
costiamo alla nostra patria, al nostro para- 
diso, stanza di riposo e di pace, ove la no- 
stra allegrezza non finirà mai ^ mai ^ ^"^x % 
ove sempre godremo, ove %\w\AW^vft» vs^:^*- 



2l6 MEDITAZIONE 

pre. Anima mia, tocca a te lo sceglierti ad 
de' due termini del viver tao. Verrà an gior- 
no, verrà, in cai ta dovrai dire: tutto è fi- 
nito, tatto è finito. Lo potrai dire, come lo 
disse Gesà? Come lo diranno gli uomini vis- 
suti bene? Quando verrà quel giorno, tu ri- 
marrai convinta , come ogni bene terreno, 
amato da noi con tanta passione, non è che 
ombra ed inganno. Proponi di vivere bene, 
di distaccare il tuo cuore dalle cose di que- 
sta terra, di accrescere le tue opere buone, 
colle quali tu possa consolarti nell'estremo 
de' tuoi giorni. 

Mio Gesù, autore d'ogni mio bene, deh! 
concedetemi ch'io irupieghi i miei giorni e la 
mia vita per voi, come voi consumaste la 
vostra adorabile vita per me. Concedetemi, 
ch'io adempia tutta la vostra legge, ch'io mi 
sacrifichi interamente alla vostra gloria, ch'io 
bruci nel vostro amore come voi eravate ac- 
ceso col mio. Vorrei pure potervi dire mo- 
rendo, e dirvelo con verità: è fatto tutto. 
È fatto tutto, quanto da me voleste. Ogni 
cosa ha avuto compimento. Ma se voi non 
mi assistete potentemente, misero me! Non 
potrò dirvelo. Voi sapete, che ogni minima 
tentazione mi butta a terra: che io son vile 
e codardo a combaUoreU òÀiÈLt^WV ^V^ \\i« 



yiGESlMÀSE<:ONDA 2 I 7 

contro. Voi sapete , che non v'è creatura 
di me più indivota, più distratta, più fred- 
da ed agghiacciata nel vostro servizio. Voi 
pertanto, o mio Dio, giobito e conforto di^ 
questo cuore', voi disingannate il mio ia<^ 
telletto, acciò conosca, che ogni bene di que- 
sto mondo è ombra e apparenza ; e com- 
prenda, che non si trova il vero contento se 
non in temere e amare voi, dolce mìo bene 
e ultima mia beatitudine. Ve ne scongiura 
per quell'amore che vi fece venire dal cielo 
in terra. Ve ne prego per quell'amore che 
vi fece patire trentatre anni per servigio del 
divin Padre. Ve ne prego per quell'amore 
che vi sottopose ad una morte tanto cru- 
dele e ignominiosa, con cui compiste tut- 
to. Bramo anch'io di compire la mia vita 
in servigio vostro e col vostro amore, che 
bramo e spero da voi. 

Punto terzo. 
Potrai immaginarti d'esser sul punto e- 
stremo de' giorni tuoi, e che tu dii un'oc- 
chiata a tutta la tua vita. Da una parte ti 
ricorderà Iddio, che dalla sua mano è u- 
scito ogni tuo bene. Che egli ti dio la vita, 
tenendo in suo arbitrio il non dartela: ch'e- 
gli te rha conservata per UuW ^xktkx^Vetk»^^^ 
la suo pglere il levartela a ivkVW J\ xsìot^^^^?^^'*^ 
Meditazioni ^^ 



9 1 ^ MEDITAZIONE 

ch'egli te l'ha arricchita di tanti beni, di 
tanti comodi, di tanti ajati massime spirì^ 
taali, non essendo obbligato a darteli. Ma 
lo ha fatto per amore , per affetto a te 
quantunque viiissima creatura , indegna 
di tutti quo* beni , e statagli sempre in- 
gratissima. Nel medesimo tempo Iddio li 
ricorderà il fine avuto da lui, e le sue ìih 
tensioni per le quali ti ha dato tanto, af- 
finchè tu lo servissi qual servo fedele, oh* 
bedissi alla sua légge qual suddito amo- 
revole, ed amassi la sua immensa amabi- 
Età qual figlio amante. Nel mentre che tu 
dai qqesta prima occhiata, immaginati di 
dame una seconda a lutto il tenore del vi* 
ver tua, a tutte le tue opere, a tutti i tuoi 
amori, a tutti i tuoi pensieri. Potresti tu 
dire all'eterno Padre quello che disse Gesù: 
Consummatum est? Mio gran Padre, tutto ho 
compito secondo i vostri santi voleri, lo ho 
regolata la mia vita secondo le vostre in- 
tenzioni. 1* miei pensieri li ho applicati 
à sempre meglio conoscervi ; giacché per 
questo mi deste intelletto capace di pensare. 
l miei affetti hanno sempre avuto in vista 
il vostro bene. Le mie opere sono sempre 
Mlate regoìaie dalla vasVT9i\^%i^^^^VU ^ve- 
atura di darvi gaslo. ¥*3Ltftw%V\ t» \ÌMiÈk 



VlCf ESIMA8EC0N0A 1 1 9 

dir COSÌ. Che se fosse altrimenti, oh che con- 
rusioiie! Oh che orrore sarebbe il tuo! Molto 
più se avessi sempre operato al rovescio di 
quanto pretendeva Dio da te, e la tua vita 
fosse stata una gara perpetua di Dio in fare 
a te del bene, e di te in &r a Dio del male 
coU'offenderlo , col dimenticarti di kii, c^l 
dargli continui disgusti, col macchiare l'a- 
nima tua di peccati, d'inclinazioni al male 
e di malizie sempre peggiori. Pentiti del 
passato; ma proponi di adempire per Tav* 
venire ciò che vuole Iddio da te, col ricor- 
darti spesso che vivi per ubbidire a Dio, 
per impiegarti in opere comandate da lui o 
da lui consigliale. Tu vivi per ornar Tani- 
ma tua colle virtù e purgarla dai suoi difetti. 
' Dio mio, che sarà mai di me nel fine dei 
giorni miei! Chi mirerò io nel considerare 
il tenore della mia vita? Mirerò un'anima 
invecchiata ne' vizj e ne' peccati, che in vece 
di facilitarsi sempre più il bene, per cui fu 
posta al mondo e per cui le fu prolungata 
il vivere, pure sempre attese a riempirsi il 
cuore di rei affetti, di malizia e d'iniquità: 
deh! mio Signore trovate rimed) di medi- 
care queste mie infermità. Ho sempre da 
vivere cosi miserabile? così. %cw\«h^^ ^"^ 
voi? così immerso nella laaVviX^i ^ w^v^^'^- 



320 MEDITAZIONE 

qaità, come sono staio Gn'ora? Sarà troppo 
grande la mia confasione, quando nell'ai- 
tima mia malattia mi vedrò d'essermi con- 
sumato tutto in vizj e peccati. Deh! per le 
viscere della vostra misericordia abbiate com- 
passione di quest'anima. Per la vostra santa 
passione abbiate pietà delle sue miserie. Le 
passioni e i peccati mi hamio guastato il 
cuore e l'anima. Le passioni di vendetta, 
di sensualità e d'invidia regnano in me, e 
fanno gran violenza alla mia libertà. Signo- 
re, vi vuole l'ajuto vostro divino. Lo spero 
da voi, che siete tutto carità verso le anime 
infelici, che in voi confidano. Liberatemi da 
tanti mali. Liberatemi dall'amore disordi- 
nato di me stesso. Non vorrei, che dentro 
questo mio cuore abitasse altro che voi, e 
l'amore di godervi in cielo. Voglio, o Si- 
gnore, regolar meglio la mia vita per l'av- 
venire. Sono risolotissimo d'impiegarla col 
vostro ajuto in quelle opere, per le quali 
mi creaste, e ora mi continuate la vita. Vo- 
glio dare tutto Famor mio a voij che tutto 
deste al mio vero bene. Vi adoro, m'inchi- 
no a voi , m' umilio alla vostra grandezza. 
Vi amo sopra ogni bene e desidero di spen- 
dere tolta la vita mìa \n d«tN\ ^<&t.o. 
Proponi qualche otto pariicolare à\ ^u«Vì 
a Oìo. 



221 

MEDITAZIONE XXIU. 

GESÙ SBN VA MORENDO 

Sull'ora sesta del giorno le tenebre co- 
prirono tutta la terra sino all'ora di nona. 
Un poco avanti di morire pronunziò Gesù 
le parole già meditate, dopo le quali ab- 
bassò il capo, e rese lo spirito morendo. 

Punto primo. 

Immaginati, o anima mia, di rimirare il 
tuo buon Gesù, agonizzante su gli estremi 
del viver suo. Osserva gli occhi moribondi, 
la faccia scolorita, le guance incavate, le 
membra del corpo affatto inOacchite; il cuore 
che con soUecito, ma languido moto va pal- 
pitando; il sangue, che non cola giù, se non 
goccia a goccia per essere ormai uscito tut- 
to; il corpo, che non può più reggersi, e 
si va abbassando; lo spirito che si dispone 
abbandonare il lacero e consumato corpo. 
Tutte le creature visibili, all'accorgersi della 
vicina morte del lor Creatore e^Sovrano s'em- 
piono di confusione e d'orrore. S'oscura il 
cielo con tenebre foltissime che coprono tutto 
il mondo. Si scuote e trema la terra. Ca- 
dono i monti. S'aprono \ «ei^\ct\. W^Vo.^ 
cuore come ai sente comtaos&Q di'oi^dt ^^"«s^ 



202 MEDITAZIONE 

passione e dal dolore verso il toc buon Dio, 
tuo caro sposo, tuo amaote fratello, che per 
tuo amore sen va morendo? Accostati, ani- 
ina mia, alla croce del tao Redentore. Ri- 
guarda ancor vivo per rultima volta il tuo 
re sopra il suo trono, il tuo giudice sopra 
il suo tribunale, il tuo sovrano pontefice so- 
pra il suo altare, Iddio altbsimo, amabilis- 
simo, buonissimo, desiderabilissimo, infinito, 
immenso pelago d'ogni bene se ne va mo- 
rendo per te, creatura vilissima, miserabi- 
lissima, iniquissima, per te fonte d'iniquità, 
tnare di miserie e di vizj, mostro orribile 
d'ingratitudine. Cosi è. Muore il Creatore 
per la creatura, il Signore per il servo, Id- 
dio per l'uomo. Orsù accostati con confi- 
denza al trono della sua bontà; riguarda 
quello che hanno fatto i tuoi peccati. Con- 
sidera quello che costa il tuo paradiso e quel- 
lo che devi al tuo amante Signore. Tu costi 
la vita d'un Dio. Tu devi la vita a un Dio. 
Non temere, accostati a quello che va mo- 
rendo per te. Egli è un agnello dolcissimo 
che si è sagrificato per amor tuo: egli sta 
per {spalancare il cuore, a fine che tu v'en- 
tri dentro. Spera da lui tutto. Se chiedi, sa- 
rai da lui benignameule VraW^V<i. GUslai^er 
dar colla vita iuUo se %\.Q«so^«t «ai^tVo^^. 



VIGeSlMATERZA 2 '23 

O Salvator del mondo, a che stato vi ha 
condotto il vostro amore! A che stalo vi ha 
ridotto la pietà verso degli uomini! O ec- 
cesso della divina misericordia! O ampiezza 
'della divina bontà! O grandezza incompa* 
rabile dell'amor d un Dio! Io non posso pia 
4labitare che voi non mi amiate tenerameni- 
4e. Tante piaghe aperte sono altrettante boc- 
che che mi parlano del vostro amore. Se è 
cosa terribile il cadere nelle mani di Die 
vivo, è cosa ancora dolce il cadere nelle 
msmì di un Dia<mDribondo d'amore. Oifiiè! 
se considero i miei peccati, ho da temer 
iuttp. Ma se rifletto allaVòstra bontà, ho 
da sperar tutto. Che farò io per gratitudine 
a si gran bontà e si ecceba carità? Io vi 
ringrazio con tutta l'anima mia e con tutte 
l'affetto del mio cuore, d'aver voluto morire 
per amor mio , e d'esservi sagrificato alla 
giustizia del vostro eterno Padre per libe- 
rare me dalle pene eterne ben da me me- 
ritate. Io ringrazio il vostro sacrato cuore 
d'avermi amato con tutta tenerezza,, d'ee* 
sersi privato di tutte le consolazioni della 
vita, e d'essersi immerso in un abisso di do- 
lori per meritare a me la gloria del para-* 
diso. Io ringrazio i vosin %^ct^>à ^^^\ ^ 
dalei e sì af/ettanti di av^t nws^Vì \a»^%^^^•^ 



asti ITEDIT AZIONE 

grime per estinguere il fuoco dello sdegno 
diviuo, acceso da' miei peccati. Ringrazio le 
vostre roani benefattrici, e i vostri piedi ca- 
ritativi d'essersi lasciati traforare dai chiodi, 
■per riparare i mali fatti dai mìei piedi e 
mani. Vi benedico e vi lodo, vi do gloria e 
mi congratulo delle benedizioni e degli ap- 
plausi che vi saranno fatti da' beati per tutta 
l'eternità. Spero di benedirvi anch'io, go- 
dendo di voi nel vostro paradiso, e aman- 
dovi con- ardentissimo amore, come ora vi 
amo di tutto cuore, e voglio sempre amarvi. 

Punto secondo. 
Prima che Gesù muoja, abbassa il cape 
per segno d'ubbidienza e sommessione al- 
l'eterno Padre. Se muore Gesù, egli muore, 
pHrchè la morte gli vien imposta dal divin 
precetto. E di questo si gloria, cioè di con- 
sacrare la vita più preziosa del monde ai 
comandi del supremo suo autore Iddio. Per 
altro aveva i miracoli in suo potere, coi quali 
eiccome risorse tre giorni dopo glorioso ed 
immortale, cosi poteva ora a suo arbitrio 
prolungarsi la vita ed anche impedire per 
sempre l'accesso alla morte: ma volle mo- 
rire, permettendo alfa forza e terribilità dei 
tormenti d'ucciderlo*, accibVwbbvdienza fosse 
perfetta, fin dove poteva ^\\M\%^^\^>wjfe^sw^ 



VIGESIMATEKZA 2'2Ì» 

a perderla vita per ubbidire. A questo (lue 
prima di esalare lo spirito, tuttoché este- 
nuato e consunto, gridò con gran voce, per 
pubblicare al mondo la sua grande alleg- 
grezza e forte giubilo, nel vedere perfetta- 
mente eseguita da lui quella sua grande ub- 
bidienza. Con questa riparava i danni della 
prima mortale disubbidienza: restituiva alla 
Maestà divina oltraggiata l'onore toltogli e 
rimetteva Tuomo nell'antico possesso del pa- 
radiso. Da te non chiede tanto Iddio, cioè 
un'ubbidienza, che abbia a costarti la vita. 
Può essere, che l'osservanza di qualche par- 
ticolare precetto della legge di Dio ti costi 
dello sforzo e della pena. Sottomettiti al gio- 
go che piace a Dio d' importi addosso: fa 
qualche atto grande per ubbidire. Tutto il 
nostro bene consiste in fare quello che vuole 
Iddio: farlo come Io vuole lo stesso Dio: 
farlo perchè Iddio lo vuole. Esaminati, se 
nel tuo vivere ti regoli con queste massi* 
me di ubbidienza a Dio, autore sovrano 
dell'esser tuo. Proponi di ubbidire non solo 
a Dio, ma ancor agli uomini che sono mi- 
nistri di Dio, hanno da lui autorità e coman- 
dano a nome di Dio. Fai con ciò a. D'v<^ ks^^ 
gran bene, che è l'abbiAvAo ^ W s^VXwfi^^'^" 
tersi a lai. 



2^6 MEDITAZIONE 

O sovrano Signore di tutto l'essere crea- 
to, devo chiederri un gran bene, ma vi sup^ 
plico a farmelo. Non vi chiedo comodità, 
onori, né piaceri. Vi chiedo la virtù dell'ab- 
bidienza alla vostra santa legge. Desidero 
d'ubbidirvi per sempre, sottomettendomi alla 
vostra autorevolissima padronanza con un'in- 
tera sommissione a quanto mi comandate. 
Mi pento d'avervi disubbidito con tanti pec- 
cati, e con ciò mi rincresce d'avervi disgu- 
stato. Bramo di darvi gusto; bramo di pia- 
cere ai vostri sguardi purissimi. Se che il 
modo di darvi contento si è l'osservare la 
vostra santa legge, e l'adempire gli ordini 
di chi comanda in vece vostra. Voglio farlo: 
voglio ubbidirvi per amore. Vorrei amarvi 
tanto, si che tutto il mio gusto lo ritrovassi 
nel compiacervi e nel regolare i miei pen- 
sieri, parole ed opere secondo il vostro di- 
vin volere. Confesso, che tutto il mio bene 
consiste in fare quello che volete voi, in farlo 
come volete voi, e perchè volete voi. Mi di- 
chiaro pertanto, che voglio far sempre quello 
che voi mi ordinate. Mi dichiaro, che vo- 
glio farlo meglio che mi sia possibile. Mi 
dicbìaTO, che intendo di ferlo per questo 
motivo, perchè voi lo :vo\^Vc, ^^^OpT^ XaSa '^ 
h vostra rolontk e il \osVto %wsVo,«è ^\ ^^ 



VIGBSIMATBRZA "22^ 

^lo me ne protesterò spesso. Vi presento 
l'ubbidienza del vostro divin Figlio, e per 
il merito di essa imploro ajnti, assistenza e 
forze nelle difficoltà dell'ubbidirvi, e spe- 
cialmente in quel precetto che mi riesce pia 
difficile, che per amor vostro voglio spe- 
cialmente adempire. E qui specifica qual 
èia. 

Plinto terzo. 

Considera i pensieri ed affetti di Gesù 
moribondo. Stette egli appeso pei lungo tem- 
po sulla croce senza proferir parola. La sua 
mente, il suo cuore stavano tutti raccolti 
verso il divin Padre e verse le anime no- 
stre. Supplicava il Padre che perdonasse a- 
gli uomini, e tra questi ancora a me. Lo 
supplicava, che non rimirasse a' nostri de- 
meriti, né alle nostre ingratitudini, ma ai 
suoi tormenti, alle sue umiliazioni, alle sue 
preghiere. Nello stesso tempo amava gli uo- 
mini, e in faccia al cielo si protestava dì 
donar per loro la vita e il tesoro delle sue 
fatiche, de' suoi sudori, de' suoi patimenUV 
dei suoi obbrobrj, acciò per mezzo d't^ssì- si 
arricchissero te loro anime d'ogni dono ce- 
leste ed anche della felicità eterna. Che vel- 
iera far di pili il KeàenVot^ ^«t x^àv^ ^^^ 
poteva donarci di più? tìou^ve VoXV» ^^ ^^' 



a? 8 HEDlTAZlONe 

desimo: vuotarsi le vene di tutto it saagtie. 
Per i meriti di Gesù (otto possiamo pro> 
metterci. Tutto si può sperare dalla divina 
liberalità, se persevereremo a chiederlo con 
preghiere, appoggiate ai meriti di quel san- 
gue divino. 

Chi poi ha goduto pio di te i frutti della 
vita e passione del Redentore? In riguardo 
tuo tu appena nato senza chiederlo né me- 
. ritarlo, fosti lavato dalla colpa originale col- 
l'acque battesimali. Tu fosti dichiarato suo 
amato figlio e ti fu destinata l'eredità del 
paradiso. In riguardo di Gesù ti ha Iddio 
perdonato tante e tante volte peccati gra- 
vissimi. Per Gesù tu aspetti una felicità e- 
terna, ricca d'ogni bene. Per Gesù tu godi 
tanti beni e assai più ne godresti, massime 
spirituali ed utili, ad assicurarti la gloria, 
se tu non li avessi tante volte rifiutati o 
sprezzati. Tutto ciò dimostra, che Gesù solla 
croce t'amò con distinzione, e che pregò con 
ispecialità per te, e chiedette all'eterno Pa- 
dre, acciò in riguardo suo ta fossi privile- 
giato e distinto con grazie singolari, in som- 
ma t'amò con amore tutto particolare. Ma 
la come ami Gesù? Come ti preme di dar-' 
^// gasto e contentarlo coV iar Vi^u^ \^ v»a 
cose spìrUQsii? Col pregata s^^sv>l ^i»>v- 



VlGpSlMATERZA 229 

iiiccirti spesso? CoH'udire mollo messe e cose 
simili? Ogni piccolo male che talano sop- 
porti per te, ogni picciol bene, che tal al- 
tro ti faccia, ti lega il cuore, ti fa essere 
tatto pieno d'amore per colui, ecc. Ma il 
tao Gesù, che ti ha fatto beni inestimabili 
ed incomprensibili, con estremi suoi inco- 
modi e patimenti, non può ottenere da noi 
né meno un poco d'amore? Pregalo, che 
ponga il tuo cuore nel suo, il quale è una 
fornace d'ardentissima carità, acciò s'accen- 
da tutto e si liquefaccia in amore verso il 
suo Dio. Fa qualche olTerta al Signore in 
conforto delle sue agonie. Sacrifica a lui qual- 
che affetto troppo tenero, e quello in ispe- 
cie che sai esserti d'impedimento ad amare 
il tuo Dio, come egli amò te, cioè con a- 
mor distinto e fervoroso. Prega il Signore 
a distaccar tal affetto dal tuo cuore, perchè 
vuoi amar lui solo interamente. 

Che grazie vi potrò mai rendere, o aman- 
tissimo mio Signore, per l'inestimabile be- 
nefìzio della vostra redenzione? Ve ne rin- 
grazio, mio buon Gesù, coll'affetto tutto 
del cuore e dello spirito. Ve ne do lode è 
benedizione. Desidero di darvene tante, o^uaor 
te sono le sieWe del cielo e\e ^x^vi^ \^\&»s«- 
Vi offerisco (atte le loà\, \ieueiÀiÀ«^>^ ^ ^^^^ 



lOO MEDITAZIONE 

zie che vi sono slate giammai date, e vi si 
daranno per tutta 1 eternità dagli nomini e 
dagli angeli in terra e in cielo, lo mi dì- 
chiaro infinitamente obbligato a voi. Vorrei 
pare offerirvi qualche cosa del mio; ma io 
non ho, che un'anima tutta imbrattata da 
peccati) e un cuore assai immondo e più 
freddo che Tistesso ghiaccio. Questa è quel* 
Tanima, che tante volte avete lavato col san- 
gue dei vostri Sacramenti. Questa vi offe- 
risco, acciò proseguiate a purificarla ed ab- 
bellirla co' vostri doni. Vi do questo cuore, 
tal quale è, sperando che voi con la vostra 
ardentissima carità lo purghiate dalle sue 
ree passioni, malvagi affetti e pessimi vizj^ 
Di più raccendiate del vostro santo amore. 
Prendetelo Gesù mio, perchè è vostro. Voi 
per amor mio vi siete offerto in croce e vi 
siete dato alla morte. Sarei troppo perfido, 
se non mi dessi tutto a voi. Legatemi con 
catene di amore, acciò non isfugga più da 
voi. Vi amo e voglio sempre amarvi, ser- 
virvi ed ubbidirvi, e specialmente voglio le- 
vare da me quell'affetto, che voi ben sapete. 
Ma io vi presento gli ultimi atti d'amore 
inìaocaìo del vostro spirito, e per il merito 
d'essi vi supplico amilmetkVe ^\«s^\^^^^ 
rosire dolci grazie queWafieVVo i^xaa.N^v 



VIIÌESIMATERZA 2^1 

potete: voi ne sapete il modo. Spero che me 
lo facciate. Di nuovo vi prego a farlo; per- 
chè voglio amar voi solo, che solo meritate 
tutto il mio amore, anzi tutti gli amori de- 
gli uomini. 

Rinnova più volte il proposito di distaC' 
care il tuo cuore da qualche cosa^ che t'im- 
pedisca Vantare Gesii perfettamente, 

MEDITAZIONE XXIV. 

MORTE DI GESÙ 
Punto primo. 

Gesù è morto; Gesù è morto per noi. Do- 
po tanti e cosi crudeli spasimi, dopo tanti 
disonori ed ignominie, dopo tante e cosi a- 
mare pene è morto Gesù d'amore e insie- 
me di dolore; consumato il nostro amante 
iddio non meno dall'ardore de' suoi tor- 
menti, che dal fuoco accesissimo della sua 
perfettissima carità. E chi di noi dovendo 
vivere, non vorrà vivere per solo amare Ge^ 
su? Chi di noi dovendo patire, non vorrà 
patire per dar gusto a Gesù? 11 Redentore 
colla sua morte ci ha riscattati dalla schia- 
vitù del peccato , chi vorrà più servire ad 
BÌtro padrone f che a \u\ì ^k^sxx^^ftsstVs^V^^ 
/ aostrì faììi, chi sarà s\ wdÀVft, tìw&n^^vi 



•ì'^'i MEDITAZIONE 

di nuovo farlo morire con * nuove iniquità? 
Oh che buon pastore è mai il nostro buon 
Gesù, il quale ha consacrata la vita divina 
per le sue povere e miserabili pecorelle. 
Gran Pontefice della nuova legge, che ha 
sagrificato sé medesimo, il suo corpo, il suo 
spirito per la salute del suo popolo. Amico 
fedele, che ha amato noi infedeli e ingrati 
peccatori sino alla morte, lasciando la vita 
mortale in croce, per dar a noi l'eterna in 
cielo. Maestro divino, che ha aperto catte- 
dra sul Calvario, e sopra una croce ci ha 
insegnato, quanto gran male sia il peccato, 
che dà la morte ad un Dio, e quanto gran 
bene sia quel paradiso, che ha costato la vita 
ad un Dio. Anima mia, seguirai tu ad es- 
ser cieca? Seguirai tu ad esser sempre in- 
grata.^ Considera il valore del tuo prezzo. 
Considera i tuoi obblighi, il tuo valore e 
la vita d'un Dio. Tu devi la tua vita al Fi- 
glio di Dio, che per te diede la sua. Che 
enorme ingiustizia commetteresti tu, se se- 
guitassi a darti al demonio, al mondo, alle 
soddisfazioni della tua carne che sono i tuoi 
più crudeli nemici. Il demonio non è già 
morto per te, Lucifero non ha già sparso il 
saagae per te. U demonio tkoxi ^^^ I^jcNan^- 
raa bene^ uè tiene un pat^JàsQ wv«v>è'^\» \^ 



VIG^ISIAQUARTA 2.55 

lui e apparecchiato per te , come Io tiene 
Gesù. Anima mia, ti dice san Paolo, tu non 
sei più tua, ma dì qaello ch'è morto per te 
e che ha sborsato uo prezzo d'infinito va- 
lore per riscattarti e riaprirti l'eterna bea- 
titudine. 

O Gesù, mio Salvatori, vi chiedo grazia 
di vivere sempre vostro figlio colFamicizia 
vostra. Vi chiedo grazia d'amarvi spesso. Ri- 
cordatemi spesso al pensiero, che io vi rin- 
novi di frequente le mie proteste di stimar 
voi e d'amar voi sopra ogni bene. Mi ral- 
legro con voi dell'amore di quelle anime 
sante, le quali non lasciavano ora del gior- 
no senza offerirvi il loro cuore, e con esso 
esercitare qualche atto eccellentissimo d'in- 
tenso amore verso di voi. Voi siete amabile 
sopra tutto quello che si può amare in que- 
sto mondo. Io vi eleggo per l'unico ed eter- 
no oggetto del mie amore; spero e desidero 
di venire nel vostro paradiso, perchè in quel 
luogo di puro amore vi amerò ad ogn'ora 
e ad ogni momento: sempre penserò a voi, 
sempre mi sfogherò in teneri affetti verso 
di voi. Ora fatemi conoscere la vanità di 
questi beni terreni, fin' ora da me stolta- 
mente amati, acciò stacchi da Iqvq \V t&x^ 
cuore, e lo consacri \aV\.o ^ ^«v» "^««^ x«^* 



!234 MEDITAZIONS 

glio più offendervi. Non voglio più disgu- 
starvi. Oh quanlo mi dispiace d'averlo fatto 
per lo passato! lo non merito di più vivere* 
Contattociò per i meriti della vostra santa 
morte vi chiedo grazia d'impiegare il rima- 
nente della vita mia nel servire a voi, nelf 
l'amar voi, nell'assicarare a me l'eterna sa- 
lute e il santo paradiso, per cui tanto dest» 
a mio benefizio. Sono di voi che moriste per 
me. Quest'anima è vostra che vi costò tanto^ 
O mio Dio, fate ch'io conosca il prezzo deh- 
l'anima mia, acciò la stimi assaissimo, come 
;la stimate voi, e non l'abbandoni più al der 
monio al peccato, che odio, detesto ed abf 
Jbomino sopra ogni male, né voglio più com^ 
mettere per verun bene del mondo. 
; In questo giorno rimira qualche volta U 
tuo crocifisso^ bacia le sue piaghe e impri* 
milc se puoi nel tuo cuore. Proponi an* 
eora di accettare la prima afflizione che Dio 
t'invierà, e di non volertene lamentare per 
amor suo. 

Punto secondo. 

. Considera la pena grande che provò l'a-» 
niroa eccellentissima del Redentore nel se-» 
pararsi dal suo corpo tanto da lui diletto. 
Per trealalre anni sono stati uniti insieme 
^^o grand* amote^ essendo «V^\o %«nv^\^ *^ 



YIGBSIMAQDABTA ^55 

corpo amile servo e mÌDÌsiro fedele de' santi 
voleri dell' anima. Ubbidiente il corpo al<- 
l'anima in tutto, non si era mai risparmiato 
in cosa che piacesse all'anima stessa. Mai 
aveva ricusato, né mai fuggito male veru- 
no, caldo, freddo, fame, sete, fatiche, disa- 
gi, tormenti, a' quali lo volesse soggettare 
l'anima per gloria e onore del celeste Pa- 
dre. Vi fu tra raqima e il ciuq[>o an'am>- 
mirabile cpncordia e un prodigioso amore. 
Il dovere pertanto staccarsi e dividersi dal 
corpo fu di gran pena all'anima di Gesik: 
come di gran pena sarebbe a due cari a- 
mici vissuti lungamente in istrelta unione 
d'ammirabile amicizia il separarsi Fano dal- 
l'altro. Conosceva Gesù il gran valore della 
sua vita in&iitamente nobile e degna, per- 
ciò sommamente la stimava ed amava. Do- 
vendo dunque perderla e perderla a forza 
di tormenti, esperimento quell'agonia che 
provasi nel perdere un bene conosciuto di 
gran merito e come tale amato, massime 
se deve perdersi con nna maniera forte- 
mente disgustosa ed aspra. Cootuttociò mori 
volentieri il buon Gesù, e accettò di bpon 
cuore Tamaro di quella penosa^ separaxione. 
SacriBcò con pieno affetto il iA^%g>»^ V^^sos^ 
di natura da lui possràwV.Q> ^\^ ^3^ ^^\r»^ 



nZ6 MEDITAZIONE 

saa vita e la sacrificò alla mia salvezza, e 
alla volontà del suo sovrano Padre. Vi sa- 
rebbe in me qualche cosa che Iddio vo- 
lesse separata da me? Qualche amicizia? 
Qualche amore disordinato? Mi esaminerò 
se v'è in me cosa che possa dispiacere a 
Dio; chiederò ajuto al Signore per poterla 
separare da me o allontanarla d'attorno a 
me. M'ingegnerò di farlo, quand'anche mi 
dovesse costare qualche pena, giacché si 
tratta del mio vero bene, per cui Gesù ac- 
cettò la tormentosa separazione dell'anima 
dal corpo suo. 

O dolcissimo Gesù, confesso che con i 
miei peccati io sono «tato la causa della 
vostra morte e di quel crudo tormento che 
patiste nell'abbandonare alla forza di spie- 
tati martirj la consumata vostra vita, lo do- 
vrei versare il mio sangue per mostrarvi il 
dolore che ho di avervi offeso. Dovrei io 
morire per voi come voi siete morto per 
me. Signore, io vi offerisco tutto me stesso, 
la mia vita, il mio corpo, il mio spirito. 
Son pronto ad accettar la morte per quel 
giorno, ora, momento che piacerà a voi di 
inviarmela. Me la son meritata con tante 
j'a/qaità da me commesse. A^nzi uon vi è 
laale che non mi sia doNuVo ^vVanX^^^- 



VIGpSIMAQUARTA 207 

pe. Vi ringrazio che mi diate ancor tempo 
da conoscere e abbomiDare la gravezza dei 
miei peccati, coQie li abbomino qual offesa 
della vostra grandezza ed infinita dignità. 
Voi siete tanto buono, che voleste lasciar 
la vita di sommo prezzo, di somma eccel- 
lenza e d'incomparabile dignità, perchè non 
si perdano le vostre creature. 

Quanto vi devo amare, o mio Dio, poiché 
tanto amaste me! L'anima mia deve amare 
unicamente voi. Vorrei che cosi fosse. Voi 
colle mostre grazie potete fare che cosi sia. 
Separate dunque il mio cuore da ogn altro 
amore che mi contrasti 1' ubbidire a voi e 
l'amare voi con tutto il cuore e con tutto 
lo spirito. Tocca a voi il fare questa sepa- 
razione. Voi potete addolcirmela colle vo- 
stre soavissime grazie. Per i miei peccati 
io ne sono indegno. Ma io vi presento i 
meriti vostri. Sono meriti miei, perchè do- 
nali a me. Per i meriti di quella morte, 
che con tanto dolore divise l'anima divina 
dal suo moribondo corpo, per que' meriti io 
vi supplico di separare il mio cuore da o- 
gni amore non solo vizioso, ma vano e óÌBr 
sratti vo del mio spirito ad altro bene. O mio- 
Dio, invoi sta quel bene cWY^d^^^^x^»^^. 
Vos solo dovrei desideTave^ no\ %k\q ^««^"w»- 



!258 MEDITAZIONE 

A voi dovrei amrmì con perfetto e totale 
amore. Non altro vi chiedo tanto quanto 
nn amore di voi sempre più soave, ma in- 
sieme ancora sempre più forte e acceso in 
amare la vostra inGnita bontà. 

Rinnoi^a più volte il proposito di ehie-' 
aere spesso a Dio il dono del suo santo a- 
more, che facilita pur tanto il non peccare. 

Punto terzo. 

Considera, come al Figlio di Dio non ba- 
stò dimostrare il suo amore in vita, ma 
volle dimostrarlo ancor dopo morte. Volle 
darci ad intendere, che con la morte non 
gli era mancato l'amore. Perciò permise che , 
dopo morte con la lancia gli fosse aperto 
il sno sacratissimo costato, per il quale si 
potesse vedere il soo coore interiormente 
ferito dall'amor nostro. Ecco pertanto aperta 
ana porta, per la qoale paoi entrare a ve- 
der l'amor vivo nel caor divino già morto. 
I tormenti poterono togliergli la vita, ma 
non già l'amore che con le pene si accen- 
deva maggiormente. Per accrescere in me 
l'amore di Gesù basterebbe il fissar gli oc- 
chi in questo Signore già morto per a- 
mor mio, e contemplarne il corpo estinta 
per mio bene. QneWa ^[amai VolW*. ^^Uore t 
qaeìle goancie incavate , <\%^#^ ^^^^^ ^>^^ 



VlGESIMAQt'ARTA 259 

si, quel capo inchinalo, quelle grandi squar- 
iBÌature delle mani e piedi che più non danno 
sangue, perchè l'hanno yersato tatto, qael 
corpo divenuto una sola piaga, sono pur cose 
tutte che ci parlano altamente, e ci parlano 
assai chiaro, come sommo ed eccessivo si è 
l'amore di Dio verso noi, che ha ridotto lo 
stesso Dio per nostro bene in uno stato cosi 
compassionevole ed infelice. Ma perchè ag- 
giungere in quel corpo già estinto una nuova 
piaga? Oh- piaga del costato, piaga prezio- 
sissima, perchè fatta dalla carità di Dio bra- 
moso di farsi conoscere anche dopo morte 
amante vivo degli uomini! Era il suo cuore 
una fornace d'amore: le acque di tutti i 
mari non poterono mai estinguerla. Entra, 
anima mia, nella fornace ardentissima del- 
l'amoroso cuore di Gesù: entravi spesso col 
pensiero, e qui perderai quella gran fred- 
dezza e durezza tua- Ti ammollirai e ti ri- 
empirai dell'amore del tuo Dio e del tuo 
prossimo. 

Mira l'ultima goccia di sangue ancor cal- 
da ch'esce da quel cuore, e va a bagnare 
chi lo feri. Aspettava di versarsi anch'olla 
per gli uomini, perciò, aperto l'adito, esce 
nello stesso punto a benei^xQ ^\ ^^^vv ^^ 
lo cavò fuori colla sua \wc\^» ^"^ "^^"^ '^ 



lio MEDITAZIONE 

immensa liberalità del mio Dio, che dona 
per sino le gocce del sangue nascosto nel 
caore, e le dona a chi lo ferisce! 

Benedetta sia, o mio Dio, la vostra ca- 
rità si amante degli nomini. Benedetto sia 
il vostro amore più forte della morte stessa» 
poiché continua a vivere e ardere in nn 
corpo morto. Concedetemi, o Redentor mio, 
che viva sempre in me il vostro amore. Voi 
siete amabile sopra tatto questo mondo. Io 
mi compiaccio delle eccellenze sublimissi- 
me che possedete in voi. Io mi compiaccio 
di tutto l'amore con cui siete amato dagli 
angeli e dagli spiriti beati. Mi compiaccia 
di tutto l'amore con cui siete amato dagli 
uomini che ora vivono e viveranno sino alla 
fine del mondo. Mi compiaccio dell' eterno: 
ed immortale amore con cui sarete onorato 
da tutto il paradiso per i sècoli de' secoli. 
Mi compiaccio di quell'amore infinito con 
cui voi avete amato voi stesso e sempre vi 
amerete: amore degno di voi, amore che vi 
beatifica e contenta l'immensa vostra ama- 
bilità e l'inesplicabile vostra inclinazione ad 
amare. Me ne rallegro con voi, me ne con- 
gratulo, ne giubilo con tutto il cuore, per- 
che è ben vostro. 

Voi, o mio Dio, vero ^ i^^xfeVl^ ^\ci^^^v 



VIGKSIMAQUARTA 9-4" 

voi , mirabile e prodigioso amore, voi me- 
ritate che vi amino tutti gli uomini, ed io 
desidero che ogni cuore si riempia del vò- 
stro santo amore : io desidero che ogni 
cuore vi tributi i suoi affetti e gl'impieghi 
in onorare, esaltare e contentare la vostra 
dolcissima bontà. Che potevate mai fare di 
più per palesarci uno smisurato amore? Vi 
siete lasciato per fino aprire il cuore, acciò 
per quella piaga noi ci avanzassimo a ve- 
dervi il gran fuoco di carità che dentro vi 
arde. O Signore, io entrerei nel vostro cuor 
divino, ma io sono una creatura si lorda e 
imbrattata di peccati, di vizj e di malizia^ 
che non ardisco di farlo. Lavatemi con quel 
sangue che usci dal vostro costalo. Spargete 
dal vostro cuore fiamme d' amore che di- 
struggano le mie malvagità e mi trasfor- 
mino tutto in voi. Bacio il vostro costato 
aperto, vi amo di vero cuore. Mi protesto 
di volervi sempre amare. Bramo che tutto 
il mio amore sìa vostro, giacché voi avete 
voluto che tutto sia mio , anche V ultima 
goccia del vostro sangue. Propongo di chie- 
dervi spesso questa gran grazia d'amar voi 
solo; e per meritarmela propongo con il 
vostro santo ajuto d'andavuix «AaacasiÀsi \^\^ 
cose di questo mondo> aWe o^^^^»^"^^^^^" 



^ 



a 4^ MBDITAZIOI^E 

tato qualche affetto {e qui nomina quali sia- 
no , rinnoi^^ndo il proposito di staccarti da 
essCy e pensa al modo di separartene), 

MEDITAZIONE XXV. 

GESÙ MERITA d'eSSER AMATO DA NOI 
PER QUELLO CHE HA PATITO PER NOI 

Punto primo. 

Un Dio sen muore per noi uomini. Che 
potente motivo per obbligarci ad amarlo! 
Quanto più si pensa a quel grande eh' è 
Dio, e a quella misera creatura ch*è Tuo- 
rao, tanto più riesce mirabile il pensiero di 
un Dio morto per l'uomo. £ chi è mai que- 
sto Dio? E chi son mai questi uomini? Id- 
dio è la stessa grandezza, la stessa potenza, 
la stessa padronanza. L' uomo è la stessa 
bassezza, la stessa miseria,, la stessa schia- 
vitù. E che signiGca morire Iddio per l'uo- 
mo? Significa che questa grandezza, questa 
onnipotenza, questa sovrana padronanza sa- 
grifica la sua vita di infinito prezzo e va- 
lore per colui che è la stessa viltà, la stessa 
miseria, la stessa servitù. Anima mia, co- 
me non rimani attonita per questo! L'uomo 
è fatto per essere sacfActJiVo^làxQ. Iwo^^- 
sio sagriCìzio consisle \a g\om ^Vj.K^vàW 



TIGESIMAQLINTA ^45 

dell'uomo. Ma che quel maravìglioso Iddio 
si sacrifichi per ruomo^ questa, o anima 
mia, è una stupenda maraviglia della sua 
bontà e del suo amore. Iddio desidera tanto 
il cuor dell'uomo e i suoi più teneri affetti, 
che per ottenerli non crede mai di dar trop- 
po, benché dia tutto. Tu sei quell'uomo, 
per cui Iddio fa tanto, sino a sagrificare se 
medesimo. Ricuserai tu, o anima mia, di 
dare il tuo cuore a Dio che lo compra a si 
caro prezzo? Non vi evoluto chela bontà d'un 
Dio per risolvere ed eseguire dimostrazione 
8i tenera d'amore verso dell'uomo. Ma tu, o 
anima mia, se non consacri a Dio il tuo cuo- 
re, conviene che tu abbia la durezza de* de- 
monj. Tu, o anima mia, che bai un cuore 
sì tenero per le creature, non ti sentirai 
commuovere ad amare il tuo Dio che è 
morto per te? Proponi dunque di farlo, pro- 
testandoti spesso che l'ami sopra ogni bene, 
che gli sei sommamente obbligata per l'a- 
mor suo e che tu vuoi servirlo per amore. 
O naio Gesù, o amòre dell'anima mia, di- 
temi di grazia cbi sono io, chi sono gli uo- 
mini, de' quali avete fatto un si gran conte? 
Convieni dire che siano qualche grancosa, 
mentre voi avete operato tanto ^er loto. 
Ma no, Signore dolcissimo Ao \«t \^^^^^ 



!244 MEDITAZIONE 

sono che polvere e cenere; sono anche peg- 
gio, mentre pei miei peccati sono un al- 
bergo di yizj ed una cloaca d'iniquità. Sono 
stato albergo del peccato e de' demonj. Ep- 
pure che avete voi fatto per me per lavar- 
mi dalle mie sordidezze? Avete sparso tutto 
il sangue nel sagriGzio innocente della vo- 
stra vita. O mio Dìo, amore! amore! Come 
beneficate tanto e con finezze si preziose 
una creatura tanto miserabile, come son io! 
Vi ringrazio, vi ringrazio, e poi vi ringra- 
zio con tutto il cuore e con tutto lo spirito* 
Signoro, che posso io darvi per gratitudine 
al grand'amore che mi portaste nella vostra 
passione e morte? Dovrei sagrificarvi tutto, 
quand'anche possedessi tutti i beni di que- 
sto mondo, benché tutto sarebbe di gran 
lunga minore di quello che vi devo. So che 
voi volete il mio cuore,. il mio amore, che 
questo solo può contentarvi, lo ve lo devo, 
tutto, e per potervelo donar tutto intero vi 
chiedo l'assistenza della vostra grazia, senza 
cui nulla posso, lo vi prego per l' amore , 
con cui patendo mi amaste, a farmi questo 
importante benefizio, cioè a far vostro tutto 
il mio amore, collo staccarlo da tutto ciò 
che non è voi, e col prendere un intero 
possesso del mio cuore. \o\\^^^^ft^»\'s^^^^ 



VIGESIMAQUINTA '2^:i 

cho lo facciale. Senza di voi non posso a- 
marvì, e par desidero di farlo. Propongo 
di ripetere spesso a voi quello che ora vi 
protesto, cioè che io vi amoj o Dio, più di 
ogni cosa, e che desidero di amarvi con 
sempre maggior ardore. 

Punto secondo 

Un Dio morto per Vuomo! Questo pen- 
siero è stato sempre il trattenimento pili 
dolce e più ordinario delle anime sante, e 
il motivo più potente per amarlo. Questo 
pensiero: un Dio morto per Vuomo, è statò 
sempre la maraviglia e lo stupore degli an- 
geli in cielo. Un Dio morto per gli uomi- 
ni; questo sarà sempre un grande argo- 
mento di confusione e di disperazione ai 
dannati dell'inferno. Un Dio è morto per 
me, dirà eternamente il dannato negli a- 
bissi: e con tatto questo io ardo e mi di- 
spero tra queste fiamme. Al certo non posso 
dubitare della bontà di Dio per me, e di 
quella volontà sua sincera che egli ebbe di 
salvarmi, avendolo veduto morto per me. 
Danque se son dannato, contro chi debbo 
infuriarmi se non contro me medesimo ? 
È vero eh* è cosa aspra a pensare ad una 
eternità di pene: ma cVùmw^^ >^^\^^\x^\?^ 
ifeae queste poche pavoYe, l(l«\\o w.q^v<ì «^«v 



7i6 MEDITAZlOnr 

/' uomo > non avrà difficoltà a persoadent 
qoesta seconda verità, cbe ristesse uomo 
ingrato e ribelle al sao Dio morto per lui, 
venga giastamente panilo dallo stesso Dio 
con ana eternità di pene. Quell'uomo che 
rifiatò d ardere con fiamme d'amore verso 
Iddio morto per lai, an tal uomo merita 
bene di bruciare negli eterni ardori che la 
giustizia di Dio ha preparato nell' inferno 
agl'ingrati. Con quali di queste due fiam-^ 
me vuoi tu che arda il tuo spirito? O nelle 
fiamme infernali nell'altra vita in pena di 
non aver amato Dio, o puro nelle fiamme 
della sua santa carità in questo mondo ? 
Tocca a te lo scegliere e l'adoperarti per 
concepire nel tuo spirito un vero amore di 
Dio. Ti riuscirai, se penserai spesso quanto 
abbia Iddio amato te, se riguarderai spesso 
r immagine di Dio crocifisso, con dire tra 
te stesso: Ecco un Dio su questa croce per 
amor mio e per mio bene. 

O Signore , o Dio mio , venga nel mia 
cuore il vostro santo amore, e tutto lo ri- 
scaldi, anzi l'abbruci colle fiamme di ar- 
dente carità. Pieno di questi ardori mi li- 
quefacela io tutto in dolore delle mie colpe. 
Desidero dì concepire contro di esse a a 
^io gagliardissimo, come o^e^^ ^v's^x^xs»» 



VIG^SIBfAQUlMTA 94? 

Signore, fortemenÌA amato da me. Chesa-^ 
rebbe di me misero, se dovessi arder tra 
incendj eterni nell'inferno, dopo tanto san- 
gue sparso dalla vosti^ parziarlissima carità? 
O Dìo! Un'anima crisH^a, tanto favorita 
dalle vostre grazie, tanto ^accarezzata dalle 
vostre misericordie, doversi ^disperare per 
.sempre sul riflesso d'essersi dannata dopa 
d'aver voi fatto tanto per salvarla! Non sia 
mai vero, o mio amabile Redentore, ch'io 
mi perda. Confesso , che dovrei esser ora 
neirinferno per tanti peccati fatti. Ma voi 
altrettante volte me n'avete liberato col per- 
donarmeli. Questi sono tanti obblighi per 
me di amarvi con più fedeltà e servirvi con 
più ardore, affine d'esservi più grato. Pro- 
pongo di farlo. Meriterei ogni peggior male; 
io odio ed odierò per sempre il peccato, 
come male fatto contro di voi. Vi chiedo 
assistenza e la spero dalle vostre infallibili 
promesse. Mi umilio alla vostra gran mi- 
sericordia che amo con tutto lo spirito. 

Rinnova più volte il proposito di fare »pes* 
so atti di amore di Dio col dire: Signore, 
non voglio offendervi per verun bene creato* 

Punto terzo. 
Considera, che Iddio è movici '^^^ \^^ 
qaaìaaque sorta d'uomm\,m«i^ft^^^^'«*^'^ 



^4B MEDITAZIONE 

suoi aemici ingratìssimi e perGdissimi. Que- 
sto pensiero è un motivo d*aniore anche più 
maraviglioso e più gagliardo. Gesù Cristo 
assicura, che non può darsi dimostrazipne 
d'amore più grande quanto quella di mo- 
rire per l'amico. Ma il suo amore s'avanza 
più oltre, perchè muore per i suoi nemici 
medesitni, per nemici vili, insolenti e te-* 
merarj, che non si curano di lui, né ad al- 
tro pensano che ad oltraggiarlo con enormi 
ingratitudini e pungentissime offese. Io sono 
stato uno di quelli , pe' quali Gesù e morto; 
e dopo averlo veduto morto por me, non 
ho cessato dall'offenderlo e dallo sprezzare 
la sua amabilissima carità. Conobbe egli 
prima di morire che dava la vita per me 
suo nemico; contuttociò amò di darla, e a 
suo tempo non mancò di farmene godere 
il frutto, chiamandomi a penitenza, infon- 
dendomi il dolore delle mie colpe, appli- 
candomi i frutti copiosi della sua passione 
nella grazia , amicizia e figliuolanza sua , 
tante volte restituitami, quante volto 1* ho 
voluta perdere colla colpa. Non vi era bi- 
sogno che morisse per noi. Poteva riscat- 
tarci e ricuperare a noi i beni perduti con 
una goccia sola del suo s^.\i%w^ , t^\i ^ua 
-w/it lagrima, con un ;\5cVVo 5lA ^m^\^ »^^^ 



viti ESIMAQLIMA .249 

tutlociò ha voluto dare la vita per palesarci 
l'eccesso dell'amor suo, che va a quest'e- 
stremo di dare tutto col mezzo di uaa morte 
la più infame e la più crudele per noi suoi 
nemici i più sconoscenti e più abbomìne- 
voli. Svegliamoci una volta per corrispon- 
dere a tanta dimostrazione di amore. Risol- 
viamoci una volta di staccare coraggiosa- 
mente il nostro amore dalle cose terrene, 
dalle vanità, dairambizione, dalle amicizie, 
dal nostro corpo, malgrado almeno il super- 
fluo, per donare a Dio il maggior amore 
che possiamo. 

Mio Gesù, non è questo un offendere le 
leggi della vostra sapienza? Come? Spen- 
dere tanto' per la mia redenzione, che pò* 
te va costarvi cosi poco? Ma voi, o Signore, 
in questo fatto avete preso consiglio dalla 
infinita vostra bontà e dall'eccessivo vostro 
amore. Vi premeva di guadagnarvi il mio 
cuore, perciò voleste praticar coii lui le di- 
mostrazioni più estreme d'affetto. Oh ecces- 
so della divina carità! Ma, Signore, questo 
mio cuore deve por essere tutto vostro per 
tanti altri titoli. Voi l'avete arricchito di tanti 
beni di natura e di grazia, tutti legami di 
amoro e di carità. A che duQ(\aQ faice di 
più? Massime che \\ Iàv<ì <ì c\ì^%v\^^ ^^^ 



95o MEDITAZIONE 

tante vostre pene e col sagrifizio ammira* 
bile della vostra vita. E per chi lo faceste 
voi? Per me, stato tante volte vostro ne- 
micO) perfido oltraggiatore deiraogasta vo- 
stra maestà. O Dio, infinitamente buono, 
infinitamente misericordioso, come fui io co- 
si caro agli occhi vostri! Che avranno mai 
detto i vostri angeli in vedervi patir tanto 
per me? Confesso che siete un Dio d'amo- 
re. Mi dispiace di non avervi sempre amato. 
Ma per l'avvenire sono risoluto con la vo- 
stra grazia di staccare il mio cuore dalle 
cose di questa terra per collocarlo tutto in 
voi, mio Creatore, nóiio Redentore, mio A- 
matore. Per le viscere della vostra immensa 
carità vi prego a stabilirmi nel cuore que- 
sta volontà d'amarvi con tutto lo spirito e 
di darvi tutto il maggior gusto col mio vi- 
vere e mio operare. Soprattutto propongo 
di ricordarmi di voi spesso fra il giorno, e 
di ripetere quello che ora a voi protesto, o 
mio amoroso Signore, di volervi amare so- 
pra ogni bene. 

Rinnova più volte quest'ultimo proposito 
di ripetere fra il giorno questa protesta. 



2$! 

9 

MEDITAZIONE XXVI. 

CIESÙ MEBITA D ESàER AMATO, DAGLI UOMINl' 
CON TUTTO IL CfJORE 

PutUo primo. 

Ta deTi a Dio tatto te stesso, perchè to sei 
slato tutto rieomprato da lui e riscattato. Uno 
schiavo ricomprato è tutto del suo padro- 
ne; beni, libertà, vita, tutto è del padrone. 
Quanto maggior prezzo contribuì il padrone 
al suo riscatto, tanto maggiore si è ir di- 
ritto che ha d'averlo per suo. Vuoi vedere 
quanto abbia speso Gesù per redimerti dalla 
schiavitù del demonio? Osservalo: Gesù di 
padrone s'è fatto servo, di ricco è divenuto 
povero. Gesù ha coperto la sua maestà colla 
nostra bassezza, la sua possanza colla no- 
stra debolezza. Trentatre anni ha speso ad 
operare continuamente la nostra salvezza in 
pene, in angustie, in tormenti, in calunnie, 
in ogni genere di mali i più afflittivi. Quan- 
do Gesù avtesse speso un mondo intero per 
ricomprarci, non avrebbe egli ragione di 
pretenderci come suoi? Ma Gesù ha dato 
por noi qualche cosa dì meglio, e vale in- 
finitamente più d'un mondo^ i^^xtVi^ Vsa.^- 
ferto la yiiai sua di preiio Xw^wV^.^^^^^'^- 



35*2 MEDITAZIONE 

Cristo per nostro bene avesse impiegate o 
pur sacrificate le vite latte dogli angeli e 
degli uomini) che gli dovressimo noi per si 
gran cose impiegate nel nostro riscatto? E 
pure Iddìo ha dato una vita più eccellente 
di tutte queste vite, mentre ha dato la vita 
sua di valore infinito. Gesù ha comprato la 
nostra salute con tutti i travagli della sua 
vita, con tutti i dolori della sua morte, con 
tutte le gocce del suo sangue. Ciascnno dì 
questi travagli e dolori vale più di quel ebbe 
vagliene le nostre anime. Che cosa varranno 
tutti insieme? Al certo si può dire che Gesù 
abbia comprato infinite volte Tanima mia, 
e che questa sia sua per infiniti titoli. Poi- 
ché, se chi compra" una cosa con doppio 
prezzo, si dice che la compra due volte e 
la fa sua doppiamente; e se chi dà per una 
cento volte più di quello ch'ella vaglia, si 
dice che la compri cento volte e la faccia 
cento volte sua, mentre con quel prezzo ne 
potrebbe aver cento come quella: da ciò ne 
viene in conseguenza, che l'anima mia sia 
tante volte di Gesù, quante volte più del- 
l'anima mia vale il prezzo da Gesù per essa 
sborsato; onde valendo questo prezzo infi- 
nitameote più dell'anima mia^ anche l'ani- 
ma mia fu comprala ìu^nW^NoW^^^^^^Vn 



953 

ed è div«DH(a sua per ioGniti (iloli. Al cerio, 
Re il Rfldealore avesìs avato qnalcbe cosa 
di più a lagrifìcare per noi oltre la sna vita 
ed il suo sangue, egli ce l'avrebbe dato, 
percbò voleva esser tutto nostro, e con ab 
voleva in ogni maniera impegoarci ad es- 
sere tutti suoi. Or beue dimmi; il demonio 
cbe cosa ti offerisce per averli sao schiavo? 
T'offerisce nn breve piacere, una soddisfi^ 
zione momentanea; e quando ti abbia in suo 
potere pretende di dar morte all'anima tua- 
(jesit ti desidera sao per metterli in pos- 
sesso di quella gloria e beatitudine, ch'egli 
a tolto costo ti ha meritata dalla liberalità 
del suo gran Padre. Che vuoi di più per 
il prezzo di tallo il tuo amore? Non si pnò 
dare di più di qnello cbe abbia dato Gesù. 
Ufferiscigli danque tutto il tao amore. Pre- 
ga Gesù che se lo prenda tutto , e te lo 
disimpegni da ogni altra cosa che non è lui. 
Dolcissimo mio Signore, io mi dichiaro 
di voler vivere vostro buono schiavo. Ui sti- 
mo nn grand'onore il poterlo essere, men- 
tre voi siete il Dio della maestà e della gran- 
dezza: voi siete il mio amabilissimo Redento- 
re, Vi sono costato anche troppo, onde devo 
esser tulio vostro. Felice 8en\\ìi4i&wtVa 
Ubera dalh scliiavitù àe\ àsnvwìw^ t's*'» 
jVeiliiazioin '^•* 



!i54 MEDITAZIONE 

stato uno sventurato, il quale non caran-* 
domi di amar voi, mi sono soggettato per 
l'amore di cose vili alla barbara tirannia di 
Lncifero. Ricevete, Signore, uno schiavo fug- 
giasco, che pentito della sua ribellione viene 
a rimettersi tra le vostre mani. Voi volete 
tutto il mio cuore. Ammiro la vostra bontà 
che ricerca una cosa abbominevole, una 
cloaca de'vizj, un abisso di tutti i mali sta- 
to tante volte alloggio del peccato e de' de- 
moni . O Signore, se voi volete un cuore 
degno di voi, datemene un nuovo, ma tutto 
puro e tutto amante di voi. Avete a tante 
anime cambiato il cuore. Io non lo merito, 
perchè sono un vilissimo peccatore, peggio 
d'ogni demonio. V^e lo dimando per mise- 
ricordia: ve lo dimando per eccesso di pie- 
tà. Lo desidero per amar voi puramente ed 
interamente, come sono obbligato per quello 
che avete fatto, donato e patito per mia 
salvezza. Non mi negate grazia tanto giu- 
sta per un fine tanto buono e in tanto mio 
bisogno. Lo spero da voi, e per merito dì 
ottenerlo, vi offerisco tutto il sangue vostro 
sparso per mio riscatto. Non sia mai vero, che 
il mio cuore trascuri di interamente amarvi, 
e sì dia in preda a' paxxi amori di chi non 
medita, Propongo di sTaAVcwe òa xsì^ ^^v 



YIGBSIXA6BSTA 255 

affetto a cose viziose (e qui nomina qual- 
che cosa a cui porti soverchio affetto , e pro- 
poni di toglierla da te^ chiedendo spesso a 
tal fine il divino ajuto). Amo voi con tutto 
il cuore, e desidero un cuore che vi ami 
in terra come fanno i santi in cielo. 

Punto secondo. 

Un grand'amore è pieno di gran desìderj 
di far del bene assai, e farlo presto, per- 
chè ama. Chi più di Gesù desiderò di com- 
pire l'opera della nostra redenzione e di ri- 
aprirci il paradiso col mezzo della sua pas- 
sione? Niun superbo bramò mai tanto le 
preminenze: niun sensuale desiderò tanto 
i piaceri: niun avaro cercò mai con tanta 
avidità i tesori, con quanto ardore e vee- 
menti brame sospirò Gesù che venisse il 
tempo della sua passione, la quale consi- 
derava lo sfogo del suo appassionato amore. 
Chiamava il di della sua passione il di delle 
sue nozze e delle sue allegrezze. Ne par- 
lava spesso, e vi si tratteneva con gran giu- 
bilo e festa. Egli slesso andò ad incontrare 
i ministri della giustizia venuti per cattu- 
rarlo. Egli stesso si manifestò loro per quel 
desso che cercavano. Chi fosse penetrato nel 
cuore del Redentore, avrebbe veduto che 
I suoi affetti in ogni mom^wVo ^^-hw^v^^s* 



tt56 meditazioni: 

miravano ad esser egli preso , strascinato , 
infamato, scorticato con verghe, circondato 
da spine, oppresso da tutti i mali, fino a 
rimanere annegato in un oceano di dolori 
per amore degli uomini e per ultimare l'im- 
presa della loro eterna salute. Non so come 
potesse Gesù mostrare amore più pieno e 
più acceso verso di noi di quello che ha 
fatto. Né so con quale industria migliore 
potesse meritarsi tutto il nostro amore. E 
pure non ottiene, ed è perchè noi non pen- 
siamo al suo amore, non riflettiamo a quelle 
circostanze che lo fanno comparire qual egli 
è, amore perfettissimo, amor sommo, amor 
. veementissimo. Impieghiamo in tutt'altro i " 
nostri pensieri, che in considerare questi 
santi artifizj, queste celesti industrie di Ge- 
sù per farsi amare da tutto il nostro cuorov 
Nel giorno del giudizio Iddio ci chiederà 
che gli diciamo, qual cosa poteva far di me- 
glio per meritarsi il nostro amore bramato 
tanto da lui, e cercato da lui con isforzi 
cosi efficaci. Che risponderemo? Confermia- 
moci nel proposito fatto d'amarlo colle pro- 
teste del cuore, coll'aver sempre in mira di 
dargli gusto colle nostre opere. 
Mio Signore, confesso ch« voi non potè* 
vate far di più per cot\i\w\%Vwn\ W tba^ 



TIGE8UU8ESTA 2S7 

cuore. Voi non potevate asar mezzi più ga- 
gliardi e più industriosi per espugnare la 
mia durezza e accendere la freddezza del 
mio spirito in santo ardore. Patire e patir 
tanto per amor mio, per mio bene! Morire 
e morire con tanti mali per ricuperar la 
vita spirituale alle anime nostre! Ma di più, ' 
alimentare in tutta la vita vostra tanti de- 
siderj, tanta premura, voglie cosi accese di 
penare e spargere il sangue per noi! O Dio 
tutto amore! O Dio tutto carità! Ammiro la 
vostra incomparabile sapienza, che rinvenne 
sì prodigiosi artiBzj e li pose in pratica per 
dolcemente obbligare il cuore degli uomini, 
e tra questi anche il mio, a concepire gran . 
fiamme d'amore verso di voi, e disfarsi tutto 
in tenerezza verso lavestra amabilissima bon- 
tà.E pure, che vuol dire che noi siam si fred- 
di in volervi bene, e si poco attenti a darvi 
gusto? Noi trascuriamo per giorni interi, se 
non forse anche per mesi, la pratica degli 
atti d'amore a voi dovuti. Ah! mio Dio, ci 
scordiamo di voi, perchè ci rincresce il per- 
donare e pensare a'gagliardissimi motivi che 
abbiamo d'amarvi; perciò riesce tutto inu* 
tile per noi che non applichiamo il pensiero 
dove dovremo. O mio Dio, il bene cUav^v 
avete volato trapassa ogm cQ^&JCk» •^'^^'^'^^ 



SSS MEDITAZIONE 

d'opere, fu bene di desideij infocatissimi. 
0eh! fate che questo bene abbia (olla la 
forza sul mio cuore, sicché tutto ami Toi, 
e per poterlo far meglio, spesso pensi a Toi, 
pensi a tanti eccessi di rostra benignità, e 
nel pensiero lutto m'infuochi dell'amor vo- 
stro. Voi mi eleggeste per farmi tanto be- 
ne. Io eleggo Toi : eleggo V amarvi sopra 
ogn'altro bene. Bramo che tutto il mio con- 
tento sia in amarvi e darvi gusto. 

Punto terzo. 

Tu devi tutto il tuo cuore a Dio. Egli solo 
l'ha ricomprato tutto col prezzo del suo san- 
gue dalle mani del demonio. Per tanto lo 
dimanda, e lo vuole tutto intero. Rifletti 
quanto sia piccolo il tuo cuore, e quanto 
grande il sommo Dio. Vuoi ancor dimez- 
zarlo, se egli è sì piccola cosa, e se deve 
consacrarci a quel Signore ch'è la pienezza 
dell'essere e d'ogni bene? Che cosa s*è ri- 
tenuto per sé Gesù che non l'abbia impe- 
gnata nel tuo riscatto? È rimasto ignudo, 
toltogli tutto, roba, onore, sangue, per fin 
la vita. Si é consacrato interamente al tuo 
bene. Non sarà poco che ti dia tutto a loi? 
Se tu dai ad altri parte del cuore, tn vieni 
a far torto al ino Dio, meVVfttk^^vGL vi^oom- 
pagaia nello stesso cxiot^ ^i^^ tt^A^t*.^ ^ 



TIGESIMÀSÌESTA ^5^ 

facendo che vi regni al par di Dio. Gesù 
non volle aver compagni nella grand'opera 
della taa redenzione. Egli solo die tatto. 
Egli solo deve avere da te tatto il tao amore. 
Credi ta che Iddio non sia capace di con- 
tentarti e che abbia bisogno di prender in 
prestito dalle creatore il modo di farti fe- 
lice? Iddio solo sarà la felicità perfetta dei 
santi nel cielo per tutta Teternità: potrà beh 
egli solo rendere contento anche te in que- 
sta vita. Iddfo basta a se medesimo, e in 
se medesimo ritrova la sua indeficiente bea'- 
titudine; potrà ben egli bastare a sommi- 
nistrare anche a te de* contenti che ti ren*- 
dano pago di lai so questa terra. Tanti uo- 
mini dabbene ritrovano pure una piena pace 
e molte contentezze nell'amare Dio solo e 
nel dargli gustò col servirlo e coH'ubbidirlo. 
E perchè non puoi ritrovargliela anche tu? 
Se Iddio signoreggierà solo nel tuo cuore, 
potrà ancora pacificamente riposarvi, potrà 
. meglio abbellirlo e ornarlo d' ogni virtù. 
Proponi di chiedere spesso a «Dio la grazia 
d'amar lui solo. Protestati spesso che non 
ti curi d'amare altri che il tao Dio e tuo 
Redentore. Frequenta gli atti d'amore che 
a poco a poco prenderanno un iate^<i^<5^- 
gesso del iuo cuore. 



^6o MEDITAZIONE 

OSignore, che posso rendervi per quel tut- 
to che voi avete dato a me? Quand'anche vi 
offerissi tutti i beni di questo mondo, ia non 
vi offerirei cosa che non fosse vostra. Quello 
che può esservi più caro di ogni altro, si ò 
tutto il mio amore. Ma io ho bisogno delle 
vostre grazie per potervelo dare e darlo tut- 
to come io desidero. Voi lo meritate. Egli 
si deve a voi, che per mìo bene avete of- 
ferto al divin Padr^ e a' celesti voleri tutto 
voi stesso. Confesso di aver impiegato male 
il mio cuore, dandone parte al mondo e alle 
sue vanità; dandone un'altra parte a' miei 
capricci e passioni sfrenate d' ambizione e 
concupiscenza. Ho poco curato voi, mio vero 
padrone, mio dc^ce Redentore. Signore, ie 
vi chiedo che mi accordiate questa massima 
delle vostre misericordie, cioè Ira grazia di 
amar voi e di amar voi solo. Se io ottengo 
ciò, mi reputo per il più ricco e più felice 
uomo del mondo, mentre ricevo da voi il 
maggior bene che potevate dare in questa, 
vita. Questa grazia mi dovete voi impetrare 
dall'eterno Padre, presentandogli le vostre 
pene, acciò per i meriti vostri mi dia un 
cuore tutto amoroso di voi e della sua a> 
mabile bontà. Oceano d'ogni bene, vorrei 
/'orr soddisfarvi in que^Vo c\v^\it^^^Vfò>^v^ 



V1GBS1MA8E8TA 26 1 

•di regnar voi solo nel mio cuore. Mi pro- 
stro a' piedi della vostra pietà, vi chiedo e 
spesso vi chiederò questa misericordia d a- 
mar voi solo, come ora vi amo sopra ogni 
cosa. 

Rinnova il proposito di dire spesso a Dio: 
mio Signore, donatemi l'amor vostro. 

MEDITAZIONE XXVII. 

GESÙ NELLA SUA PASSIONE PORGE A NOI 
GRANDI ESEMPI DA imTARE 

Punto primo. 
San Paolo dice, che se Gesù ha patito, 
l'ha fatto per dar esempio a noi di soffrire, 
« neiresempio suo somministrarci un mo- 
tivo potentissimo che c'incoraggisca a patire 
coll'ajuto della grazia divina da lui meri- 
tataci. Immaginati che il Padre eterno mo- 
strando ad ognun di noi il suo Figlio sul 
Calvario, ci dica quello che già disse a 
Mosè: Fissate rocchio e la mente nell'e- 
semplare che vi propongo su questo monte 
e sforzatevi d'imitarlo. Avvertite, che non 
potete essere predestinati se non ricopiate 
in voi stessi questo divino originale, e. se 
voi Doa vi fate simiW a Ci^^xv xòv^ ^\^>si^ 
ma soprattutto a Gesù^itod^sw^'^^^'^^J*'^ 



062 MBDITIZIONB 

la croce principalmente egli ha meritato la 
nostra predestinazione. San Paolo dice cbe 
manca qualche cosa alla passione di Gesà. 
Vi manca l'applicazione. La passione di Ge- 
sù non ti sarà giovevole, quando non sia 
applicata a te. Ma per applicartela con tao 
guadagno, bisogna che ti renda simile a 
lui, paziente come pati lui, portando la cro- 
ce de' tuoi travagli come la portò Gesù; pri- 
vando il tuo corpo di molte soddisfazioni, 
come privò egli il suo: dicendo di no, e ri- 
fintando di contentare le tue passioni che 
ti dimandano piaceri, onori e vanità. Il che 
se farai, ti assomiglierai al crocifisso Signo- 
re, e ti renderai immagine vìva del divino 
esemplare. Esaminati se così operi; o pure 
se spendi la vita in contentare ogni tao ca- 
priccio tra i diletti, tra le curiosità e forse 
anche tra sensualità. Proponi di volere in 
te qualche somiglianza al tuo Redentore. 

O Gesù, vedo in voi tante pene e dolori; 
ne a questa vista posso indurmi a tollerare 
incomodi, né a privarmi di soverchi spassi 
per imitare voi e assomigliarmi agli esempi 
vostri? Voi dunque, o mio bene, siete stat<y 
jlracciato, martirizzato, e io vorrò vivercr 
Ja passatempi^ in aWegtie e ivcX %^\^\%Kv(« 
i/ mio corpo? Voi m lucauMsÌMi^^ ^ ^\^«i- 



VlGBSllÉASETTUlA 36^ 

per la strada assiepata di spine, e pare siete 
il re della gloria, ed io pretendo d'andarvi 
per quella de' piaceri e delle comodità? Deh! 
mio Dio, concedetemi desiderio di patire 
per farmi simile a voi, e colla somiglianza 
guadagnarmi il paradiso. Fate che col mi- 
rarvi in croce io possa dirvi: Signore, io 
non ^voglio vivere senza assomigliarmi a voi, 
poiché vedo voi sa gaesta crocè ricoperto 
di piaghe e ripieno d'agonie. Io vi chiedo 
spirito di patire e voglia di tollerare; ve Io 
chiedo per i meriti della vostra passione. 
Vorrei pare assicurarmi la mia etema sa 
late . So che questo è il miglior mezzo; far- 
mi imitatore de' vostri esempi, negare al mio 
éorpo delie soddisfazioni ancorché lecite,fargli 
patire delle cose moleste, almeno quelle che 
mi vengono da altri. Questo propongo di 
far coirajuto vostro. Ma io abbisogno di voi, 
dolcezza soavissima delle mie viscere, gau- 
dio e conforto di questo fiacco cuore. Vor- 
rei risolvermi a qualche poco di bene per 
imitare voi. Non vorrei consumare cosi mi- 
serabilmente tutta la mia vita. Concedetemi 
. dunque amore «1 patire. Vi offerisco tutto 
il vostro sangue per il merito di tale ^ra- 
zìà, che da voi pure si^to ^\si\^xBft \wt ^^^ 
ria vostra. 



' 264 MBDITAZIONB 

Punto secondo. 

Quello che principalmeDte dobinamo imi- 
tare nella passione del Salvatore, si è il con- 
secrarsi al servigio del celeste Padre, si è 
il fare spesso an'offerta di noi e della no- 
stra libertà alle divine disposizioni, prote- 
standoci che vogliamo quello che vaole Id- 
dio, e che ricusiamo quello che dispiacer 
Dio. Gli uomini ciechi e ubbriachi dell'a- 
more di loro medesimi non capiscono molto 
che cosa sia Dio, e quanto meriti la sua graiv- 
dezza, la sua maestà, la sua infinità. Non 
capiscono quanto debba farsi per onorar Id- 
dio, per ubbidirlo, per vivere soggetto alle 
sue leggi. È stato necessario che un Uomo 
Dio ce lo significasse, sagrifìcando se me- 
desimo alla gloria del Padre con un sagri- 
fizio continuo di tutta la sua vita: giacché 
egli col vivere cominciò questo sagrifizio 
per non terminarlo se non col morire. Il 
sagrifizio fu generale, poiché sagrificò al Pa- 
dre i beni, i piaceri, l'onore e la vita, pri- 
vandosi di tutto per dar gusto a Dio, mo- 
strando che stimava qualunque minima sod- 
disfazione del celeste Padre più che i beni 
lotti della terra. Il sacrifizio di Gesù fa 
perfetto^ poiché sacrifica ^ ^\^ \^ x^\i^\asi- 
rendo nudo affaUo su \\u«l <ìvo<ì^» '^^^'^v^m^ 



HiGESlHASETTIMA %6S 

Ogni diletto, soggettando il suo corpo e il 
suo spirito a' dolori i più penetranti e più 
crudeli. Sacrificò la sua gloria, soggettandosi 
ad ignominie ed oltraggi i più obbrobriosi. 
Sacrificò la sua vita, morendo su un pati- 
bolo il più infame col genere di morte la 
più tormentosa. Sacrifizio più ampio non po- 
tea farsi. Un Uomo Dio sacrificato sino alla 
morte per la gloria del celeste Padre, do- 
vrebbe far capire a noi quanto sia grande 
lo stesso Dio Padre: quanto meriti da noi 
che facciamo per dargli gusto, e quanto dob- 
biamo cousecrare e sacrificare a sua gloria. 
Tra tanto se per osservare esattamente la 
legge di Dio, o per seguire qualche suo con- 
siglio ci convenga sacrificare a Dio qualche 
affetto, qualche comodo, qualche danaro, 
noi non sapremo indurci a farlo in ossequio 
della grandezza divina? Vergogniamocene, 
e -proponiamo di farlo ad esempio del Re- 
dentore. Vadane quel che si vuole, deve ob- 
bedirsi a Dio, deve compiacersi a quellee- 
celsa maestà. 

Signor mìo dolcissimo, Trinità santissi- 
ma, padrone assoluto dell'esser mio, io vi 
offerisco e vi dono liberamente e sponta- 
neamente l'anima mia, la t£v\^\ci^w\fòA^'^'^ 
volontà, la mia fantasia^ \V xwv^ q.^\^^ ^'^^ 



766 MEDITAZIONE 

tutte le membra e sentimenti, il cuore coti 
tatti gli affetti. Pretendo di farne un intero 
sacrifizio al vostro dominio. Accettateli tutti 
come cosa a voi dovuta, che siete il mo- 
narca di tutto il mondo, infinitamente gran- 
de, infinitamente sovrano. Voi distruggete 
in me tutto ciò che può impedirmi un in- 
tero sacrificio di tutto me medesimo. Mo- 
strate in questo la forza del vostro sangue, 
spezzando le catene di quegli affetti che mi 
trattengono dal consecrarmi tutto a voi. Vin- 
cete colle vostre grazie la- mia durezza. Con- 
fido ne' vostri meriti, che mi otterranno forza 
per donarmi tutto a voi senza veruna riserva. 
Ogni bene di questo mondo è un nulla in 
paragone di voi. Voglio dunque tutto abban- 
donarmi a voi, come tutto a voi mi do' col- 
ramarvi di tutto cuore. Si, vi amo, sommo 
Bene. 

Punto terzo. 

Gesù crocifisso è l'esemplare che Iddio 
Padre propone a te da imitare. O anima 
mia, rimiralo attentamente, e procura di ri- 
copiare in te le sue virtù, la sua ubbidien- 
za, la sua sapienza, la sua umiltà. Osserva 
liD poco, se l'hai fatto per il passato, e co- 
me abbi fa procuralo d\ ^ottcì^t^ w^^^ Vaa. 
aaltna un' immagine s^^ ^oss^ -hvh^ ^^^>»^ 



VIGBSlMASfilTTIMA ^Ó*} 

delle virtù del Salvatore penante- e croci- 
fisso. Egli è tatto pazienza e mansuetudinet 
e ta non puoi tollerare nalla né dagl'infe- 
riori, né dagli eguali: egli perdona le in- 
giurie le più atroci, e ta non vaoi dimen- 
ticarti né meno le più leggiere. Egli é morto, 
spogliato e privo di ogni bene, e per fino 
delle sae vesti; e ta hai an' amore smoderato 
alle ricchezze terpene, e non pensi ad alti'o, 
se non ad avvantaggiarti. Gesù abbracciò 
gli avvilimenti e i disprezzi; ta cerchi gli 
onori e vanità con ardore e con impazienza. 
Seguita par a fare il paragone delle virtù 
di Gesù crocifisso con i tuoi viz), e veden- 
doti cosi differente da lui, vergognatene, e 
procura accordare la vita tua co' suoi esempi. 
Non avrai pena, se considererai che l'esem- 
pio ti vien dato da Dio per l'amore che ti 
porta. Rifletti di più, che il tuo vero berte 
consiste in imitare il tuo Dio. Felice te, se 
saprai vivere come mori Gesù, ubbidiente j 
paziente, amile, amartdo Dio, beneficando 
il prossimo, e rassegnandoti tutto nelle mani 
del gran Padre come Gesù. Quando sarai 
|>rossimo allo spirare, ti presenteranno il 
Crocifisso. Quella vista servirà a te di rim- 
prorero per condannarW, s\^V» wvaJC>a»fò ^ 
Jùome e nemico di CvisVo co\liiVC\,VKeN» ^^^ 



USS MEDITAZIONE 

somigliante dal tuo Signore e Maestro. Qaaò- 
do si vuol giudicare d'an ritratto se è ben 
fatto, si paragona coli originale. Se nel pnnto 
della tua morte tu dovrai esser paragonato 
col tuo Redentore, oh quanto poco sarai tro- 
vato conforme a lui! Se non fors'anche ri- 
troverassì la vita tua tutto contraria a quella 
del tuo Signore. Questo sarebbe un grande 
indizio che tu dovessi essere riprovato; giac- 
ché i predestinati devono esser lavorati sul 
modello di Gesù crocifisso. Proponi, o di 
mutare, o di regolare la tua vita per assoml* 
gliarla più agli esempi di un Dio nmsmato* 
Proponi qualche atto particolare di cui tu 
abbisogni per assomigliarti al Figlio di Dio 
fattosi tuo esemplare, e. g. di carità e di pa* 
zienza. 

O Signore la vostra passione e morte so- 
no per me un grande specchio da rimirarvi 
le mie deformità e miserie. Dio volesse che 
io contemplassi spesso le vostre virtù per 
ricopiarle in me. In voi, come in libro di 
vita, hanno letto e si sono addottrinati i 
vostri servi fedeli. Con ragione s. Paolo di- 
ceva, di non voler sapere se non voi. Gesù 
crocifisso. In voi s'impara la pratica d'ogni 
virlù e sapienza ce\esle.No\ ^ww3^^^\^^» 
iore del cielo e della Vwta ^^teX^ >\\sSCv8N.^ 



YKIESIHASETTIMA ^69 

sino alla morte dì croce; ed io vilissima 
creta vorrò insuperbirmi e farla da grande? 
Voi eterna maestà vi fate l'obbrobrio degli 
uomini e l'abbiezione della plebe, ed io sor- 
dido fango vorrei esser lodato, onorato e ri- 
spettato? Oh che dissomiglianza è mai tra voi 
e me! Affezionatemi alle vostre virtù divine. 
Fatemi amare la vostra somiglianza, acciò 
possa più fondatamente sperare quel paradi- 
so, che si dà ai vostri imitatori. So, quanto 
costa a voi d'afflizioni, di agonie, di marlirj 
il somministrarmi gli esempi del vìver mio; 
ìucoraggìtemi a seguitarlo.Mi congratulo con 
voi dell'onore e gloria che a voi recano e con- 
tinuamente vi recheranno tante anime sante» 
attentissime a ricopiare in sé medesime la 
immagine- de' vostri dolori col loro volonta- 
rio patire e generoso operare in tutti i ge- 
neri di virtù più ardue. Me ne rallegro con 
voi, che animaste la loro debolezza cogli e- 
sempi e colle grazie meritate loro. Signore, 
amo l'onor vostro, e bramo che voi siate 
onorato. Sono pronto a cedere ad ogni mio 
onore, quando il mio avesse a sminuire il 
vostro. Amo d'umiliarmi a voi, acciò il mio 
abbassamento si converta- in accrescimento 
dì onore a voi. Datemi il vostro santo a- 
more, il dolcissimo vosVvo «avw^ ^^^ ^^saas. 



370 MEDITAZIONE 

voi paramento ed eflScacemente, per cercard 
io tutto il vostro gusto, e eoo questo ser** 
virvì ed imitarvi. Propongo in particolare 
(e qui nomina qualche atto di virtin che 
voglia oggi praticare ad esempio del ino 
Dio). 

MEDITAZIONE XXVIII. 

LE PENE DI GESÙ £l MOSTBANO QUANTO GBAN 
MALE SIA IL PECCATO MORTALE 

Punto primo. 

Noi possiamo giudicare l'eccesso della ma- 
lignità che in sé contiene il peccato mor- 
tale, dalla qualità del rimedio che vi si ap- 
plicò per curarlo. San Bernardo dice che biso- 
gna confessare nel peccato una gran possanza 
per cagionare mali crudeli; mentre avendo 
il peccato impiagata la nostr anima, conven- 
ne, che il Figlio di Dìo distillasse da tutte 
le ferite del suo corpo un balsamo salutare 
per medicarle. Se poco costò a Dio il crear- 
ci, quanto diede poi per riscattarci ? Non 
potè Gesù ottenere dalla giustizia del Pa- 
dre che cancellasse il nostro peccato, se pri- 
ma non immergesse il suo corpo e il suo 
spirito in un mare d\ dolovi^ di scasimi, 
dlgoominie e d*affaiìu\, d«^^ ^jmKv wh^^ 



VltìBSlMOTTAVA 271 

consamata l'innoceoté saa vita. La colpa non 
era sua, e pnre se volle pagare per essa, 
dovette trìbatare lo sborso intero del suo 
sangue, spremutogli da inauditi tormenti. 
Nella passione di Gesù vuole l'eterno Pa- 
dre dimostrarci l'odio immenso che porta 
al peccato, mentre per il peccato trattò con 
si aspro rigore l'umanità dell'Unigenito suo 
Figliuolo. Impara, o anima mia, come trat- 
terà te, se rea di qualche colpa tu capiti 
nell'altra vita tra le mani della sua vendi- 
cativa giustizia. Chp castighi, che pene, e 
pene eterne esigerà da te, vilissimo suo 
schiavo.' Impara ad odiar il peccato, male 
tanto abbominabile. Procura d'accrescer in 
te quest'odio santo, acciò niun bene terreno 
possa mai più allettarti a peccare. Come può 
mai piacerti quella colpa, per cui una per- 
sona di dignità infinita ha dovuto pagar un 
abissedi martirj e d'ignominie? Rimira qual- 
che volta l'immagine di Gesili crocifisso, e 
parla tra te medesimo col dire; questi spa- 
simi, queste agonie del Figlio di Dio furono 
mali cagionati dal peccato e da lui patiti per 
mettermi in orrore il peccato: ed io potrò 
peccare? ed io potrò commettere quella col- 
pa che a lui ha cagionato tante ^ene? 
Eterno Padre y non ngaat&dX^ Ta» ^^vs^^ 



0^2 MEOITAZIONB 

un miserabile peccatore. Rimirate il Tostro 
Figlio, appeso alla croce per salvarmi. Se 
volete mirarmi, miratemi io mezzo alle sae 
piaghe, nelle quali io mi nascondo. La voce 
di queste piaghe esclama implorando la vo- 
stra misericordia, con suono più gagliardo 
di quel che facciano le voci de' miei pecr 
cati, provocando la vostra giustizia. Confesso 
di meritare tanti inferni, quanti sono i pec- 
cati da me commessi. Merito le pene più 
orride, per aver dato l'essere a quel peccate 
che cagionò così barbare carnificine al vo- 
stro innocente Figlio. Padre divino, fatemi 
capire che male sia il peccato che voi o- 
diate tanto e puniste con sì atroci pene nel 
corpo e nell'anima doU'innocente Gesù. Vor- 
rei averne orrore. Vorrei concepirne un per- 
petuo abbominio. Questi sono doni vostri; 
ma che voi mi dovete per i meriti del mio 
Salvatore, per cui spero d'ottenerli dalla vo- 
stra bontà; e per cui umilmente ve li chiedo^ 
Mio Gesù , vi miro crociGsso su questa 
croce, carico di piaghe ed ignominie. Con* 
fesso voi ridotto a questo stato della colpa 
mortale per mio documento del grand'odio, 
che Dio vostro Padre porta al peccato, e 
dei formidabili castighi coi quali vuole pu- 
iìirlo. lo detesto eà aV)\)om\^Q ^^Vi ^x.^- 



VlèESIHOTTATA a'j5 

mor vostro ogni peccato. Vorrei non averlo 
mai commesso. Vi chiedo in grazia, che mi 
facciate comprendere l'atroce malizia che 
è in un peccato. Vorrei aver gran speran- 
za di più non commetterlo. Se voi mi fate 
éonoscere la deformità del peccato, e se mi 
fate capire i gran mali dovutigli , mi sarà 
questo an grand'ajuto per mai più ammet* 
terlo dentro di me. Ve ne prego, ve ne sup- 
plico; giacché vorrei per ogni modo assicu- 
rarmi di mai più peccare. Sono risoluto di 
mar più offendervi, né meno per l'acquisto 
di mille mondi. Ogni hene è un nulla senza 
di voi, ed io voglio voi, che amo sopra tutto 
il creato, e sempre amerò. 

Rinnova il proposito di leggere spesso queU 
le lezioni che ti fanno conoscere il gran malcy 
che si comprende nel peccato^ come anco di 
dire spesso a Dio queste parole: 

Mio Signore, detesto il peccato, perchè 
offesa vostra, perchè è ingiuria di voi, de- 
gno d'ogni amore. 



^76 MEDITAZIOTfB 

sapienza ioBnila, comprendeTate che bene 
fosse il paradiso: l'avete slimato degno d'es- 
ser comprato col prezzo inGnito dì tatto il 
Tostro sangue. Convìen dire che sia un gran 
bene, bene incomprensibile ai nostri deboli 
pensieri. Ma io poco lo stimo e meno lo a- 
mo. Sono nn cieco: sono un perduto dietro 
le sordidezze di questa terra. Illuminatemi, 
verità eterna, illuminatemi in cosa di tanta 
mia importanza ; spargete dalle yostre pia-> 
ghe un raggio di viva luce che mi faccia 
conoscere la gran beatitudine apparecchiata 
a me nel vostro paradiso, acciocché l*ami, e 
mi affatichi per mettermene in possesso. Lo 
spero dalle vostre divine promesse. Lo spero 
per il merito della vostra passione e morte. 
Credo, che né occhio vide, né orecchio udì, 
né pensiero d'uomo arrivò mai a conoscere 
la preziosità e sublimità dei beni che mi 
avete preparato nel vostro paradiso. So che 
sono beni degni di voi, della vostra magni- 
ficenza e possanza. Spero di goderli. Amo 
di esserne a parte. E in questo godo d'avervi 
ad amar sempre, come ora vi amo con tutto 
il cuore. 

Proponi di fare spesso a Dio questa prò- 
4esta: Signore, io speto d\ ^od^tsv ed amarvi 
io cieXo per luUa YeVenùVài. 



VIGESIMOTTAVA 277 

LA MORTE DI GESÙ CI HA LlBBluiTI 

Dalla schiatitù del demonio 

Punto terzo. 

Considera il terzo bene che ha recato alle 
anime nostre la morte di Gesù. Ella ci ha 
liberati dalla schiavitù del demonio e dal 
debito d'esser condannati airinferno. Questo 
dovrebbe riempire di immenso giubilo il no- 
stro cuore: esser liberato da tiranno si cru- 
dele e spietato, che altro non procura con 
tutti gli sforzi del suo potere, se non la no- 
- stra eterna perdizione. Se io fossi stato li- 
berato dalle catene dei turchi o de* mori, 
che contento proverei in me, e che amore 
mi si accenderebbe nel cuore verso chi mi 
avesse salvato? Or io per la morte di Gesù 
mi vedo libero da un tiranno più terribile 
e più funesto, qual è il demonio. Mi vedo 
libero dalle tremende pene dell'inferno: qual 
dunque dovrà essere la mia allegrezza, e 
qual amore dovrò io professare al mio Sal- 
vatore? Oh se io potessi penetrare al vivo 
l'atrocità del fuoco infernale, gli orridi sup- 
plizi e lo inconsolabili disperazioni che pa- 
tiscono i dannati, oh che amore, o che amore 
si sveglierebbe in me verso quella si amabile 
bontà, che me n'ha Wbet^Vo ^ cx«\^ ^\Vs^^»' 



ai^$ MEDITAZIONB 

le carnificine più orride del sao corpo e del 
suo spirito.' Ma io sarò si pazzo, che salvato 
dall 'inferno per mezzo del battesimo e della 
penitenza, vorrò col peccare gravemente,, 
espormi di nuovo a rischio d'incorrere nella 
mia etema dannazione e d'esservi precipi- 
tato dentro? Vorrò io mettere in dubbio a 
tiesù questo contento d'avermi tra' suoi sài- 
vate? Vorrò io mettermi a pericolo di non 
poterlo lodar in cielo, benedirlo e ringra- 
ziarlo di si incomparabile benefizio? Vorrò 
mettermi a rischio di maledire, bestemmia- 
re, odiare il mio Salvatore? Ogni volta che 
pecco gravemente, mi pongo a qae«to ri- 
schio. Per gratitudine di quanto fece e pati 
per me, mi dimanda Gesù che io mi vo- 
glia salvare, che io metta in pratica ogni 
mezzo per assicurarmi la mia gloria eternai 
Non vorrò io usare questa riconoscenza, con 
chi merita da me ogni amore ed ubbidienza^ 
Voglio amare Gesù. Voglio dargli questogtt- 
sto di sfuggire il peccato e i pericoli di ca- 
dervi. Voglio dargli questa gloria, che egli 
mi abbia salvo a cantare, lodare e magni- 
ficare le sue misericordie tra' cori degli an- 
gioli e de' beati. 

Mio divino liberatore^ io doveva essere^ 
schiavo del demonio. \>^N«N%v«*X\^>à\\**r 



VKIE81M0TTATA ' 379 

eati esser eoDdaunato tra i sapplizj eterni. 
Ma pure spero d'esser figlio del vostro gran 
Padre, libero da qneirorrìda schiavitù e de- 
stinato al possesso del regno celeste. Tatto 
è frutto della vostra morte, che vinse il era- 
dele tiranno e col sangae sparso ruppe le 
mie catene. Che sarebbe di me, se liberato 
da voi, io mi precipitassi di nuovo nell'in- 
ferno col ritornare nel peccato e col nuo- 
vamente offendervi, io mi ponessi ior uno 
stato in coi altro non si odono che male- 
dizioni e bestemmie contro di voi, il quale 
meritate ogni lode e ogni benedizione? Mi 
inorridisco al pensarvi. Pur troppo ho er- 
rato. Yi chiedo perdono dei miei trascorsi 
falli. Vi chiedo grazie continue che dolce- 
mente m'impediscano il pia peccare e che 
fortemente mi trattengano dal cadere nella 
schiavitù del demonio e del peccato. Ve ne 
supplico per i meriti del vostro sangue. 

Odio il peccato, come ingiuria ed offesa 
di voi, bene infinito. Odio il peccato, per- 
chè male mio, che può privarmi del cielo 
e confinarmi negli abissi. Non voglio più 
commetterlo per non fare questo doppio ma- 
le a voi coU'ingiuriarvì, e à me col dannar- 
mi. Mi avete liberato tauU ^oV\a ^sJ^a^^'^^»-- 
vita de/ peccato, qaanl« 'vAVft tiv\ «s^v» V^"^ 



a8o MEDITAZIONE 

donato. Ve ne ringrazio, ve ne benedico e 
lodo. Vi desidero tutto l'onore e tutta la glo- 
ria dalle vostre creature. Desidero udirvi in 
ogni momento lodar dalle vostre creature» 
desidero di lodarvi io in cielo. 

Rinnova il proposito fatto nel punto an- 
tecedente. 

MEDITAZIONE XXIX. 

GESÙ NELLA PASSIONE CI DÌ UN GRAN 
MOTIVO DI SPERARE 

Punto primo. 

Le pene di Gesù e la soddisfazione data 
da luì al Padre per i nostri peccati , sono 
a noi un gran motivo di speranza nella di- 
vina misericordia, come anco ci dà gran con-* 
fidenza ne' meriti dello stesso Redentore. 
Ora noi avevamo contratti de' gran debiti 
colla giustizia di Dio offeso. Mancava ogni 
maniera di pagarli. Gesù spande torrenti 
di sangue, Gesù tributa i sudori della sua 
vita e le lunghe agonie della sua morte , 
per rendere più copioso il nostro' riscatto. 
Come uomo ha potuto il Redentore umi- 
liarsi al celeste Padre, ubbidirlo, servirlo; 
colionore delle sue wm\\\mo\i\ e della sua 
ubbidienza ha poiulo eomv^tv&^t^ \\ ^vw»- 



YIGBSIMOTTATA aBl 

^line reso a Dio da' noslri peccati , Iddio 
Padre si dichiarò piò onorato dalla mini- 
ma preghiera e dal più breve patimento 
del suo celeste Figlio, di quel che sia stato 
disprezzato da' peccati di tutte le creatore. 
Onde il Padre divino in grazia dell' ubbi- 
diente Figlio è pronto a perdonarci e re- 
stituirci il suo -amore: quando anco ci fos- 
simo meritati più milioni di volte rinferno, ' 
egli è disposto ad accordarci grazie subli- 
missime in profitto dell'anime nostre, se noi 
persevereremo a chiedergliele per i meriti 
del suo Gesù. Dilatiamo dunque le nostre spe- 
ranze. Dilatiamo la nostra confidenza in Dio 
Padre e in Gesù suo Figlio. Questa spe- 
ranza ci renda animosi a chiedere quello 
che abbisogniamo per l'anima. Ci faccia co- 
stanti nelle preghiere, sicuri d'ottenerlo. Chie- 
diamo dunque grazie, che ci sanino le sre- 
golate passioni e ci rabbelliscano lo spirito. 
Chiediamo ajuti vigorosi per vincer le tea- 
tazioni) per avanzare nella perfezione. Coi 
meriti di Gesù acquisteremo doni ammira- 
bili: proponiamo dunque di domandarli. 

O mio Signore, mio Dio, io mi inorridi- 
sco e tremo molto, quando considero la mol- 
titudine ed enormità dei miei fallii c^uaadA 
riiìeUo alla mia bassezi^i ^ 'h'^^ n o^asisÀ» 



aS'2 MEDITAZIORV 

pondero la suprema maestà, grandena, £- 
gtiità e autorità vostra, oltraggiata dalla mìa 
bassezza per un mescfaino interesse, o per 
uù sordido piacere, non ostante le obbliga- 
zioni somme, che mi correvano con voi^ aU 
lora si che trovò dei gran motivi di di- 
sperazione per me: ma quando io fisso gli 
occhi in voi, mio crocifisso, e miro voi U- 
nigenito Figlio di Dio spargere tatto il san- 
gue per lavare i miei peccati, allora sento 
ritirarsi da me ogni timore. Spero il per- 
dono. Spero pietà e misericordia, non ostante 
i miei tanti falli , de* quali fortemente mi ' 
dolgo per amor vostro. Spero che li cancel- 
lerete col vostro sangue. In voi ho io ri- 
posta tutta la mia confidenza. Mi batto to- 
talmente nelle vostre santissime mani; e so- 
no sicuro, che da voi non sarò ributtata^ 
Diffido affatto di me. Ripongo tatta la mia 
fiducia in voi, da cui mi prometto, quanto 
saprò chiedere. Propongo di chiedervi spessa 
grazie, ma grazie profittevoli all'anima mia, 
come il non offendervi mai, il salvarmi e 
simili. So che posso promettermi queste gra^ 
zie, mentre appoggio la mia confidenza sai 
meriti della vostra passione. Voi avete vo-- 
iato dilatarmi il cuòre col fare e patire tanto 
per me. Io ve ae rin^a^xv^ e \^ \kfò \^\«- 



^yi«B8I]fAN0NA 2^5 

dicd. Ammiro la vostra finissima amorevo- 
lezza. Voglio onorarvi collo sperare sempre 
meglio in voi. Spero e confido in voi» e da 
voi mi prometto ogni gran bene. Amen. 
Replica spesso quest'ultima protesta. 

LE PIAGHE DI GESÙ DANNO A NOI 
GRAN MOTIVO DI 8PEBABE 

Punto secondo, 

Pondera le cagioni, per le quali Gesù ha 
volato conservare nel suo corpo aperte le 
piaghe delle mani, dei piedi, del costato, 
anche dopo esser risorto. Primo motivo fa 
il dare confidenza ai peccatori. San Paolo 
ci assicura, che Gesù Cristo, vivendo nel 
cielo vita gloriosa, intercede continuamente 
per noi davanti al Padre suo celeste. Le sue 
piaghe sono come altrettante bocche, che 
egli adopera per parlare in favor nostro: 
dice un Santo, che Gesù mostra al Padre 
il suo costato trafitto e le sue piaghe aper- 
te. Gesù ha voluto conservare per amor no-* 
stro queste memorie di clemenza, solleci* 
tando in favor nostro con potente efficacia 
la clemenza del celeste Padre. Se le nostre 
colpe gridano vendetta contro di noi^ le i;^la.- 
gbe dei fiedentore esc\v\Tii^wo ^\^^ ^ ^"^^ 



!k84 MBDITAUONB 

sericordia a nostro bene. La voce delle sae 
piaghe, fa che non sia udita la voce dei no- 
stri misfatti. Se raltissimo Djo, giustamente 
sdegnato, mi minaccierà, io correrò a ripa- 
rarmi come in casa di rifugio, nel cuore del 
mio Gesù trafitto per amor mio, come in 
un asilo sicuro , in coi io mi fermo al co- 
spetto de' suoi colpi. In quell'asilo di cle- 
menza Iddio non vorrà colpirmi per pietà 
al cuore del Figlio divino. Mi raccomande- 
rò dunque di frequente a Gesù piagato. Sup- 
plicherò di frequente l'eterno Padre ad e- 
saudirmi per le piaghe del Figlio suo, e in 
riguardo ad esso spererò che mi conceda le 
grazie che bramo. Quelle piaghe fanno l'uf- 
fizio di perpetuo avvocato ed intercessore 
per me. 

Ah! Signor mio, spero ogni grazia, mi 
prometto ogni favore dall'immensa vostra cle- 
menza. Considero quanto avete patito per 
me, senza che io lo meritassi. Vedo nelle 
vostre piaghe la premura grande che avete 
avuta, e ora pure avete di salvarmi. Voi a- 
vete donata a noi la vostra vita, cho'è il bene 
più prezioso del mondo. Io vi son costato 
tanto, e poi tanto, perciò io mi prometto 
oga'aliro bene che n*v Norc^ cVi\ftdere . Il ri- 
scattarmi vi costò così c^to, ^ ^^\^\^^^- 



TIGE81MAN0NA a 85 

gasle. Ora che il beneficarmi non vi ha a 
costare né vita, né sangue, spero assai più 
che me lo farete. O Dio infinitamente mi- 
sericordioso io non difiiderò mai dell'im- 
mensa bontà vostra; e quando anche mi ve- 
drò difierire le grazie chieste, mi ricorderò^ 
che quella tardanza non nasce in voi da $cor«- 
danza di me. Voi siete infinitamente più de- 
sideroso di farmi bene, che non sono io vo- 
glioso di riceverlo. Voi tardate, affine di be- 
neficarmi con pili liberalità. Volete che s'ac- 
cresca in me la speranza delle vostre gra-^ 
zie e si moltiplichi il merito delle mie pre- 
ghiere. Fate dunque, ch'io non desista dal 
supplicarvi. Datemi grazia che m'infervori 
maggiormente nel pregare, a fine d'essere 
più ampiamente da voi favorito. Propongo 
dì confidare sempre nella vestila pietà. Voi 
mi avete dato una gran caparra di farlo col- 
l'aver messo la vita per me. Voglio preva- 
lermene collo sperare più, e sempre più in 
voi. Voi mi allettate a farlo, col mostrarmi 
nel corpo vostro glorioso le piaghe ancop 
aperte, che per me implorano grazia e mi^ 
sericordia. Alle loro voci unisco e unirò an« 
ch'io le mie suppliche, chiedendo per il 
merito d'esse, e avvalorando tow^s"à^\^'«vv^ 
preghiere» 



286 MEDITAZIONE 

Voi uditemi in loro riguardo, come lo 
spero e spererò sempre. Amen. 

Proponi di spesso raccomandarti a Dio. 
Punto terzo. 

Gesù ha volato conservare le piaghe nel 
corpo sdo glorioso a fine di dare a' giusti 
un motivo continuo di gratitudine eterna 
verso di lui, come appunto le piaghe stesse 
sono una testimonianza etema deiramorsuo 
per noi. Di queste marche d'ignominia ha 
volato farne insegne di gloria per (arci co- 
noscere, ch'egli si riputava a onore il pa- 
tire per noi. Gesù ha conservato le sue pia- 
ghe, come ana^ memoria che gli ripetesse 
alla mente, quanto egli ha fatto per noi, e 
lo sollecitasse a fare ancora di più per con- 
servare ed accrescere in noi le sue benefi- 
cenze. Queste piaghe sono testimonj per- 
petui dell'amor suo; ma che devono conti- 
nuamente risvegliare ed infervorare Tamer 
nostro. Quel cuore aperto, quel cuore tra- 
fitto dovrebbe por spandere nel nostro cuore 
il suo celeste amore. Queste piaghe sono co- 
me altrettante fornaci, dalle quali escono 
fiamme di amore che abbruciano d*an fuoco 
ardentissimo di carità tutti gli spiriti beati 
del paradiso \ e pure i^oti «k^ki» %V^V^ «\i€EL- 
cìenii né meno a to^\^«x^ *^ ^^ ^'«wsiife^ 



TiaBsniiNDNi 9I7 

Tra lauti incendj d'amore egli >i sta ancora 
gelato. Cbe prodigio! Tanta freddezza Tn 
lanle fiamme! Le piaghe divine ci ricordano 
pare quello cbe lìeA Criilo ha patito per 
noi; come dunqae non ci pennadono a pa- 
tire qualche cosa per lai? L'amore ano ce- 
leste l'ha moatrato a noi col tollerare; e noi 
dobbiamo colla volontaria sofferenza de'no- 
stri mali mostrare a Ini, che l'amiamo e che 
paliamo per dargli gusto, lo pregherò Gesù 
ad intercedermi col merito delle sne piaghe 
dalla divina liberalità Dn costante e gene- 
roso amore al patire. 

Siguore, ditemi di grazia chi è slato ca- 
gione a voi di qgelle ferite e piaghe che 
portate ancor scolpite nel vostro corpo glo- 
rioso? Amore ne è stato cagione, l'amor 
grande che avete portato a me. Quello stesso 
amore ha voluto che le conserviate, acciò 
siano come cinque bocche di fuoco, che ar- 
dano per mio bene e persnadano a voi di 
continuo l'accrescere in mo le vostre mise- 
ricordiose beneficeuze. Mirale dunque quel 
vostro costato aperto, che a guisa di formce 
esala fiamme di fuoco grande e caritativo 
verso di me. So che il vostro cuore aperto 
è pieno d'amore per me. Abbici» i'tiiM^'b 
fmpastion» della mia p«v«W. V*» *'»''^ ^' 



9S8 MEDITAZIOnC 

gnado di virtù, mendico di ineriti, aggbiac* 
ciato nelle opere di pietà. Però pìacciayi 
"d'esercitare con me la vostra infinita libe- 
ralità. Coprite la mia nudità colle vostre 
virtù: riscaldate la mia freddezza con la vo- 
stra ardentissima carità: piovete dalle vostre 
piaghe aperte tesori di benedizioni e di gra- 
zio, che omino il mio spirito, che lo uni- 
scano a voi, che lo trasformino in voi, ac- 
ciò pieno di voi corrisponda all'amor vostro, 
sopra tatto in darvi gusto col mio operare 
e patire. Ve ne prego per gì' innumerabili 
patimenti della vita vostra, di fame, di sete, 
di caldo, di freddo, di stanchezza e d'altri 
moltissimi travagli da voi tollerati: ve ne 
prego, ve ne supplico. 

Rinnova il proposito di spesso raccoman* 
darti a DiOy e pregalo ad ajutarti per t 
meriti delle sue piaghe, 

MEDITAZIONE XXX. 

SULLA PASSIONE DI GESÙ IN GENERALE 

"Punto primo. 

Gesù è il vero Figlio di Dio. Egli è il 
più santo di tuUi gli uomini. Egli è il più 
grande di tallì l mouaTchi. Egli è il mi- 
gliore di tutti gVi amki. \^*\o \iì\%«nR«t^>M»^ 



TKir.fiSlMA «89 

padre tenerissimo, iìmante amorevolissimo, 
fratello svisceratissimo, sposo dolcissimo.Nou 
ha mai fatto il minimo torto a veruno: per 
il contrario ha fatto del bene a tutto il mon- 
do. Contuttociò tutto il mondo ha congiu- 
rato contro di lui. Gesù ha patito per tutti 
gli uomini. Non vi è ne stato, né condizione 
di persone che non abbia contribuito a farlo 
patire. I giudei, i gentili, i sacerdoti, i prin- 
cipi, il popolo, i magistrati, gli uomini, le 
donne, i suoi discepoli medesimi hanno a- 
vuto parte ne' suoi tormenti ed hanno ac- 
cresciuto i suoi patimenti. Sei tu stato nel 
numero de' suoi tormentatori? Ah.' pur trop- 
po tu sei stato uno de' primi e più crudeli 
suoi carnefici con que' tanti peccati, per i 
quali ha dovuto patire. Tu altresì devi es- 
ser uno di quelli che ora l'amino con più 
fervore. Egli è a te quel fratello, quello spor 
so che di sopra vedesti. Quanti titoli d'a- 
marlo! Ma amarlo di vero cuore, distaccan- 
doti dalle creature di questa terra, rom- 
pendo quelle maledette catene, le quali ti 
rendono schiavo del tuo corpo, delle tue pas- 
sioni e delle tue sensualità, sicché possa dare 
tutto il tuo cuore a Gesù. Proponi di chie- 
dere spesso a Dio, che tidula.ccVvv\V«>i5L^x^ 

Medilazioni * ^'l 



aOO MEDITAZIONE 

dall'amore di queste cose terrene e che ti 
doni il sQp santo amore. 

O baon Gesà, Dio da Dio, Dio yero da 
Dio vero, Dio stesso coll'eterno Padre. 11 
pia grande d'ogni gran re, il più fedele di 
ogni baon amico, il più caritatevole di ogni 
buon Padre. Voi meritavate d* esser acca- 
rezzato, adorato, amato da latte quelle genti 
che vi videro e vi conobbero. E par da tutti 
foste perseguitato, maltrattato, afflitto ed an* 
gustiate. Mi rallegro con voi di quella se» 
conda comparsa che nel giorno del final giu- 
dizio voi ùirete su questa terra, nella quale 
sarete onoi*ato dagli applausi di tutti i buoni, 
e dalla confusione e vergogna di tutti i cat- 
tivi. Mi congratulo con voi, che allora sa- 
rete inchinato e adorato da tutti qual Giu- 
dice supremo, qual vero Messia e Reden- 
tore. Vi do il buon prò di quella condegna 
gloria che riceverete. Bramo, che venga un 
giorno cosi celebre e cosi luminoso per voi, 
in cui voi regnerete, e sarà perfetto il vo- 
stro regno. Venga pure, venga il vostro re- 
gno. Ma voi intanto anticipate la vostra ve- 
nuta, discendete nel mio cuore e cacciate 
da me l'amore disordinato al piacere, al mio 
rorpo, alle mie passvoiù.^et cagione di que- 
ste ancor io sono sVaXo wi 'H^Vt^ ^t^kk»^-* 



TRIGESIMA 291 

tore, il quale sono concorso a lormenlarvi 
colle mie colpe; vorrei assicurarmi di non 
più commetterle, per non avervi a cagio- 
nare più dispiacere. Ella è coéa troppo in«> 
degna che io, a voi obbligato per mille ti- 
toli, seguiti a perseguitarvi. Non l'avessi mai 
fatto per il passato! Per quelle grandi vo- 
stre pene io vi supplico del vostro amore, 
ma amor forte, amor ardente, amor perpe- 
tuo che s'impossessi di tutto me, che mi ren- 
da dolce sopra ogn'altro bene Tamar voi e 
il dar gusto a voi. Vi chiedo un amore che 
mi renda soave il pensare a voi, l'operare 
per voi, il servire a voi. Vi amo, o bene 
sommo, bene eterno, bene infinito; e vi a* 
mo più d'ogni altro bene. 

Punto secondo. 
Gesù ha tollerato ogni genere di mali nel 
suo corpo, nel suo spirito, nel suo cuore, 
nella sua memoria, nella fantasia, nell'ono- 
re, ne' beni, ne' parenti, negli amici, in tutti 
i sensi, in tutte le membra: ba tollerato do- 
lori, spasimi, agonie, malinconie estreme, 
tristezze inconsolabili, crepacuori funestis- 
simi, infamie, disonori, obbrobrj, strapazzi 
crudelissimi. Gesù è Tuomo de' dolori, espe- 
rimentato e ben provalo m VQlVC^ v \àsìcw C\^ 
(ulte le miserie. ComvucÀaxoxk» v ^^^ ^^ 



igi MEDITAZIOIfE 

vivere suo. Bi aumentarono ool crescere suo 
negli anni. Salirono al sommo sulla fine dei 
giorni suoi. Ma che obbligazione ebbe mai 
il buon Gesù di rendersi cosi miserabile e 
di caricarsi di tanti mali.^ Egli è Dio. II 
sommo Dio non ha bisogno dì cosa veruna 
fuori di sé. Non ha bisogno di noi. Egli se 
ne stato per un'intera eternità senza di noi. 
Poteva proseguire l'eternità futura senza ve* 
run di noi. La sua beatitudine è infinita, 
né dipende da veruno. Non sarebbe Dio 
grande, se abbisognasse di noi; egli possedè 
ogni bene, ma eterno, immutabile, perfetto. 
Non può divenire più ricco, più felice, più 
contento. Che pretese dunque con questo 
sì gran patire? Pretese di farsi sempre più 
amabile a' nostri cuori, e dì persuadere a 
noi a forza di tante pene, che egli é degno 
di tutto il nostro amore, operando per noi 
la cosa più difficile, che é il patire somma- 
mente per bene dell'amico. Egli pati estre- 
mamente per noi. Queste pene dovrebbero 
riscaldarci incredibilmente il cuore. Queste 
testimonianze incomparabili del suo amore 
dovrebbero guadagnargli dolcemente il nostro 
amore. Se un povero uomo patisce per qnal- 
cuno, merita Vamov dìv cqWv ^^\tVL^%Udà 
ao segno infalUloWe ^^^ ^t^^tVì Tisasst^.^^ 



TRIGESIMA Q93 

questi, che ha patito per me tatti i mali, 
egli è OD Uomo Dio, è sovrano Signor no- 
stro. Ah che egli ben merita tutto l'amor 
mio l 

O mio Gesù , io credo , che voi siate il 
vero Dio, il quale non ^vete verun bisogno 
delle vostra creature. Credo che voi siate 
infinitamente ricco e suSicientissimo affatto 
a voi stesso. Godo e mi rallegro che non ab- 
bisogniate di me. Giubilo in favor vostro al 
considerarvi cosi perfetto e cosi beato, che 
vi è impossibile il ricevere da altri veruna 
parte ancorché minima di felicità. O tesoro so- 
pra ogni tesoro: bene sopra ogni bene: o 
Re di tutti i re: Signore di tutti i signori, 
io vi adoro, io vi amo e mi consacro tutto 
al vostro servigio. Voi siete il mio Dio an- 
che per questo, che voi non avete bisogno 
di veruno. Contuttociò, che vuol dire que- 
sto riempirvi di tanti mali? Questo sogget- 
tarvi a tanti tormenti? Voi lo faceste affine 
di convincermi dell'amor vostro verso di me. 
Voi lo faceste affine di comparire sempre 
più amabile al mio cuore. Ed io come mi 
son portato verso questa vostra dolcissima 
amabilità? Ah! che io Tho disprezzata coi 
peccati. Io rho oltraggiata con sempre uuq- 
ve colpe. Oh mostruosa tax^ Xw^^^vVo^^^'^^- 



9q4 meditazione 

Non vi è la simile, né vi può essere. Q mio 

amabile Salvatore, questa è stata la ricom- 
pensa osata airamor vostro! Corrispondervi 
con peccati, con ingiarie, con disprezzi! Cosi 
dunque ho stimato il sangue prezioso delle 
vostre vene, sparso da voi tra si atroci mali 
con tanto dolore e con tanto amore per mia 
cagione 9 mentre 1' ho calpestato con tante 
iniquità da me commesse? Oh come siete 
stato buono nel sopportarmi per tanto tem- 
po! Io vi amo con sommo amore. 

Pietosissimo Signore, usatemi misericor- 
dia. Io ho una volontà risoluta di non pììi 
offendervi. Io ho un gran desiderio di a- 
marvi. Vi prometto di fuggire ogni peccato. 
Io propongo a voi di pensare spesso a tutto 
ciò, che può accendere in me il vostro santo 
amore* Cosi propongo, così farò. 

Punto terzo. 

Gesù è la vittima d'ogni tempo e la vit- 
tima di tutti gli uomini: vittima per i giusti 
e per i peccatori: vittima sagrìficata per il 
pubblico bene dì tutti; perciò consumata dai 
tormenti e ignominie le più pubbliche che 
far si potessero. Vittima svenata nel tempo 
più solenne, nell'ora più chiara e più lumi* 
uosa, e nel luogo ^\ù celebre della pubblica 
giustizia: yiiUm^i cVk^ ^^ ^^ \$v>ì>wt^ ^^^^vs^- 



TBI6E8IMA 3g5 

cizio delle più strepitose ed eroiche virtù 
a pubblico esempio di chi vaole vederle ed 
imitarle: vittima tutta consumata da puro 
amore. Giacché prese sopra di sé tutti i no- 
stri peccati, perciò Gesù è vittima coronata 
con tutte le pene dovute a noi. Non vi è 
uomo, che da Gesù non sia stato amato. Né 
pur vi é uomo, pei* cui Gesù non si sia sa- 
grìfìcato. Ma principalmente l'ha fatto per 
me, poiché mi ha fatto più grazie, che agli 
altri , e queste grazie sono effetti del suo 
sanguinoso sagriGzio. Gesù m'ebbe presente 
nel suo pensiero e mi tenne scolpito nel suo 
amabil cuore. Egli si é fatto miserabile per 
render me felice. Egli ha voluto morire per 
restituirmi quella vita che io perdetti nel 
peccato, vita di grazia ed amicizia divina in 
questo mondo,, vita di gloria e di beatitu- 
dine nell'altro. Ed io, che faccio per Gesù? 
Come penso di raro a lui? Non ho verno 
amore per lui. E pur egli brama tanto che 
io l'ami. Egli mi scongiura ad amarlo. Egli 
si ferma di continuo alla porta del mio cuore, 
ove chiede d'esser ammesso e di regnarvi. 
Egli mi dona il suo amore con espressioni 
tenere, sincere, affettuose; ed io potrò ne- 
gargli il mio cuore? Posso io dwLbvV^K^nV^i ^- 
gli ami me con gran p3is?\o\\fòl ^"^Na^% ^^^^ 



396 MBDITAZIONB 

10 lo miri solla croce. Basta, che io entri 
nel sao cuore che è già aperto. Anima mia, 
tu non meriti d'aver cuore, se tu non ami 
gagliardamente un Dio sL bello, si amabile, 
cotanto amoroso di te, che dall'amor tao si 
è lasciato levar la vita. 

O amore di tutti gli amori, cuore di 
tutti i cuori ! O figlio di Dio si nobile e si 
perfetto! È possibile, che voi abbiate amato 
una creatura cosi lorda, cosi vile, cosi scel- 
lerata, cosi detestabile come son io? lo non 
ritrovo in me che malizia, che lordure, che 
impurità, che ingratitudini, che peccati. O 
Gesù, il più bello di tutti gli uomini, come 
potete voi amare il più deforme di tutti i 
peccatori ? O Santo de' santi , come potete 
voi curarvi di me, schiavo di tutti i viz)? 
Eppure voi amate me, e desiderate somma- 
mente di essere amato da me. Mio Reden- 
tore, sono risoluto d'amarvi, e per amor vo^ 
stro^slabilisco di non darvi mai disgusti gravi 
oon veruna olTesa mortale, lo mi vergogno 
e mi pento d'avervi sì lungo tempo disprez- 
zato e poco curato. Mi dispiace d'aver ne- 
gato a voi il mio cuore, per darlo a mise- 
rabili creature. Chi vide mai al mondo a- 
maale più appass\oualo , di voi? Ma insie- 
me chi vide mai amaiiVe v^\j^ twWrAVa.Vi, ^v 



TRIGESIMA 397 

Toi? Appassionato tanto per me, maltrattato 
tanto per me. Confesso il mìo fallo. Oh bel' 
lezza antichissima e insieme freschissima- 
Io ho cominciato ad amarvi troppo tardi * 
e cominciai ad offendervi troppo presto. 
Contuttociò egli è meglio che vi ami ancor- 
ché tardi, giacché non vi ho amato sempre. 
Ecco dnnqne, che vi dono e consacro il mio 
cuore. Lo dono a voi, che vi donaste e vi 
consacraste vittima d'amore per me. Vi a- 
mo piò dell'anima mia, più del mio corpo 
e più di ogni altro beiie. Voglio vivere sem- 
pre in grazia vostra coU'amor vostro. Vi pro- 
testo e vi replicherò spesso questa protesta, 
che nulla amo più di voi, Gesù: nulla a- 
mo quanto voi^ o Gesù; amo voi solo, Ge- 
sù. Ogni bene mi siete, o mio Gesù^ e a- 
mo voi in tutto, Gesù. 
' Proponi di replicare spesso questa pro- 
testa a Gesii, 



vn 



29^ 



MEDITAZIONE XXXI. 



dobbiamo pensare spesso alla passione 
d; gesù cristo 

Punto primo. 

Il Figlio di Dio desidera sommamente 
che noi pensiamo alle grandi pene delia sua 
acerba passione. E noi dobbiamo dare a lai 
questa consolazione. Noi medesimi fummo 
quelli, che la femmo penare. È articolo di 
fede, che i nostri peccati hanno crocifisso 
il Salvatore. Dice il Profeta, che lo nostre 
iniquità lo hanno ricoperto dì piaghe. 1 no- 
stri peccati hanno armato contro di lui il 
ferro de' suoi nemici e la giustizia delle- 
terno Genitore. L'Unigenito divin Figlio qual 
bellezza infinita fu ne' secoli eterni il trat- 
tenimento del sommo immortai Padre. Qual 
beatitudine infinita egli non poteva essere 
offeso dal dolore. Ma dopo che si fece si- 
curtà per noi, obbligandosi a pagare per 
noi i mali dovuti ai nostri peccati, allora fu 
necessario, che si caricasse colle pene da noi 
meritate e che si addossasse tutto il peso 
dello sdegno del Padre. Gesù ha preso so- 
pra di sé la sentenza di morte fulminata con* 
tra di me, e come à\c^ ^. '^^^q^X'W ^- 
pesa, alla sua croce. Vo àQNt^\ ^^^ %^^'^>^: 



TRIGESIM aprima 299 

dine ad un Dio cosi amoroso tollerar ogni 
genere di male per dar gusto a lui^ Ma egli 
non chiede tanto; vuole solamente che io 
pensi qualche volta all'amore ch'egli mi ha 
portato, e che Io ha mosso a patire quegli 
smisurati tormenti per me. Vi è forse con- 
venienza più giusta? Gontuttociò io non pen- 
so a Gesù. Perisce l'amante Salvatore, & 
ninno degli uomini tanto da lui amati vi 
pensa, né vi fa le debite riflessioni entro il ' 
suo cuore; e se vi pensa, lo fa alla leggiera, 
senza applicazione e senza concepire un vero 
affetto verso l'amabilissimo Signore. Tu pensi 
alle vanità, alle grandezze e piaceri del mon- 
do, e non pensi a' dolori e agli amori di 
Gesù ? Che ingiustizia ! Che ingratitudine ! 
Propongo di pensarvi spesso. Propongo di 
ringraziar spesso il mio Redentore, perchè 
mi abbia amato tanto e con eccessi cosi fer- 
vorosi di carità verso di me. Mi dichiaro 
di volergli dar gusto coirubbidirlo in tutto 
quello che mi comanda, e specialmente ecc . 
O grande Iddio, o grande amatore degli 
nomini, chi potesse pensar sempre a voi e 
sempre ricordarsi delle vostre atrocissime 
pene tollerate per amor mio! Io vi ringra- 
zio dell'immensa catilk no%\\^\ ^ \^i\^^^^ 
di darveae eterne \oà\, v^vi ^^^vx»sy^^ i '^'*** 



5oì MEDITAZIONE 

gio che possa mai idearsi, e quel che è più^ 
amato eoo somme finezze, amato con pro- 
digiosi estremi, finezze ed estremi al certo 
incomprensibili ed inarrivabili. Sarà danqoe 
cosa dolcissima al mio cuore il trattenersi 
spesso nella meditazione delle pene di Gesù, 
le quali mi scuopron sempre meglio quanto 
io sia amato e prediletto dal mio Dio. Con- 
fermo il proposito di considerare spesso il 
mio Gesù tra' suoi tormenti, e di fissarmi 
colla mente n^ mio Signore, tuttcF» immerso 
per me in un mare di dolori. Da questa con- 
siderazione ne caverò atti di amore ad un 
Dio cosi amante di me, atti di ringrazia- 
mento ad un Dio cosi premuroso del mio 
bene,* atti di dolore verso un Dio cosi in- 
giustamente da me offeso. Di più formerò 
proposito di amarlo, e sempre più amarlo 
O mio Gesù, quanto siete buono, quante 
siete amabile? Che amante potrò io eleg- 
gere in cielo o in terra più dolce, più amo- 
roso, più di voi degno d'esser amato? Voi 
meritate tanti amori, quante sono le pene 
da voi sofferte per me. Mio dolcissimo, mie 
graziosissimo, mio amabilissimo Signore, re- 
gnate voi nel mio euove e riempitelo tutte 
di divino affello. ¥aVe\xi\ c;iv^^^ tV^ n^^> 
dire uà Dio spaslm^^VQ^^M^^'^^^^^^^""^ 



TRIGESIMAPJUMA 3ijJ 

te, un Dio morto per me, per amor mio. 
Preso dalle dimostrazioni della bontà vo- 
stra io m'umilio a' piedi della vostra croce^ 
schiavo perpetuo dell'amor vostro. Mi prò* 
testo davanti alla divina ed adorabile vostra 
presenza, davanti agli angeli, uomini e a 
tutte le creature, che vi prendo per sempre 
Dio del mio cuore: unico oggetto de' miei 
affetti che amo sopra ogni bene e più di 
tutte le creature. Vi prego, vi supplico, vi 
scongiuro distaccate il mio cuore dall' am"- 
bizione, dai diletti, e da ogni altro bene; 
tutto si rivolga a voi e tutto si unisca in 
voi che tutto lo meritate. Confermo il prò- 
posilo fatto di meditare spesso i vostri do- 
lori e le vastre agonie, del che spesso vi 
renderò grazie: e per tutto ciò farò spesso 
atti d'amore verso di voi: e spesso mi pen- 
tirò delle mie iniquità come ora pure mi 
pento e mi dolgo di tutte le mie colpe. 

Punto terzo. 

La memoria della passione di Gesù è 
utilissima a noi, perchè ci rende vittoriosi 
del maggior nemico, che è il nostro corpo. 
Il nostro corpo ci tenta al peccato coli'a- 
mor de' piaceri, e col timore delle iuc<\<&<v- 
dita e de' dolori. Ma cYiv «jKkctW ^v^^'^'^^ 
vedendo il Salvator cousuwv^Xo ^'^ ^^<v«\^^ 



5o4 MCDITAZIOIfB 

£ chi temerà il dolore, considerando che 
(jesù per amor nostro ha preferito il dolore 
a tutte le delizie del paradiso? Non vi fa 
parte del corpo del Redentore che non sop- 
portasse de' gran tormenti: non vi fa poten- 
za nell'anima del mio Signore che non fosse 
angustiata da grandi affanni. Se io consi- 
dererò attentamente il corpo del Salvatore 
coperto di piaghe, io avrò in orrore i pia- 
ceri, castigati dalia divina giustizia con tanti 
martirj nelle carni innocenti dell'eterno Fi- 
glio, lo mi affezionerò alle peuQ, tanto gra- 
dite dal mio Dio. Vorrò provarle ancora in 
me slesso, massime quando ciò fosse neces- 
sario per ubbidire a Dio. Rinnovo il pro- 
posito di meditare spesso i dolori e le ago- 
nie di Gesù. In queste meditazioni propongo 
di chiedere a Dio con replicate preghiere, 
che mi affezioni al patire per amor suo, e 
per assomigliare al corpo suo anche il mio. 
O mio Salvatore, io non mi maraviglio, 
se sono gagliardamente tentato e se mi la-- 
scio vincere dalle tentazioni. Io non penso 
alla vostra santa passione. Io mi scordo delle 
vostre pene; e pure dalla considerazione dei 
vostri gran dolori hanno le anime buone ri- 
cevuto gran forlexxa ^et x^svaVet^ ^^ Vo.- 
siiÈghe del proprio cot^o^ ^^^ \^xvh^^Vì «v 



TBIGBSiMAPRIMA 5o5 

molti diletti e per affezionarlo al patire, lo 
abbisogno di questa celeste fortezza. Implo- 
ro i tesori infiniti della vostra misericordia 
sopra la profondità delle mie miserie, e vi 
supplico per i meriti delle vostre pene , a 
donare al mio spirito intrepidezza ne' mali, 
amore al patire per affetto a voi, e gene-, 
rosila per soggettar il mio corpo alla tol- 
leranza delle incomodità e travagli che voi 
gli manderete. Non voglio offendervi per 
isfuggire vernn male terreno. Non voglio 
disgustarvi per verun piacere del mondo. 
Amo il gusto vostro. Voglio che siate da me 
ubbidito, servito e contentato, quando an- 
che il farlo mi costasse pena e dolore. Pro- 
pongo di considerare spesso i dolori ed a- 
gonie vostre per offerirle a voi, e chiedervi 
col 'gerito di esse la vostra copiosa grazia, 
come anco per animarmi col loro esempio 
a patire per gusto vostro. Ora io .vi offe- 
risco ì vostri tormenti; e per il merito di 
quelle pene vi supplico che mi facilitiate il 
patire e che mi rendiate dolce il penare per 
amor vostro. Donatemi parte di quell'amore 
che fu sì grande in voi, amore al penare, 
amore al patire. Donatemi parte di quell'a- 
more. Donatemelo ecc. lo Ì^ ifi^^ \SL\ìì\^'èssf«kSi 
e nulla posso. Tulio ho àà N^v.^ww^è^^ 



5n6 MEDITAZIONB 

darvi gusto col mio patire. So quanto v ab 
bia offeso colle impazienze, colle collere ecc 
nelle occasioni cbe qualche male mi trava 
glia: non vorrei piti disgustarvi in simili oc 
casioni. A 6ne dunque di poterlo fare, v 
domando amore al patire per gloria vostri 
e per gusto vostro. M' ingegnerò ne' mie 
mali di accettarli da voi , e di replicarv 
questa umile protesta: mio Dio, io patisci 
per amor vostro. 

Rinnova quest* ultimo proposito^ e ricor 
dati di metterlo in pratica in tutti i mah 
caldo, freddo, stanchezza, malattie ecc. 



BREVE ESERCIZIO 

DI DIVOZIONE 
SOPRA LA PASSIONE DEL SIGNORE 

Siccome il fuoco ha per istinto suo natu 
rale di sollevarsi sempre verso la sua sfen 
COSI la cristiana pietà non può aver più giù 
sta mira, che il rimembrarsi gli atroci pa 
ti menti di Gesù Cristo. Egli è un atto do 
vuto all' amor suo da un cristiano per ren 
dersi meritevole de' celesti favori. S. Paol 
si protesisi di noa s^L^ete , tó ^\ \^«t^ ^ 
mare e predicare alito cVx^ e^<5>^^ ^^^^^ 



SOPBA LA PASSIONE 3o7 

Non &iiim judicavi me^scire aliquid inter vos^ 
nisi Jesum Chris tumy et hunc Crucifixum, 

Ella è quella divozione, che singolarmentò 
c'insegnò col suo esempio Maria Vergine, 
essendo costante tradizione, che in tutto il 
tempo, eh ella dimorò in Gerusalemme dopo 
la morte di Gesù suo Figlio, non ebbe oc- 
cupazione maggiore di visitare con somma 
venerazione ì luoghi e le vestigia della do- 
lorosa sua Passione. 

Nondovrcbbesi lasciar passare alcun gior- 
no senza qualche divota memoria del Cro-' 
cifisso, nelle orazioni della mattina, o della 
sera, e non aspettare a rimirarlo e pregarlo 
in punto di morte. È molto lodevole il re- 
citare ogni, dì cinque Pater^ ed Ave in o- 
nore e memoria delle sue sagrate Piaghe. 
Cosi praticò il B. Ermano, e meri tossi dal 
Salvatore celesti e sovrumane consolazioni. 

Nel venerdì massimamente, che è quel 
giorno sagrosanto, in cui Gesù Cristo versò 
tutto "il suo sangue, e spirò crocifisso sopra 
il Calvàrio per nostro amore, praticate qual- 
che mortificazione o esterna o interna per 
corrispondenza delle sue pene. Santa Rosa 
di Lima soleva mettersi in tal giorno in- 
torno al capo acuto sf\Ti^ ^«t \a»^«^s?iv^^- 
rameate Rosa di Gesù. ^Vi^sxvx.wsx^^^'^'^'^ 



5o8 BREYB ESERCIZIO 

visibilmente le disse: Rosa del mio caore, 
oggi ti sei fatta mìa sposa dilelta: Rosa cor- 
dis mei, tu mihi sponsa es. 

Al segno solito a darsi alle ore vent'ana 
d'ogni venerdì, fate qualche preghiera, e dì- 
te almeno tre Pater ed ^ve,in memoria del- 
le tre ore, in cui Gesù Cristo agonizzò mo- 
ribondo in croce, per meritarvi la divina pie- 
tà e misericordia nell'ora della vostra morte* 

Nelle tentazioni più moleste ricorrete con 
fiducia a Gesù crocifìsso. S. Agostino affer- 
ma, che essendo molto combattuto da' sti- 
raoli del senso, e dagli abiti cattivi della 
vita passata, e colla divozione e fiducia nella 
Passione del Signore se n'uscì vittorioso: 
Cum diabolus mihi parai insidiai fugio ad 
vulnera Christi^ et recedit a me. 

Divozione alte cinque Piaghe di Gesù 

Con vivezza di fede prostrato ai piedi dei 
crocifisso Signore, adorate con gran rive- 
renza le cinque sue Piaghe, e chiedete per- 
dono de'proprj peccati, recitando cinque Pa- 
ter ed A>pe ad onore de' dolori in esse sof- 
ferti. Felici le anime, che sanno stabilmente 
praticar questo divolo Esercizio, essendo i- 

nelTabilì le grazie c\i© \vei ^^^^ ^v ^Vv.^v2l%v).\ì^ 

dal Signore. 



SOPRA LA PASSIONE 309 

jélla Piaga della mano destra 

Amantissimo Signor Gesù Cristo per me 
crocifìsso insieme a tatti gli Aìigeli e Beati 
del cielO) adoro profondamente la Piaga san- 
tissima della vostra mano destra, vi ringra- 
zio dell'amore infinito, col quale voleste sop- 
portare si estremi dolori per sconto de'miei 
peccati , perciò li detesto ed abbomino con 
tuttto il mio cuore. Pater ed Jve. 

Alla Plaga della mano sinistra 

Benignissimo Gesù per mio amore ero-» 
cifìsso, con profonda riverenza adoro la sa- 
cratissima Piaga della vostra siniì^tra mano; 
vi offerisco in ringraziamento del sommo 
dolore sofferto ristesse vostro divino amore 
verso gli uomini; o mio Dio, conosco il som- 
mo male de' miei peccati che vi recarono 
sì estreme pene , perciò li detesto ed ab* 
bomino con tutto il mio cuore. Pater ed 
Ave, 

Alla Piaga del piede destro 

Clementissimo mio Redentore, conia pie- 
nezza de' miei affetti adoro la sacratissima 
Piaga del vostro destro piede; vi offerisco 
in ringraziamento pel sommo dolore sofferto 
ìuìiì \ì passi che tacesV^ ^>\ ^a^^'iva. vwsx*.' 



5 IO BREVE ESERano 

confesso l'unica cagione de' vostri tormenti 
essere stati li miei peccati, che detesto di 
tutto cuore.. Pater ed Ave. 

Alla Piaga del piede sinistro • 

Dolcissimp Gesù, Salvator mio, col pia 
umile sentimento del mio spirito adoro la 
Piaga del vostro sinistro piede; e per il gran 
dolore da voi sofferto a nóme delle creature 
tutte ve ne ringrazio mio Salvatore: quando 
piangerò abbastanza li miei delitti, origine 
delle vostre pene.' Li detesto cou tutto il mio 
cuore. Pater ed Ave. 

Mia Piaga del Costato 

Adorabilissimo Gesù, con tutte le potenze 
dell'anima mia riverente adoro la Piaga del 
vostro sacrato Costato. Sia in eterno bene- 
detto l'amore immenso, col quale versaste 
dal cuore ferito^ dalla lancia le ultime stille 
del vostro sangue; abbiate pietà deiranima 
mia, e concedetemi il perdono di tutte le 
mie iniquità, quali ora detesto, ed abbomino 
con tutto il mio cuore. Pater ed Ave, 

Aspirazioni diwote a Gesù Cristo Crocifisso 

Adorato mio Redentore, legato con funi, 
frascinato ai tT\\iutk^\> ^ ^^«^^VVaVa ^t a- 
mare dì noi-, v\ su^^Vxco xwsì^^aaxiS» ^ ^^\i.- 



SOPRA LA PASSIONE 5ll 

cedermi lume e grazia di abborrire sopra 
qualunque male il peccato, eh' è tutta ì' o- 
rigine delle vostre pene. 

Clementissimo Salvator del mondo carico 
di obbrobri, coronato di spine, e condan- 
nato a morte per amore di noi; fatemi gra- 
zia di superare le tentazioni diaboliche, che 
s oppongono alla mia eterna salute. 

Dolcissimo Gesù inchiodato in croce ed 
abbeverato di fiele per amor nostro, fate 
che le Piaghe del vostro corpo sieno di ri- 
medio alle piaghe dell'anima mia. 

Benignissimo Signore morto in croce sul 
calvario, e depositato nel sepolcro, vi prego, 
che dalla vostra morte amarissima io riceva 
il frutto della vita eterna, e mentre il mio 
corpo sarà per passare al sepolcro, l'anima 
mia voli felice in Paradiso. 

Amabilissimo Figlio deireterno Padre ri- 
sorto glorioso dal sepolcro, e risalilo trion- 
fante al cielo; vi offerisco il mio cuore, e 
tutto me stesso ; consegno l'anima mia nelle 
vostre m^ni, e mi abbandono alla vostra di- 
vina misericordia. 

Orazione a Gesù Cristo moribondo 

O Gesù abisso di dolcezza e di boatà^ 
di coi è proprio V usave mv^^m^'c^v^ ^ '^w^- 



3l2 BREVE ESERCIZIO 

cedere perdono, ecco alla vostra presen- 
za UQ gran peccatore , le cui iniqailà non 
hanno numero ; adoro umilmente le spine 
che vi ferirono il capo; i chiodi, che vi tra- 
fissero con estremo dolore le mani ed i piedi; 
adoro la lancia, che vi aprì il costato; e la 
croce, su cui spiraste coperto di piaghe. Ah, 
confesso, che le mie colpe hanno assai gran 
parte nella vostra dolorosa passione. Me ne 
pento con tutto il cuore, e vorrei prima es- 
sere morto, che avervi ofiTeso. Spero in voi, 
o Padre delle misericordie, e vi supplico a 
farmi udire quelle celesti parole di perdono 
e di pace, che proferiste in croce a favore 
de' vostri crocifissori: Pater y dimitte illiSf 
quia nesciunt quid faciunt 



3i5 

INDICE 



<"■ y 



Medit. I. Orazione di Gesù nelVorto 9 
j> II. Sullo stesso argomento » .19 
» III. Sullo stesso argomento » 99 
» IV. Gesù preso do, Giudei è 

menato ad Anna » 33 
» V. Geiit condotto ad Anna » 4^ 
» VI. Gesù vien condotto a Cai- 
fasso e colà esaminato 
e giudicato . » 57 

» VII. Gesù viene accusato da- 
vanti a Pilato . » 68 
» Vili. Peccato e penitenza di 

s. Pietro. . • » 79 
o IX. Seguita il peccato e la pe- 
nitenza di san Pietro » 89 
« X. Gesù vien presentato avan- 
ti Erode . . » 97 
» XI. Gesù è paragonato a- Ba- 

rabba • . ^ ^^'^ 



5i4 

V XII. Flagellazione di Gesù 

Cristo . . » 116 
j» Xlll. Coronazione di spine » .126 
« XIV. bell'Ecce Homo • i35 

» XV. Ultima comparsa di Ge- 
sù Cristo al tribunale 
di Pilato , . « 143 
» XVI. Condanna di Gesit » i53 
>» XVII. Gesù porta la croce al 

Calvario . . » 162 
» XVIII. Gwà vien confitto in 

croce . . » 1^3 

» XIX. Ge^à perdona a' suoi 

nemici . . » i85 
» XX. 7>cWa «e fé df» Gesù in 

^ croc<? . ', u 194 

)t XXI. Dell'abbandono di Gesi^ 

in croce . . » 2o3 
» XXII. Sulla parola detta da 

6re«à Gonsammatum est 2n 
» XXIII. Gc*à sen va morendo ^21 
» XXIV. Mòrte di Gesù • aSi 

» XXV. Ge^ù merita d'esser a- 
mato da noi per quello 
che ha patito per noi 242 
» XXVI. Gesti merita d* esser 
amalo dà^U uotivmx ^^itv 
tutto U cuore . tk «^v 






96l 



» WYÌL Gesù nella sua passio- 
ne porge a noi grandi 
esempi da imitare i> 

» XXVI II. Le pene di Gesù ci 
mostrano quanto gran 
male sia il peccato mor- 
tale . . , w 

» XXIX. Gesti nella passione 
ci dà un gran motivo 
di sperare . » 

* XXX. Sulla passione di Gesti 
in generale • » 

» XXXI . Dobbiamo pensare spes- 
so alla passione di Gè* 
su Cristo, . » 

Breve esercizio di divozione sopra la 
passione del Signore • » 3o6 



270 

280 
288 

298 




/ 



|! 



CON PERMISSIONE 



i 



^.w 



"*■"■ 



l f 



•% . 



• ^ 



.*